Diane Chamberlain.

CIELI SCONOSCIUTI.

Titolo originale: Breaking the Silence.
Traduzione: Mirko Caniglia.
1999 Harlequin Mondadori, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Diane Chamberlain riesce a esplorare come poche grandi narratrici le relazioni interpersonali e sa farlo in maniera sorprendente, originale e sempre ricca di colpi di scena. Associated Press.

Quando la nostra vita  il risultato di oscure e segrete trame,  necessario capire i tortuosi percorsi del passato per tornare ad avere un controllo sul proprio futuro.
Esistenze lontane si intrecciano in modo inaspettato
dando luogo a situazioni altrettanto sorprendenti.
Nulla pu essere dato per scontato.
Il nome di una sconosciuta che entra
come un lampo nella sua vita e un trauma
che sconvolge la figlia Emma, chiudendola in uno
spaventoso mutismo, sconvolgono alllmprovviso
l'esistenza tranquilla di Laura Brandon,
astronoma di fama che ha ereditato dal padre
la passione per il cielo e le galassie.
Le sue certezze vengono mischiate come carte
prima di una mano di poker, in cui scoprire
chi bluffa  di importanza vitale.
Laura decide, allora, di andare in cerca di Sarah
Tolley, la donna di cui il padre inspiegabilmente
sul letto di morte le ha chiesto di prendersi cura.
Sarah vive ormai solo nel proprio passato,
che nasconde una trama di atrocit, in cui
si intrecciano esistenze in apparenza lontane
e segreti mai svelati. Le sue parole, come deboli
colpi di coltello, squarceranno il velo di silenzio
e faranno emergere la verit.
Cieli sconosciuti  la storia di una donna forte,
determinata a fare luce sul passato, affrontare
il presente e guardare verso nuovi orizzonti.
Un romanzo intenso, coinvolgente e appassionante che lascia spazio alla riflessione.
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L'AUTRICE.
Diane Chamberlain ha scritto numerosi romanzi che, oltre a ottenere un notevole successo di pubblico, si sono aggiudicati 
prestigiosi premi letterari. Prima di dedicarsi alla scrittura, ha lavorato a lungo nel campo del sociale. Le sue conoscenze di psicologia le sono state di grande aiuto per tratteggiare i caratteri dei personaggi dei suoi libri.
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Questa  un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale  puramente casuale.
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Capitolo 1.

Il telefono squill alcuni minuti dopo le undici della
sera di Natale. Laura come d'abitudine sedeva davanti
al suo computer nello studio, ma prontamente sollev
il ricevitore. Sapeva gi chi chiamava.
Sta chiedendo di lei disse l'infermiera senza alcun
preambolo. Credo proprio che le converrebbe spicciarsi.
Arrivo subito.
Laura attravers frettolosamente il soggiorno, passando
accanto all'abete con le luci ormai spente, e sal
di corsa le scale che portavano al primo piano. Sebbene
cercasse di non fare rumore, la porta della camera
da letto cigol quando la apr, e Ray sollev la
testa dal cuscino. Aveva sempre avuto un sonno leggero
e irregolare.
Hanno chiamato dall'ospedale gli rifer lei, togliendosi
la vestaglia e infilandosi un paio di jeans che
aveva preso dal cassettone. Devo andare.
Ray si mise a sedere e accese la lampada sul suo
comodino. Sta...? Lasci in sospeso la frase e si mise
gli occhiali che al momento di coricarsi aveva posato
accanto alla lampada. Appariva intontito, mentre sbatteva
le palpebre per difendersi dall'improvvisa intrusione
della luce.
 ancora vivo rispose Laura. Ma credo che ormai
per lui sia finita. Avvert la mancanza di emozione
nella propria voce, scalzata dal tipico distacco della
scienziata calma e padrona di s.
Ti accompagno si offr subito Ray, gettando di
lato le coperte. Sveglier Emma, e tutti e due potremo
aspettarti nel...
No. Laura si mise il maglione, poi si chin verso
di lui per dargli un bacio. Tu ed Emma ve ne resterete
qui tranquilli. Non  necessario che perdiate ore di
sonno. Inoltre, io devo essere l al pi presto.
D'accordo. Lui si pass le mani sui capelli scuri
ormai diradati. Ma telefona se dovessi cambiare
idea.
Ray aveva l'aspetto di un bambino ipersviluppato,
seduto sul bordo del materasso con il suo pigiama a
righe, e in un improvviso slancio di tenerezza lei lo
abbracci.
Senz'altro gli disse. Grazie.
Fuori, l'aria era fredda e immobile. Laura sal in
auto e percorse rapidamente le strade del quartiere, fra
edifici e alberi splendenti di luci colorate. Lungo la via
principale, che attraversava perpendicolarmente Leesburg,
incontr un semaforo rosso dopo l'altro, e bench
la circolazione fosse assai ridotta si ferm diligentemente
ogni volta.
Suo padre non aveva voluto cure straordinarie, e
non ne aveva ricevute. Bench Laura potesse condividere
da un punto di vista filosofico una simile scelta,
i suoi sentimenti operavano secondo un diverso criterio,
e in quegli ultimi giorni lei aveva sperato in un
miracolo. Non era preparata a perderlo. Suo padre era
stato l'unica solida presenza nella sua vita, pronto ad
aiutarla e sostenerla. Fra loro non erano mancati gli
attriti e le incomprensioni, ma qual era il figlio che poteva
affermare di avere un rapporto perfetto con il
proprio genitore? Lui aveva compiuto ottant'anni alcuni
mesi prima, poco dopo la nuova insorgenza del
cancro. Laura aveva organizzato una festa in suo onore
dopo l'orario di chiusura allo Smithsonian's Air and
Space Museum, accendendo le luci del planetario. Sarebbe
stata la sua ultima festa, e lei sapeva che nulla al
mondo gli avrebbe procurato pi gioia della possibilit
di guardare la distesa di stelle sopra di lui. E infatti
suo padre aveva quasi ignorato i numerosi ospiti,
preferendo dedicare la sua attenzione al cielo ricreato
meccanicamente.
Soltanto poche auto erano parcheggiate nello spiazzo
riservato ai visitatori, e Laura riusc a trovare un
posto vicino all'entrata dell'ospedale. L'atrio deserto e
fiocamente illuminato creava un'atmosfera quasi lugubre.
Rabbrividendo mentre lo attraversava a passo
spedito, cerc di prepararsi spiritualmente a ci che
avrebbe dovuto affrontare. Sapeva che suo padre era
sereno. Carl Brandon non aveva paura di morire, e
quel pensiero le dava sollievo. Da uomo le cui passioni
erano il cielo, le stelle e i pianeti, suo padre era ben
consapevole della propria irrilevanza nell'universo.
Perci lei gli avrebbe tenuto la mano mentre la sua
vita a poco a poco si spegneva. Si sarebbe dimostrata
molto forte. Poi sarebbe tornata a casa e Ray l'avrebbe
consolata. Al mattino, avrebbe annunciato a Emma che
il nonno era morto. Aveva gi tentato di parlare alla
sua bambina di cinque anni della malattia del nonno,
cercando di paragonare la dolorosa circostanza a
quanto era accaduto l'anno prima al porcellino d'india
della piccola. Ma Emma, malgrado le incessanti domande,
sembrava incapace di afferrare l'idea di eternit.
E lei, che aveva sempre considerato ridicola la
nozione di paradiso, si scopriva a usare proprio quel
concetto per confortare sua figlia. E talvolta, perfino se
stessa.
Cap non appena entr nella stanza che suo padre
non era affatto sereno. Le sue condizioni erano chiaramente
peggiorate rispetto a quel pomeriggio. La
respirazione era pi affannosa, il colorito pi spento.
Quando tese le mani verso di lei, con le lunghe braccia
tremanti, il bel volto di un tempo ora devastato dagli
anni e dalla malattia portava i segni di una incomprensibile
disperazione.
Laura gli afferr una mano poi si sedette sulla sponda del
letto. Sono qui, pap. Pens che lui volesse
averla al suo fianco un'ultima volta prima di lasciarla e
si pent di non avere ignorato quei semafori rossi in
modo da arrivare prima all'ospedale.
Lui le trattenne entrambe le mani nella sua debole
stretta, ma nemmeno quel rassicurante contatto riusc
a cancellare l'angoscia dai suoi occhi. Cerc di dire
qualcosa, le parole che salivano alle labbra tra i rantoli.
Avrei... dovuto... spiegarti mormor.
Laura gli si fece pi vicina per riuscire a sentirlo.
Non affaticarti a parlare, pap. Scost una ciocca di
capelli bianchi dalla sua tempia.
Una donna continu lui. Devi... Il suo viso,
scarno e pallido, si contrasse per la frustrazione.
Cosa devo fare, pap? gli chiese lei dolcemente.
Occuparti... Le labbra gli tremavano per lo sforzo.
Occuparti di lei rispose.
Laura si ritrasse per studiare il suo volto. Era possibile
che stesse delirando? Va bene gli disse. Puoi
contarci. Per adesso calmati.
A quel punto lui le lasci andare la mano per prendere
qualcosa sul comodino, il braccio scosso da uno
spasmo. Laura vide il pezzo di carta e lo sollev. Suo
padre aveva scritto un nome sul foglietto, in una
calligrafia quasi illeggibile che le colm di pena il
cuore.
Sarah Tolley lesse a voce alta. Chi sarebbe?
Un'amica rispose lui. Importante... non ha... famiglia.
Deglut con fatica, il pomo di Adamo simile a
una lama affilata sotto la pelle della gola. Prometti.
Suo padre voleva che lei si prendesse cura di una
donna di nome Sarah Tolley?
Ma... chi ? domand Laura. Dove si trova?
Gli occhi di lui erano chiusi. Meadow... Wood...
Il Meadow Wood Villag? Laura immagin l'elegante
casa di riposo in stile vittoriano che sorgeva nei
sobborghi di Leesburg.
Suo padre annu. O almeno cos le sembr.
Puoi dirmi che cosa vuoi che faccia per quella donna?
Prenditi cura...
Prendermi cura di lei? chiese Laura. Ma io non la
conosco, pap. Non te l'ho mai nemmeno sentita nominare
prima d'ora.
Le palpebre quasi traslucide del padre si sollevarono
con un tremolio, e Laura riconobbe il panico nei
suoi occhi. Prometti! Di scatto, tese le braccia verso
di lei come se stesse cercando di afferrarle le spalle, ma
le dita si impigliarono nella catenina che Laura portava
al collo. Le sottili maglie si spezzarono con un
colpo secco e il ciondolo le cadde in grembo.
Turbata dall'agitazione del padre, Laura gli prese le
mani. Stai tranquillo, pap gli disse. Te lo prometto.
Mi prender cura di lei.
Giura...
Lo far, pap, te lo giuro. Detto questo Laura infil
il foglietto nella tasca dei jeans. Non devi preoccuparti.
Lui abbandon la testa contro il cuscino, puntando
un dito tremante verso il suo collo. Ho rotto...
Non  niente di grave. Lei sollev la catenina e il
ciondolo e fece scivolare anche quelli nella tasca dei
calzoni. Si pu riparare, stai tranquillo. Gli serr di
nuovo la mano e la tenne sulla propria coscia. Riposa
adesso.
Docilmente, lui chiuse gli occhi, la piccola battaglia
conclusa. Le piccole battaglie non erano una novit fra
loro. Sua madre era morta quando Laura aveva sette
anni, e suo padre era stato un genitore severo, esigente
e dominatore, ma premuroso. Lei aveva sempre avuto
la precedenza su ogni altra cosa, e lo sapeva. Era stato
suo padre a modellare il suo carattere e a trasmetterle
la passione per l'astronomia, anche se per lui si era
trattato di un irrinunciabile passatempo invece di una
professione. Lo scrupoloso e inflessibile metodo educativo
da lui seguito aveva talvolta creato difficolt e
dolorosi conflitti, ma Laura ora provava soltanto gratitudine
nei suoi confronti.
Rimase seduta l per ore, mentre la mano del padre
a poco a poco diventava pi debole e fredda nella sua.
Attaccato alla parete con del nastro adesivo c'era un
disegno che Emma aveva fatto per il nonno pochi
giorni prima. Era uno dei tipici disegni di quella et.
Cielo azzurro vivo. Sole giallo. Albero verde. Una
bambina vestita di blu e viola, con un largo sorriso, il
genere di sorriso che la stessa Emma sfoggiava quasi
sempre. Il contrasto fra l'immagine della bimba felice e
quanto stava accadendo in quella stanza d'ospedale
rendeva ancora pi penosa la sua tristezza.
A quel punto Laura spost lo sguardo verso la finestra,
poi chiuse gli occhi, e dovettero trascorrere alcuni
secondi prima che si accorgesse che suo padre aveva
smesso di respirare. Non si mosse e continu a stringere
quelle mani senza vita fra le sue, mentre un silenzio
profondo colmava la stanza d'ospedale.
A est, l'alba imminente stava colorando l'orizzonte
di un pallido porpora quando Laura torn a casa dall'ospedale.
Ray era intento a preparare il caff, e il suo
accappatoio di spugna blu era una macchia di colore
nella cucina tutta bianca. Avanz verso di lei a braccia
tese quando la vide comparire sulla soglia, e le bast
guardarlo per capire che non aveva dormito bene. Gli
occhi erano cerchiati e la barba bianca non ancora fatta
accentuava il pallore del viso. In quel momento, Laura
si rese conto che avrebbe potuto perdere anche lui, e la
paura per un attimo la raggel. Ray aveva sessantuno
anni, ventuno pi di lei, e le recenti vicissitudini avevano
lasciato il segno. Quando lei abbandon la testa
contro la sua spalla, non era sicura di sapere se stesse
piangendo per il padre che aveva perduto o per l'uomo
che aveva sposato.
 morto circa un'ora fa gli disse, staccandosi da
lui. Si asciug gli occhi con un fazzoletto di carta, poi
prese la tazza di caff che suo marito le porse e si
sedette al tavolo.
Sono contento che tu gli sia potuta restare accanto
nei suoi ultimi istanti di vita mormor Ray.
Mi ha molto turbata. Laura teneva la tazza tra le
mani fredde. Pensavo di sedermi semplicemente accanto
a lui mentre... se ne andava. Ma era molto agitato.
Mi ha chiesto di occuparmi di una donna che non
gli ho mai sentito nominare prima d'ora, e mi ha fatto
promettere che avrei provveduto in merito. Sembrava
quasi che non fosse disposto a morire se prima non
glielo avessi giurato.
Ray la guard con aria perplessa. Chi  la donna? E
in che senso tu dovresti occupartene?
Laura sfil dalla tasca dei jeans il pezzo di carta e lo
spian sul tavolo. Sarah Tolley rispose. Vive al
Meadow Wood Village. Sai, quella casa per anziani.
Ray si gir per versarsi dell'altro caff, senza fare
commenti, come se anche lui stesse cercando di dare
un senso a quella strana richiesta. Il suo corpo era
massiccio e quasi sgraziato sotto l'accappatoio. Decisamente
appesantito. Non era sano portarsi addosso
tanti chili in eccesso. E Laura si rammaricava del fatto
che lui non avesse curato maggiormente il proprio
aspetto.
E tu non sai qual  il suo legame con Carl? le chiese
infine, sempre con le spalle voltate.
Non ne ho la pi pallida idea. Mi ha detto che si
tratta di un'amica speciale. O importante. Non ricordo
di preciso. Riusciva a malapena a parlare. La conversazione
con suo padre ora le appariva indistinta, come
se l'avesse soltanto sognata. Ha detto, o almeno ha
lasciato intendere, che quella donna non ha nessuno
che si prenda cura di lei. Nessun parente.
Tesoro Ray le si sedette accanto e pos una mano
sopra la sua, credo che stesse delirando mormor.
Tieni presente che durante quest'ultima settimana a
volte il suo comportamento non  stato molto razionale.
I farmaci...
Lo so, ma lui sembrava perfettamente lucido a quel
riguardo. Avresti dovuto vederlo, Ray. Era cos importante
per mio padre. E dove sarebbe andato a pescare
questo nome? Laura sfil la mano da quella di suo
marito per toccare il pezzo di carta. Deve rappresentare
qualcosa per lui. Forse mio padre aveva un'altra
vita di cui noi eravamo all'oscuro. Telefoner al Meadow
Wood Village in giornata per controllare se
questa donna esiste davvero ed  loro ospite.
L'espressione sul volto di suo marito era la stessa
che lui sfoderava nei rapporti con gli uomini politici di
Capitol Hill per convincerli a sostenere le cause per cui
si batteva, un misto di deliberata pazienza e rigida
concentrazione. Probabilmente non  questo il momento
ideale per discutere la faccenda decret, il tono
pacato, la mano di nuovo sulla sua, poich tu sei
comprensibilmente scossa. Ma, in fondo, tuo padre ha
sempre gestito la tua vita e forse adesso sta cercando
di controllarla anche dalla tomba.
Laura sapeva bene a cosa stava alludendo Ray. Talvolta
le era parso che l'amore di suo padre dipendesse
direttamente dai suoi successi, anche se poi nessun
traguardo da lei raggiunto, per quanto prestigioso, era
bastato a soddisfarlo. Ma le sembrava cinico, se non
addirittura crudele, da parte di Ray insinuare che il
desiderio espresso in punto di morte da suo padre
fosse un ultimo tentativo di condizionarla.
Si sporse verso il marito, gli occhi gi velati di lacrime.
Questa  l'ultima richiesta di mio padre ribatt.
Gli ho fatto una promessa, Ray, e intendo mantenerla.
Non so che cosa questa... Abbass lo sguardo
sul foglietto. ... Sarah Tolley significasse per lui, ma
per nessuna ragione al mondo posso ignorarla.
Accidenti! Ray sbatt la tazza sul tavolo con una
tale veemenza che Laura trasal, e il caff schizz sulla
tovaglietta bianca. Ecco che ricominci la accus, alzandosi
in piedi, subito pronta a buttarti in un'impresa
allo sbaraglio senza cognizione di causa. Non hai
gi abbastanza impegni? Emma e io non ti bastiamo?
Sconcertata da quello scoppio d'ira, Laura non riusc
a trovare la voce per replicare. Si limit a fissare il
marito mentre lui continuava la propria invettiva con
identica asprezza.
Perch hai sempre bisogno di occuparti di un
milione di progetti? le chiese. Hai guardato cos' diventata
la tua vita negli ultimi tempi? Sei appena
rientrata dopo un mese di ricerche in Brasile, ti sposti
a Baltimora una volta la settimana per tenere delle
lezioni, sei impegnata al limite delle tue possibilit col
museo, e come se non bastasse una settimana fa mi hai
annunciato che tornerai in Brasile la prossima estate.
Dove  andata a finire la promessa che hai fatto a noi,
eh? Si chin verso di lei, appoggiando le mani chiuse
a pugno sul tavolo. Le nocche erano livide.
Laura allung un braccio per toccarlo. Ma tu hai
sempre detto che era giusto che io...
E tu hai detto che avremmo trascorso la prossima
estate alla casa sul lago, noi tre soli la interruppe Ray.
Come una famiglia normale, invece di questo misero
surrogato, dove la moglie trascina la propria figlia da
un angolo all'altro del globo, per rincorrere comete e
tenere conferenze e accettare premi e per chiss quali
altre fesserie, mentre il marito se ne sta a casa e riceve
una lettera di rifiuto dopo l'altra. Si raddrizz e si
pass il dorso di una mano sul mento. Il volto arrossato
ora metteva in evidenza i peli bianchi della barba
non rasata.
Laura si premette una mano sulla bocca, disorientata
da quella insolita collera. Ray non si era mai comportato
in quel modo, non le aveva mai rinfacciato di
dedicare troppo tempo alla carriera. Lei non aveva
neppure sospettato di procurargli tanta infelicit e
insoddisfazione.
Mammina?
Laura si volt e vide Emma ferma nel vano della
porta della cucina. I suoi bei capelli quasi neri erano
una massa arruffata e gli occhi azzurri sembravano ancora
pi grandi nel visino dall'espressione vagamente
spaurita. Teneva stretto contro il torace il vecchio coniglio
malconcio col quale dormiva da alcuni anni, e
che nemmeno i due nuovi animali di peluche ricevuti
in regalo per Natale erano riusciti a spodestare dal suo
cuore. Immobile sulla porta con il pigiama di flanella
rossa, appariva piccola e fragile.
Buongiorno, tesoro la salut allegramente, alzandosi
in piedi. Ti abbiamo svegliata?
Che succede? Lo sguardo della bambina si spost
su Ray per poi fissarsi di nuovo su Laura.
Tornatene a letto, ranocchietta le disse Ray, la rabbia
di poco prima ormai riconoscibile soltanto sul suo
volto teso.
Non sta succedendo nulla le spieg Laura. Io e
pap stavamo semplicemente discutendo a voce un
po' troppo alta. Non volevamo svegliarti. Le avrebbe
dato la notizia della morte del nonno pi tardi. Non
poteva affrontare il discorso in quel momento.
Emma stava di nuovo guardando Ray, che si era
voltato verso il lavello per sciacquare la sua tazza.
Come mai siete alzati se fuori  ancora buio? domand.
Andiamo. Laura la guid verso le scale, posandole
una mano sulla spalla. Hai ragione.  troppo
presto per essere gi in piedi. Sar meglio tornarcene
tutti a letto per un paio d'ore.
Sua figlia le tenne la mano mentre salivano le scale,
cos assonnata che quasi incespic. Si infil nel letto
che ancora conservava il calore del suo corpo e lei le
rimbocc di nuovo le coperte.
Pap  arrabbiato con me? chiese la bambina a
quel punto.
Con te? Certo che no. Laura le lisci i morbidi capelli.
Emma in effetti aveva la specialit di esasperare
Ray, e talvolta lui si lagnava del fatto che la piccola lo
disturbasse mentre stava lavorando al suo libro. Ogni
tanto capitava perfino che la sgridasse. Non  per
niente arrabbiato con te la rassicur.  soltanto un
po' deluso in questo periodo. Possiamo parlarne di
nuovo pi tardi, se vuoi, quando sar il momento di
alzarsi davvero.
Va bene mormor Emma, chiudendo gli occhi.
Lei si chin per darle un bacio, tirandole le coperte
fino al mento, poi usc dalla stanza.
Poich sentiva il bisogno di restare un poco sola prima
di ritornare in cucina e affrontare l'adirato marito,
and nella sua camera da letto, dove sfil la catenina
rotta dalla tasca dei jeans per riporla nel portagioie sul
cassettone. Il cofanetto conteneva soltanto alcune paia
di orecchini e due o tre braccialetti. Lei non amava
molto i gioielli. Non si adattavano al suo stile di vita,
fatto di frenetici viaggi intorno al mondo per studiare
le comete e tenere conferenze e ricevere premi. Non
riusc a trattenere una smorfia, ancora offesa per l'ostilit
espressa dalle parole di Ray. Da dove diamine arrivava?
Suo marito si era tenuto dentro un simile risentimento
per tutto quel tempo?
Osserv la catenina che teneva nella mano. Era insolito
per Laura non vedersela addosso, poich non se
la toglieva quasi mai. Suo padre gliela aveva allacciata
la prima volta attorno al collo quando lei aveva otto
anni. Era appartenuta alla madre di lui, le aveva raccontato,
dalla quale aveva preso anche il nome. Il
grande ciondolo in oro era diventato una sorta di talismano,
nel cui intricato motivo a rilievo lei riconosceva
il profilo di una donna che portava un cappello
dalla larga tesa. Accostando la catenina alla gola nuda,
studi il suo riflesso nello specchio della toletta, lo
sguardo che subito si fermava all'attaccatura dei capelli
dove il grigio era gi evidente. Non se n'era accorta.
Era diventata grigia molto presto, ancora prima
di arrivare ai trent'anni. I suoi capelli, lunghi oltre le
spalle, belli e folti, erano la sua unica concessione alla
vanit. Lei infatti aveva cominciato a tingerli quando
la sua naturale tonalit castano dorato non era pi bastata
a nascondere quell'inconveniente, ma non arrivava
al punto di precipitarsi dal parrucchiere non appena
la crescita era visibile. E tanto meno si ricordava
di incipriarsi il naso quando diventava lucido, o di
passarsi il rossetto sulle labbra prima di parlare in
pubblico. Poteva contare su un tipo di bellezza naturale
e quella era una vera fortuna, poich avrebbe sempre
preferito scrutare il cielo con un telescopio piuttosto
che restare per ore davanti a uno specchio per il
trucco.
La coscienza le suggeriva di tornare al piano di sotto
da Ray, e invece Laura si sedette sulla sponda del letto.
Da quando lo conosceva, suo marito soffriva di depressione,
con repentini sbalzi d'umore e momenti di
cupa tristezza, ma quella collera tagliente, quella acredine,
erano del tutto nuove. Le risposte negative da
parte degli editori stavano a poco a poco logorando il
suo morale. Professore di sociologia in pensione, Ray
era uno degli esseri umani pi sensibili e compassionevoli
che Laura avesse mai conosciuto, e per molti
anni aveva lavorato a un libro che raccontava drammi
e difficolt di quei diseredati che per ragioni diverse si
ritrovavano in mezzo a una strada. Per lui si era trattato
di un impegno dettato dall'amore, per una causa
cui aveva consacrato gran parte della propria vita. Il
risultato era un libro bello e doloroso, dallo stile incisivo
capace di turbare le coscienze e toccare il cuore.
Da un anno Ray aveva cominciato a sottoporlo agli
editori dell'intero paese. Da allora, il mucchio di lettere
di rifiuto sulla scrivania del suo studio non smetteva
di crescere.
Ma prima di quel giorno Ray non l'aveva mai criticata
perch anteponeva la carriera al suo matrimonio e
a sua figlia. Lei, doveva ammetterlo, era effettivamente
troppo impegnata. Di solito, per, portava Emma con
s durante i suoi viaggi, e aveva sempre creduto che il
marito apprezzasse l'opportunit di poter restare solo
per concentrarsi sul proprio lavoro. Forse era stato
cos, in passato. Ma alcuni mesi prima, mentre osservava
il cielo dalla loro casa al lago, lei aveva scoperto
la sua decima cometa. A eccezione della quinta, che
aveva creato un piacevole effetto con la sua lunga coda,
le altre erano troppo piccole per poter attirare l'attenzione
del grande pubblico, ma la decima prometteva
di essere davvero spettacolare. Anche se al
momento era poco pi che una sfocata macchiolina in
un buon telescopio, e non sarebbe stata visibile a
occhio nudo prima di un anno, lei era stata immediatamente
sommersa di premi, inviti a simposi e
conferenze, offerte di finanziamenti per qualunque ricerca
di sua scelta. Senza contare l'interesse dei mezzi
di informazione. Nel frattempo, Ray stava collezionando
un rifiuto dopo l'altro. Ora lei temeva che il suo
successo fosse una spina nel fianco del marito, e che
contribuisse a renderne pi bruciante la sconfitta.
In quel momento sent Ray che saliva le scale col
suo solito passo lento e cadenzato. Un attimo dopo, lui
entr nella stanza e le si sedette accanto sul letto, mettendole
un braccio attorno alle spalle.
Mi dispiace molto mormor. Perdonami, Laura.
No rispose lei. Sono io che devo chiedere scusa.
Hai ragione. Non ho dedicato abbastanza tempo a te e
a Emma ultimamente.
No, no si affrett a protestare Ray. Non pensavo
davvero quello che ho detto. Stavo soltanto...
E invece credo che tu lo pensassi sul serio, Ray. Tu
eri arrabbiato e i tuoi reali sentimenti alla fine sono venuti
a galla. Io non andr in Brasile durante l'estate.
Oh, Laura, davvero io non volevo che tu cambiassi
i tuoi...
Non desidero andarci dichiar lei con ferma convinzione.
Ray aveva sacrificato le proprie esigenze a
suo vantaggio nel corso degli anni. Ora era il suo turno
di ricambiarlo. Prender un periodo di riposo dopo il
prossimo semestre. Andremo alla casa sul lago e ce ne
staremo tranquilli per tutta l'estate, noi tre soli. D'accordo?
Suo marito esit. E lascerai perdere quella storia
della donna alla casa di riposo? le chiese infine.
Non mi porter via molto tempo ribatt Laura.
Dovr soltanto assicurarmi che stia bene, come pap
mi ha pregato di fare.
Il braccio di lui le scivol via dalle spalle. Per
favore, non andare. I suoi occhi scuri la supplicavano.
Ray, non permetter che quel piccolo impegno interferisca
con la nostra famiglia gli assicur Laura.
L'angoscia del marito appariva cos fuori luogo e immotivata
rispetto alle intenzioni da lei manifestate. So
che pap pretendeva molto da me, ma  stato anche la
mia ispirazione e il mio pi grande sostenitore, e adesso
non c' pi. La voce le si incrin. Non posso
deluderlo. Non posso fare una promessa e poi non
mantenerla. Tu lo capisci questo, non  vero?
Con un sospiro, Ray si alz dal letto. Scendo nel
mio studio le disse, e lei cap che non aveva altro da
aggiungere.
Lo guard uscire silenziosamente dalla stanza con ai
piedi le pantofole di spugna e pens di seguirlo, ma la
stanchezza glielo imped. Meglio attendere un poco, in
ogni caso. Forse, pi tardi entrambi avrebbero potuto
affrontare il discorso con maggiore ragionevolezza.
Si spogli lentamente e si infil sotto le lenzuola
dalla sua parte del letto. Aveva freddo, il genere di
freddo che nemmeno una montagna di coperte avrebbe
potuto scacciare, e si sentiva sola. Suo padre era
morto. Ora le restavano soltanto Emma e Ray. Ma in
quel momento, le sembrava di avere perduto allo stesso
modo anche l'uomo che aveva sposato.

 Capitolo 2.

Emma sedeva sul pavimento della sua stanza, alle
prese col nuovo puzzle, regalo di Shelley, la sua giovane
baby-sitter. Laura si accoccol accanto a lei. Natale
era passato da due settimane, tuttavia era la prima
volta che la vedeva giocare con quel puzzle. Non era
stato facile per la bambina riuscire ad accettare la
morte del nonno.
Devo uscire le annunci, sollevandole una ciocca
di capelli dietro l'orecchio. Pap  da basso nel suo
studio. Era un bene che Emma fosse cos impegnata
in quel gioco. Non avrebbe dato troppo fastidio a Ray.
La bambina sistem un pezzo del puzzle. Vai al lavoro?
chiese, prendendone un altro.
No. Prima devo portare dal gioielliere la mia catenina
rotta. Poi devo andare a trovare una persona.
Laura si alz. Non ci metter molto.
Emma alz lo sguardo su di lei. I suoi occhi avevano
lo stesso colore del maglioncino azzurro pallido che
indossava. Mamma? la chiam.
Tesoro, devo proprio scappare.
Lo so, ma vuoi guardare uno dei miei libri con
me?
Stasera. Prima di andare a letto. A quel punto
Laura si chin per darle un bacio sui capelli. Ci vediamo
pi tardi.
Va bene rispose Emma, tornando a concentrarsi
sul suo puzzle senza protestare.
Era una bambina indipendente, assai pi indipendente
di altri suoi coetanei che Laura aveva
conosciuto. Molte persone si erano stupite di vederla
al funerale del nonno, ma lei l'aveva preparata in
maniera adatta a ci che avrebbe visto e sentito, ed era
sicura di avere preso la decisione giusta. Dopo avere
partecipato alle esequie, Emma sembrava infine comprendere
che la morte del nonno era un evento irreversibile
e definitivo. Sua figlia non aveva pianto
durante il servizio funebre, ma le aveva messo il piccolo
braccio attorno alla vita per offrirle conforto ogni
volta che lei cominciava a piangere.
Al piano di sotto, Laura trov Ray nello studio, seduto
alla scrivania davanti al manoscritto, ma il suo
sguardo era rivolto verso la finestra, come se stesse
osservando qualcosa all'esterno. Gli mise le mani sulle
spalle e sotto le dita sent la calda flanella della sua
camicia a quadri grigi.
Non ci vorr molto gli disse. Guard anche lei
fuori dalla finestra, cercando di capire cosa avesse
attirato la sua attenzione, ma vide soltanto la fila di
edifici sul lato opposto della via. Ciascuno di essi era
identico alla casa nella quale loro abitavano, coi caratteristici
tetti inclinati invariabilmente coperti da un
sottile strato di neve.
Per favore, non andare mormor Ray, senza distogliere
lo sguardo.
Laura comprese che stava sprofondando in uno dei
suoi momenti di depressione. Lo conosceva da dieci
anni ed era sua moglie da quasi sei. Durante quel periodo,
lui aveva consultato numerosi psichiatri e ingerito
una miriade di antidepressivi, ma niente riusciva
a tenere a bada il buio per molto tempo.
Nelle due settimane trascorse dalla morte del suocero,
Ray si era scusato pi volte del proprio scatto
d'ira, assicurandole che non era risentito con lei perch
dedicava tutta se stessa alla carriera. Tuttavia, le parole
che aveva pronunciato in quella occasione avevano
lasciato il segno e le risultava difficile credere
alla sua frettolosa e insistita ritrattazione. In quel suo
improvviso sfogo, Ray aveva infine buttato fuori la
verit. Desiderosa di onorare i suoi sentimenti, Laura
aveva tentato di ignorare la richiesta di suo padre, e ci
era riuscita con relativo successo fino a quando il legale
di famiglia non le aveva telefonato.
L'avvocato non conosceva la misteriosa signora
Tolley, ma l'aveva informata che era stato suo padre a
provvedere alla sistemazione della donna presso il
Meadow Wood Village cinque anni prima e che non
soltanto aveva continuato a pagare la retta mensile,
ma aveva altres istituito un fondo fiduciario affinch
l'assistenza le fosse garantita anche dopo la sua morte.
Quelle disposizioni testamentarie erano la prova
che Sarah Tolley aveva in qualche modo avuto un
ruolo importante nella vita di suo padre. E allora
Laura aveva deciso che doveva incontrarla. Quando
aveva riferito a Ray il suo proposito, lui non aveva
celato la propria contrariet.
Sto andando gli annunci a quel punto, piegandosi
in avanti per accostare la guancia alla sua
tempia. Sar di ritorno fra un'ora. Prometto che non
mi fermer un attimo di pi. Emma  totalmente presa
dal suo puzzle, perci tu dovresti riuscire a lavorare in
pace.
Ray non disse nulla, e Laura tolse le mani dalle sue
spalle. Lui non le stava offrendo alcun sostegno in
quella circostanza. Mai, neppure nei momenti di
umore pi cupo, suo marito l'aveva trattata con simile
distacco. Sembrava quasi che la sua volont di esaudire
l'ultimo desiderio del padre fosse divenuta il simbolo
della sua mancanza di attenzioni nei confronti di
Ray.
Torner cos presto che non ti accorgerai nemmeno
che sono stata via gli assicur, e si allontan prima
che lui avesse un'altra occasione di farle cambiare idea.
Laura lasci la catenina rotta dal gioielliere, poi attravers
in auto la citt per raggiungere la sua seconda
destinazione.
La casa di riposo Meadow Wood Village era un
grande edificio a due piani che riusciva ad avere un
rassicurante aspetto familiare malgrado le dimensioni
e la relativa modernit della struttura, resa meno severa
da modanature dipinte in azzurro pallido, persiane
bianche alle finestre, e un accogliente portico che
ne abbracciava l'intera facciata. Forse, un luogo come
quello avrebbe potuto rendere meno spaventosa l'idea
di invecchiare, si disse mentre si dirigeva verso l'entrata
principale.
L'interno confermava quell'impressione di invitante
e calda atmosfera, col suo profumo di cannella e vaniglia.
Laura si ferm alla reception, e la donna che sedeva
dietro il banco sollev lo sguardo da un mucchio
di moduli.
Sto cercando uno dei vostri ospiti spieg lei. Sarah
Tolley.
Le chiamer la persona che la assiste. La donna
fece un cenno in direzione dell'atrio. Si accomodi.
Laura si sedette sul bordo di una delle ampie poltrone,
e dopo alcuni minuti una giovane donna tarchiata
che indossava una lunga giacca a motivi floreali
le si avvicin.
 qui per vedere Sarah? le chiese. La sua espressione
era sfacciatamente incredula.
S rispose lei. Mi chiamo Laura Brandon. In realt
non la conosco... non conosco Sarah. Era amica di
mio padre, e lui  morto di recente. Mi aveva chiesto
di farle visita.
La donna si lasci cadere pesantemente sulla poltrona
pi vicina a quella di Laura. Tutto nella sua
persona era tondeggiante: il corpo, il viso, gli occhiali
dalla sottile montatura metallica, il naso a patata. Io
sono Carolyn, la persona che si occupa di Sarah
spieg, e devo ammettere che sono alquanto sorpresa.
Non viene mai nessuno a trovarla.
Mio padre deve averlo fatto ribatt Laura. Carl
Brandon. Un uomo alto, molto magro, sulla ottantina
e...
Carolyn la interruppe con una scrollata di capo.
Nessuno  mai venuto a farle visita. Altrimenti lo
saprei.
Ma questo non ha senso. Laura vide riflessa la
propria espressione confusa e sconcertata negli occhiali
della giovane donna. Be', allora mi pu dire
qualcosa di Sarah Tolley? chiese. Quanti anni ha?
Settantacinque. Ed  allo stadio iniziale del morbo
di Alzheimer. Lo sapeva questo?
Laura si lasci scivolare contro lo schienale della
poltrona. No. Io non so niente di quella donna.
Sarah  in ottima forma, dal punto di vista fisico
spieg Carolyn. Fa regolarmente esercizio nella nostra
piscina. E la sua infermit si nota appena, finora.
Si sporse in avanti. Qui al Meadow Wood Village disponiamo
di tre diversi tipi di sistemazione. Appartamenti
per individui del tutto autosufficienti,
appartamenti che prevedono anche una forma di vigilanza,
e poi abbiamo un'ala separata per coloro che
necessitano di assistenza ininterrotta. Fino alla scorsa
settimana, Sarah era in grado di vivere da sola in maniera
indipendente, ma siamo stati costretti a optare
per una soluzione che garantisse una maggiore sorveglianza.
Sa, niente fornelli, niente serratura alla
porta. Si  perduta un paio di volte mentre era fuori a
passeggiare, quindi abbiamo ritenuto che fosse giusto
prendere le necessarie precauzioni. Non possiamo pi
lasciarla uscire da sola.
Laura annu. Quale complicazione si stava accollando?
Carolyn si sporse ancora pi avanti. Sa cosa sarebbe
davvero fantastico? disse. Se lei potesse portarla
a fare una passeggiata qualche volta. Quando il
tempo sar pi bello, naturalmente. Sarah ne sarebbe
entusiasta.
Laura pens a Ray nello studio, che covava il proprio
disappunto soltanto perch lei aveva deciso di recarsi
in quel luogo per una volta. Non so mormor.
Intendo dire, non l'ho nemmeno conosciuta.
C' un'altra cosa che potrebbe fare per aiutarla
continu la donna come se lei non avesse aperto bocca.
Ascoltarla semplicemente. Lasciarle raccontare i suoi
ricordi. In questa fase della malattia, i sintomi principali
sono il disorientamento e la perdita della memoria
a breve termine. Ma la sua mente  ancora lucidissima
per quanto riguarda il passato, e a lei piace molto
parlare. Tuttavia, come le ho spiegato, non c' nessuno
che la ascolti all'infuori di me, e io ho anche altri pazienti
da seguire.
In realt volevo soltanto...
Anche se partecipa sempre con piacere al bingo, e
va pazza per la serata dedicata al cinema la interruppe
Carolyn in maniera incalzante, Sarah passa
comunque troppo tempo nel suo appartamento a
guardare la televisione. Non dovrebbe essere cos.
Intendo dire, per alcuni pazienti pu andare bene.
Quello  uno stimolo sufficiente. Ma una persona
come Sarah ha bisogno di qualcosa di pi.
Be'... Laura sollev una mano per fermare il fiume
di parole della donna. ... Come le dicevo, io non l'ho
mai incontrata. E ho una famiglia e un lavoro di cui
occuparmi. Volevo soltanto scoprire in quali circostanze
mio padre l'avesse conosciuta. Tutto qui. Ma a
suo padre aveva promesso molto di pi, e lo sapeva
bene.
D'accordo. Carolyn si alz in piedi, evidentemente
delusa. Venga con me, allora.
Laura la segu lungo un corridoio su cui si allineavano
porte identiche di color acquamarina, contraddistinte
da un oggetto diverso. Su alcune erano
fissate delle fotografie col nastro adesivo colorato. Una
aveva un orsacchiotto di peluche attaccato alla maniglia.
Un'altra, un paio di scarpette da ballo.
Carolyn si ferm davanti alla porta con la sagoma di
un proiettore cinematografico ritagliata nel cartoncino
nero. Questo  l'appartamento di Sarah annunci.
Lei adora i vecchi film. Noi mettiamo foto o qualunque
altra cosa sulle loro porte per aiutarli a riconoscerle.
Mentre suonava il campanello, si affrett a
precisare: Sarah, per, non ha ancora quel problema.
Trascorse un minuto prima che la porta venisse
aperta da un'anziana signora, che sorrise calorosamente
quando vide Carolyn. Entri, cara disse.
Laura segu la giovane donna nel piccolo soggiorno,
arredato con semplici mobili di gradevole linea contemporanea.
Sarah, questa  Laura Brandon la present Carolyn.
 venuta a farle visita.
Che gentile. Sarah Tolley sorrise a Laura.
Doveva essere alta quasi un metro e settanta, almeno
tre o quattro centimetri pi di lei, e somigliava
leggermente, ma in maniera inequivocabile, a Eleanor
Roosevelt. I capelli argentei erano acconciati con cura,
e vestiva in maniera elegante: gonna beige, calze e
scarpe scollate del medesimo colore. Soltanto un dettaglio
tradiva la distrazione dovuta alla sua malattia, il
fatto che la blusa a righe beige e bianche non fosse
abbottonata in maniera corretta. Un lembo di tessuto
formava un leggero rigonfio al di sopra della cintura
della gonna. Per qualche motivo, quella piccola imperfezione
nell'immagine altrimenti impeccabile della
donna commosse e intener Laura.
Carolyn diede un'occhiata all'orologio. Vi lascer
sole a fare la reciproca conoscenza annunci. Godetevi
la vostra chiacchierata.
Sarah condusse Laura verso il morbido divano rivestito
in tela color corda e, dopo che l'altra donna se
ne fu andata, le chiese: Non vuole sedersi, cara?.
Grazie.
Desidera una tazza di caff? O una limonata? Credo
di averne ancora nel frigorifero. Sarah fece per
avviarsi verso il cucinino, ma Laura la ferm.
No, non si disturbi. Imbarazzata, abbass gli occhi
sul pavimento. Vorrei spiegare la ragione per la
quale sono qui.
L'anziana donna si sedette all'altra estremit del divano
e la guard attentamente, le mani giunte in
grembo.
Credo che lei abbia conosciuto mio padre cominci
Laura. Carl Brandon.
Il volto di Sarah non trad nessuna emozione.
 morto alcune settimane fa e mi aveva chiesto divenire
a trovarla. Voleva essere sicuro che lei stesse
bene e che non le mancasse nulla.
Perplessit e imbarazzo velarono l'espressione dell'anziana
ospite della casa di riposo. Davvero gentile
da parte sua osserv. Non riesco a ricordarmi di lui,
tuttavia. Ormai la mia memoria non  pi quella di
una volta. Appariva quasi mortificata. Come ha
detto che si chiamava?
Carl Brandon.
E dove lo avrei conosciuto?
Laura sorrise. Non lo so. Speravo che lei potesse
dirmelo. Mio padre non me lo ha spiegato. Io credevo
che voi poteste essere vecchi amici. Lui pagava questo
appartamento. E continuer a farlo, naturalmente aggiunse
subito per non allarmare la donna. Ha destinato
un fondo per lei nel suo testamento.
Santo cielo! esclam Sarah. Pensavo che fosse la
previdenza sociale a provvedere. Accost le punte
delle dita alle tempie. Sto davvero uscendo di senno.
Non riesco proprio a ricordarlo. Dove ha detto che ci
siamo conosciuti?
Non lo so, signora Tolley. Mio padre era nato a
New York nel millenovecentodiciotto. Ed era cresciuto
a Brooklyn. Credo che si fosse trasferito in quel quartiere
da adolescente e che fosse vissuto l fino ai
vent'anni. Lei ha mai abitato a New York?
New Jersey rispose Sarah. Sono cresciuta a
Bayonne.
Be', forse non vi siete incontrati a New York allora.
Potrebbe essere successo a Philadelphia? Lui si trasfer
in quella citt quando aveva all'incirca ventiquattro
anni, e lavorava come fisico alla Alien Technologies.
Aveva una passione per l'astronomia... chiunque lo
conoscesse ne era al corrente. Era gi sulla quarantina
quando si spos. Mia madre mor qualche tempo dopo
la mia nascita, e lui non si rispos pi. Non so se
avesse mai frequentato altre donne oppure no, ma
potrebbe forse avere incontrato lei durante quel periodo.
 possibile che lei fosse uscita con mio padre
qualche volta?
No, non so in quali circostanze io lo abbia conosciuto,
ma di sicuro non  successo cos. Io ho frequentato soltanto
un uomo. Lo sguardo di Sarah si
spost su una vecchia fotografia color seppia di un
giovane uomo di bell'aspetto, in un portaritratti sistemato
su uno dei due tavolini di quercia ai lati del
divano. Mio marito. Joe Tolley. L'amore della mia
vita.
Laura percep qualcosa nel tono della sua voce.
Doveva esserci una lunga storia dietro quella fotografia,
ma lei non aveva il tempo di approfondire
l'argomento. Se non usciva con mio padre chiese,
potreste invece avere lavorato insieme?
Io facevo l'infermiera rifer Sarah. E non ho mai
abitato a Philadelphia. Sono vissuta nel Maryland e in
Virginia per gran parte della mia vita.
Be', questo s che  un bel rompicapo. Laura
sorrise, sforzandosi di non lasciar trasparire il proprio
disappunto. Se lei faceva l'infermiera,  possibile che
mio padre sia stato un suo paziente? Ha avuto una
lunga malattia prima di morire. Aveva un tumore, e
negli ultimi mesi entrava e usciva dagli ospedali. Si
rese conto di quanto fosse ridicolo pensare che Sarah
Tolley, ormai settantenne, potesse essere stata l'infermiera
di suo padre. Suppongo che l'ipotesi sia assurda
aggiunse allora.
Sono cresciuta a Bayonne ripet la donna, e lei
intu che anche quello era uno degli effetti della sua
infermit.
S le disse.
Ho fatto l'infermiera sulle navi da crociera. Sarah
si alz dal divano e porse a Laura un'altra fotografia
incorniciata che la ritraeva in piedi sotto una palma.
 stata scattata a St. Thomas le spieg. O forse a St.
Lucia. Ma il mio posto preferito era l'Alaska.
Be', doveva essere meraviglioso osserv Laura.
In quel modo lei aveva l'opportunit di girare il mondo.
Danno un programma sull'Alaska in televisione
ogni tanto. L'anziana donna prese dal tavolino una
copia del giornale dedicato ai programmi televisivi e si
mise a sfogliarla.
Laura cominci a sentirsi irrequieta. Pens a Ray,
che fissava un punto all'esterno della finestra del suo
studio con espressione cupa, e a Emma che giocava
con il puzzle nella sua cameretta. Guardando l'orologio,
si accorse di essere rimasta fuori di casa ben
oltre l'ora promessa.
Si alz in piedi. Devo andare, signora Tolley.
Sarah la guard con aria stupita. Oh, di gi?
Mi dispiace che non siamo riuscite a scoprire come
lei e mio padre vi siate conosciuti.
Mi ha detto che era medico?
No. Fisico. E astronomo dilettante.
Sarah sembrava non afferrare del tutto ci che lei le
stava dicendo, ma annu. Be', torni a trovarmi, cara
le propose, precedendola verso la porta dell'appartamento.
Laura si limit a sorridere, restia a prendere un impegno.
Quella visita era stata inutile. Il motivo per cui
suo padre le aveva chiesto di assumersi la responsabilit
di Sarah Tolley restava un mistero.
C'era qualcosa di strano. Laura se ne rese conto nell'attimo
stesso in cui scese dalla sua auto nella rimessa,
sorpresa da quell'inspiegabile sensazione di paura.
Quando si avvicin alla porta, sent un bambino che
piangeva all'interno della casa. Era Emma o si trattava
di qualcun altro? Il suono era del tutto particolare. Un
gemito. Una sorta di lamento funebre.
In preda al panico, ebbe qualche difficolt a infilare
la chiave nella serratura, e soltanto al terzo tentativo
riusc finalmente ad aprire la porta. Quando fu nell'atrio,
vide Emma seduta sull'ultimo gradino delle
scale, piegata in due come se avesse male alla pancia.
Il lamento divenne un urlo mentre balzava in piedi per
lanciarsi fra le sue braccia.
Tesoro! Laura cerc di parlare con calma per non
tradire la sua apprensione. Che succede? Cosa c' che
non va? Forse Emma aveva esasperato Ray insistendo
affinch le leggesse qualcosa, e suo marito, gi
di umore scontroso quel giorno, l'aveva aspramente
rimproverata, ma una simile reazione sembrava eccessiva
da parte della bambina. Sua figlia in genere
non era cos fragile.
Emma non le rispose. Si teneva quasi aggrappata a
lei, con la testa premuta contro la sua anca.
Laura lanci un'occhiata dall'altra parte del soggiorno
verso lo studio di Ray, e in quel momento ebbe
la sensazione che una mano gelata le si posasse alla
base del collo. Le grida di Emma non riuscivano a mascherare
il silenzio immobile che regnava nel resto
della casa.
Dov' pap? chiese, cominciando ad avanzare
verso lo studio, con la bambina che si stringeva a lei
sempre pi saldamente a ogni passo. Ray?
La stanza era vuota, e le pagine del dattiloscritto di
suo marito erano ancora ammonticchiate sulla scrivania.
Ray? lo chiam di nuovo mentre ritornava verso
l'atrio. Staccando con delicatezza le braccia della
bambina dai suoi fianchi, le disse: Resta qui. Arrivo
subito.
Sal le scale, quel senso di gelo alla base del collo le
si propagava lungo la schiena. Varc la soglia della camera
da letto che divideva con suo marito. Era vuota.
Ray doveva essere uscito. Aveva lasciato sola Emma,
per questo motivo la piccola era cos sconvolta.
Ma nemmeno una circostanza del genere sarebbe
bastata a provocare nella bambina una simile disperazione,
e inoltre lei ricord di avere visto l'auto del
marito nella rimessa. Stava gi per andarsene quando
not una macchia sulla tappezzeria dall'altra parte del
letto, una macchia rossa a forma di farfalla. Stringendo
il labbro fra i denti, si spost lentamente ai piedi del
letto. Ray giaceva sul pavimento accanto alla finestra,
la testa in una pozza di sangue, una pistola nella mano.
Barcollando all'indietro, Laura urt il cassettone, rovesciando
a terra il portagioie, e fugg dalla stanza.
Le grida di Emma si erano ridotte a un sommesso
piagnucolio, mentre la piccola sedeva rannicchiata sul
pavimento dell'atrio, gli occhi fissi su Laura. Lei la afferr
per un braccio e la condusse in cucina, poi prese
il telefono e chiam il 911.
Si tratta di un'emergenza? chiese il centralinista.
C'era una grande confusione nel cervello di Laura.
Ray era morto. Nessuno avrebbe potuto modificare
quel fatto, per quanto rapido fosse l'intervento.
Si tratta di un'emergenza? ripet l'uomo all'altro
capo del filo.
Mio marito si  sparato disse lei.  morto. Sent
un improvviso e bruciante bisogno di uscire da quella
casa. Ignorando le domande del centralinista, lasci
cadere il ricevitore, afferr di nuovo Emma e corse con
lei sul piccolo portico anteriore.
Sedendosi sulla vecchia panca di legno che Ray
aveva trovato in un mercatino dell'usato, attir la bambina
sul proprio grembo. Sono sotto choc. L'osservazione
era distaccata, quasi clinica. Lei provava un
senso di nausea ed era un po' stordita, e bench
sapesse che l'aria era fredda, in realt non ne aveva
coscienza.  questa la sensazione che si prova quando
si  sotto choc. I suoi occhi non riuscivano a mettere a
fuoco le immagini, nemmeno quando le auto della polizia,
l'ambulanza e l'autopompa dei vigili del fuoco si
fermarono davanti alla sua casa, a sirene spiegate. I
vicini uscirono nei loro giardini o sbirciarono dalle
finestre per scoprire cosa stesse accadendo, ma Laura
continuava a fissare la neve che copriva il prato. Tuttavia,
davanti ai suoi occhi vedeva soltanto la chiazza
a forma di farfalla sulla carta da parati nella camera da
letto.
 di sopra disse al primo agente di polizia che le
si avvicin. Abbass il mento sulla testa di Emma
mentre gli addetti delle squadre di pronto intervento
sfilavano accanto a loro per entrare in casa, e chiuse gli
occhi nel tentativo di cancellare la scena che quelle
persone avrebbero trovato nella stanza al primo piano.
Emma aveva smesso di piangere, ma teneva ancora
la testa appoggiata sulla spalla della madre. Era davvero
troppo grande per starle seduta in grembo, ma la
bambina si era sistemata comodamente, e Laura non
voleva staccarsi da lei. Sua figlia rabbrivid nel suo
leggero maglioncino, e lei le strofin le braccia. Che
cosa aveva visto Emma? Aveva sentito il colpo di
pistola ed era andata a controllare? Poteva addirittura
essere stata presente nella stanza quando Ray aveva
premuto il grilletto? Non avrebbe dovuto lasciarla con
suo marito. Non sarebbe dovuta restare fuori pi di
un'ora.
Parve trascorrere un'eternit prima che uno dei poliziotti
ritornasse sul portico con delle giacche a vento
per entrambe. A Laura aveva portato il piumino di
Ray, e lei se lo infil, serrando il bavero vicino al naso
per ritrovare l'odore del marito.
Chi c'era in casa quando  successo? domand
l'uomo, estraendo dalla tasca un blocchetto per appunti.
Era sul vialetto, con un piede poggiato sullo
scalino.
Emma. Con un cenno del capo, Laura indic la figlia,
che ancora una volta aveva stretto le braccia attorno
al suo corpo.
L'agente di polizia studi la bambina per un momento
e apparentemente decise di non interrogarla.
E lei era fuori? chiese.
S.
Sa per quale motivo il portagioie e il suo contenuto
sono a terra?
L'ho fatto cadere dopo avere trovato mio marito
spieg lei.
Aveva l'impressione che fossero passati giorni da
quando aveva visto i suoi gioielli sparsi sul pavimento,
e invece era accaduto soltanto pochi minuti
prima.
C'era un biglietto nella stanza da bagno rifer
l'agente. Lo ha notato?
Un biglietto?
S. Attaccato allo specchio con del nastro adesivo.
C' scritto: Ti avevo chiesto di non andare. Ha qualche
significato per lei?
Laura chiuse gli occhi. Dovevo fare una visita a
una persona stamattina e lui non voleva che andassi.
Ah mormor l'uomo, come se avesse appena trovato
il tassello mancante del mosaico. C'era una notevole
differenza d'et tra lei e suo marito, eh?
La domanda era scortese, ma Laura non aveva la
forza di protestare. S rispose.
E quella persona era un altro uomo?
Lei guard il poliziotto, disorientata. Un altro...?
No. No. Era una donna, un'anziana donna. Ma mio
marito mi aveva chiesto di non andare, e io l'ho fatto
lo stesso. Lo trascuravo troppo. Pensavo sempre a lavorare.
Lo lasciavo troppo solo.  colpa mia.
Non tragga conclusioni affrettate, signora. Suo marito
soffriva di depressione?
Laura annu. Da anni. Mi sarei dovuta rendere
conto che la situazione stava peggiorando, ma...
Suo marito ha sulla spalla sinistra una vecchia cicatrice
evidentemente lasciata da una pallottola continu
il poliziotto.  il risultato di un precedente tentativo
di suicidio fallito?
No. Se l'era procurata combattendo in Corea. Ray
era sopravvissuto alla guerra in Corea. Non era sopravvissuto
al matrimonio con lei. Il senso di colpa
gravava come un macigno dentro il suo petto.
L'uomo indic Emma con un cenno del capo.
Crede che potrei farle un paio di domande?
Laura si appoggi allo schienale per sollevare la
testa della piccola dalla sua spalla. Tesoro le disse,
puoi raccontare all'agente che cosa  successo? Puoi
raccontarlo a me?
La bambina guard entrambi in silenzio, l'espressione
vacua. E fu allora che Laura si rese conto che sua
figlia non aveva pronunciato una sola parola da quando
lei era arrivata a casa.
Laura sedeva accanto a Stuart, il fratello minore di
Ray, durante la funzione religiosa organizzata in sua
memoria alla Georgetown University. Ray aveva insegnato
in quell'istituto per parecchi anni, e la cappella
era affollata. Molte di quelle persone erano suoi ex
studenti di sociologia e colleghi professori. Suo marito
aveva lasciato un segno in quell'universit.
Aveva lasciato un segno anche tra coloro che vivevano
sulla strada. Decine e decine di vagabondi e i
volontari di numerosi ricoveri erano gi seduti nella
cappella quando Laura era arrivata. La notizia della
morte di Ray aveva suscitato profondo cordoglio nell'intera
area metropolitana di Washington D. C. Ray
Darrow era un uomo amato e stimato. Lei si augurava
che suo marito se ne fosse reso conto. Negli ultimi anni
era stato a tal punto condizionato dalla propria incapacit
di trovare un editore per il suo libro che non
ricordava pi tutto ci che di positivo aveva realizzato.
Vedere quella folla mesta all'interno della cappella
le straziava il cuore, tanto da doversi chiedere come
sarebbe arrivata alla fine di quella cerimonia.
Lanci un'occhiata al cognato. Stuart aveva lo
sguardo fisso davanti a s, la mascella rigida nello
sforzo di tenere sotto controllo le proprie emozioni.
Gli strinse una mano attorno al braccio. La telefonata
pi penosa che aveva fatto dopo la morte di Ray era
stata proprio quella a Stuart. Lui viveva nel Connecticut
e, come responsabile marketing per una casa
editrice di testi scolastici, gli capitava di viaggiare
spesso. Laura aveva temuto che suo cognato potesse
essere in trasferta, ma fortunatamente lo aveva trovato
a casa. Stuart era scoppiato a piangere quando lo aveva
informato dell'accaduto, sonori singhiozzi che l'avevano
spaventata, poich erano cos estranei al suo temperamento.
La sua ammirazione per il fratello maggiore,
l'ultimo consanguineo che gli fosse rimasto, rasentava
quasi la venerazione.
Stuart avrebbe alloggiato nella loro casa per la durata
del suo soggiorno a Leesburg, ma da solo. Laura a
stento era riuscita a mettervi piede dopo la scoperta
del cadavere di Ray. Ogni traccia del suo suicidio era
stata cancellata da alcune persone consigliate dalla
polizia, eppure le era impossibile restare fra quelle
pareti, dormire fra quelle pareti, senza avvertire la presenza
di Ray. Stuart, invece, non associava immagini
negative a quella casa. Inoltre, le aveva spiegato, si sarebbe
sentito pi vicino al fratello.
Lei ed Emma si erano intanto trasferite nel piccolo
appartamento libero sopra la rimessa di alcuni amici.
Non appena avesse trovato il tempo di organizzarsi,
aveva in programma di traslocare con sua figlia nella
casa al lago. Aveva comunicato agli istituti presso i
quali lavorava la sua decisione di prendere un periodo
di vacanza, costringendoli a cercare in fretta e furia
delle persone che la sostituissero. Avrebbe probabilmente
venduto la casa di citt. Non riusciva a
immaginare di tornare a vivere in quel luogo.
John Robbins, un pastore protestante che aveva collaborato
con Ray nella realizzazione di progetti per i
senzatetto, in quel momento sal sul pulpito e cominci
a parlare, e sebbene Laura si sforzasse di ascoltarlo,
non riusciva a distogliere la mente dalle sue
personali preoccupazioni, in particolare Emma, che
aveva rifiutato di partecipare a quel servizio funebre.
L'impegno necessario per preparare e sostenere sua
figlia dopo la morte del nonno aveva prosciugato le
sue energie, e non le restavano riserve cui attingere
per aiutare la bambina ad affrontare quella nuova perdita.
Lei era arrabbiata con Ray perch aveva caricato
sulle fragili spalle di Emma una seconda tragedia in
un tempo cos breve. E, naturalmente, quella rabbia la
faceva sentire in colpa.
Emma non aveva proferito una sola parola da quando
Ray era morto quattro giorni prima. Una donna poliziotto
l'aveva interrogata con dolcezza e sensibilit,
ma la bambina si era limitata a guardarla negli occhi
con aria assente e succhiandosi il pollice, un'abitudine
che aveva abbandonato ormai da oltre un anno. La poliziotta
aveva espresso la convinzione che Emma avrebbe
superato quel blocco, raccomandando a Laura
di parlare a sua figlia, per portare alla superficie i sentimenti
provocati dal trauma. Ma lei non era ancora
riuscita a fare breccia nel mutismo della figlia. N con
la paziente insistenza, n confidandole i suoi personali
dispiaceri, e tanto meno ricorrendo a stratagemmi. Era
come se la bambina avesse perduto la voce.
Ed era ancora Emma che dominava i suoi pensieri
mentre conoscenti e amici del defunto si susseguivano
sul pulpito, finch non tocc a Stuart pronunciare il
suo elogio funebre. Le risultava difficile guardarlo a
causa dell'impressionante somiglianza tra lui e Ray.
Stesso fisico massiccio, stesso mento largo e arrotondato,
stesso naso diritto e identici occhiali dalla sottile
montatura metallica. Forse l'unica differenza era
che Stuart aveva ancora una folta chioma scura, mentre
Ray era quasi calvo.
Ray era un fratello premuroso, un marito e un padre
amorevole, un insegnante dal profondo spirito di
dedizione, un filantropo impegnato al fianco dei diseredati,
e uno scrittore di raro talento sostenne Stuart.
Era il mio unico fratello, tutta la famiglia che mi restava,
ed era anche il mio migliore amico. Era il genere
di persona cui si poteva raccontare qualunque cosa
senza timore di essere giudicati o biasimati. Come
molti di voi sanno, la sua primaria preoccupazione era
il benessere degli altri. Era un uomo buono, e i buoni
sono spesso coloro che soffrono di pi. La depressione
 stata la sua nemica per tutta la vita. Ray mal sopportava
la frustrazione. Mal sopportava il fallimento. Mal
sopportava la propria incapacit di aiutare gli altri. Ha
scritto un libro, Non c' posto alla locanda, una splendida
opera d'arte e solidariet che sperava potesse attirare
un po' d'attenzione sul dramma di chi non ha n
casa n lavoro n pane, ma nessuno ha voluto pubblicarlo.
Senza dubbio non era in linea con le tendenze
del mercato. E alla fine Ray non ha retto oltre.
Stuart chin la testa, e Laura cap che anche lui stentava
a dominare la commozione. Dietro di lei, sent
singhiozzare qualcuno.
Suo cognato riprese a parlare. Prego tutti i presenti
che operano a favore delle stesse cause che tanto stavano
a cuore a mio fratello di continuare nel suo nome
concluse.  quello che lui avrebbe voluto.
Pi tardi, quella sera, Laura e Stuart si ritrovarono
insieme nel piccolo soggiorno dell'appartamento sopra
il garage. Emma era gi a letto, ma la porta della sua
stanza era aperta affinch entrasse un poco di luce, e
Laura parlava sottovoce per evitare che la bambina
potesse sentirli.
Non ritengo che a spingerlo al suicidio sia stata la
mancata pubblicazione del libro osserv. Era seduta
accanto a Stuart sul divanetto a due posti, di fronte
alle finestre dalle tendine azzurre che davano sulla casa
dei suoi amici. Credo proprio che la colpa sia stata
mia.
Tua? mormor Stuart. Ray pensava che il sole
sorgesse e tramontasse per te, Laurie. Non dire sciocchezze.
Ci sono tante cose che tu ignori. Laura tolse un
filo dalla manica del suo maglione. Dopo che ho scoperto
l'ultima cometa, credo che lui abbia cominciato a
sentirsi un fallito. Il suo libro veniva respinto inesorabilmente
da un editore dopo l'altro mentre io ottenevo
continui finanziamenti per ricerche e la mia foto
compariva su tutti i giornali. Sono rimasta all'osservatorio
in Brasile troppo a lungo. Ero troppo presa
da me stessa. Laura Brandon e la sua carriera. Lo lasciavo
troppo solo.
Penso che lui capisse che tutto questo faceva parte
del tuo lavoro. Ray era molto fiero di te.
Non so. Subito dopo la morte di mio padre, noi
due abbiamo avuto una grossa... be', lui si  arrabbiato
con me.
Ray?
Sembrava pieno di risentimento, per il mio lavoro
e il mio successo. Credo che covasse quella insoddisfazione
da molto tempo, ma che l'avesse taciuta fino a
quel giorno.
Allora l'aveva taciuta anche a me. Non l'ho mai
sentito lamentarsi.
Le luci si accesero in una delle camere da letto al
primo piano della casa dei suoi amici. Una famiglia di
cinque persone, che conduceva una normale vita tranquilla.
Laura li invidiava.
Anche quando io ero a casa continu, capitava
spesso che passassi la notte a lavorare con il telescopio.
Ero egoista.
Non saprei ribatt Stuart. Non riesco a immaginare
mio fratello che soffre per il tuo successo. Non
era un tipo invidioso.
Forse non lo era quando stava bene, ma da qualche
tempo era molto abbattuto. Non credo di avere riconosciuto
i sintomi. Me ne sarei dovuta accorgere.
Sei terribilmente severa con te stessa, Laurie.
Non ti ho raccontato del biglietto che ha lasciato
scritto.
Quale biglietto?
Volevo parlartene di persona e non al telefono.
Laura avrebbe preferito evitare l'argomento, ma sapeva
di non poterlo fare.
Che cosa c'era scritto? Stuart cambi posizione sul
divanetto per vederla meglio.
Diceva: Ti avevo chiesto di non andare.
E che cosa significa?
Be',  piuttosto complicato. Laura si stropicci gli
occhi con le palme delle mani. Sai, c' un'anziana
donna che vive in una casa di riposo, e...
Quella di cui tuo padre ti ha chiesto di occuparti?
E tu come lo sai?
Ray me ne ha parlato l'ultima volta che ci siamo
sentiti al telefono. Ha detto che tu eri decisa a incontrarla,
e mi  parso molto turbato.
Credo che la sua reazione fosse del tutto sproporzionata,
probabilmente perch era cos depresso. Aveva
perduto la sua proverbiale razionalit.
Stuart esit. Sembrava in effetti una reazione eccessiva
convenne. Allora era a quella storia che alludeva
nel biglietto che ha lasciato? Alla sua richiesta di
non incontrarla?
Proprio cos. Ma io dovevo andare, Stuart. Laura
si gir a guardarlo. Mio padre me lo aveva chiesto,
e...
Ma tuo padre era morto la interruppe Stuart, e la
cosa a quel punto non avrebbe potuto pi fare nessuna
differenza per lui. Il suo tono era dolce, come se non
si rendesse conto di quanto quelle parole l'avrebbero
ferita. Ray era vivo. Quali che fossero le sue ragioni,
lui aveva bisogno di sapere che le sue idee e i suoi
desideri contavano per te.
Laura non sapeva cosa dire. Aveva creduto che
Stuart potesse capirla.
E cos hai incontrato quella donna? le chiese lui.
S. Ma continuo a ignorare per quale motivo mio
padre me lo abbia fatto promettere. La donna ha il
morbo di Alzheimer e non ricorda nemmeno di averlo
conosciuto.
Alzheimer, eh? Stuart sorprendentemente ridacchi.
Non vedo cosa ci sia di tanto buffo.
Hai ragione. Suo cognato si fece serio, ma sembrava
che gli costasse un certo sforzo. Intendi vederla
di nuovo? domand.
Non credo. Il solo pensiero la faceva rabbrividire.
La sua visita a Sarah Tolley era indissolubilmente collegata
alla morte di Ray.
Bene disse Stuart.  assistita in maniera adeguata
in quella casa di riposo?
Penso di s.
Allora lascia perdere. Ti sei assicurata che sta bene.
Hai fatto tutto il necessario. Non hai trovato nessun
significativo legame tra lei e tuo padre, quindi chiudi
la faccenda.
Stuart aveva ragione. Il denaro del fondo fiduciario
istituito da suo padre avrebbe provveduto a tutte le
esigenze di Sarah Tolley. Lei aveva portato a termine il
suo compito. D'un tratto ripens alla conversazione
con Carolyn e all'entusiasmo manifestato dalla donna
nello spiegarle che per Sarah sarebbe stata una gioia
poter fare di nuovo delle passeggiate e avere qualcuno
con cui chiacchierare, ma subito scacci quell'idea dalla
mente.
Suo cognato si alz dal divanetto con lo stesso sospiro
che Ray aveva sempre emesso nel compiere quel
medesimo movimento. Me ne torner alla vostra
casa annunci, stiracchiandosi.  stata una lunga
giornata.
Laura lo accompagn alla porta, dove Stuart le riserv
un abbraccio fraterno.
Ray ha rinunciato a molte cose per te, sai osserv.
Lei annu, la testa posata sulla sua spalla.
Stuart le diede un bacio sulla guancia, e dopo che se
ne fu andato, Laura torn a sedersi sul divanetto.
Ray ha rinunciato a molte cose per te.
Era doloroso pensare a tutto ci che suo marito aveva
fatto per lei. Le aveva offerto il sostegno finanziario
e morale di cui aveva avuto bisogno per coltivare la
sua carriera. L'aveva amata mentre lei mieteva successi,
e nonostante i propri fallimenti.
E aveva addirittura assunto il ruolo di padre della
creatura che lei non aveva mai avuto intenzione di
concepire.

 Capitolo 3.

Laura osservava attraverso il falso specchio la nuova
psicoterapeuta di sua figlia, Heather Davison, che faceva
dei disegni su un grande foglio di carta.
Era luglio ormai. Erano trascorsi pi di sei mesi
dalla morte di Ray, pi di sei mesi da quando Emma
aveva smesso di parlare. Sembrava impossibile che
quella fosse la stessa bambina la cui insegnante di asilo
infantile si era lagnata per il disturbo provocato dal
suo incessante chiacchierare. La stessa bambina che seguiva
Laura o Ray per casa tempestandoli di domande
a raffica e cicalando senza sosta. Era come se la piccola
avesse esaurito tutte le parole che le erano state concesse
e d'un tratto non riuscisse a trovarne di nuove.
Presentava anche altre forme di regressione. Il buio
la spaventava, e non riusciva ad addormentarsi a meno
che non ci fosse un lumino da notte acceso e la
porta della stanza venisse lasciata aperta. Un paio di
volte la settimana bagnava il letto, e aveva ormai ripreso
in pieno l'abitudine di succhiarsi il pollice.
Il mese prima, Laura era finalmente riuscita a traslocare
nella casa sul lago in maniera definitiva. O almeno
fino a quando non avesse deciso cosa avrebbe
dovuto fare in seguito. Aveva lasciato in sospeso la
sua carriera a tempo indeterminato per dedicarsi interamente
alla figlia, dopo averla tolta dall'asilo infantile.
La casa necessitava ancora di parecchio lavoro
prima di poterla considerare effettivamente vivibile
come residenza per tutto l'anno, ma Laura aveva intenzione
di eseguire la tinteggiatura e le riparazioni
necessarie mentre lei ed Emma abitavano l.
La semplice villetta sorgeva sul Lake Ashton, un
piccolo lago nei pressi del minuscolo villaggio di Paris,
in Virginia, a mezz'ora di auto da Leesburg. Lei e Ray
l'avevano acquistata parecchi anni prima. Suo marito
si era inizialmente opposto all'idea di possedere due
case mentre molte persone non ne avevano nemmeno
una, ma alla fine aveva vinto la consapevolezza che
Laura per le sue osservazioni aveva bisogno di un
luogo dove il cielo non fosse inquinato dalle luci della
citt.
C'erano soltanto altre sette costruzioni sulle sponde
del lago, e nessuna di esse era visibile da quel punto.
Laura aveva sperato che il trasferimento in quel luogo
potesse rappresentare un cambiamento positivo per
Emma, sospettando che il fatto di vivere nell'angusto
appartamentino dei suoi amici, cos vicino alla vecchia
residenza, non l'avesse aiutata a vincere il suo mutismo
e le sue paure. La casa sul lago era piena di ricordi
felici per la bambina. Ma non c'era stato nessun
miglioramento nelle sue condizioni. Per certi versi era
addirittura peggiorata, poich ora si rifiutava persino
di avvicinarsi all'acqua dove soltanto l'anno prima si
era tanto divertita a sguazzare.
Quando Laura si era presentata nello studio della
Davison, la receptionist aveva subito esclamato: Che
bella bambina!. Ora, tuttavia, mentre lei osservava
sua figlia attraverso lo specchio, non poteva fare a
meno di notare che perfino la bellezza di Emma portava
il segno delle difficolt di quegli ultimi sei mesi.
La sua carnagione era spenta, il pallore reso ancora pi
evidente dal contrasto coi capelli quasi neri, e c'erano
ombre scure sotto i suoi occhi azzurri.
Heather Davison era la terza psicoterapeuta cui
Laura si rivolgeva. Aveva interrotto la seduta con la
precedente dopo che la donna le aveva detto che avrebbe
dovuto portare Emma alla funzione religiosa in
memoria di Ray per aiutarla a stabilire un contatto con
la realt, e far realizzare alla bambina un piccolo pegno
da mettere dentro la bara, rimproverandola inoltre perch non
era tornata subito a vivere nella
vecchia casa di citt in modo da dimostrare a sua figlia
che non era contaminata dalla morte di Ray.
Laura aveva ascoltato consigli e proposte di amici e
conoscenti, che avevano di volta in volta suggerito di
punire Emma, farla ricoverare in ospedale, o comprarle
un cucciolo di cane. Qualcuno infine l'aveva indirizzata
a Heather Davison, una psicoterapeuta infantile
che aveva avuto qualche successo nel trattamento
dei bambini che in seguito a un trauma non
volevano o non potevano parlare. Quella donna era la
sua ultima speranza, ma l'impressione iniziale era stata
deludente. La donna non doveva avere pi di
trent'anni, e il suo linguaggio era pi consono allo stile
di un'adolescente che a quello di uno psicologo. Indossava
jeans e maglietta di cotone, e i suoi lunghi
capelli biondi erano raccolti in una coda di cavallo.
Emma, invece, aveva subito dimostrato una certa simpatia
per lei, e quella era la cosa pi importante. E lei
stessa era stata costretta a ricredersi quando aveva
sentito le parole che la Davison aveva rivolto alla bambina
al principio della seduta. Parole che le erano
piaciute molto.
Non  stata colpa di nessuno se il tuo pap 
morto aveva detto. Una malattia dentro la sua testa
lo ha spinto a uccidersi. Tu non hai quella malattia,
per. E neppure la tua mamma. La maggior parte delle
persone non ce l'ha.
In quel momento, nella stanza vicina, la donna diede
un'occhiata all'orologio e si alz in piedi. Evidentemente
la seduta era finita, e il miracolo nel quale
Laura aveva sperato non era avvenuto. Emma non
aveva emesso un suono durante la mezz'ora trascorsa
in compagnia della psicoterapeuta.
Lei raggiunse Heather Davison ed Emma in corridoio,
e la bambina immediatamente le avvolse le braccia
attorno alle gambe. Nel corso degli ultimi due o tre
mesi era diventato quasi impossibile per Laura muovere
un passo senza che la piccola le stesse praticamente
attaccata addosso o la seguisse.
Ciao, bambolina! la salut. Ti sei divertita?
Sua figlia annu.
Heather le guid alla reception. Emma disse, desidero
parlare con la tua mamma per un momento
nell'altra stanza. Tu potrai aspettarla qui. Indic il
coloratissimo angolo della sala d'attesa riservato ai
giochi dei bambini che aveva gi attirato l'attenzione
della sua piccola paziente quando era entrata nello
studio quaranta minuti prima. La signora Quinn ti
dar un occhio dalla sua scrivania.
Emma cominci a piagnucolare e si strinse ancora
pi saldamente a Laura.
Lei si chin verso la figlia. Sar nella stanza accanto,
e non ci vorr molto. La accompagn nell'angolo
dei giochi e si ferm alcuni minuti con lei
finch non riusc a farla sedere tranquilla con dei
pastelli e un album da colorare. Torno fra poco le
disse infine. Tu resta qui a giocare. Riconobbe il tono
deciso nella sua voce, utilizzato pi per fare colpo su
Heather che per il bene di sua figlia, poich in realt
avrebbe voluto stringere Emma sul suo grembo e cullarla,
sussurrandole che tutto si sarebbe sistemato. La
sua ansia da separazione era forse identica a quella che
provava la bambina.
La psicoterapeuta la condusse nel suo ufficio, attiguo
al locale utilizzato per la terapia applicata al gioco.
C'erano comode poltroncine a misura di adulto, e
Laura non esit a lasciarsi cadere su una di esse.
Temo che non riprender mai pi a parlare mormor.
Oh, io invece sono convinta del contrario dichiar
Heather. L'impossibilit di comunicare rende pi difficile
sapere che cosa la tormenta, ovviamente, ma la
verit  che i bambini della sua et hanno bisogno di
esprimere le loro ansie e le loro paure attraverso il
gioco... e la rappresentazione... piuttosto che con le
parole. Di conseguenza, io lavorer con Emma in quel
senso e vedremo cosa viene fuori.
Ormai non so pi quali siano i suoi sentimenti e i
suoi pensieri borbott Laura.
Me ne rendo conto rispose la giovane psicoterapeuta.
Il lutto  molto pi penoso per i bambini. Lei
ha degli amici nel suo mondo, ma Emma aveva soltanto
sua madre e suo padre. E ora ha perduto la met
di quella rete di protezione. E se pap pu morire, la
stessa cosa pu accadere alla mamma. Gi mi sembra
di capire che si senta terribilmente abbandonata.
Abbandonata? Da Ray... suo padre?
Direi... abbandonata in generale precis Heather
lentamente. Credo che questo sentimento possa essere
stato gi presente in Emma prima della morte del
padre.
Ma io la portavo quasi sempre con me nei miei
viaggi obiett Laura. Dovevo affidarla a delle babysitter
durante il giorno, naturalmente... E spesso anche
di notte, ammise tra s. Emma sembrava sempre
contenta. Le piaceva stare con le baby-sitter. In Brasile,
la donna che si occupava di lei aveva una figlia della
sua stessa et. Si sono divertite un mondo insieme.
Emma era espansiva e loquace. So che pu sembrare
incredibile...
No, niente affatto la interruppe la psicologa. Ed 
un particolare molto incoraggiante. Se Emma era una
bambina forte ed equilibrata in passato, ci significa
che possiede risorse in grado di aiutarla a superare
questo difficile momento. La prognosi  molto buona.
Laura annu, sforzandosi di credere alle affermazioni
della donna.
Ma devo riconoscere che  inconsueto per un bambino
che si  rinchiuso in questa forma di mutismo
non parlare con nessuno aggiunse Heather Davison.
Di solito, si comportano cos a scuola o nei rapporti
con gli altri, ma non in famiglia. Il caso di Emma 
peculiare proprio perch la piccola non parla con
nessuno, nemmeno con lei.
Laura abbass lo sguardo sulle proprie mani, che
teneva in grembo con le dita saldamente intrecciate.
Doveva avere mancato nei confronti di Emma in qualche
modo, se la bambina si rifiutava di parlare perfino
a sua madre.
Lei mi ha detto che la piccola era a casa quando
suo marito si  ucciso si affrett a continuare la psicoterapeuta,
rendendosi conto evidentemente che Laura
stava sprofondando nel senso di colpa. Questo fatto
 di per s sufficientemente traumatico da provocare
una regressione di questo genere, perci non si
carichi la responsabilit sulle spalle.
Laura incurv le labbra. Se lo dice lei sussurr.
Un'altra cosa che ho notato nella bambina  il suo
atteggiamento negativo nei confronti degli uomini.
Sul serio? Be', so che ha sempre mostrato una preferenza
per le donne, ma non pensavo che avesse...
sentimenti negativi verso gli uomini.
Heather cambi posizione sulla sua poltroncina, facendo
sobbalzare la coda di cavallo, e in quel momento
Laura credette di capire la ragione della simpatia
dimostrata da sua figlia per quella donna. Probabilmente
le ricordava le sue Barbie.
Non mi ha parlato molto del rapporto tra Emma e
suo padre disse Heather.
Laura non sapeva da dove cominciare. Emma non
era figlia naturale di Ray spieg.
Oh. La psicologa annot in fretta qualcosa sul suo
taccuino.
No. Emma  nata da una mia brevissima relazione
con un altro uomo. Fu uno choc per me, la gravidanza.
Io non ero... Laura si sforz di trovare le parole
adatte. ... Non ero tipo da relazioni alla mordi e fuggi.
E tanto meno a lunga gittata. Sorrise alla donna. Sono
un'astronoma. Quella ... era... la mia vita. Ritenevo
di non avere tempo per certe cose. E avevo trentaquattro
anni. Ero grande abbastanza per sapere come
andava il mondo e comportarmi in maniera pi accorta.
Comunque, rimasi incinta. Aveva l'impressione
di fornire molte pi informazioni di quante gliene fossero
state richieste. Io e Ray eravamo amici intimi, ma
niente di pi. Lui era molto pi vecchio di me, e in un
certo senso condensava in s la figura del padre, del
fratello e dell'amico. La gravidanza mi aveva scombussolata.
Non avevo mai pensato di mettere al mondo
dei figli, ma sapevo di non volere un aborto. Per non
avevo un marito. E cos Ray, che era sempre stato una
persona altruista e generosa, si offr di sposarmi. Io
accettai. Gli ho voluto molto bene. Ma il nostro non 
mai stato quello che si potrebbe considerare un matrimonio
normale. Eravamo pi amici che amanti. Con
Ray aveva fatto l'amore forse una ventina di volte durante
i sei anni della loro unione. Laura avrebbe voluto
rapporti pi frequenti, ma gli antidepressivi che lui
prendeva avevano quasi spento la sua gi scarsa
energia sessuale, e lei aveva preferito evitare inutili
pressioni che avrebbero potuto alimentare un senso di
inadeguatezza. Ray era stato un buon marito e aveva
trattato Emma come se fosse davvero sua figlia, e lei in
genere era riuscita a convincersi che ci le bastava.
Com'era il suo rapporto con la bambina? chiese
Heather, e Laura si rese conto di non avere ancora
risposto alla domanda iniziale.
Be', nessuno avrebbe mai sospettato che Ray non
fosse il padre di Emma.  stato meraviglioso con lei.
Le voleva bene, non credo che si sarebbe comportato
diversamente se Emma fosse stata davvero figlia sua
ripet Laura per ribadire il concetto.
La portava a passeggio? Giocava con lei? Le ha insegnato
ad andare in bicicletta?
No. Non quelle cose, specificatamente. Ma Ray...
Frustrata, Laura si arrese. Mi dispiace. Ho un gran
vuoto nella testa.
Sa... Il tono della giovane psicologa era gentile.
Tutti noi abbiamo la tendenza a idealizzare le persone
amate che sono morte.
Ray mi ha sposata ribatt Laura. Si  accollato la
responsabilit di Emma e le ha dato un padre. Nessuno
lo costringeva a farlo. D'altra parte doveva ammettere
che lui non aveva mai dedicato alla bambina
molta della sua attenzione, salvo che avesse in mente
un suo scopo ben preciso. Capitava che le leggesse una
storia ogni tanto, il fatto era che i libri che sceglieva
parlavano di piccoli bambini poveri. Lei tuttavia non
riusciva a rivelare quel dettaglio a Heather.
 possibile che si sia verificato qualche episodio di
molestie? chiese la donna.
No!
 una domanda che devo porre disse Heather con
un tono di scusa. Non ho colto nessun indizio in quel
senso, ma dobbiamo poterlo escludere con sicurezza.
No. La sessualit... non era molto importante per
Ray. Lui era completamente preso dalle questioni sociali.
Presente in ogni comitato possibile e immaginabile,
si batteva per il miglioramento dell'assistenza
a barboni, diseredati e senzatetto. Per lui era una ragione
di vita, almeno quanto l'astronomia lo  per me.
E soffriva di depressione, come le ho spiegato. Ecco
cosa lo ha spinto a suicidarsi.
Come si comportava quando era depresso?
Laura non dovette riflettere a lungo per fornire una
risposta. A volte cadeva in una sorta di buco nero e si
isolava dal resto del mondo. In altre occasioni, si
mostrava insofferente e irascibile. Poteva essere brusco
con Emma in quei casi. Non le piaceva ammetterlo.
La sgridava aspramente. Bisogna riconoscere che la
bambina poteva essere esasperante. Ma non succedeva
molto spesso. Non poteva negare tuttavia che era accaduto
pi di frequente nell'ultimo periodo.
Che opinione ha di se stessa come madre? domand
Heather, disorientandola con quell'improvviso
cambiamento di prospettiva.
A essere sincera si ritrov a rispondere Laura,
non penso di avere gestito la maternit in maniera adeguata.
E neanche il matrimonio, se  per quello. Un
professore una volta le aveva detto che con l'appropriarsi
di campi un tempo considerati prerogativa del
sesso forte, quali le scienze, le donne tendevano a perdere
le loro doti di umanit, la innata capacit di allevare
ed educare, il dono di intuire e soddisfare le
esigenze altrui. Lei temeva che la diagnosi si applicasse
perfettamente al suo caso.  possibile che io
raggiunga risultati brillanti in un ambito della mia vita
e che sia una perfetta incapace in un altro? chiese a
quel punto.
La psicologa rise. Per la maggior parte di noi  cos,
credo.
Ho avuto un solo genitore da quando ero bambina.
Sapevo che mio padre mi voleva bene, e lui  sempre
stato attento ai miei bisogni, ma mi ha insegnato pi
cose riguardo ai pianeti che agli esseri umani. E allora
come mi comporto io? Mi faccio mettere incinta da un
uomo che conosco appena e poi ne sposo un altro pi
per trovare protezione e compagnia che per amore. Mi
dimostro fuori dalla realt quanto mio padre. E questo
 tutto ci su cui Emma pu contare come punto di riferimento.
Non ha nessun altro. Niente fratelli o sorelle
o nonni, zii o cugini. E ora nemmeno un padre.
Soltanto la sottoscritta. E io non so davvero come cavarmela.
Ho paura di rovinarla.
Heather sorrise. Queste sono sciocchezze, Laura.
Mi ha descritto Emma come una bambina felice, curiosa
e socievole.  evidente che lei ha fatto qualcosa
di molto valido. Ora Emma ha vissuto un trauma. Noi
dobbiamo aiutarla a superarlo, e a quel punto lei dovrebbe
ritrovare quella bambina felice. La figlia che ha
allevato meglio di quanto non creda.
Laura emise un sospiro.
Lei si porta appresso un bagaglio non indifferente,
vero? osserv la psicoterapeuta. Sto parlando di senso
di colpa. Senso di responsabilit. Paura.
Mi sento oppressa e confusa ultimamente, in effetti.
Troppe cose sono successe nella mia vita in
questo ultimo anno. Il suicidio di Ray, e prima ancora,
la malattia di mio padre e... Laura ripens a un'inchiesta
che aveva visto alla televisione la settimana
precedente, dedicata alla solitudine della terza et. Un
tema che l'aveva colpita in modo particolare.
E...? la incalz Heather.
Non ha niente a che vedere con Emma.
Non importa.
Mio padre mi ha fatto promettere che mi sarei presa
cura di un'anziana donna. Lei spieg in poche parole
la situazione, e come la sua visita a Sarah Tolley
avesse provocato indirettamente il suicidio di Ray.
 stato ingiusto da parte di suo marito chiederle di
non andare osserv la psicologa con durezza.
Be', pu darsi, ma lui...
Ha intenzione di difenderlo a oltranza? chiese
Heather.  stato ingiusto da parte sua metterla in
quella situazione. Punto e basta. Allora, mi dica, vuole
rivedere quella donna?
Laura rimase turbata dalla brutale franchezza della
psicoterapeuta. Tuttavia, non poteva scacciare dalla
mente l'espressione supplichevole e disperata negli
occhi di suo padre quando le aveva chiesto di occuparsi
di Sarah. Quel ricordo la stava tormentando da
sei mesi. S ammise.
Allora lo faccia replic Heather. Questo sar il
suo compito per la prossima settimana.
Il tragitto in auto fino al Meadow Wood Village richiese
poco pi di trenta minuti. Trenta ansiosi minuti,
durante i quali Laura tent invano di non pensare alle
conseguenze che la sua precedente visita a Sarah Tolley
aveva avuto per Ray, e per Emma.
Quando giunse alla casa di riposo, trov l'appartamento
di Sarah andando in cerca della porta con la
sagoma nera del proiettore cinematografico.
L'anziana donna venne ad aprire e le sorrise. S?
chiese. Indossava un leggero cardigan di cotone azzurro
pallido a piccoli motivi blu sopra una blusa
bianca. I capelli argentei sembravano freschi di parrucchiere.
Buongiorno, signora Tolley. Lei cap che Sarah
non l'aveva riconosciuta. Sono Laura Brandon. Ero
venuta a trovarla qui in gennaio.
Bench continuasse a sorridere, la donna appariva
perplessa mentre lasciava entrare Laura nel soggiorno.
Mio padre mi aveva chiesto di farle visita le spieg
lei. Rammenta?
Suo padre?  morto, dico bene?
S! Il fatto che l'anziana ospite della casa di riposo
non avesse dimenticato quel particolare la rinfranc.
E lei non riusciva a ricordare chi fosse o dove vi foste
conosciuti. Ma io oggi ho portato una sua foto per
aiutarla a far mente locale. E mi chiedevo anche se le
sarebbe piaciuto uscire per una passeggiata.
Una passeggiata? Fuori? Sembrava che Sarah non
credesse del tutto all'invito.
S.
Oh, mi piacerebbe certamente. L'anziana donna
batt le mani in una piccola manifestazione di contentezza.
Loro non mi lasciano pi uscire. Mi tengono
rinchiusa qui come in prigione. Accenn una risatina.
Fa piuttosto caldo fuori osserv Laura. Va bene
lo stesso per lei?
Caldo, freddo o una via di mezzo... va tutto bene
purch mi faccia uscire. Sarah si stava gi avviando
verso la porta.
Ha delle calzature pi adatte a camminare? le domand
Laura.
La donna abbass lo sguardo sulle proprie scarpe
scollate beige. Ottima idea rispose. Non se ne vada.
Spar nella camera da letto e ricomparve dopo
qualche minuto con ai piedi un paio di solide scarpe
da passeggio.
Sono pronta.
Laura sorrise poi si batt una mano sulla fronte.
Oh, aspetti un attimo. Le faccio vedere la fotografia di
mio padre. La tir fuori dalla borsetta e la porse a
Sarah prima che potesse avviarsi di nuovo verso la
porta. Si ricorda di lui?
L'anziana donna si avvicin alla lampada posta sul
tavolino e studi la fotografia con attenzione.
Si chiamava Carl Brandon le ripet Laura.
Non credo di averlo conosciuto mormor Sarah,
stringendosi nelle spalle, subito dopo le restitu la
fotografia. Possiamo andare a fare quella passeggiata
adesso?
Mentre insieme percorrevano il lungo corridoio per
raggiungere l'atrio, Sarah camminava a passo spedito,
con un sorriso impaziente sul volto. Era triste per
Laura rendersi conto che il semplice fatto di uscire
dall'edificio per una mezz'ora potesse procurare a
quella donna tanta gioia. Sarebbe dovuta venire prima,
pens, rallegrandosi che Heather Davison l'avesse
incoraggiata a tornare.
Fuori, Sarah prese un respiro cos esageratamente
profondo da risultare quasi teatrale. Da che parte andiamo?
chiese.
Dove preferisce.
Evidentemente non era quella la risposta pi opportuna,
poich il sorriso dell'anziana donna si spense
e quell'espressione disorientata riapparve sul suo volto.
Non so cosa c' qui attorno mormor.
Allora camminiamo semplicemente propose Laura,
girando a sinistra sul marciapiede. Non ha importanza
dove andiamo, in realt.
Giusto replic Sarah, il sorriso di nuovo sulle labbra,
e si avvi al suo fianco con un passo rapido che la
costrinse ad accelerare l'andatura per non farsi distanziare.
Era ovvio che, se qualcosa non funzionava in
Sarah Tolley, il difetto riguardava soltanto la sua
mente e non il corpo.
Camminarono senza parlare, ma il silenzio non suscitava
un senso di disagio, e bench Laura non vedesse
l'ora di proseguire le sue ricerche sul rapporto
tra quella donna e suo padre, esitava per timore di
confonderla ancora di pi. Ricord ci che Carolyn le
aveva detto. A Sarah piaceva molto parlare, ma non
aveva nessuno che la ascoltasse.
Com'era il lavoro sulle navi da crociera? le chiese
allora.
Piacevole rispose l'anziana donna.
Per quanto tempo lo ha fatto?
Non so. Un anno. Forse tre o quattro.
Carolyn ha detto che le piacciono i film continu
Laura.
Oh, s! Sarah batt di nuovo le mani, gli occhi
scintillanti.
Che cosa ha visto di recente?
Mi piacciono i film di una volta.
Ce n' uno che preferisce?
Oh, s. ... Solchi profondi incresparono la fronte
di Sarah, e lei si imbronci come una bambina contrariata.
Non riesco a ricordare il titolo.
La conversazione decisamente procedeva a fatica.
Be', di mio padre abbiamo gi discusso tent Laura
allora. Perch non mi racconta qualcosa di lei?
Forse, facendo parlare Sarah di se stessa e del suo passato
avrebbe scoperto gli indizi necessari per risalire
all'origine del rapporto fra l'anziana donna e suo padre.
E cos, Sarah cominci a raccontare, e fu come se
Laura avesse attinto a un pozzo profondissimo, molto
pi ricco di quanto lei avesse potuto immaginare.

Sarah,, 1931-1945.
Gli alunni della terza classe stavano preparando una
rappresentazione della storia di Cenerentola cui avrebbe
assistito l'intera scuola. A Sarah piacevano
molto le recite. Sognava di impersonare la protagonista,
ma gi sapeva che, nonostante il suo impegno,
quel ruolo tanto ambito sarebbe andato alla ragazza
pi carina e popolare della classe.
Chi vuole sostenere il provino per la parte della
matrigna cattiva? chiese la maestra, quando tutti gli
altri ruoli furono assegnati.
Dovrebbe farla Sarah Wilding! grid uno dei
bambini.
Sarah sorrise. La sua perseveranza era stata premiata.
E perch quella parte dovrebbe andare a Sarah?
domand a quel punto l'insegnante.
Perch  l'unica abbastanza brutta per fare la matrigna
rispose il ragazzino.
Gli altri scolari risero. Perfino la maestra chin il capo
per nascondere un sorriso, ma Sarah se ne accorse,
e un intenso rossore le sal dal collo alle guance.
La donna sollev di nuovo la testa. La tua  una
vera cattiveria disse al ragazzino in tono di rimprovero
e con espressione molto seria. Come ti sentiresti se qualcuno
dicesse di te una cosa del genere?
Credo che tu debba chiedere scusa alla tua compagna.
Il bambino con aria impacciata si volt sulla sua sedia
per guardare Sarah. Scusa... biascic.
Lei distolse gli occhi, deglutendo ripetutamente per
trattenere le lacrime.
Sarah, ti piacerebbe avere la parte della matrigna?
le chiese la maestra a quel punto. Il ruolo richiede
una brava attrice. Penso che te la caveresti molto bene.
Sarah non sapeva cosa dire. Naturalmente voleva la
parte, ma non in quel modo. Non perch lei era brutta.
No, grazie, signora rispose, le guance che ancora le
scottavano.
Quando anche quell'ultimo ruolo fu assegnato, l'intera
classe ebbe il permesso di lasciare l'aula per l'intervallo.
Una vera liberazione per Sarah, che invece di
unirsi ai compagni nel cortile corse subito a casa.
Sapeva che avrebbe trovato soltanto sua zia, e andava
bene cos. Entrambi i suoi genitori lavoravano
nel negozio di famiglia, ma zia Jane non lavorava. Non
andava mai da nessuna parte. Era sempre l, a disposizione
degli altri, ed era proprio su quella certezza
che lei contava.
Zia Jane era nella sua camera all'ultimo piano, impegnata
come di consueto a cucire una trapunta. Le
sue trapunte abbellivano ogni letto della casa e anche
quelli di molte delle abitazioni dei vicini. I colorati
riquadri di tessuto coprivano quasi ogni superficie
disponibile nella stanza, e per Sarah quella vista era
sempre confortante.
Zia Jane sollev lo sguardo con aria stupita quando
lei entr nella sua camera. Mi hai fatto paura disse,
premendosi una mano sul petto. Che diamine ci fai a
casa cos presto? Non ti senti bene? Hai pianto? Si alz
e le and vicino. Che cosa  successo, piccolo angelo?
Sarah la abbracci, lasciandosi avvolgere lentamente
dal familiare profumo delle saponette ai fiori che lei
usava. Zia Jane era solida come un albero dalle grandi
e profonde radici.
Siediti sul mio letto e raccontami tutto le disse,
spingendo da parte alcuni quadrati di stoffa per farle
posto.
Sarah obbed, ma era riluttante a descrivere l'umiliazione
subita. Soltanto la consapevolezza di potersi
confidare liberamente vinse ogni suo timore. Se ne
avesse parlato a sua madre, le avrebbe risposto che si
meritava di essere schernita perch non curava il suo
aspetto. Era una vera seccatura per i suoi genitori il
fatto che proprio loro, i titolari del negozio di abbigliamento
per bambini pi esclusivo della citt, avessero
una figlia che sembrava un palo di sostegno per
rampicanti, malgrado i loro sforzi per vestirla con
cura.  una pessima pubblicit per il negozio aveva
sentito dire suo padre una volta. Quasi quanto tua
sorella.  un bene che Jane non esca mai di casa.
Sarah raccont cosa era successo a scuola e trov
comprensione e solidariet negli occhi della zia.
Mio povero angelo mormor zia Jane, facendosi
pi vicina per poterle mettere un braccio attorno alle
spalle. Ma sai una cosa? Attese che Sarah sollevasse
lo sguardo su di lei. Qualcosa di buono... qualcosa di
meraviglioso... deriver da questa esperienza.
Lei era sconcertata. Cosa? domand.
Da grande avrai una pelle molto dura spieg zia
Jane, e quella  una dote importante.
Sarah abbass gli occhi sul suo polso pallido e ossuto.
Pelle dura? ripet.
Zia Jane sorrise. E un modo di dire. Significa che
nessuno riuscir mai a ferirti. Tu non sarai eccessivamente
sensibile. Quello che stai sopportando adesso
 penoso, mia cara, ma servir per il tuo futuro.
Soltanto in seguito, quando gi era adolescente, Sarah
si rese conto che zia Jane non era come le altre
donne della sua et. Le altre erano sposate e avevano
dei figli. Andavano a fare la spesa. Compravano abiti.
Amavano cenare al ristorante e andare a teatro. Non
zia Jane, che non metteva piede nemmeno nel cortile
sul retro della casa. Non le interessava trovare un marito,
diceva spesso, e perch avrebbe dovuto volere dei
figli se gi aveva Sarah? Ma la verit era che, fin da
ragazzina, zia Jane veniva assalita dal panico ogni
volta che si avventurava fuori. Con simili premesse,
sarebbe stato sicuramente difficile per lei conoscere un
uomo, e ancor di pi frequentarlo.
A Sarah piaceva che sua zia fosse sempre in casa,
pur rendendosi conto di quanto fosse egoistico da
parte sua quell'atteggiamento. Zia Jane era la sola presenza
costante e amorevole nella sua vita. Sempre disponibile,
sempre pronta a elargire un abbraccio e una
parola di conforto. Ma crescendo, lei cominci a rammaricarsi
per il destino di quella donna che la gente
considerava stravagante.
Zia Jane aveva sognato di diventare infermiera, ma
la malattia mentale si era manifestata prima che lei riuscisse
a completare gli studi, e quel sogno si era tramutato
in rimpianto. Lei, tuttavia, traeva gioia e consolazione
dalla possibilit di trasmettere a sua nipote
tutto ci che aveva imparato. A Sarah piacevano molto
quelle lezioni, e con il tempo si appassion a tal punto
che l'idea di fare sua quell'irrealizzata aspirazione divenne
sempre pi allettante. Avrebbe dovuto studiare
molto alla scuola secondaria, la avvert zia Jane, se
voleva riuscire a frequentare il corso per infermiere.
Era una fortuna che Sarah dovesse dedicarsi con impegno
agli studi poich la sua vita sociale era davvero
limitata. Aveva tante amiche, ma i ragazzi la evitavano
con zelante puntiglio. Non che avesse qualche difetto
fisico. Era soltanto, inequivocabilmente, bruttina, col
suo lungo naso a punta e il mento sfuggente. E non le
serviva a nulla cambiare acconciatura e trucco, il suo
aspetto generale non ne traeva alcun vantaggio.
Non ti serve un uomo nella tua vita per essere
felice le disse zia Jane un giorno. Ma hai bisogno del
lavoro, e dovr essere un lavoro che ti faccia sentire
utile al prossimo. Che diamine, io diventerei pazza se
non avessi te e i tuoi genitori di cui occuparmi.
In quell'occasione, Sarah si rese conto per la prima
volta che sua zia non sapeva di essere gi considerata
pazza dalla maggior parte delle persone. Ma quelle
persone non la conoscevano come la conosceva lei. Se
quella di zia Jane era pazzia, allora non restava che
augurarsi che tutto il mondo fosse pazzo. La vita sarebbe
stata pi facile e pi bella per tutti.
E cos, Sarah decise che sarebbe diventata infermiera.
In fondo, prima ancora di completare l'ultimo
anno di scuola superiore, si sentiva gi in parte preparata.
Poco prima del conseguimento del diploma, la
informarono che in qualit di migliore studente della
sua classe sarebbe toccato a lei tenere il discorso durante
la cerimonia di consegna dei diplomi.
Sarah supplic zia Jane di partecipare a quella festa.
E di fronte alla sua insistenza, lei acconsent a fare un
tentativo, ma il suo sacrificio si rivel un terribile errore.
Zia Jane, Sarah e i suoi genitori presero il filobus
che li avrebbe lasciati a un paio di isolati dalla scuola.
Ma quando scesero dall'automezzo per percorrere a
piedi il resto del tragitto, zia Jane stava piangendo. Si
sedette su una panchina, il corpo tremante, e nessun
argomento, nessuna parola affettuosa sembrava in
grado di confortarla e persuaderla a proseguire. Il suo
panico spavent Sarah. Non ne era mai stata testimone
prima di quel giorno, poich da quando la conosceva,
zia Jane non aveva mai lasciato la casa.
Lei infine rinunci a tentare di convincere sua zia a
muoversi. Si sentiva crudele all'idea di averla implorata
di accompagnarla. Infine, d'impulso, si lanci in
mezzo alla strada e fece fermare un'auto per chiedere
al conducente di dare a sua zia e ai suoi genitori un
passaggio fino a casa. L'uomo si mostr disponibile, e
in qualche modo loro riuscirono a sollevare di peso zia
Jane e a sistemarla sul sedile posteriore.
Ben poco si sapeva delle fobie a quei tempi. E ancora
meno della depressione. Due settimane dopo la
partenza di Sarah, trasferitasi a Trenton per frequentare
la scuola infermiere, zia Jane inghiott una
manciata delle sue pillole per i nervi prescritte dal
medico e mor nel sonno all'et di quarant'anni. Sarah
cap le ragioni di quel gesto. Con lei lontana, restava
ben poco a trattenere zia Jane in quella fredda casa,
dove tuttavia era intrappolata dalla sua mente contorta.
Zia Jane aveva resistito quanto bastava per
aiutarla a superare un'infanzia difficile, ma ora lei era
indipendente, una persona matura ed equilibrata. E di
Jane nessuno aveva pi bisogno.
Sarah, profondamente segnata dalla morte della zia,
decise di diventare un'infermiera psichiatrica. Lesse
tutto il materiale che riusc a trovare sull'argomento,
cercando di comprendere la condizione di zia Jane, e
contemporaneamente apprese una gran quantit di
nozioni su altre malattie mentali, mentre il suo interesse
per la materia cresceva.
Dopo avere ottenuto il diploma, and a lavorare in
una clinica psichiatrica di Haddonfield nel New Jersey.
Al principio, temette di affezionarsi troppo ai pazienti
e di vedere in ciascuno di loro zia Jane, perdendo
quindi quel distacco necessario per aiutarli. Ma
scopr di essere in grado di separare la vita professionale
da quella privata. Ciascun paziente era un
individuo che necessitava di un diverso tipo di aiuto
da lei. Ma tutti avevano bisogno del rispetto e della
compassione che Sarah aveva imparato dalla zia, che
avrebbe sempre portato nel cuore.

 Capitolo 4.

Ho paura ammise Laura mentre si metteva a sedere
nello studio di Heather Davison dopo avere partecipato
a una seduta con la psicoterapeuta ed Emma. Ho
l'impressione che pi a lungo mia figlia rinunci a parlare,
maggiore sia il rischio che lei rimanga muta per
sempre. Mi domando se non sia il caso di fingere di
non capire cosa vuole quando comunica coi gesti. Dovrei
forse costringerla a dirmelo prima di darle quello
che chiede?
Potrebbe essere la strategia da adottare in futuro
rispose Heather, ma in questa fase la bambina ha bisogno
soprattutto di sostegno e della certezza di poter
contare su di lei, qualunque cosa accada. Di essere
accettata e amata indipendentemente dal fatto che parli
oppure no.
La giovane psicologa aveva i capelli sciolti quel
giorno, e le ciocche le ricadevano folte e lucenti sulle
spalle. Indossava prendisole e sandali. Paragonato alla
sua abituale tenuta, quello poteva essere considerato
un abbigliamento formale.
Non la accetteranno all'asilo in autunno se non
parla spieg Laura. Ne ho discusso col direttore.
Se la piccola non  pronta a ritornare all'asilo, non
sar la fine del mondo. Parecchi bambini non iniziano
la scuola alla data prestabilita. Potremo sempre trovare
un'adeguata sistemazione scolastica per lei in seguito.
 solo che io... Laura chiuse gli occhi con un sospiro.
Emma  sempre stata cos sveglia.
Lo  ancora. Heather si liber dei sandali con un
calcio e sollev le gambe sulla poltroncina, coprendole
con la gonna del prendisole.  stato molto interessante
averla con noi durante la seduta di oggi disse.
Mi chiedevo se ha notato come era diversa Emma con
lei presente. Ha un comportamento molto protettivo
nei suoi confronti. Non vuole che lei sappia quanto
soffre.
Laura sfil un fazzoletto di carta dalla scatola posta
sulla scrivania della donna. Non voglio che mia figlia
si porti quel fardello mormor, asciugandosi gli occhi.
 soltanto una bambina piccola.
Lei le ha insegnato a essere sensibile. Il che non 
poi cos negativo.
Laura si soffi il naso. Il merito  di Ray, in realt
precis. Se ben ricorda, le ho raccontato che lui le
parlava dei poveri e dei diseredati.
Voi l'avete allevata insieme dichiar la giovane
donna.
Sembrava che la psicoterapeuta volesse vietarle di
attribuire a suo marito un qualunque pregio, in ogni
caso Laura prefer ignorare il commento. Se Emma
non riesce a parlare liberamente in mia presenza, non
 forse il caso che io eviti di partecipare alle vostre sedute?
Per qualche tempo, almeno convenne Heather.
Potr seguirci da dietro lo specchio.
D'accordo.
Ci che ancora mi preoccupa pi di ogni altra cosa
 tutta la carica negativa che avverto in Emma nei confronti
degli uomini continu la psicologa. Sua figlia
fa quella smorfia ostile ogni volta che gioca con uno
dei bambolotti maschi.
Me ne sono accorta conferm Laura. Sarebbe stato
impossibile non notare quell'atteggiamento di disprezzo
manifestato da Emma durante la seduta.
E io temo che simili sentimenti la accompagnino da
molto tempo. Da prima della morte di Ray. Essi potrebbero
avere un forte influsso condizionante sulla
donna che Emma diventer.
Mia figlia stava giocando a casa di una vicina
l'altro giorno quando il padre della sua amichetta 
rientrato dal lavoro rifer Laura.  un tipo simpatico,
anche se un po' rude, ed Emma  scappata via non
appena lui  arrivato.
Quell'informazione non parve sorprendere Heather
Davison. Ci che  davvero evidente per me, anche se
so che lei forse non  disposta ad ammetterlo,  che fra
suo marito ed Emma non c'era un buon rapporto.
Quando ho chiesto alla bambina di utilizzare i disegni
delle varie espressioni per descrivere il suo pap, la
piccola ha scelto quella cupa e quella adirata. Si
sporse in avanti verso di lei, lo sguardo serio. Nell'immaginario
di Emma, gli uomini si arrabbiano osserv.
E si uccidono.
Allora che cosa possiamo fare? Lei si sentiva impotente.
Be', la terapia applicata al gioco pu arrivare solo
fino a un certo punto. La psicoterapeuta torn a
lasciarsi andare contro lo schienale della poltroncina.
Ho una domanda da rivolgerle. Un'idea che mi frulla
in testa.
S?
Il padre naturale di Emma. Che cosa mi sa dire di
lui?
Laura rise. Fondamentalmente nulla. L'ho incontrato
una sola volta, durante una festa, e questo  tutto.
Mi creda, non avevo mai fatto una cosa del genere
prima di allora. Ero turbata quella sera, e...
Questo non ha importanza. Heather liquid le sue
giustificazioni agitando una mano. Ma mi chiedo se
ci sia una possibilit che a quell'uomo interessi sapere
che ha una figlia e...
Oh, no. Fu il turno di Laura d'interrompere. L'idea
di rintracciare Dylan Geer e di fargli un simile annuncio 
era impensabile. Lui probabilmente non si ricorda
nemmeno di me. E poi io non so neppure dove
abiti. E tanto meno come si guadagni da vivere. E...
Rise di nuovo. ... Non voglio che Emma abbia per padre
un tipo che va a letto con la prima che capita. Gi
si ritrova una madre tanto scriteriata da fare una cosa
del genere.
Anche Heather rise. Va bene disse. Mi piacerebbe
comunque che lei pensasse a questa ipotesi. Neppure
io lo vorrei coinvolgere, a meno che non dia precise
garanzie di essere un buon padre e sia disposto a
impegnarsi nei confronti della bambina. Ma lui potrebbe
essere la persona in grado di modificare il suo
preconcetto che tutti gli uomini sono animali ringhiosi.
Non si pu mai sapere. Potrebbe valere la pena di tentare.
Laura aveva personalmente progettato quella che
chiamava la stanza panoramica della casa sul lago. Era
un locale di media grandezza e forma quadrata al primo
piano, col soffitto composto da grandi pannelli di
plexiglas. Il pavimento era completamente coperto da
enormi cuscini, fatta eccezione per l'angolo che ospitava
la scrivania e il computer. Sdraiandosi su quei cuscini,
con lo sguardo rivolto verso il cielo, una persona
poteva quasi illudersi di essere all'aperto. Il telescopio
era stato sistemato accanto alla portafinestra, pronto a
essere spinto sull'ampio terrazzo che correva lungo i
quattro lati della costruzione, offrendo a Laura la possibilit
di esplorare quasi l'intera volta celeste.
Le era capitato spesso di addormentarsi nella stanza
panoramica, e quella sera probabilmente sarebbe accaduto
di nuovo. Gi con addosso il suo pigiama estivo,
se ne stava rannicchiata sopra uno dei morbidi cuscini
a fissare le costellazioni. E a riflettere. Aveva riflettuto
molto dopo il suo appuntamento di quel pomeriggio
con la psicoterapeuta.
Dylan Geer. Il pensiero di quell'uomo risultava imbarazzante
e seducente nel medesimo tempo. Imbarazzante
a causa del modo in cui lei si era comportata
quella sera di tanto tempo prima. Seducente perch
Dylan Geer era un individuo irresistibile. Andare a letto
con lui poteva soltanto essere definito un puro atto
di follia, del tutto estraneo alla sua natura. Laura non
era mai stata il tipo di donna che si sdilinquiva alla
vista di un bel ragazzo. Era cresciuta con un padre il
cui divertimento ideale era trascorrere un pomeriggio
nella sezione scientifica della biblioteca, e quello era
diventato anche il suo passatempo preferito. Alla
scuola superiore, le compagne la giudicavano strana.
Lei era strana. Presidente della societ di astronomia,
unico elemento femminile nei circoli della scienza e
degli scacchi, sebbene avesse avuto molti amici maschi,
pochi di loro l'avevano considerata in un ruolo
diverso da quello.
Perfino allora i progetti per il suo futuro professionale
erano stati il suo primario interesse. A quell'epoca
aveva nutrito seri dubbi sulla possibilit di sposarsi
un giorno. Non ci sarebbe stato posto nella sua
vita per un marito e dei figli con il genere di carriera
cui aspirava. La valutazione si era rivelata esatta; lei
non aveva dedicato una parte sufficiente di se stessa a
Ray ed Emma.
Aveva avuto il suo primo rapporto sessuale al college,
con un amico che voleva mostrarle che cosa si
stava perdendo. L'esperienza le era piaciuta, in particolar
modo la sensazione di intimit con una persona
che le era simpatica, ma di rado aveva provato quelle
emozioni che le sue coetanee descrivevano e che le
rendevano incapaci di dire no quando un ragazzo di
bell'aspetto tentava un approccio.
Cos era stato fino a sei anni prima, quando Laura
era letteralmente andata a sbattere contro Dylan Geer
durante un ricevimento.
La festa era stata organizzata da Rhonda Giddings,
una sua collega di lavoro allo Smithsonian's Air and
Space Museum. Rhonda era poco pi di una conoscente,
ma aveva invitato il personale del museo all'inaugurazione
della sua nuova casa di Potomac.
Stava cominciando a nevicare quando Laura era
giunta alla spettacolare residenza della donna. Era di
pessimo umore. Proprio quel giorno, era stata respinta
la sua richiesta di una borsa di studio per un programma
di ricerca cui teneva molto e per ottenere la
quale si era impegnata al massimo. Delusa e furente,
aveva scolato qualche bicchiere di troppo. Non essendo
abituata a bere, l'alcool aveva fatto effetto quasi
all'istante, e mentre si spostava barcollando dal salone
alla cucina, era finita direttamente fra le braccia di un
uomo che l'aveva lasciata senza fiato. In quel momento
aveva capito di cosa parlavano le altre ragazze. E
aveva anche capito che sarebbe andata a letto con lui.
Mentre fissava le stelle dalla sua comoda posizione
sul grande cuscino nella stanza panoramica, Laura
permise a se stessa di soffermare il pensiero sul volto
di quell'uomo. I penetranti occhi azzurri. I capelli scuri.
Il sorriso ironico. Dovevano avere parlato prima di
finire in una delle camere da letto del primo piano, ma
lei non riusciva a ricordare una sola parola della loro
conversazione. Non riusciva a ricordare nemmeno che
mestiere lui facesse, o dove abitasse, o in quale veste
conoscesse Rhonda. Ma ricordava perfettamente l'eccitazione
provata, il fremito viscerale al momento di
baciarlo, di giacere nuda con lui nel grande letto a
baldacchino, mentre la neve cadeva furiosamente oltre
la finestra della stanza. Ricordava ciascuna carezza,
ciascun movimento del corpo di lui. Era possibile,
tuttavia, che avesse abbellito quei ricordi nel corso
degli anni, poich durante ogni rapporto sessuale con
suo marito aveva attinto a essi per stimolare i propri
sensi. Tuttavia, con Dylan aveva fatto del semplice sesso,
mentre con Ray aveva diviso un amore radicato
nell'amicizia.
Dopo quella notte, Laura si era chiesta se quel desiderio
fosse sempre stato presente in lei ma lo avesse
tenuto rigidamente nascosto per evitare di sottrarre
energie al suo lavoro. Era bastato un bicchiere di vino
in pi per abbattere le sue barriere. Forse lei aveva soltanto
ingannato se stessa convincendosi di non provare
quelle sensazioni, proprio come aveva ingannato
se stessa pensando che non le importasse avere dei figli.
Quando aveva appreso che era rimasta incinta
quella notte, aveva provato un'improvvisa e assoluta
felicit, temperata soltanto dalla consapevolezza che
non sarebbe stato facile conciliare carriera e maternit.
Suo padre non aveva perso tempo a sottolinearle quel
particolare, suggerendole di considerare come validissima
alternativa un aborto. Per la prima e unica
volta in tutta la sua vita, Laura non aveva obbedito.
D'un tratto, quella riflessione richiam alla sua mente
tutte le notti passate a osservare il cielo accanto al
padre. E a rispondere alle domande che lui le rivolgeva.
Dov'era Andromeda? Qual era la stella pi luminosa
di Perseo? Laura aveva provato una certa tensione
durante quegli interrogatori notturni, come se
l'affetto di suo padre dipendesse dalle sue risposte
corrette. Lei non si stava comportando in quel modo
con Emma, o no? Anche sua figlia era abbandonata a
se stessa proprio come lo era stata lei, potendo contare
soltanto su uno svagato genitore. E per giunta, la bambina
aveva avuto un cattivo rapporto con l'uomo che
aveva creduto fosse suo padre.
Gli uomini si arrabbiano. E si uccidono.
Heather Davison aveva ragione.
Per il bene di Emma, era suo dovere verificare se
Dylan Geer fosse degno di avere un ruolo nella vita
della bambina.
Bench Rhonda Giddings non fosse pi una dipendente
del museo, Laura riusc a rintracciarla al suo
nuovo posto di lavoro.
Che piacere sentirti disse la donna. Come stai?
Come vanno le cose?
Bene ment lei, per evitare di riferire i tanti cambiamenti
avvenuti nella sua vita da quando aveva
incontrato Rhonda l'ultima volta. Mi chiedevo se...
Quando comincia il migliore periodo di osservazione
per la pi recente cometa Brandon? domand
la donna, interrompendola. Ho sentito che si preannuncia
un vero spettacolo.
Me lo auguro rispose Laura. Il momento di massima
visibilit per noi dovrebbe essere la prossima
estate.
Fantastico.
Ti ho chiamata per chiederti un favore, Rhonda
continu lei. Sto cercando di mettermi in contatto con
una persona che avevo conosciuto a una festa a casa
tua parecchio tempo addietro. Sei anni fa, per la precisione.
Vow! Rhonda rise. Devo avvertirti, la mia memoria
non  pi quella di una volta. Di chi si tratta?
Dylan Geer. Laura non riusc a ignorare il disagio
che prov mentre pronunciava il nome. Si chiedeva
quante persone si fossero accorte che lei e quell'uomo
erano spariti insieme al piano di sopra la sera del ricevimento.
Dylan Geer! Perch mai dovresti... Oh, vuoi fare un
giro in mongolfiera, giusto?
Un giro in mongolfiera?
Non  per quello?
No, il motivo  un altro. Qualcosa di personale.
Scusa.
Nessun problema. Non credo di avere il suo numero
di casa, ma ho quello della sua azienda, se cos
possiamo chiamarla. Aspetta in linea. Lasciami prendere
la mia agenda dalla borsetta.
Laura la sent frugare nella borsa, poi sfogliare rapidamente
le pagine dell'agenda.
Ho portato mio marito a fare un giro per il suo
compleanno l'anno scorso spieg Rhonda.
E cos, lui si occupa di voli con palloni aerostatici?
domand Laura. Non era esattamente il genere di professione
che lei aveva desiderato per il padre di Emma,
ma le sembrava comunque interessante.
S. Ha dato una svolta alla sua vita dopo avere lasciato
la compagnia aerea, sai.
Cercare di mettere insieme i pezzi di quel rompicapo
stava diventando sempre pi frustrante per
Laura. Non lo conosco molto bene ammise. Non sapevo
che lavorasse per una compagnia aerea.
Non ho idea di cosa successe, ma qualche anno fa
lui piant tutto e si trasfer in campagna per avviare
quell'attivit con le mongolfiere. Da allora pare che sia
diventato una specie di playboy, a quel che ho sentito.
Perfetto. Il quadro non sembrava promettente.
Ecco il suo numero e l'indirizzo disse Rhonda.
Laura li annot su un foglio, poi concluse rapidamente
la telefonata e, prima di perdere il coraggio,
compose subito il numero di Dylan Geer.
Hot Air Unlimited. Era una voce d'uomo, gradevole
ed efficiente.
Sto cercando di mettermi in contatto con Dylan
Geer spieg lei, alquanto agitata.
Sono io.
Dylan, il mio nome  Laura Brandon. Ci siamo conosciuti
durante una festa a casa di Rhonda Giddings
circa sei anni fa.
C'era silenzio all'altro capo del filo.
Mi dispiace mormor lui dopo un minuto. Non
ricordo.
L'impresa non si prospettava per nulla facile. Be', 
un po' imbarazzante per me, e mi rincresce rovesciarle
addosso tutto questo cos all'improvviso. Laura parlava
a raffica, incalzata dalla tensione. Successe quando
Rhonda trasloc in quella nuova casa di Potomac.
Era in corso un'eccezionale tempesta di neve. Io la incontrai
l e noi... be', noi andammo a letto insieme
quella sera. E ora le telefono per informarla che ho avuto
una figlia... concepii una bambina in quell'occasione.
Emma. Cos si chiama. Non  mai stata mia intenzione
mettermi in contatto con lei a questo proposito,
dato che mi sposai poco dopo il nostro incontro,
ma mio marito  deceduto di recente, ed Emma
 rimasta traumatizzata dalla sua morte e ora non parla
pi, e la psicoterapeuta della bambina ha consigliato
di vedere se...
Piano la interruppe Dylan. Ricominciamo dal
principio. Mi sta dicendo che noi... siamo andati a letto
insieme nella casa di Rhonda?
S. Sei anni fa. C'era una tormenta. Per poco non restammo
bloccati dalla neve l dentro.
Mi dispiace. Non ricordo affatto l'episodio. Mi ripete
il suo nome?
Laura Brandon. Lei si rese conto in quel momento
che forse non glielo aveva detto la sera della festa. Sul
metro e settanta. Capelli castano chiaro. Lunghi.
 sicura di parlare con l'uomo giusto?
Sicurissima.
Quindi lei pensa che la bambina sia mia?
Ne sono certa. Non ci sono altre possibilit.
Non potrebbe essere di suo marito?
Non ero sposata all'epoca. La indispettiva il fatto
che quell'individuo la credesse capace di andare a letto
con lui pur essendo sposata. Naturalmente, nemmeno
il suo modo di agire era stato particolarmente onorevole.
Non frequentavo nessun uomo.
Ma ha appena detto che aveva un marito...
Mi sposai dopo quella sera. Un amico mi offr
quella soluzione quando io scoprii di essere incinta.
Ma  morto alcuni mesi fa, e...
Perci adesso ha bisogno di un nuovo padre per
sua figlia, e io sono il probabile candidato?
Non le piacque il tono dell'uomo. Fu tentata di riattaccare,
ma continu con fermezza. Non  una questione
di soldi. Fortunatamente sono in grado di provvedere
da sola a mia figlia. Ma la psicoterapeuta di
Emma mi ha consigliato di appurare se il padre della
piccola... se lei... potesse essere interessato a stabilire
un rapporto con la bambina. Ritiene che Emma trarrebbe
vantaggio dalla presenza di una attenta e sollecita
figura maschile nella sua vita.
Sa, tutto questo  pazzesco. Dylan Geer rise. Non
so chi lei sia. Spunta fuori dal nulla e mi chiede di essere
un'attenta e sollecita figura maschile per una bambina
di cui non so niente.
Quella bambina  sua figlia.
Non credo proprio. Non ricordo neppure di averla
conosciuta, tanto meno di essere venuto a letto con
lei.
Potremmo se non altro incontrarci da qualche
parte? Potremmo parlare di persona? Lo sent sospirare.
Mi sembra del tutto inutile rispose l'uomo. Mi
dispiace che lei abbia dei problemi con sua figlia, ma
non vedo come potrei aiutarla. E devo fare parecchie
telefonate, perci...
Forse lei non  in grado di aiutarmi insistette
Laura, ma vorrei almeno...
Mi stanno chiamando sull'altra linea la interruppe
lui. Mi dispiace... Laura...  cos che si chiama? Buona
fortuna. E chiuse la comunicazione.
Laura tenne il ricevitore accostato all'orecchio ancora
per alcuni secondi prima di riabbassarlo. Non avrebbe
dovuto dargli la notizia per telefono. Se si fosse
presentata direttamente, Dylan Geer forse l'avrebbe riconosciuta.
Non sarebbe riuscito a evitare lei e la verit
cos facilmente. Ma in fondo, a giudicare dalla breve
conversazione, quell'uomo sembrava soltanto un idiota.
Forse era meglio che restasse fuori dalla vita di Emma.
Laura ed Emma erano uscite insieme a fare la spesa
dopo cena. Prima della morte di Ray, lei aveva sempre
dovuto tenere d'occhio sua figlia al supermercato poich
la bambina aveva l'abitudine di allontanarsi per
conto proprio, prendendo prodotti di cui non avevano
bisogno e parlando con gli estranei. Ora invece restava
attaccata alle sue gambe o al carrello, dentro il quale
aveva addirittura tentato di sedersi, nonostante la sua
statura e il divieto di Laura. Alcuni sconosciuti le rivolgevano
ancora la parola, ma lei si cacciava in bocca
il pollice e distoglieva lo sguardo.
Compriamo delle pesche, tesoro le disse Laura,
spingendo il carrello verso il reparto della frutta e verdura.
Bench si stesse occupando degli acquisti, non riusciva
a smettere di pensare alla fallimentare telefonata
fatta a Dylan Geer alcuni giorni prima. Insomma, come
si sarebbe sentita se fosse stata nei suoi panni?, si
chiese mentre guardava Emma che sceglieva le pesche.
Come avrebbe reagito se fosse stata un uomo e una
sconosciuta l'avesse chiamata al telefono, spuntando
dal nulla sei anni dopo il fatto, per annunciare che aveva
generato un bambino? Avrebbe temuto un'azione
legale per il riconoscimento della paternit, come minimo.
O sospettato che la donna avesse delle difficolt
economiche e fosse in cerca di aiuto per il proprio figlio.
Laura osserv con particolare attenzione il comportamento
di Emma, notando come la bambina evitasse i
pochi clienti di sesso maschile, pronta a spostarsi nello
spazio tra lei e gli scaffali ogni volta che un uomo
avanzava verso di loro. Lo aveva sempre fatto? La manovra
era sufficientemente disinvolta da impedirle di
rispondere con certezza.
Gli uomini si arrabbiano. E si uccidono.
Quando arriv a casa, Laura torn a cercare l'appunto
con il numero telefonico di Dylan Geer. Senza
fermarsi a riflettere bene su quanto si accingeva a fare,
compose il numero. Lui era in casa.
Pronto?
Sono Laura Brandon.
L'uomo non parve riconoscere il nome.
Le ho telefonato qualche giorno fa continu lei.
A proposito di mia figlia.
Si sent una sorta di sibilo all'altro capo del filo.
Non posso crederci disse Dylan Geer in tono spazientito.
A che diavolo di gioco sta giocando?
Quella era stata una pessima idea. Quale altra reazione
si sarebbe potuta aspettare? So che non mi ha
creduta l'altro giorno, ma se soltanto desse un'occhiata
alla foto di Emma, capirebbe che le sto raccontando la
verit. Istintivamente, prese la cornice con il ritratto
della bambina che teneva sul cassettone, come se l'uomo
potesse vederla. Si renderebbe conto senza ombra
di dubbio che  sua figlia insistette.
Lei  pazza ribatt Dylan Geer. Dovrebbero rinchiuderla
in manicomio.
Lo so. Laura si pass una mano fra i capelli.
Questa  la cosa pi assurda che io abbia mai fatto.
Ma sono nel pieno possesso delle mie facolt mentali,
lo giuro, e...
Non l'ho mai conosciuta in vita mia dichiar Dylan.
E francamente, mi auguro di non doverlo mai
fare. E senza aggiungere altro, riattacc.
Abbandonando la testa contro lo schienale della
poltroncina, lei chiuse gli occhi nel futile tentativo di
placare l'agitazione. Quando infine li riapr, si guard
nello specchio sopra la toletta, chiedendosi come Laura
Brandon potesse avere agito in maniera tanto strampalata.
Che imbecille! Dopo qualche minuto, si alz,
and alla sua scrivania e dal cassetto prese una foto di
Emma. Sul retro scribacchi il suo numero di telefono,
poi la infil in una busta, vi scrisse sopra l'indirizzo di
quell'uomo, la sigill e la mise nell'ingresso, pronta
per essere spedita l'indomani mattina.
Dylan stava girando le fette di salmone nella marinata
quando sent aprirsi la porta principale. Si affacci
sulla soglia della cucina per lanciare un'occhiata
verso il soggiorno.
Ciao! Sorrise a Bethany.  bello vederti, Beth.
 bello vedere anche te. Lei entr nella stanza,
stringendo il sacchetto della spesa contro il torace, e gli
diede un bacio.
Non posso prenderti fra le braccia disse Dylan.
Ho le mani sporche di marinata.
Be', io ho portato il dolce. Bethany mostr il sacchetto.
Gelato alla vaniglia.
Lui sorrise di nuovo. Quella donna conosceva le sue
debolezze.
Se sposti quel mucchio di corrispondenza dal tavolo,
posso appoggiare questo.
Dammi il tempo di lavarmi le mani e arrivo subito
da te.
Non ha importanza, lo metter sulla sedia. Pos il
sacchetto con uno sbuffo, ma la sua attenzione fu attratta
dalla fotografia che spuntava fra la posta. Oh,
oh, e chi sarebbe questa? chiese, sfilandola dal mucchio.
A Dylan bast voltarsi un istante a guardarla per
sentire riesplodere la collera che aveva provato quella
mattina nell'aprire la busta. Non ne ho la pi pallida
idea ment. Le tolse di mano la foto e la scaravent
capovolta sopra il resto della corrispondenza, accorgendosi
soltanto in quel momento che Laura Brandon
aveva scritto un numero telefonico sul retro.
Bethany non aveva l'aria di credergli, ma non fece
altre domande. Lui sapeva di poter contare sulla sua
discrezione.
Delle donne che aveva frequentato negli ultimi anni,
Bethany era la sua preferita. Era molto bella. Oltre a
svolgere l'attivit di fotografa, saltuariamente lavorava
anche come modella, ed era per lui un piacere trovare
il suo viso e il suo corpo sulle pagine delle riviste. I
suoi lucenti capelli corti erano neri come le ali di un
corvo e la sua carnagione era perennemente abbronzata.
Ancora pi importante dell'aspetto fisico, tuttavia,
era il fatto che Bethany lo comprendesse meglio di
qualunque altra donna con cui avesse avuto rapporti.
Capiva che lui non voleva vincoli; era sempre stato
onesto con lei su quel punto. Eppure, gli restava il
dubbio che la sbandierata disinvoltura di Bethany celasse
i suoi autentici desideri. Lei aveva soltanto trentun
anni, ed era facile immaginare che sognasse il matrimonio
e una famiglia, mentre lui non voleva e non
cercava n l'uno n l'altra. Bethany voleva essere
amata, mentre lui sapeva che i suoi sentimenti per
quella donna non sarebbero mai andati oltre il semplice
affetto. La sua sincerit a quel riguardo era quasi
brutale, e bench Bethany apparentemente accettasse
la sua posizione, lui temeva che nell'intimo contasse su
un suo cambiamento. Le aveva ripetuto spesso che se
il matrimonio e l'impegno reciproco erano il suo traguardo,
aveva scelto l'uomo sbagliato.
Come unica concessione, accettava che Bethany fosse
la sua sola amante. Lei non poteva avere una relazione
con pi di un uomo, gli aveva spiegato, e sentiva
il bisogno di sapere che il principio valeva anche per
lui. E Dylan lo condivideva veramente, non per le inevitabili
complicazioni emozionali che pi rapporti paralleli
avrebbero potuto generare, ma a causa dei rischi
per la salute. Il suo atteggiamento in proposito poteva
forse apparire contraddittorio, ma aveva solide basi.
Voleva vivere giorno per giorno, senza preoccuparsi
del futuro, ma al tempo stesso non aveva nessuna
intenzione di contrarre l'AIDS o qualche altra malattia.
Lui e Bethany si erano sottoposti al test. Erano monogami,
sessualmente, almeno, e ci lo rassicurava.
Bethany prepar l'insalata e mise le patate nel forno
a microonde mentre lui arrostiva il pesce sulla graticola
in giardino. Mangiarono al tavolo da picnic sotto
la fitta cupola creata dagli alberi, bruciando candele
alla citronella per tenere lontani gli insetti.
Erano passate due settimane da quando Dylan aveva
incontrato Bethany l'ultima volta, e lei aveva un
aspetto fantastico. Gli risultava quasi impossibile toglierle
gli occhi di dosso, e al termine della cena lasci
i piatti nel lavello e la guid in camera da letto. Fecero
l'amore, ma lui percep che qualcosa non funzionava.
Bethany aveva parlato poco a tavola, e ora gli sembrava
ancora pi silenziosa. E bench lui fosse tentato di
scivolare semplicemente nel sonno, ritenne pi corretto
investigare.
Sistem un cuscino dietro la testa per poter vedere
l'acquario. Aveva costruito lui stesso la grande vasca
incassata nella parete tra la sua camera e il soggiorno
in modo che fosse possibile ammirare i pesci da entrambe
le direzioni. In quel momento, l'acquario diffondeva
la luce che giungeva dall'altra stanza, tracciando luccicanti
onde azzurre sul soffitto.
Dylan mise un braccio attorno al corpo di Bethany.
C' qualcosa che non va? le chiese.
Lei gli si rannicchi ancora pi vicina. No. Non
proprio.
Non ti credo.
Bethany prese un lungo respiro, e Dylan si prepar
ad affrontare quanto sarebbe seguito, di qualunque cosa
si trattasse.
Be' spieg infine lei, quella foto mi ha messo un
po' di paura.
Paura? Perch?
Io semplicemente non capisco. Chi te l'ha mandata?
Che senso ha?
Dylan fece un sospiro. Uno dei pesci angelo guizz
verso la superficie dell'acqua, per poi ridiscendere sul
fondo, dove prese a muoversi dentro e fuori dal piccolo
castello di ceramica. Una donna mi ha telefonato
per annunciarmi che sono il padre della sua bambina.
Io non ricordo nemmeno di averla conosciuta... la donna.
E l'ho liquidata senza tante cerimonie. Deve essere
stata lei a spedirmi quella foto.
Quindi... cominci Bethany.
Quindi?
Potrebbe essere la verit?
Non so cosa abbia in mente. La bambina ha cinque
anni. Perci sarebbe dovuto succedere sei anni fa. Dovrei
almeno ricordare qualcosa di quella donna, non
credi? E inoltre sai quanto sono preciso in fatto di anticoncezionali.
Bethany non disse nulla per un minuto. Quello era
il tuo periodo nero, per.
Dylan si era rifiutato di pensarci, ma lei aveva ragione.
Era del tutto possibile che lui avesse generato un
bambino a quell'epoca. Avrebbe potuto addirittura generarne
una decina. E sebbene gli piacesse considerarsi
una persona prudente, aveva bevuto molto in
quei giorni. Qualunque cosa era possibile. S convenne.
Quello era il mio periodo nero.
Allora, forse, la piccola  tua figlia.
E cosa dovrei fare al riguardo se lo fosse? La donna
dice che non  a caccia di quattrini, e questo  un bene
dato che io non gliene posso dare. Ma ho ancora meno
da offrire sul piano paterno.
Bethany gli accarezz il torace. Tu credi di non
avere niente da offrire, ma non  cos. A volte vorrei...
Non termin la frase.
Cosa vorresti?
Tu hai tutte le qualit per essere un buon padre,
Dylan. Sei divertente. Sei buono, attento e sollecito. Sei
leale.
Lui ricord che anche Laura Brandon aveva usato
gli stessi aggettivi. La bambina aveva bisogno di una
attenta e sollecita figura maschile nella sua vita.
Impegno e coinvolgimento personale non sono il mio
forte obiett, qualora tu non te ne sia accorta.
Forse un giorno cambierai.
Bethany... temo che tu abbia per me dei progetti
che non si realizzeranno mai.
Gi. Lo temo anch'io.
Lui le sfior la guancia. Sono sempre stato onesto
con te.
Lo so. La voce di Bethany era velata.
Dylan le cinse il corpo con le braccia e la strinse a s,
consapevole che il gesto le sarebbe dovuto bastare.
Non aveva niente di pi da offrirle.

 Capitolo 5.

Un angolo della sagoma del proiettore cinematografico
ritagliata nel cartone nero si stava quasi staccando
dalla porta dell'appartamento di Sarah Tolley, e Laura
lo sistem premendovi sopra un dito prima di suonare
il campanello. Sentiva il televisore a tutto volume, e
soltanto dopo qualche istante la donna venne ad
aprire.
Salve. Laura sorrise.
Anche Sarah sorrise, bench fosse chiaro dall'espressione
assente nei suoi occhi che, ancora una volta, non
l'aveva riconosciuta. Oggi  il giorno della passeggiata?
chiese.
S rispose lei, contenta che l'anziana ospite della
casa di riposo fosse almeno in grado di collegare le
due cose. Io sono Laura, ricorda? L'ho accompagnata
a fare una passeggiata la settimana scorsa, e stamattina
ho pensato di venire a vedere se aveva voglia di uscire
di nuovo.
S, tantissima. La donna si fece da parte per lasciarla
entrare nel piccolo soggiorno. Mi ricordo di
lei disse. Aveva la fotografia di un uomo.
Mio padre. E oggi ne ho portate altre, molto pi
vecchie. Forse le sar pi facile riconoscerlo, vedendo
che aspetto aveva tanti anni fa.
Sarah si spost accanto al divano per spegnere il televisore
con il telecomando, poi ritorn al fianco di
Laura. Prese le fotografie che le stava porgendo e le rivolse
verso la luce che giungeva dalla finestra, socchiudendo
le palpebre e aggrottando le sopracciglia.
Infine scosse la testa. La frustrazione causata dall'impossibilit
di identificare quell'uomo era evidente sul
suo volto, e Laura si pent di averle mostrato quelle
foto.
Non ha importanza le disse, infilandole di nuovo
nella borsa. In quel momento not che Sarah portava
la gonna a rovescio. Dopo che le avremo sistemato
questa, potremo andare a fare la nostra passeggiata.
La donna abbass lo sguardo sull'indumento. Oh,
non me n'ero accorta.
Posso aiutarla?
Sarah incontr qualche difficolt con la chiusura
lampo, e Laura gliela apr, chiedendosi come avesse
potuto indossare la gonna a quel modo. Gliela fece
scivolare lungo i fianchi sottili e la infil di nuovo sopra
la sottoveste bianca orlata di pizzo, questa volta
dalla parte giusta.
Ecco fatto le disse infine. Vedo che ha messo
delle buone scarpe da passeggio oggi, quindi siamo
pronte.
Metto queste scarpe tutti i giorni nel caso che la
ragazza... nel caso che lei venga qui per portarmi
fuori spieg Sarah.
A quelle parole, Laura sent una stretta al cuore.
L'anziana donna aveva aspettato una sua visita. Sarebbe
dovuta venire prima.
Uscite dall'edificio, si avviarono lungo il marciapiede.
Dov' la sua famiglia? le chiese Sarah, cogliendola
alla sprovvista con una domanda cos personale.
Be', mio marito  morto rispose lei.
Oh. Anche il mio.
L'uomo della fotografia nel suo appartamento?
S. O almeno, io penso che sia morto.
L'incapacit della donna di ricordare un fatto cos
fondamentale sconcert Laura. Ho una bambina piccola,
per aggiunse. Si chiama Emma.
Emma. Quanti anni ha?
Cinque.
Le deve mancare molto il suo pap.
S, molto. Segu una pausa di silenzio mentre
Laura considerava quanto fosse assennato il commento
di Sarah. Mio marito, per, non era il suo vero
padre chiar, chiedendosi se la donna sarebbe stata in
grado di seguire il discorso. Il suo vero padre non sa
di esserlo. Ho cercato di parlargli per sentire se per
caso volesse avere un ruolo nella vita della bambina.
Scroll la testa con una risata. La faccenda  piuttosto
complicata. Se la sua spiegazione appariva nebulosa
perfino a lei, era facile sospettare che avesse confuso
irrimediabilmente Sarah gi dopo la prima frase.
E allora, che cosa dice lui? domand l'anziana
donna. Il vero padre?
Be', gli ho parlato al telefono due volte e lui mi ha
risposto che non era interessato a incontrarla. Allora
gli ho spedito una fotografia della bambina col mio
numero telefonico. Lui  proprietario... porta la gente a
fare voli in mongolfiera.
Una mongolfiera? Sarah sollev lo sguardo verso
il cielo come se potesse vederne una sospesa sopra le
loro teste. E poi?
E poi credo che mi converr semplicemente lasciar
perdere. Laura stava cominciando a pensare che la
donna avesse la mente pi lucida di quanto non lo
fosse la sua. Ma poi Sarah smise di camminare e si
guard intorno.
Ci troviamo su una nave o sulla terraferma? domand.
Certe volte non riesco proprio a ricordarlo.
Siamo sulla terraferma rispose Laura, posandole
una mano sulle spalle. Vede gli alberi?
Oh, s. Sarah torn a guardare il cielo. La prima
volta che vidi uno di quei palloni aerostatici, ero su un
treno mormor.
Su un treno?
S conferm Sarah. Ero una sconosciuta su un
treno.

Sarah, 1955.
Guarda! Il bambino premette la guancia contro il
finestrino del vagone, indicando col dito un punto in
lontananza.
Oh s, la vedo! esclam la donna bionda che
viaggiava con lui. Una mongolfiera. No, sono due!
Sarah sedeva sul lato opposto del corridoio e non
pot evitare di udire la loro eccitata conversazione.
Sporgendosi in avanti, riusc a scorgere i due palloni
aerostatici, uno giallo e l'altro blu, che fluttuavano nell'aria
sullo sfondo del cielo infuocato dal tramonto. La
scena era cos bella da lasciarla quasi senza fiato.
Ce ne sono tre, in realt disse l'uomo che sedeva
alcune file dietro la donna e il bambino.
Sarah a quel punto non riusc a resistere alla tentazione
di cambiare posto, e and a sistemarsi davanti a
lui per osservare meglio lo spettacolo.
Non c'erano altri passeggeri in quella carrozza ferroviaria.
L'uomo le era passato accanto quando era
salito sul treno a Philadelphia, e lei non aveva potuto
fare a meno di notarlo poich somigliava in maniera
straordinaria all'attore James Stewart. Sui venticinque
anni, alto e dinoccolato, con un viso dall'espressione
dolce, e quasi bello.
Vede laggi? Lo sconosciuto si appoggi allo
schienale del suo sedile e punt un dito in direzione
nord. Aveva una voce calda e profonda.
Oh s! esclam lei quando individu la terza mongolfiera.
Aveva gli stessi colori del tramonto, porpora
e bianco, e si confondeva quasi col cielo. Deve essere
stupendo starsene lass.
S, lo penso anch'io convenne l'uomo, tornando a
sedersi al proprio posto.
Sarah lo sent aprire il giornale, e anche lei si rimise
a leggere il suo libro, lanciando ogni tanto un'occhiata
fuori dal finestrino finch i tre palloni aerostatici non
scomparvero alla vista.
Il cielo era ormai diventato buio e lei era immersa
nella lettura del suo romanzo quando il vagone sul
quale viaggiavano d'un tratto sband violentemente
sulla sinistra. Il bambino lanci uno strillo.
Che dia...? sbott il sosia di James Stewart, ma
prima che avesse il tempo di terminare la frase la
carrozza si inclin paurosamente sulla destra con un
assordante stridore di freni.
Sarah sent l'inconfondibile scossone del treno che
deragliava, e in una frazione di secondo lei e i suoi
compagni di viaggio si ritrovarono a ruzzolare da una
parte all'altra del vagone, urtando contro i sedili
mentre i bagagli piombavano loro addosso. Sarah cadde
a testa in gi sul lato opposto del corridoio. Il giornale
dell'uomo le sfior il viso, seguito dal camion
giocattolo del bambino. Lei tent di gridare, ma il suono
le rimase imprigionato in gola. Le luci della carrozza
tremolarono parecchie volte prima di spegnersi
definitivamente, sprofondandoli nel buio.
Tutto fin nel giro di pochi secondi soltanto. Dall'esterno
giungeva luce appena sufficiente per consentire
a Sarah di rendersi conto che il vagone si era
capovolto. Lei era scompostamente sdraiata sul soffitto,
divenuto ora il pavimento, con la gonna sollevata
fin sopra le giarrettiere e senza pi le scarpe ai piedi.
State tutti bene? chiese l'uomo. La sua voce proveniva
da un punto dietro di lei.
Sarah sistem con uno strattone la gonna sopra le
cosce e cerc di levarsi a sedere, lentamente, tastandosi
braccia e gambe per controllare se ci fossero eventuali
fratture o distorsioni. Penso di s rispose.
Donny? chiam la donna, rannicchiata in un angolo
della carrozza.
Non riesco a muovermi si lament il bambino.
Sembrava vicino a Sarah.
 tutto a posto, signora? Il sosia di James Stewart
cominci ad avanzare verso quella che sembrava essere
la madre del piccolo.
S. La donna era in piedi, tenendosi in equilibrio
precario sul soffitto del vagone. Ma il bambino...
Donny, dove sei?
 qui. Sarah si sollev sulle ginocchia. Nella fioca
luce, riusciva a vedere che il piccolo era rimasto incastrato
tra la reticella per i bagagli e il soffitto
schiacciato della carrozza. Stai bene? gli chiese.
Gli altri due si avvicinarono a fatica.
Oh, Donny disse la donna. Ti sei fatto male, caro?
Riesci a venire fuori di l?
Il piccolo stava piangendo. Era troppo buio per capire
se fosse ferito.
Non riesco a uscire mormor Donny piagnucolando.
Io voglio uscire!
Ti tireremo fuori, figliolo tent di rassicurarlo
l'uomo. Prov a spostare la rastrelliera, ma senza successo.
Il bambino emise un gemito. Ho paura!
Andr tutto bene, tesoro sussurr la donna.
Ci serve qualcosa con cui puntellare questa spieg
il sosia di James Stewart.
Sarah ricord di avere visto volare la sua valigia attraverso
il vagone. Muovendosi carponi, si spost lungo
il soffitto finch non la trov.
Perfetto le disse l'uomo, quando l'ebbe trascinata
indietro.
Con il suo aiuto, lui cominci a sollevare lentamente
la struttura metallica che bloccava il bambino, incuneando
la valigia tra essa e il tetto, e spingendola
sempre pi vicino al piccolo in modo da allargare lo
spazio nel quale era imprigionato.
 stata la bomba? chiese Donny.
No, caro gli rispose la donna bionda. Sottovoce, si
rivolse a Sarah e all'uomo. Qualcuno gli ha detto che i
comunisti sganceranno una bomba su di noi. Ha sempre
paura.
Non era il solo, pens Sarah. Tre famiglie nel suo
quartiere si erano costruite dei rifugi nel cortile dietro
casa.
Lei e l'uomo continuarono a lavorare per liberare il
bambino mentre la donna gli parlava, con voce cos
rassicurante che la stessa Sarah in effetti si sent pervadere
da un senso di calma.
Ecco fatto! esclam l'uomo, riuscendo finalmente
a infilare la valigia fino in fondo.
Puoi uscire adesso, Donny? chiese Sarah. Muoviti
molto lentamente. Se aveva delle ferite, non voleva
aggravare di pi la situazione.
Gli occorse un minuto per scivolare fuori da quell'angusto
spazio e abbandonarsi fra le braccia della
donna, che scoppi a piangere mentre lo stringeva
contro il petto.
Faccio l'infermiera le spieg Sarah, mettendole un
braccio attorno alle spalle. Assicuriamoci che il piccolo
stia bene, d'accordo?
Oh s, grazie.
La luce debole non le facilitava il compito, ma Donny
sembrava essere uscito illeso da quella disavventura,
per lo meno nel fisico. Mentre Sarah visitava il piccolo,
l'uomo cerc di aprire le porte alle due estremit
del vagone.
Sono bloccate! grid. Tutte e due.
In lontananza, Sarah riconobbe il suono delle sirene.
Poco dopo, i fari e le luci intermittenti di ambulanze e
auto della polizia rischiararono il mondo all'esterno
del treno. I quattro passeggeri dentro il vagone rovesciato
poterono a quel punto vedere il resto del convoglio.
La maggior parte delle carrozze era inclinata
su un fianco, ma alcune erano capovolte e una era addirittura
spezzata a met. La scena era impressionante.
Che disastro! esclam l'uomo. Sfil dalla tasca
una penna e un taccuino e cominci a prendere appunti.
Davanti a uno dei finestrini, un individuo in tenuta
antincendio apparve all'improvviso, battendo le nocche
contro il vetro scheggiato. Nessun ferito grave l
dentro? chiese.
No rispose l'uomo dall'interno. Siamo tutti sani e
salvi.
Potete aspettare ancora un poco, allora? domand
il soccorritore. Dobbiamo occuparci di qualche ferito
molto grave in alcuni degli altri vagoni. Saremo da voi
appena possibile.
Va bene rispose il sosia di James Stewart. Mentre
il vigile del fuoco si allontanava, si rivolse alle due
donne, ora illuminate dai fari di una delle ambulanze.
Spero che non abbiate nulla in contrario.
Non corriamo pi alcun pericolo, ormai. La donna
bionda si sedette sopra la rastrelliera dei bagagli
con il bambino ancora stretto fra le braccia. Possiamo
aspettare pazientemente.
Sarah si mise accanto a lei, approfittando della maggiore
illuminazione per esaminare il bambino in maniera
pi accurata. Sembrava tutto a posto, malgrado il
volto rigato di lacrime e l'aria assonnata.
Dunque... L'uomo si sistem sulla rastrelliera di
fronte a loro. Il mio nome  Joe Tolley. Sono un reporter
del Washington Post. Con un sorriso mostr il
blocchetto e la penna che teneva nelle mani. E voi
signore dove siete dirette?
A Washington rispose Sarah. Sono andata a fare
visita ad alcuni parenti nel New Jersey, ma io abito a
Washington.
Con suo marito? le chiese l'uomo, un sopracciglio
inarcato.
No. Lei rise. Non che la cosa la riguardi. Lavoro
al Mercy Hospital. Sono infermiera psichiatrica. Mi
chiamo Sarah.
E io sono Ann, e faccio l'assistente sociale disse la
donna bionda. Accost le labbra alla fronte del bambino
che si era addormentato. Sto portando Donny
dai suoi nuovi genitori adottivi in Virginia. Ne ha gi
passate tante, e ora anche questo.
Gli occhi di Ann si velarono di lacrime, e Sarah le
sfior un braccio in un'affettuosa carezza. Era colpita
dalla sua sensibilit.
All'esterno, la concitazione cresceva e voci di uomini
riempivano l'aria, sempre pi forti. Una delle ambulanze
si allontan a sirene spiegate.
Com' il lavoro coi malati di mente? chiese a quel
punto Joe Tolley rivolgendosi a Sarah.
Difficile. Gratificante. Impegnativo. Stupendo.
Lui rise. Tutto questo, eh? Ce ne sono di pericolosi?
Qualcuno.
Non ha paura? le domand allora il cronista.
Non prova repulsione a volte?
No. Penso al motivo per cui quegli individui sono
cos. A come devono essere stati allevati. A quali sventure
e infelicit pu avere riservato loro la vita. Cerco
di capire quali drammi possono averli segnati cos
profondamente da renderli incapaci di affrontare la
realt. Allora  facile provare compassione per loro.
Lui le stava sorridendo, un sorriso che addolciva il
suo sguardo e che la fece sentire improvvisamente timida.
I tre adulti continuarono a conversare mentre il
bambino dormiva. Sembrava incredibile che nel breve
spazio di un paio d'ore si potesse raggiungere con
delle persone appena incontrate un simile grado di intimit,
si disse Sarah. Lei aveva quasi la sensazione di
conoscere Ann e Joe da sempre, e provava simpatia
per entrambi. Le sembrava in effetti di volere bene a
tutti e due, sebbene ci fosse assurdo. Eppure, il loro
calore umano e la loro cordialit la toccarono nel
profondo, e quando i soccorritori entrarono nel vagone
e li fecero uscire, lei avvert uno strano senso di
perdita e rammarico nel rendersi conto che a quel
punto si sarebbe dovuta separare dai suoi nuovi amici.
Prima di salutarsi, usarono pagine del taccuino di
Joe per scambiarsi nomi e indirizzi, e dopo un ultimo
abbraccio sincero si avviarono verso ambulanze separate
che li avrebbero portati negli ospedali della zona
per gli inevitabili controlli.
Sarah stava ancora pensando ai suoi compagni di
viaggio due giorni dopo, quando sul Washington Post
lesse l'articolo di Joe Tolley sull'incidente. Il giornalista
descriveva l'incontro fra persone che il caso aveva riunito
in un vagone ferroviario, tre adulti e un bambino
che nello scampato pericolo si comportavano l'uno
verso l'altro con sollecitudine e rispetto, e che si allontanavano
dal luogo del disastro con nel cuore un sentimento
di sincera amicizia per coloro che non erano
pi sconosciuti su un treno.
Volesse il cielo che tutti i nostri vicendevoli contatti
fossero accompagnati da un eguale senso di urgenza,
da una altrettanto sicura e necessaria intimit, aveva
scritto. Il nostro sarebbe un mondo migliore.

***
Laura aveva lasciato il Meadow Wood Village e
stava tornando a casa, a tal punto impressionata dal
racconto di Sarah da avere la sensazione di essersi
trovata con lei nel vagone rovesciato dello sfortunato
treno. L'anziana donna era una narratrice nata. Aveva
descritto il disastro ferroviario in maniera cos vivida
che Laura era riuscita a immaginare con facilit la scena.
Al margine del bosco che circondava il lago, ferm
l'auto davanti alla fila di cassette della posta per ritirare
la sua corrispondenza. Non ce n'era molta, e lei
apr subito l'unica busta che non sembrava contenere
una fattura o un conto da pagare. Era lunga e bianca,
col suo nome battuto a macchina. All'interno c'era un
foglio bianco sul quale era dattilografata una sola, breve
riga di testo: Lascia in pace Sarah Tolley.
Laura gir il foglio, ma sul retro non c'era scritto
nulla, e la busta non portava l'indirizzo del mittente,
soltanto il timbro postale di Philadelphia. Un brivido
di freddo le percorse la spina dorsale. Chi poteva
averle mandato quel messaggio? E per quale motivo?
Continu a fissare il foglio, la fronte corrugata, per
pi di un minuto. Era tutto assurdo. Irritata, scaravent
il pezzo di carta sul sedile del passeggero e attravers
il bosco per raggiungere la sua casa. Chiunque
avesse spedito quel messaggio aveva sprecato il
proprio tempo. Era arrivato troppo tardi. Lei si era gi
affezionata a quella donna, e non aveva nessuna intenzione
di lasciarla sola di nuovo.

***
Avrebbe dovuto buttare quella fotografia nella
spazzatura quando l'aveva trovata tra la posta. Invece,
Dylan aveva preferito ignorarla. Ogni volta che entrava
in cucina, la intravedeva sul tavolo, e allora distoglieva
subito lo sguardo. Non la gettava via, ma
nemmeno la guardava. Sembrava quasi presagire che
se lo avesse fatto una seconda volta, il suo stile di vita
libero e spensierato avrebbe subito un drastico cambiamento.
In poche parole, aveva paura di ci che
avrebbe trovato in quell'immagine.
Un pomeriggio, mentre era intento a prepararsi un
sandwich di tacchino, d'un tratto pos il coltello e
prese la fotografia, le mani che si muovevano in maniera
autonoma. Quando l'aveva sfilata dalla busta, gli
era bastato capire di cosa si trattava per provare una
rabbia incontenibile e non si era certamente soffermato
a osservare i dettagli. Era il ritratto fotografico di una
graziosa bambina, una bella bambina. E quella bambina
era sua figlia. Dylan ne studi il volto, bench
non ne avesse alcun bisogno per capire che ne era effettivamente
il padre. La piccola assomigliava moltissimo
a sua sorella quando aveva la medesima et. Gli
stessi capelli quasi neri. Lo stesso disegno arcuato del
sopracciglio sinistro. Le labbra piene. Gli occhi azzurro
chiaro che erano un tratto quasi ereditario nella sua
famiglia. Gli stessi occhi azzurri che lui avrebbe visto
se si fosse guardato in uno specchio.
Dylan lasci sul tavolo il sandwich, infil la fotografia
nella tasca della camicia e usc di casa, per andarsi
a sdraiare sulla sua amaca. I rami sopra di lui
ondeggiavano lievemente nella calda brezza.
D'accordo. Lo aveva fatto. Aveva guardato di nuovo
quella fotografia. Conosceva la verit. E adesso?
Non aveva mentito a Laura Brandon quando le aveva
detto che non si ricordava di lei, ma non era stato
nemmeno del tutto sincero poich in realt ricordava
la festa e la bufera di neve. La festa organizzata in occasione
del trasloco di Rhonda nella nuova residenza,
che avrebbe potuto facilmente contenere cinque o sei
volte la sua casetta. La dimensione di quell'appartamento
gli era rimasta impressa, ma il resto degli eventi
della serata non aveva quasi lasciato traccia nella sua
memoria. Come Bethany aveva detto, quello era stato
il suo periodo nero.
Prima di allora non aveva mai bevuto molto, ma si
era rifatto dopo il disastro aereo che aveva spezzato le
vite di cos tanti suoi amici, inclusa Katy, la donna con
cui viveva. Aveva trascorso quei mesi sprofondato in
uno stordimento indotto da superalcolici, fumo e sesso.
Tutto andava bene purch servisse a cancellare il
dolore.
Sfilando la fotografia dalla tasca, Dylan la guard di
nuovo. C'era il sorriso dei Geer. Inconfondibile. E cos,
la bambina era sua figlia. Ci non implicava che lui
dovesse prendere delle decisioni in merito. Sembrava
che Laura Brandon avesse denaro pi che sufficiente
per provvedere alla piccola. Lui non aveva mai desiderato
dei figli, soprattutto dopo la morte di Katy.
Non voleva quel genere di responsabilit, non voleva
affrontare il rischio di soffrire e di perderli. Tuttavia
quella figlia gi esisteva, e i suoi occhi gli dicevano
tutto ci che gli era necessario sapere.
I giorni seguenti, Dylan cerc di immergersi nel lavoro.
Malgrado ci, qualunque cosa stesse facendo,
ogni tanto si scopriva a guardare la fotografia della
bambina per ricordare a se stesso che lei era sua figlia.
Un afoso pomeriggio, usc dal capannone dove teneva
l'attrezzatura per andare a riempire di nuovo la
sua bottiglia d'acqua in casa, e una parte di lui doveva
gi sapere che avrebbe fatto quella telefonata. Non si
ferm nemmeno al lavello prima di sfilare la foto dalla
tasca, rovesciarla per leggere il numero e sollevare il
ricevitore del telefono.
Riconobbe immediatamente la voce di Laura Brandon
quando lei rispose.
Sono Dylan Geer disse.
Oh! esclam la donna. Devo proprio scusarmi
con lei. Ho agito da idiota.
Dylan non riusc a trattenere una piccola risata.
Sono pienamente d'accordo. Ma immagino di non essermi
comportato in maniera molto migliore.
Avrei dovuto spiegarle tutto in una lettera, forse,
invece di darle brutalmente la notizia per telefono.
Be', non ha pi importanza ora replic lui. Ci
che conta  che infine mi sono rassegnato a guardare
quella fotografia, e so che lei deve avermi raccontato la
verit. La piccola ha... non so, gli stessi occhi, le stesse
sopracciglia, tutto. Ho cercato di ignorare l'evidenza,
ma a quanto pare non ne sono capace. Non so cosa lei
si aspetti da me, o quali siano i miei doveri, ma suppongo
che dovremmo parlarne. Un brivido di paura
gli attravers il corpo mentre quelle parole uscivano
dalla sua bocca.
Laura emise un sospiro.  un sollievo per me sentirglielo
dire dichiar. E come ho gi specificato, non
mi serve un aiuto economico. Volevo soltanto verificare
se lei fosse interessato a fare parte della vita di
Emma. Che al momento  alquanto complicata. Rise.
La voce della donna tradiva un certo nervosismo, e
Dylan inaspettatamente sent un briciolo di solidale
comprensione per lei.
Potr capire la sua scelta se preferir non essere
coinvolto aggiunse Laura. E spero che lei a sua volta
capir la mia se alla fine decider che non  opportuno
per la bambina conoscerla. Ma credo anch'io che sia
giusto almeno discuterne insieme.
Perfetto. Vuole venire qui da me? O preferisce che
ci vediamo da qualche altra parte?
Penso che la cosa migliore sarebbe incontrarci con
la psicoterapeuta della bambina. Potrebbe aiutarci a
capire in che modo affrontare la situazione.
La bambina... come si chiama sua figlia?
Emma.
Emma  in terapia da una psicanalista?
S. Gliel'ho detto, ma dubito che mi stesse ascoltando.
Non c'era recriminazione nel tono della donna.
Suo padre... il padre adottivo, mio marito,  morto
in gennaio...
Ricordo di averglielo sentito dire la interruppe
Dylan. Era cresciuto senza padre anche lui.
Quella perdita  stata traumatica per Emma, che da
allora non ha pi parlato spieg Laura.
Che cosa significa, non ha pi parlato?
Significa che Emma non parla. Non dice nulla. Comunica
a volte coi gesti o facendo cenni col capo, ma
niente altro.
E questo continua da mesi?
S.
La bambina era... normale prima della morte di suo
marito?
Laura rise. Se lei definisce normale essere una irriducibile
chiacchierona.
Povera piccola mormor Dylan.  davvero cambiata, eh?
 stato duro per lei.
Be', quando potremo avere un appuntamento con
la psicoterapeuta?
Ne ho fissato uno per venerd alle tredici. Riesce a
organizzarsi per allora?
Il venerd era una giornata impegnativa e di grande
lavoro, con voli in mongolfiera sia al mattino che al
tramonto. Avrebbe dovuto rinunciare al suo sonnellino
pomeridiano. Non era un grande sacrificio.
S rispose Dylan. Mi dica soltanto dove devo venire.

***
Laura stava per bussare alla porta dell'appartamento
di Sarah Tolley quando Carolyn, la giovane donna
che si occupava di lei al Meadow Wood Village, la
vide dal fondo del corridoio.
Oh, signora Brandon la chiam, raggiungendola
di corsa. Sono contenta di averla incontrata.
Laura temette subito il peggio.  successo qualcosa?
Oh, no. Carolyn era un poco affannata. Volevo
soltanto ringraziarla delle sue visite a Sarah. Sono state
un dono del cielo.
Davvero? domand Laura, sorpresa.
Sarah non fa che parlare agli altri ospiti delle sue
passeggiate.
Sul serio? Ma siamo uscite soltanto poche volte.
Significa molto per lei.
Quella donna sembra riconoscermi a stento, per.
Be',  normale per una persona nelle sue condizioni.
Ma mi creda, uscire da questo posto di tanto in
tanto  una gioia per lei.
Laura esit, poi prese dalla borsa l'enigmatica lettera
anonima. Aveva pensato di mostrarla a Sarah, ma
durante il tragitto in auto verso la casa di riposo aveva
cambiato idea, temendo di turbare l'anziana donna. La
porse allora a Carolyn. Ho trovato questa nella posta
l'altro giorno spieg. Ha idea di chi potrebbe averla
spedita?
La giovane assistente fiss la frase dattiloscritta con
espressione accigliata. Dio, no rispose infine, rabbrividendo.
Fa accapponare la pelle.
Nemmeno io sono riuscita a capire chi potrebbe essere
stato osserv Laura, ma ora che lei ha accennato
al fatto che Sarah si vanta con tutti delle nostre passeggiate...
Guard le porte vicine. Una cuffietta da
neonato era fissata a uno dei battenti, su un altro c'era
la foto di un cane. Ritiene che uno dei vostri ospiti
potrebbe essere tanto invidioso da voler mettere fine
alle uscite di Sarah?
Carolyn sollev lo sguardo verso il soffitto come se
stesse mentalmente vagliando i residenti della casa di
riposo.
Non riesco a immaginare chi di loro potrebbe comportarsi
in un modo simile.  innegabile che qui ci
sono alcune donne che invidiano Sarah, poich lei si
veste sempre cos bene ed ... be', un tantino superiore
alle altre. Ma mi sembra difficile che una di loro disponga
del necessario per battere a macchina questo
messaggio e mandarlo a lei.
Senza contare che ricord Laura,  stato spedito
da Philadelphia.
Carolyn scosse la testa. Non penso che sia uno dei
nostri disse, restituendole il foglio. Ma la prego, non
smetta di incontrare Sarah per colpa di questo incidente.
Lei  davvero affezionata a quella donna, non  cos?
Io sono affezionata a tutti i miei pazienti si affrett
a precisare Carolyn, prima di aggiungere: Ma
s, Sarah ha qualcosa di speciale.
Chiacchierarono ancora per qualche minuto, poi Carolyn
prosegu lungo il corridoio, e Laura suon il
campanello dell'appartamento.
Sarah apr la porta, e il suo viso si illumin. Sono
pronta! fu la sua immediata esclamazione, e Laura
not che ancora una volta aveva gi ai piedi le scarpe
da passeggio.
Sarah le disse, vorrei che prima ci sedessimo un
momento.
L'anziana donna appariva sorpresa e vagamente delusa.
Va bene. Si spost sull'altro lato del piccolo
soggiorno e si mise a sedere sul divano.
Lei prese posto su una delle poltrone. Mi chiedevo
se le farebbe comodo stabilire un giorno fisso per le
mie visite cominci. Se io venissi a trovarla sempre
lo stesso giorno della settimana, lei saprebbe quando
deve uscire per la sua passeggiata. E non rischierebbe
di aspettarmi inutilmente.
Sarebbe bello annu Sarah.
Oggi  mercoled. Che ne direbbe se io venissi tutti
i mercoled? A meno che non piova?
Mercoled abbiamo il bingo.
Oh. Perci il mercoled non  una giornata adatta?
Il bingo  alla sera.
Mercoled va bene, allora?
S. La donna non sembrava ancora molto convinta.
Oggi non  sabato? chiese infine.
Oh. No, cara. Quella piccola parola affettuosa stup
Laura. Non pensava di averla mai usata prima in
vita sua. No, oggi  mercoled. Ha un calendario?
Non credo.
Gliene porter uno, cos potremo evidenziare i
mercoled. E lei non correr pi il rischio di sbagliarsi.
Laura sperava soltanto che Alison, la babysitter
di Emma, potesse badare a sua figlia ogni mercoled
pomeriggio.
Bene. Possiamo andare adesso? Sarah sembrava
una bambina impaziente.
Lei sorrise. Senz'altro.
Mentre ritornava verso la porta, appeso alla parete
del cucinino vide un calendario, aperto alla pagina del
mese precedente. Non fece commenti.
Non appena uscirono dall'edificio, l'anziana donna
si avvi lungo il marciapiede con la consueta andatura
spedita.
Ricorda quando ci siamo viste l'ultima volta che le
ho parlato del padre naturale della mia bambina, Dylan?
chiese Laura dopo che ebbero percorso una breve
distanza.
Un solco comparve tra le sopracciglia di Sarah. Dylan?
chiese.
Era evidente che la donna non sapeva affatto a chi si
stesse riferendo. Lui vola con le mongolfiere spieg
Laura allora. Lei mi ha raccontato dell'incidente ferroviario,
ricorda?
Ah, l'incidente ferroviario ripet Sarah. Io ero
una sconosciuta su un treno.
Esatto. La confusione mentale e lo smarrimento
dell'anziana donna la turbavano puntualmente, ma lei
sapeva in che modo farle ritrovare per un breve spazio
di tempo la perduta lucidit mentale. E forse era proprio
per quel motivo che Sarah apprezzava le loro
passeggiate, poich le offrivano l'occasione di ritornare
a un'epoca in cui lei era stata padrona della sua vita.
Mi ha molto impressionata quella storia dell'incidente
ferroviario le confid. Che successe in seguito?

Sarah, 1955-1956.
Sarah aveva appena terminato la distribuzione dei
medicinali ai pazienti del suo reparto quando la receptionist
si present alla postazione delle infermiere con
un vaso pieno di rose rosse.
Sarah Wilding annunci, queste sono per lei.
Per un attimo, Sarah si domand se non si trattasse
forse di uno scherzo. Mai, nemmeno una volta nella
vita, le era capitato di ricevere fiori consegnati da un
fattorino, e quel giorno non era nemmeno una ricorrenza
particolare. Per me? chiese, prendendo il vaso.
Lo port dietro il banco chiuso da pannelli di vetro,
e alcune delle sue colleghe si raccolsero intorno a lei.
Perfino un paio di pazienti stavano sbirciando per vedere
chi avesse ricevuto dei fiori.
Chi te li manda? domand Pauline, una delle altre
infermiere.
Sarah sfil la piccola busta che accompagnava le
rose. Non c'era cartoncino all'interno, soltanto un biglietto
per la rappresentazione de La gatta sul tetto che
scotta del successivo sabato sera. Posto 32, fila F. Lo
mostr alle sue compagne di lavoro senza dire una parola.
Chi diamine te lo ha mandato? chiese di nuovo
Pauline.
Lei scosse la testa. Non ne ho idea rispose. Ma, in
realt, lo sapeva. Aveva paura di sbagliarsi, tuttavia, e
non osava sperare.
Sarah ha un ammiratore segreto! esclam la sua
collega, abbracciandola.
Ci sono soltanto undici rose osserv una delle
aiutanti.
 strano disse Pauline, contando a sua volta gli
steli.
Sarah stava ancora fissando il biglietto. Da tanto
tempo desiderava vedere quello spettacolo teatrale, ed
erano soltanto due le persone cui lo aveva confidato di
recente.
Non aveva smesso di pensare a Joe Tolley dalla sera
del loro incontro. Dopo avere letto il suo pezzo sul
disastro ferroviario, aveva cercato altri articoli scritti
da lui, controllando il Washington Post dalla prima all'ultima
pagina ogni giorno. Era stata addirittura tentata
di chiamare il giornale e chiedere di parlargli,
soltanto per sentire di nuovo la sua voce. Tutto ci era
sciocco e infantile. Lei aveva una cotta per un uomo
che era chiaramente al di l della sua portata. In primo
luogo, Joe Tolley doveva essere molto pi giovane di
lei, ed era bello e affascinante. Lei era benvoluta,
briosa, intelligente e capace, ma la bellezza e il fascino
non rientravano nei suoi attributi. L'illuminazione, tuttavia,
era sicuramente stata assai scarsa all'interno del
vagone rovesciato. Malgrado ci, era ridicolo illudersi
che Joe Tolley potesse avere mandato quei fiori e il biglietto.
Forse erano soltanto una dimostrazione di gentilezza da parte
di quella cara e sensibile assistente
sociale, Ann. Oppure era stato effettivamente Joe a
mandarli, ma lei stava attribuendo significati inesistenti
a quel dono. Forse si trattava semplicemente di
una piccola cortesia da parte sua per ricordare l'incontro
sul treno, e lei si sarebbe ritrovata sola a teatro.
Dopotutto, quell'uomo le aveva detto di avere gi visto
lo spettacolo. Senza contare che lui aveva prudentemente
inviato soltanto undici rose invece della
classica dozzina come voleva la consuetudine romantica.
Ma erano rosse. Oh, lei stava impazzendo a
furia di analizzare tutte le possibilit! Sarebbe andata a
teatro il successivo sabato sera, curando in modo particolare
il suo aspetto, caso mai...
Joe Tolley occupava gi la poltroncina accanto al
suo posto quando Sarah entr in sala. Teneva nella
mano la dodicesima rosa, e gliela porse con un sorriso.
Il cuore le batteva forte mentre si metteva a sedere.
Che bella sorpresa! mormor lei, sistemando la
gonna dell'abito di chiffon nero che si era fatta prestare.
Non sapeva da chi le era stato mandato il biglietto?
le chiese l'uomo.
Speravo che fosse lei rispose Sarah, incapace di
credere alla propria audacia.
Joe le sfior appena il dorso di una mano. E io speravo
che lei sperasse dichiar.
Le luci si spensero e lo spettacolo ebbe inizio, ma Sarah
riusciva a malapena a concentrarsi su quanto accadeva
sul palcoscenico, la sua attenzione monopolizzata
dalla presenza dell'uomo che le sedeva accanto.
Lui aveva un profumo cos buono; la manica della sua
giacca le toccava il braccio nudo. Questo  un miracolo,
pens.
Durante l'intervallo, gironzolarono per i corridoi del
teatro, conversando piacevolmente e raccontandosi a
vicenda ci che avevano fatto dal giorno dell'incidente
ferroviario. Sarah si sentiva perfettamente a proprio
agio mentre camminava accanto all'uomo, ma quando
si fermarono, quando lui si gir per starle di fronte nel
foyer sfavillante di luci, un improvviso imbarazzo la
assal.
Ma Joe la fissava con espressione intensa. Sorrideva
ancora, gli occhi che splendevano. Stava guardando
lei, dritto in viso, e sembrava essere ammaliato. Sarah
cominci a sentirsi bella. E per la fine dell'ultimo atto,
la trasformazione era avvenuta.
Dopo il teatro, Joe la port in un piccolo locale a
prendere un caff e un dolce. Parlarono dei film e
degli spettacoli che avevano visto. Lei gli disse che
aveva letto i suoi articoli ed espresse la propria opinione
su ognuno. Joe era evidentemente colpito dalle
sue ponderate osservazioni, e ogni tanto annotava in
fretta le sue parole sull'onnipresente taccuino.
Lei  perfino pi interessante di quanto l'avessi
creduta osserv a un certo punto.
Il locale chiuse piuttosto tardi, anche se Sarah non
avrebbe saputo dire che ora fosse. Sapeva soltanto che
lei e Joe non erano ancora stanchi di parlare. Aveva
molte pi cose da raccontargli, quasi che le avesse
tenute in serbo per tutta la sua vita in attesa di quella
sera. E il fatto straordinario era che Joe sembrava
condividere il suo stato d'animo. Quando infine lei gli
rivel che aveva trentadue anni, la sua paura che quel
particolare potesse allontanarlo si era dissolta, bench
lui le avesse gi detto che aveva soltanto venticinque
anni.
Uscirono dal piccolo locale. Poich l'aria della notte
primaverile era tiepida, andarono a passeggiare in un
parco dall'altra parte della strada, dove si sedettero a
parlare su una panchina sotto le stelle fino all'alba.
Smisero solo per consentire a Sarah di avvertire telefonicamente
la donna con cui divideva l'appartamento
che non le era successo nulla, mentre Joe provvedeva a
tranquillizzare la propria famiglia. Sua madre aveva
manifestato una certa contrariet, le rifer quando si
ritrovarono, ma lui per placarla le aveva spiegato che
stava lavorando a un importante articolo. Forse il pi
importante della mia vita aggiunse.
Sarah apprese che suo padre era morto alcuni anni
prima e che Joe viveva con la madre e la sorella maggiore,
che sembravano dipendere totalmente da lui.
Sono maledettamente conservatrici le spieg. La
sua famiglia era cattolica, e le due donne erano molto
devote, sebbene Joe ormai soltanto di rado frequentasse
la chiesa. La religione codificata non era importante
per lui, disse. Molto pi dell'osservanza del precetto
domenicale contava il modo in cui le persone si
comportavano nella vita quotidiana.
Sarah era di fede metodista, e bench andasse in
chiesa quasi tutte le settimane, concordava pienamente
su quel punto.
Gli parl della sua famiglia. Suo padre era morto
dieci anni prima, seguito a breve distanza di tempo da
sua madre. Con la sola eccezione di alcuni cugini, non
le restavano altri parenti.
Joe sognava di viaggiare e vedere tutto il mondo.
L'Africa lo affascinava pi di qualunque altro paese
poich tutto l appariva cos eccitante e primitivo, e
Sarah subito si immagin in quel luogo con lui, a
scivolare lentamente lungo un fiume su una rudimentale
imbarcazione come Katharine Hepburn e
Humphrey Bogart nel film La regina d'Africa. C'era
una vena di innocente e ribelle avventatezza in Joe. E
quel tratto del suo carattere le piaceva.
Lui la accompagn a casa. Sarah si accorse che non
voleva scendere dall'auto, che non voleva lasciare
quell'uomo. Si chiedeva se Joe l'avrebbe baciata, e
sorprendendo se stessa si sporse in avanti senza attendere
che lui facesse il primo passo. Non erano necessarie
schermaglie fra loro. Non c'era alcun bisogno
di ricorrere alla falsa ritrosia. Lei voleva perdutamente
quell'uomo.
Joe la baci con delicatezza, poi si ritrasse per sorriderle.
Sentiamo un po', vuole saltare la funzione
domenicale? le chiese. Possiamo andare a fare una
gita a piedi in montagna.
Quello fu l'inizio. Loro trascorrevano insieme ogni
fine settimana, salvo alcune ore la notte quando si arrendevano
alle convenienze sociali e tornavano alle
rispettive abitazioni. Si incontravano spesso anche
durante la settimana, e parlavano al telefono ogni
giorno. Insieme, andavano a teatro e visitavano i musei,
partecipavano a quasi tutte le prime dei film, facevano
escursioni in montagna e vagabondavano per
la citt in tandem. Joe amava il rischio; si avventurava
lontano dai sentieri tracciati e con la bicicletta si muoveva
a zigzag in mezzo al traffico, eppure Sarah si
sentiva del tutto sicura con lui. Il loro rapporto si
svilupp rapidamente fino a diventare il genere di
profonda, appassionata e intima unione che lei non
aveva mai neppure sperato di vivere.
C'era soltanto un ostacolo. Due, per la precisione. La
madre e la sorella di Joe. Le due donne probabilmente
non avrebbero considerato degna del loro congiunto
nessuna donna che Joe avesse scelto, tale era la loro
dipendenza affettiva da lui, ma Sarah incarnava un
particolare affronto a causa della sua et e dell'appartenenza
a una diversa religione. Lei temeva inoltre che
madre e sorella la giudicassero troppo scialba per un
uomo affascinante come il loro Joe. Sapeva che gli
occhi di lui la vedevano bella, ma si rendeva conto altres
che gli altri in genere non riconoscevano quella
bellezza.
Sarah aveva incontrato raramente le due donne, e in
quelle occasioni aveva scambiato con loro soltanto poche
parole, perci, decisa a conquistare il loro favore,
sugger di andare tutti insieme a cena fuori.
Joe si incaric di organizzare la serata. Avrebbero
invitato sua madre e sua sorella al Seville, un accogliente
e intimo ristorante, perfetto per una tranquilla
conversazione. Ma le speranze di riscatto nutrite da
Sarah andarono deluse.
Te la sei cavata a meraviglia le disse Joe mentre a
piedi la riaccompagnava al suo appartamento, e d'un
tratto smise di camminare per voltarsi a guardarla in
viso. Con le mani sulle sue spalle, la baci e poi aggiunse:
Questo era il tuo banco di prova.
E ho fallito miseramente.
Per mamma e Mary Louise, forse, ma tu ne esci vittoriosa ai
miei occhi. Tenendole il braccio sollevato, la
guid fino ai gradini della pi vicina casa a schiera. Si
tolse la giacca e, con un fluido movimento circolare del
braccio degno di un torero, la stese sopra l'ultimo scalino,
poi le fece segno di sedersi l.
Sarah lanci un'occhiata verso le finestre dell'edificio
e obbed, ridendo scioccamente come una ragazzina.
Che stiamo facendo? E se qualcuno uscisse
dal...
Shh. Piegandosi su un ginocchio, Joe le baci la
mano. Ora che hai dimostrato di essere in grado di
tenere testa a mamma e Mary Louise dichiar, mi
sento cos sicuro da chiederti di sposarmi. Lo farai?
Accenn un sorriso. Mi sposerai?
Sarah era sbalordita, non per la proposta di matrimonio
che inevitabilmente prima o poi sarebbe arrivata,
ma per il fatto che ci fosse accaduto proprio
quel giorno, dopo che la madre e la sorella di Joe avevano
chiarito in maniera inequivocabile il loro disprezzo
verso di lei, la sua religione e la sua professione.
Potresti perderle lo ammon. E loro sono la tua
famiglia.
Io voglio molto bene a mia madre e a mia sorella
replic Joe. Malgrado tutti i loro difetti. Ma  con te
che voglio passare il resto della mia vita, non con loro.
Allora, mi prometti che lo farai? Nella luce del portico
della casa a schiera, i suoi occhi risplendevano,
pieni di speranza.
Ci puoi contare rispose lei.
La madre e la sorella di Joe rifiutarono di partecipare
al matrimonio, celebrato nella piccola chiesa metodista
che Sarah aveva frequentato in quegli anni. Joe
non si crucci per la loro assenza. La felicit che trovava
accanto a Sarah sembrava compensare qualunque
perdita o sacrificio lui dovesse affrontare.
Andarono in Florida per la luna di miele, nelle Everglades,
dove la natura ancora selvaggia offriva loro
un'atmosfera simile a quella africana, con il vantaggio
di essere alla portata delle loro finanze. Partirono
immediatamente dopo il piccolo rinfresco. Sarah non
aveva mai messo piede su un aereo prima di quel
giorno, e per tutta la durata del volo strinse saldamente
la mano di Joe, rinfrancata dalla solida forza che
avvertiva in lui. Per la prima volta nella sua vita di
adulta, aveva una persona su cui contare. Quella
percezione le fece venire le lacrime agli occhi, lacrime
di gioia, e lei si volt a guardare fuori dal finestrino
per evitare che Joe se ne accorgesse e potesse fraintendere
la sua reazione.
La mattina seguente, suo marito si gir verso di lei
nel letto. Ho un regalo di nozze per te le sussurr
all'orecchio, carezzandole dolcemente la guancia. Si
alz, e Sarah lo segu con lo sguardo, osservando il suo
bel corpo snello mentre si spostava accanto al com.
Dal primo cassetto, tir fuori una scatolina avvolta in
carta rossa e poi ritorn verso il letto. Lei attese che si
infilasse di nuovo tra le lenzuola prima di aprire il
pacchettino.
All'interno c'era una magnifica spilla d'oro. La rigir
tra le dita con aria confusa.
Va tenuta cos le spieg Joe, togliendogliela dalle
mani. Sono le nostre iniziali, vedi? Tracci con la
punta di un dito il profilo delle lettere. Una J per Joe,
e una S per Sarah. Vedi?
Oh,  bellissima! esclam lei. Oh, grazie, Joe. La
indosser sempre.
Attirandola dolcemente a s, lui affond le labbra
tra i suoi capelli. Il nostro sar un matrimonio straordinario,
Sarah le disse. Viaggeremo e andremo a teatro
e ci divertiremo insieme. Tu metterai la tua spilla
ogni giorno. E almeno una volta alla settimana ti
mander dei fiori.
Sarah rise mentre allungava un braccio dietro di lui
per posare la spilla sul comodino. Poi lo strinse a s,
sperando di poter restare a letto con lui per ore e ore
quel giorno, il primo del loro straordinario matrimonio.

***
Sarah e Laura avevano ormai raggiunto l'entrata
della casa di riposo quando l'anziana donna concluse
il suo racconto. Laura le apr la porta principale, ma
Sarah la guard con espressione sorpresa.
Siamo arrivate? domand.  questo il posto dove
abito?
S le rispose lei. Abbiamo camminato parecchio
oggi.
Perbacco, pu davvero dirlo. Sarah varc la soglia,
sollevando le mani sopra la testa in un gesto
vittorioso che a Laura ricord Sylvester Stallone nei
film del ciclo Rocky. Non pot evitare di mettersi a
ridere.
Nell'atrio, l'anziana donna punt un dito nella direzione
del suo appartamento. Da quella parte?
chiese.
S, esatto. Laura la accompagn per accertarsi che
non si sbagliasse. C'era nel suo animo una profonda
tristezza cui non riusciva esattamente a dare un nome.
Gli intimi dettagli del rapporto di Sarah con suo marito
l'avevano fatta sentire vagamente a disagio, bench
la donna non sembrasse avere alcuna esitazione a
riferirli. Pi che imbarazzo lei sapeva di provare un
poco di invidia. Certo, aveva sposato un uomo perbene,
ma in vita sua non aveva mai conosciuto il genere
di amore, di passione e tenerezza che Sarah aveva
descritto.
Venga dentro un momento la invit la donna
quando furono davanti alla sua porta.
Non posso rispose Laura. Devo tornare da Emma.
La mia bambina.
Oh. L'anziana ospite della casa di riposo apr la
porta. La rivedo domani, allora?
No, non domani ma mercoled prossimo le disse
Laura dolcemente. Ricorda che abbiamo stabilito che
il mio giorno sarebbe stato il mercoled? Dunque ci rivedremo
mercoled prossimo.
Oh.
Lei non avrebbe saputo dire se quella che vide sul
volto di Sarah fosse delusione o perplessit. Forse
tutt'e due le cose. Mi ha fatto piacere sentirla raccontare
della sua vita con Joe dichiar.  stata molto
fortunata a trovare un uomo come lui.
S rispose Sarah. Sono stata molto fortunata. Ma
la fortuna  una ruota che gira, e pu voltarti le
spalle.

 Capitolo 6.

Laura non dorm affatto la notte prima del suo appuntamento
con Dylan Geer ed Heather Davison. Al
mattino, per poco non si scord di dare a Emma la colazione,
e la bambina ovviamente non la avvert della
sua dimenticanza. Allora le prepar in tutta fretta un
panino dolce con gelatina di frutta e un bicchiere di
succo d'arancia.
Dovrai spicciarti a mangiare le disse. Devo portarti
dalla tua amica Cory perch poi devo uscire per
un po'.
Emma smise di masticare la sua focaccina dolce, lo
sguardo subito allarmato.
Suo padre non  a casa precis Laura. Non rientrer
prima del fine settimana.
La bambina si rilass e riprese a masticare.
Anche se bisogna dire che lui  davvero un uomo
molto simpatico aggiunse Laura, per evitare che sua
figlia considerasse giustificata la propria paura nei
confronti di Jim Becker.
Emma si gingill con il cibo come faceva di solito, e
lei alla fine fu costretta a portarle via il panino dolce
appena sbocconcellato.
Vai a lavarti le mani che poi ce ne andiamo le
disse.
Il telefono squill proprio mentre la bambina usciva
dalla cucina, e Laura fiss l'apparecchio senza sapere
cosa fare. Non aveva tempo da perdere. Ma se si fosse
trattato di Heather che voleva annullare l'appuntamento?
Rassegnata, sollev il ricevitore.
Era Madeline Shires, l'agente letterario di Ray.
Ho notizie strepitose annunci la donna. Abbiamo
ricevuto un'offerta per Non c' posto alla locanda
dalla Lukens Press.
Che cos'era la Lukens Pressi, si chiese Laura, troppo
occupata a pensare all'imminente incontro con il padre
di sua figlia per capire il nesso. Intende dire... un'offerta
di pubblicarlo?
Lo riconosco, non sono dei colossi dell'editoria rispose
Madeline, ma credono nel libro di Ray al cento
per cento. E sono pronti a sostenere il loro acquisto
con un'ottima promozione.
Non avevo idea che il manoscritto di Ray stesse ancora
facendo il giro delle case editrici osserv Laura.
Oh, certo che era ancora in circolazione. Non ho
mai smesso di proporlo.  seduta? L'agente letterario
non attese la sua risposta. L'anticipo  di cinquantamila
dollari.
Lei non era seduta, ma lo fece in quel momento, appollaiandosi
sul bordo di una sedia. Ma... obiett,
sentendosi quasi ottusa, Ray  morto.
Il suo lavoro continuer a vivere, Laura. Non 
elettrizzante? Lei non  entusiasta?
Non so nemmeno io cosa provo ammise Laura. La
sua primaria e istintiva emozione era la rabbia. Perch
diavolo non poteva essere successo quando Ray era
ancora in vita?
C' un particolare di cui non eravamo al corrente.
Un importante disegno di legge che concerne i senzatetto
sta per essere discusso al Congresso spieg Madeline,
e questo rende di grande attualit il libro di
Ray. Alla Lukens hanno in programma di pubblicarlo
in tempi brevi per fare coincidere la sua uscita nelle
librerie con la discussione del progetto di legge al
Congresso.
Laura poteva a stento parlare. Non  giusto fu
tutto ci che riusc a dire.
Lo so convenne la donna all'altro capo del filo,
con autentica comprensione nella voce. Ma Ray avrebbe
voluto cos. Tutto il suo lavoro non sar stato
inutile. Fece una breve pausa e poi continu: Alla
Lukens Press sono tutti molto eccitati per questo libro.
So che  davvero ironico, e la cosa probabilmente le
sembrer terribile, ma la verit  che il libro di Ray ha
acquisito valore proprio a causa della sua morte, che lo
trasforma in un martire per la sua causa. Si schiar la
voce e infine aggiunse: Oh, ancora un dettaglio. Vogliono
cambiare il titolo. Non c' posto alla locanda
non  abbastanza aggressivo secondo loro.
Laura ripens a tutte le notti insonni che Ray aveva
trascorso cercando il titolo giusto per il suo libro. Ma
a me piace protest debolmente.
Alla Lukens pensano di intitolarlo Vergogna!
Lei aggrott le sopracciglia. Non afferro.
Be', come suo marito fa notare nel libro, l'attuale
politica sociale  spietata. Perpetua soltanto il problema
della povert. Noi dovremmo vergognarcene.
Oh mormor Laura. Non sono sicura che a Ray
sarebbe piaciuto.
Loro sono convinti che funzioner precis Madeline.
Un'irriducibile tensione torceva lo stomaco a Laura
e lacrime le pungevano gli occhi quando riabbass il
ricevitore. Rivedeva Ray seduto alla scrivania nel suo
studio, intento a lavorare al suo adorato libro fino a
notte fonda, revisione dopo revisione, alla ricerca delle
parole pi adatte per far riconoscere il valore della sua
opera. Rivedeva la sua espressione avvilita ogni volta
che Madeline gli spediva un'ennesima lettera di rifiuto.
E l'ingiustizia del destino risultava ancora pi
bruciante.
Dylan sedeva nella piccola sala d'attesa dello studio
di Heather Davison, sfogliando un vecchio numero
della rivista People senza in realt vederne le pagine.
La receptionist, una signora di mezza et dall'aria materna,
di tanto in tanto incrociava il suo sguardo e gli
sorrideva. Lui non poteva evitare di chiedersi se la
donna fosse al corrente del motivo che lo aveva portato
in quel luogo. Sapeva quanto fosse strana quella
situazione? Intuiva che una parte di lui avrebbe voluto
balzare dalla poltroncina e fuggire?
Accettare quell'incontro era la scelta giusta, continuava
a ripetersi. Certamente non la pi facile o la pi
comoda, ma quella giusta. La bambina era sua figlia;
ne aveva studiato la fotografia quanto bastava per saperlo
senza ombra di dubbio. E dato che la piccola era
sua figlia, lui avrebbe dovuto fare tutto ci che poteva
per aiutarla. Non c'erano alternative.
Dylan non vedeva Bethany da pi di una settimana,
dal giorno in cui aveva trovato la busta contenente
quella fotografia nella sua cassetta della posta. 
Betany gli aveva lasciato  alcuni messaggi sulla
segreteria telefonica, e lui aveva fatto altrettanto, badando
di chiamarla nelle ore in cui sapeva di non trovarla
a casa. Temeva che lei gli rivolgesse altre domande
su Emma. Non che stesse cercando di tacerle
qualcosa. Semplicemente non aveva voglia di affrontare
l'argomento. Bethany gli mancava, ma non
aveva intenzione di rivederla finch non avesse avuto
le idee ben chiare riguardo a quella faccenda. E cos,
invece di stare con Bethany, era uscito con un'altra,
una donna che voleva soltanto passare qualche ora
piacevole senza tormentarsi con domande sgradevoli.
Dylan non aveva mai messo piede nello studio di
uno psicoterapeuta in precedenza. Non di sua spontanea
volont, almeno. Dopo il disastro aereo, glielo
avevano imposto, ma una sola seduta era bastata, e il
medesimo pomeriggio lui aveva abbandonato la terapia
e la compagnia aerea per la quale lavorava. Gli
era parso ridicolo che quelle conversazioni potessero
aiutarlo in qualche modo. Parlare di s e dell'accaduto
non gli avrebbe restituito Katy.
La porta principale dello studio si apr e una donna
entr nella sala d'attesa.
Lui cap che si trattava di Laura Brandon dal sollievo
che lesse sul suo volto quando lo vide, quasi che
non si fosse realmente aspettata di trovarlo l.
Immagino che lei sia Laura Brandon le disse, alzandosi
in piedi.
La donna era molto carina, anche rossa in viso e con
l'aria un po' trafelata. Risultava facile capire come potesse
avere esercitato una certa attrazione su di lui a
quella festa di tanti anni prima. I lunghi e folti capelli
castani erano striati di sfumature dorate, e i grandi
occhi marroni avevano ciglia scure che rendevano pi
profondo lo sguardo. La bambina assomigliava molto
di pi a lui che a sua madre.
Grazie di avere acconsentito a venire mormor
Laura Brandon, mentre si scambiavano una stretta di
mano.
Non c' di che. Dylan stava per tornare al proprio
posto quando giusto in quel momento un'altra donna
entr nella saletta.
Salve, Laura disse. Poi si rivolse a lui, porgendogli
la mano. Sono Heather Davison. E lei dev'essere
Dylan...
Esatto. Salve. Le strinse la mano, notevolmente
sorpreso. La psicoterapeuta aveva l'aspetto e l'abbigliamento
di una ragazzina, coi capelli raccolti in una
coda di cavallo e la salopette color prugna portata sopra
una maglietta rosa.
Tutti e tre si spostarono nell'ufficio della donna.
Heather Davison si sprofond nella grande poltrona
rivestita in cuoio, mentre lui e Laura Brandon presero
posto sulle due poltroncine imbottite, ordinatamente
sistemate una accanto all'altra. Gli sembrava strano e
quasi innaturale sedere vicino a quella sconosciuta,
come se loro fossero una coppia.
Dunque, Dylan cominci la psicologa, devo elogiarla.
Ho molto rispetto per lei. Venire qui in queste
circostanze richiede un certo coraggio.
Imbarazzato, lui cambi posizione sulla poltroncina.
Non mi sento particolarmente coraggioso al momento
borbott.
Come le sembra tutto questo? domand Heather.
Oh... davvero allucinante rispose Dylan, e le due
donne sorrisero per la sua sincerit.
Be', mi fa piacere che sia venuto, ma voglio essere
certa che lei capisca fino in fondo la gravit della
situazione prima di compiere una qualsiasi scelta che
potrebbe condizionare il resto della sua vita. E quella
di Emma.
Dylan deglut. Gli sembrava impossibile che un banale
incontro come quello potesse provocare una simile
tensione in lui.
La psicoterapeuta si sporse in avanti.  fondamentale
che, qualora lei decida di entrare nella vita di
Emma, ci avvenga soltanto sulla base di due irrinunciabili
premesse. Primo, che Laura accetti con assoluta
serenit la sua decisione, e secondo, che lei si senta
totalmente sicuro di poter prendere un impegno nei
confronti della bambina. La piccola ha gi perduto un
padre, e le conseguenze di ci sono sotto i nostri occhi.
Perderne un altro potrebbe rivelarsi un trauma troppo
forte per lei.
La donna parlava come una vera psicologa ora, nonostante
l'aspetto sbarazzino, e Dylan annu.
Ne sono perfettamente consapevole dichiar. Ma
ci che non capisco  cosa stia realmente succedendo a
Emma. Laura mi ha spiegato che non parla da quando
l'uomo che credeva suo padre  morto.
Esatto conferm Heather Davison. Ma oltre a
non parlare, manifesta anche diverse altre forme di regressione
nel comportamento. Mostra un attaccamento
quasi ossessivo nei confronti di sua madre, tanto da
non permetterle quasi di allontanarsi. Non  cos, Laura?
L'altra donna annu con espressione seria.
Tradisce un notevole disagio in presenza di individui
di sesso maschile, e questa  la principale ragione
per cui volevo vedere che tipo di uomo lei fosse
e verificare la sua eventuale disponibilit ad aiutare la
piccola. Emma considera gli uomini come esseri collerici
e ostili.
Dylan sospir. Come mai quella bambina era ridotta
cos?
E la piccola  anche turbata da incubi notturni
continu Heather, o per lo meno noi supponiamo che
di incubi si tratti.  difficile stabilirlo con esattezza,
poich Emma ovviamente non pu parlarcene. E bagna
il letto. Non lo faceva pi da quasi due anni.
Ma perch? chiese Dylan. Altri bambini perdono
il padre e non per questo... regrediscono a tal punto.
La psicoterapeuta si rivolse a Laura. Dylan non  al
corrente delle circostanze della morte di Ray? le domand.
Lei scosse la testa. Non ho avuto in realt l'occasione
di parlargliene rispose.
Dylan si prepar al peggio, dando per scontato che
il dettaglio non fosse piacevole.
Laura lo guard dritto in viso. Mio marito si  suicidato
disse. Mentre io ero fuori. Si  sparato un
colpo alla testa nella nostra camera da letto. Quando
sono rientrata, ho trovato Emma che piangeva e urlava.
Era inconsolabile. Non so se abbia assistito alla
scena, o se lo abbia visto soltanto dopo il fatto; comunque
sia, lo choc l'ha ridotta... com' adesso.
Dylan not che la donna aveva gli occhi lucidi di
pianto. La piccola Emma non era l'unica persona segnata
dal suicidio di quell'uomo. Dio mormor. 
stato crudele da parte di suo marito fare una cosa simile
con la bambina in casa.
Ray era veramente depresso, e penso che in quelle
condizioni una persona non ragioni con lucidit osserv
Laura.
Il suo tono era soltanto vagamente difensivo, eppure
Dylan avrebbe voluto ritirare quell'ultima critica.
 vero che Ray era da parecchi anni che soffriva di
una forte depressione puntualizz la psicoterapeuta,
guardandolo con attenzione, ma Laura sente il bisogno
di giustificarlo. Certo, quell'uomo ha fatto cose
molto belle nel corso della sua esistenza, ma da quanto
ho dedotto, non era un genitore particolarmente affettuoso
o attento per Emma. Lanci un'occhiata a
Laura con aria di scuse per avere rivelato quel particolare,
poi torn a fissare lui. Se dovesse entrare
nella vita di Emma, non sarebbe in qualit di surrogato
di Ray, ma come un individuo del tutto distinto
e unico. Il suo padre naturale.
 possibile che Emma abbia in qualche modo ereditato
il suo problema dal padre adottivo? chiese
Dylan. Intendo dire, se quell'uomo era psichicamente
fragile, potrebbe la piccola avere...
No. Heather pieg il busto in avanti, le gambe
leggermente aperte, i gomiti sulle ginocchia, il ritratto
della sincerit. Ed  importante che lei lo capisca,
Dylan. Emma  soltanto una sana e normale bambina
che ha subito un trauma. Soffre di quello che noi definiamo
un disturbo da stress post-traumatico.
Le parole sana e normale bambina lo rassicurarono.
Non che una diversa diagnosi potesse influire minimamente
sulla sua scelta.
Be' disse, sarei un bugiardo se affermassi che
tutto questo non mi procura qualche apprensione. Insomma,
io non ho nessuna esperienza coi bambini. Ero
il pi piccolo nella mia famiglia. Mia sorella ha due
figli di pochi anni, ma li vedo di rado. E in quelle
occasioni, non sapeva mai bene come comportarsi con
loro. E accollarmi una simile responsabilit non rientrava
esattamente nei miei programmi. Sorrise. Ma
nulla di quanto ho sentito modifica il dato basilare che
Emma  mia figlia. Io ho dei doveri nei suoi confronti,
forse ancora di pi adesso, che so tutto quello che ha
passato. Voglio conoscerla.
Heather sembrava dubbiosa. Mi preoccupa il fatto
che lei possa avere un'immagine idealizzata riguardo
alla bambina obiett. E se Emma fosse una peste? E
se pi semplicemente la piccola non le piacesse?
Dylan prese un lungo respiro prima di rispondere.
Sa, io non volevo niente del genere ammise. Volevo
restarne fuori. Ho tentato di ignorare la sua fotografia,
ma non ho avuto la forza di buttarla. E poi l'ho guardata
e... a quel punto non c' stato altro da aggiungere.
Emma  mia figlia. Ed  probabile che si comporter
come una peste a volte. Ma non lo fanno tutti i bambini?
Non  forse il destino di ogni genitore sopportare
con pazienza? Io non mi aspetto la perfezione, n da
lei n da me stesso. Ma voglio aiutarla. Non posso
sapere che Emma... mia figlia...  alle prese con un difficile
problema e non muovere un dito per aiutarla.
Dylan guard Laura. La donna aveva girato la testa,
ma era evidente che stava trattenendo le lacrime.
Voglio che Emma lo incontri dichiar lei d'improvviso.
Voglio che la bambina sappia chi  suo padre.
Heather appariva meno convinta della decisione,
tuttavia annu. C' qualcuno gli chiese, una donna,
forse, che potrebbe rimanere turbata dall'improvvisa
comparsa di una figlia nella sua vita?
No. Lui scosse la testa, pensando soltanto fugacemente
a Bethany. Sono libero da legami e non ho in
programma di cambiare la situazione.
Bene disse la psicoterapeuta. Allora studiamo il
modo migliore per affrontare il suo incontro con Emma.
Talvolta, una persona mai vista ha maggiori probabilit
di indurre a parlare un bambino che ha scelto
di chiudersi in quella forma di mutismo, come Emma.
Se lo sconosciuto si comporta semplicemente come se
desse per scontato che il bambino parli, il piccolo potrebbe
conformarsi alle sue aspettative. Speravo di
produrre quell'effetto io stessa quando ho incontrato
Emma per la prima volta, ma non ha funzionato. Forse
lei avr maggiore fortuna.
Pi tardi, mentre tornava a casa in auto, Dylan
pens a come le due donne avevano descritto Emma.
Lo irritava l'idea che il padre adottivo non l'avesse
trattata bene. A prescindere da ci, come era stata la
sua infanzia? Le era mancato qualcosa che lui avrebbe
potuto offrirle se soltanto avesse saputo della sua
esistenza? La piccola aveva una madre piuttosto
stramba, questo lo aveva gi capito. Una donna capace
di andare a letto con un uomo al primo incontro, anche
se non era giusto usare due pesi e due misure nel
giudicare un comportamento che era identico per
entrambi. Una donna che di punto in bianco gli annunciava
per telefono che era padre di una bambina.
Quella era una follia. Lui aveva amici, prevalentemente
uomini, che non vedevano mai i loro figli e
che consideravano l'assenza di rapporti una vera fortuna.
Be', forse i suoi amici non sapevano cosa significasse
crescere senza un padre. Se solo un anno prima
gli avessero chiesto cosa avrebbe provato scoprendo
improvvisamente che aveva un figlio, anche lui avrebbe
forse potuto manifestare indifferenza.
Ma ipotesi e realt erano due cose ben diverse. E a
lui era bastato vedere quella fotografia perch l'istinto
paterno avesse la meglio.
Laura aveva il respiro affannoso. Se ne era accorta
gi al supermercato mentre cercava di decidere che cosa
preparare a Dylan per cena quella sera. Giungendo
alla conclusione che le esigenze di Emma erano pi
importanti di quelle del loro ospite, aveva infine comprato
carne macinata per hamburger, pannocchie -di
granturco da arrostire e l'insalata di patate che tanto
piaceva a sua figlia. E osservando la giovane donna
che metteva l'insalata in una vaschetta di plastica, si
era chiesta se il suo cuore avesse qualche problema,
dato che lei sembrava incapace di respirare profondamente.
Si rese conto di essere ancora affannata sul finire del
pomeriggio, mentre formava gli hamburger e scartocciava
le pannocchie, ma a quel punto era ormai
certa che la causa fosse l'agitazione. La stessa inquietudine
era evidente in Emma, che correva per la
casa con una Barbie nuda in un mano, fermandosi a
intervalli di pochi minuti per guardare fuori dalla
finestra che dava sul viale d'accesso.
Sar qui alle cinque e mezzo le ricord Laura dopo
averla sorpresa a lanciare un'occhiata verso il vialetto
per la quarta volta. Vedi? Indic l'orologio sulla
parete. Arriver qui quando la lancetta lunga toccher
il sei, e la piccola sar tra il cinque e il sei.
Emma ascolt le sue spiegazioni, fissando l'orologio,
poi corse nel soggiorno e accese il televisore. Pochi
minuti dopo, tuttavia, torn accanto alla finestra della
cucina, e Laura avrebbe tanto voluto sapere se la visita
di quello sconosciuto provocasse paura o impazienza
nell'animo di sua figlia.
Alcuni giorni prima, aveva fatto un lungo discorso
alla bambina per spiegare la situazione e la differenza
tra un padre adottivo e un padre naturale, annunciandole
infine che anche lei aveva un padre naturale,
sebbene non lo avesse mai incontrato.
Poi insieme avevano letto per ben tre volte il libro
che Heather aveva consigliato, e Dylan aveva spedito
a Emma alcune sue fotografie in modo che la bambina
non si trovasse davanti un perfetto estraneo. Tuttavia,
Laura non aveva modo di sapere fino a che punto la
piccola comprendesse la situazione, tanto meno quali
fossero i suoi sentimenti in proposito.
Alle cinque, tutt'e due percorsero il viottolo fino alle
cassette della posta allineate lungo il ciglio della strada.
Laura ritir la sua corrispondenza, dandole una
scorsa mentre si avviava verso la casa. C'era un'altra
lunga busta bianca priva di indirizzo del mittente, e lei
la rigir fra le dita per un istante prima di aprirla. Si
ferm per leggere il messaggio.
La perdita della memoria pu essere un dono del
cielo. Sarah non  niente per te. Non tornare da lei.
Quelle parole le rubarono l'aria che le restava nei
polmoni. Si trattava forse di una sorta di avvertimento?
Lei guard il timbro postale sulla busta. Era stata
spedita da Trenton questa volta, non da Philadelphia.
Emma le tir l'orlo della maglietta.
Ho capito, tesoro disse Laura, riprendendo a camminare.
Pieg la lettera e la infil nella tasca dei suoi
calzoncini. Non tornare da lei. Si celava forse una implicita
minaccia in quella richiesta? Sarebbe stato opportuno
avvertire la polizia? Gli agenti avrebbero
giudicato eccessiva la sua reazione, e probabilmente
quella era la verit. Quando fu di nuovo in casa, tuttavia,
il senso di isolamento suscitato da quel luogo
solitario d'un tratto si fece opprimente, spingendola a
chiudere tutte le porte a chiave.
Alle cinque e trenta in punto, Dylan arriv. Emma
era di nuovo alla finestra, e quando lo vide avanzare
lungo il viottolo corse a rifugiarsi al piano di sopra
nella sua cameretta. Laura la lasci andare.
Nel soggiorno, lei apr la porta a zanzariera. Salve
lo salut.
Vivete davvero in un posto sperduto. Dylan entr
in casa portando un piatto coperto da un foglio d'alluminio
e una scatola rettangolare avvolta in carta da
regalo e ornata da un grande fiocco colorato. Indossava
una camicia a mezze maniche azzurra e un
paio di calzoncini beige. C' davvero un lago qui? le
chiese mentre la seguiva in cucina.
Certo. Da quella parte. Laura si avvicin alla finestra
che dava sul retro e indic col dito lo scampolo
grigioazzurro visibile al di l della fitta barriera di alberi
e vegetazione.
Mi sono permesso di portare il dessert. Lui s
stacc dalla finestra e le porse il piatto coperto. Dolce
al cioccolato. A Emma piace il dolce al cioccolato?
Ne va pazza. Grazie. Laura prese il piatto e lo pos
sul tavolo.
Il suo ospite teneva ancora in mano il pacchetto incartato,
ma lei ne conosceva gi il contenuto. Una
Barbie dottore. Dylan le aveva telefonato in precedenza
per chiederle quale regalo Emma avrebbe potuto
gradire. Barbie dottore? aveva poi replicato,
sentendo la sua risposta. Non sapevo che esistesse
una cosa del genere. Quella bambola ne ha fatta di
strada, eh?
Laura si spost accanto al frigorifero. Le va una limonata
o del t freddo? gli chiese. Poi salir a vedere
se riesco a convincerla a unirsi a noi.
Il t freddo andr bene, grazie.
Se quell'uomo era teso a causa del loro incontro, certamente
non lo dava a vedere.
Lei gli vers un bicchiere di t. A proposito disse,
quando sono passata in biblioteca a prendere il libro
che Heather mi ha consigliato per la bambina, mi sono
fatta dare anche quelli che aveva suggerito per lei. Cos
le evito il disturbo. Si augurava di non dare l'impressione
che stesse approfittando in maniera troppo
sfacciata della sua disponibilit, ma era in gioco l'equilibrio
di Emma.
Li ho gi letti ribatt Dylan.
Laura lo guard stupita. Davvero?
Voglio che la cosa funzioni spieg lui. Non voglio
sbagliare o rovinare tutto. Poi fece una risata.
Mi sono documentato a tal punto sull'argomento che
potrei probabilmente trovare un impiego in un centro
assistenziale per l'infanzia.
Lei sent l'impulso di abbracciarlo. Invece, rimise la
caraffa in frigorifero e sal al piano di sopra.
Emma sedeva sul letto, appoggiata alla parete, in
mezzo ai suoi animali di peluche. Il pollice scompariva
quasi completamente nella sua bocca. Sembrava una
bambina di tre anni.
Vieni gi, tesoro la sollecit Laura in tono allegro.
Dylan vorrebbe conoscerti.
Si era aspettata un netto rifiuto o di dover ricorrere
a tutta la sua forza di persuasione, ma con sua grande
sorpresa Emma scivol gi dal letto e le prese la mano.
Insieme scesero le scale fino in cucina.
Dylan guard la bambina con un sorriso. Tu devi
essere Emma le disse.
La piccola si nascose dietro le gambe di Laura, che
le mise una mano sopra la testa. Emma, questo  Dylan.
Il tuo padre naturale. Ricordi? Non poteva vederla,
ma immaginava che la bambina lo stesse scrutando
con espressione sospettosa.
Ti ho portato un piccolo regalo continu lui, tendendo
le braccia per porgerle la scatola. Per festeggiare
il nostro primo incontro.
Emma si spost leggermente dietro le gambe di sua
madre.
Coraggio, tesoro le disse Laura. Prendi il tuo
regalo.
La piccola avanz lentamente verso di lui, afferr la
scatola, poi torn accanto a Laura per aprirla. Lacer la
carta e non riusc a nascondere la propria gioia quando
vide il contenuto. Gli occhi le si illuminarono, e sul suo
viso comparve uno di quei rari e autentici sorrisi che
Laura ormai vedeva cos di rado.
Ti piace? le chiese Dylan e la bambina, stringendo
il suo nuovo tesoro contro il petto, sgattaiol ancora
una volta dietro la madre.
Dunque disse Laura a quel punto rivolgendosi a
Dylan, spero che non abbia nulla in contrario se la
cena sar informale. Ho preparato degli hamburger.
Sono il piatto preferito di Emma, e ho pensato...
Ottima idea la interruppe Dylan. Come posso
rendermi utile?
Lei e la piccola potreste preparare l'insalata rispose
Laura, con la speranza di allentare la tensione
facendoli lavorare insieme. Emma, andiamo a lavarci
le mani, tesoro.
La bambina pos sul tavolo la scatola con la Barbie
dottore e docilmente sal sullo sgabello davanti all'acquaio
per lavarsi le mani. Poi Laura le porse una ciotola
piena di foglie di lattuga gi pulite.
Puoi spezzettarle e metterle nell'insalatiera, va
bene? Dylan, lei forse potrebbe affettare i pomodori e i
cetrioli.
Lui rivolse a Emma alcune domande mentre insieme
si occupavano dell'insalata. Che cosa aveva fatto
quel giorno? Qual era il suo giocattolo preferito? Le
piaceva nuotare nel lago? La bambina restava impassibilmente
muta, concentrandosi nell'atto di spezzettare
le foglie di lattuga, e Laura si rammaric per
Dylan. L'uomo stava tentando, e lei sapeva bene quanto
fosse frustrante una simile impotenza. Incrociando
il suo sguardo al di sopra della testa della bambina, gli
riserv un sorriso solidale. Per lo meno, Emma gli era
rimasta accanto e non si era rifugiata di nuovo nella
sua camera come lei aveva temuto. Ma non appena
Laura usc in cortile per accendere la graticola, la piccola
salt gi dallo sgabello e si affrett a seguirla, non
volendo evidentemente essere lasciata sola con lo sconosciuto.
Lei fece finta di nulla, e quando rientrarono
in casa, Emma torn a sistemarsi sul suo sgabello.
Mentre prendeva un'insalatiera di ceramica da uno
dei pensili, Laura chiese a sua figlia: Lo sai che genere
di lavoro fa Dylan?.
Emma continu a spezzettare la lattuga.
Fa volare le mongolfiere.
A quelle parole la bambina sollev la testa, lo sguardo
perplesso.
Lo sai che cos' una mongolfiera, Emma? le chiese
Dylan.
Lei lo fiss senza rispondere.
Forse potrei disegnartene una propose l'uomo.
Laura stava gi per andare nel soggiorno a prendere
il necessario, ma Emma la batt sul tempo. Ritorn con
una scatola di matite colorate e un foglio di carta e li
mise sul tavolo accanto all'insalatiera.
In meno di un minuto Dylan disegn il pallone aerostatico,
completo di motivo a strisce diagonali e di
passeggeri nella cesta. Vedi? le spieg. Io accendo
un fuoco proprio qui e il suo calore scalda l'aria 
all'interno del pallone. Quando l'aria raggiunge una certa
temperatura, sale verso l'alto e solleva anche la mongolfiera.
Le persone prendono posto nella cesta e possono
stare sospese nell'aria come se volassero, sopra le
cime degli alberi. Aggiunse alcuni alberi allo schizzo.
Emma stava quasi sorridendo, e la scena commosse
Laura. Mentre osservava padre e figlia, si chiedeva se
quell'uomo vedesse ci che lei vedeva, vale a dire il
proprio volto riflesso in quello della bambina.
Quando Emma sal a portare nella sua camera la
bambola nuova, Laura e Dylan uscirono sul prato.
Speravo proprio di indurla a parlare disse lui.
Sa, come la psicoterapeuta ha spiegato... Aveva l'espressione
mortificata, quasi che non si fosse dimostrato
all'altezza.
Non ci sono riuscita io, sua madre, la persona con
cui Emma dovrebbe sentirsi maggiormente a proprio
agio lo rincuor Laura mentre trasferiva gli hamburger
in un piatto da portata. Perci non se ne faccia
un cruccio. La bambina ha per lo meno stabilito un
rapporto con lei.  gi molto pi di quanto io sperassi.
Ero troppo ottimista, immagino. Dylan prese il
piatto dalle sue mani e lo port al tavolo da picnic.
Emma somiglia molto ai figli di mia sorella osserv.
Somiglia a lei. Se Laura pensava al loro incontro
di sei anni prima, la sola differenza nel suo aspetto fisico
era la leggera spruzzata di grigio alle tempie.
Lui sorrise. L'ho capito dalla fotografia che era mia
figlia, ma vedendola di persona... Sembra incredibile.
Io ho davvero una figlia.
Nel corso della cena, furono ovviamente Laura e
Dylan a fare conversazione. Lui rifer altri dettagli della
sua attivit con la mongolfiera, poi cambi argomento.
Ho saputo da tua madre che  un'astronoma osserv,
rivolgendosi a Emma. Deve essere una professione
molto interessante.
La bambina d'un tratto si alz dalla sedia e corse in
casa. I due adulti si scambiarono un'occhiata.
Ho forse detto qualcosa di sbagliato? chiese Dylan.
Ne so quanto lei rispose Laura, confusa e imbarazzata.
Dopo un momento, Emma ritorn al tavolo da
picnic. Restando in piedi accanto a sua madre, porse a
Dylan la fotografia incorniciata della sua quinta cometa.
Sta cercando di dirle che ho scoperto alcune comete
spieg Laura allora, toccata dal gesto della
piccola.
Sul serio? Dylan studi la foto per un istante, poi
sgran gli occhi, apparentemente giungendo alle debite
conclusioni per associazione di idee. Laura Brandon
mormor. Lei non sar... questa non  una delle
comete Brandon, vero?
Emma e Laura annuirono insieme.
Quella  la cometa numero cinque precis lei.
Dylan era chiaramente sbalordito. Non ne avevo
idea. Guard Emma. La tua mamma  molto famosa,
lo sapevi questo?
La bambina si nascose dietro la sedia di Laura, ancora
una volta intimidita dalla domanda diretta.
Un tempo facevo il pilota di linea continu lui. E
ricordo che mi piaceva molto volare nelle notti limpide
quando questa cometa era visibile nel cielo. Era un vero
spettacolo. Sorrise. Quindi,  questo il suo campo
di studio? Le comete?
In realt, no. Professionalmente, i miei studi riguardano
l'atmosfera planetaria. Trovare comete  il
mio hobby. Lo faccio nel tempo libero, con il mio telescopio.
Dopo cena, si spostarono nel soggiorno, dove trascorsero
piacevolmente un'ora sfidandosi a vicenda in
alcuni giochi da tavolo. Bench Emma continuasse a
restarle appiccicata e guardasse ancora il padre naturale
con diffidenza, Laura si sentiva fiduciosa. Dylan
era un uomo simpatico e gentile. La cosa avrebbe forse
potuto funzionare.
Mise a letto Emma alle otto, e la bambina le afferr
letteralmente una mano, come se non volesse restare
sola. Oppure, per impedirle di tornare nel soggiorno
dove Dylan la stava aspettando.
Ti sei divertita stasera? le chiese Laura.
Emma alz le spalle e strinse il suo coniglio di peluche
ancora pi vicino al petto.
Forse un giorno potremo andare a vedere Dylan
che vola con la mongolfiera. Ti piacerebbe?
La bambina fece un cenno affermativo col capo.
Dormi bene, adesso, tesoro. Sfilando delicatamente
la mano da quella di sua figlia, lei si chin per darle
un bacio.
Emma indic il piccolo lumino da notte.
Provvedo subito le disse Laura. Lo accese, poi ritorn
al piano di sotto.
Dylan era in piedi accanto alla libreria, e stava osservando
una fotografia incorniciata di lei, suo marito
ed Emma. La bambina aveva solo due anni in quel ritratto,
una minuta creatura dai capelli scuri.
Questo  suo padre? chiese Dylan. Il nonno di
Emma?
Lei scoppi a ridere. Non era la prima volta che le
veniva posta una simile domanda. Quello  Ray
spieg.
Suo marito? Dylan aveva un'aria sbalordita.
Gi.
Oh, mi scusi. Credevo... Due piccole chiazze rosse
gli colorarono all'istante le guance, e Laura non riusc
a trattenere una seconda risata.
Capita a molti di sbagliare disse. Ray aveva ventun
anni pi di me.
Lui torn a fissare la fotografia. Emma era una
bimba graziosa osserv. Lo  anche adesso. Deve
essere molto penoso per lei che ne  la madre cercare
in ogni momento di intuire quello che la piccola pensa.
Ci pu giurare. Ma immagino che debba essere
mille volte pi penoso per Emma tentare di comunicare
in queste condizioni.
Com'era prima... che succedesse?
Basta una frase per descriverla. Non stava mai
zitta. Quella era la vera Emma rispose Laura mestamente,
ricordando la vitalit che sua figlia aveva
perduto. Ha fatto sentire molto presto la sua voce.
Parlava in continuazione, anche se si trattava di un
semplice farfugliare. Parlava con chiunque le capitasse
a tiro, e se non c'era nessuno nei paraggi, parlava da
sola. La rattristava confrontare il presente con il
passato. Per Emma comunicare era tutto. Mi chiedo
come viva questo momento. Che cosa possa provare
una bambina che non smetteva di manifestare i propri
pensieri ritrovandosi d'un tratto nell'incapacit di
esprimersi. Come pu sopportare una cosa del genere?
La sua parlantina a volte poteva essere fastidiosa, ma
adesso pagherei qualunque cifra pur di sentire di
nuovo la sua voce.
Dylan deglut a fatica, e per un attimo Laura pens
che potesse mettersi a piangere.
Lei stessa aveva voglia di farlo.
Mi sento impotente mormor infine lui.
Il tono della sua voce manifestava un tale senso di
sconfitta da farle temere che Dylan potesse desistere
dal suo proposito di aiutare Emma. Sapr tenere duro?
gli domand.
Oh s, certo! rispose lui senza la minima esitazione.
Questo glielo posso promettere, Laura. Il mio
impegno  a lungo termine. La sua espressione seria
bast a rivelarle che era sincero. Ho gi perduto cinque
anni della sua vita.
 arrabbiato con me perch non l'ho informata a
suo tempo?
Arrabbiato? Assolutamente no. Non sarei mai stato
in grado di assumermi il ruolo di padre prima d'oggi.
Mi creda. Non ero pronto.
Laura fece un sospiro e si lasci andare contro lo
schienale della poltrona. Mi sembra di essere un investigatore
ultimamente mormor. Le persone che
mi stanno pi a cuore sono degli enigmi per me. Non
so cosa passa per la testa di Emma. E poi c' quella
donna... Scacci il pensiero. Perch affrontare l'argomento?
Quale donna? le domand Dylan.
Oh,  una storia lunga.
Non devo andare da nessuna parte. Lui si sistem
pi comodamente sul divano, come se si preparasse
ad ascoltare il suo dettagliato resoconto.
Laura gli parl della morte del padre e della promessa
che gli aveva fatto. Gli raccont delle sue visite
a Sarah Tolley e degli inutili tentativi di scoprire il legame
tra l'anziana donna e suo padre. E gli confess
perfino di avere ricevuto due lettere anonime. Sfil la
seconda dalla tasca dei suoi calzoncini e apr il foglio.
La perdita della memoria pu essere un dono del
cielo lesse a voce alta. Sarah non  niente per te. Non
tornare da lei. Un altro brivido le percorse la schiena.
Dylan si sporse in avanti, gli avambracci sulle ginocchia.
Davvero curioso osserv. E lei non  riuscita
a trovare nessun collegamento tra la donna e suo
padre?
Laura scroll la testa.
Amanti? sugger lui.
Be', potrebbe essere, immagino. Mia madre mor
quando io ero piccola, e per quel che mi risulta mio
padre non ebbe mai un'altra donna, pur avendo delle
amiche. Se aveva una relazione con Sarah, io non ne
sapevo nulla. E sfortunatamente, nemmeno Sarah
sembra saperlo.
 possibile che quella donna... Sarah... ricordi tutto
e semplicemente non voglia rivelarglielo per qualche
motivo?
Non aveva considerato quell'ipotesi. Immagino di
s.
Allora supponiamo che suo padre sia stato l'amante
della donna un tempo. Forse qualcuno non
vuole che lei lo sappia ed  per questo motivo che le ha
mandato quei messaggi.
Non ha molto senso logico obiett Laura.
Gi, lo penso anch'io. Dylan rimase in silenzio come
se avesse esaurito gli argomenti. La perplessit
scritta sul suo volto era la stessa che lei provava.
A quel punto, Laura os porgli la domanda che le
ronzava nella testa da un po'. Non  mai stato sposato?
Sembrava una condizione insolita per un uomo
di quarantun anni. Lei ha risposto in maniera categorica
riguardo all'assenza di legami sentimentali
quando Heather glielo ha chiesto.
No, non sono mai stato sposato dichiar Dylan,
tenendo gli occhi bassi. Ho vissuto con una donna
per molti anni, ma quella  una lunga e infelice storia.
Perci adesso, in un certo senso, sono piuttosto...
guardingo quando si tratta di mettere in gioco me
stesso.
A causa della lunga e infelice storia?
Prevalentemente.
Be', lei ha messo in gioco se stesso con Emma.
 una cosa diversa. Dylan si alz in piedi e la
guard. Emma  mia figlia.
Le parole dell'uomo la colpirono in maniera indescrivibile.
Lei non si sentiva pi cos sola.
Dopo che Dylan se ne fu andato, Laura rimase parecchie
ore nella stanza panoramica a fissare la volta
celeste col telescopio. Non lo aveva pi fatto da prima
della morte di suo marito. Osservare le stelle aveva
perso ogni magia per lei; il tempo trascorso al telescopio
aveva contribuito all'infelicit e all'insoddisfazione di Ray.
Ma quella notte, ritrov il senso di meraviglia
e la gioia che suo padre le aveva instillato. Il
cielo era la sola cosa che lei comprendesse e sulla
quale potesse fare affidamento quando tutto il resto
nella sua vita era un mistero.

Capitolo 7.

 un orologio? domand Sarah, l'espressione interrogativa.
 un orologio e un calendario rispose Laura, che
era oltremodo compiaciuta del proprio acquisto. Stava
appendendo l'aggeggio di plastica bianca sulla parete
del cucinino, sotto lo sguardo perplesso dell'anziana
donna. Sul lato destro c'era il quadrante con grandi
cifre nere e su quello sinistro comparivano la data e il
giorno della settimana. Ogni mattina le baster premere
questo bottone per aggiornarlo. Esegu la semplice
manovra. Vede? Ora l'ho messo alla data di oggi.
Mercoled. Quindi, se lei spinger il bottone ogni
mattina, sapr quando  il giorno della nostra passeggiata.
Oppure, in caso di pioggia, ci guarderemo un
bel film in cassetta come  successo la settimana scorsa.
Il mercoled precedente, a causa del cattivo tempo,
Laura aveva deciso di noleggiare la cassetta de La regina
d'Africa, ricordando che Sarah vi aveva accennato
nel rievocare la sua storia d'amore con Joe Tolley. All'anziana
donna il film sembrava essere piaciuto
molto, ma lei avrebbe preferito sentirle narrare altri
episodi della sua vita.
 pronta? le chiese in quel momento, bench la
domanda fosse superflua.
Sarah aveva gi aperto la porta e stava uscendo in
corridoio.
Fuori dall'edificio, Laura cerc per una volta di avviarsi
nella direzione opposta a quella che prendevano
di solito, ma l'anziana ospite della casa di riposo rimase
incollata al marciapiede. Apparentemente era
una persona abitudinaria, perci lei si rassegn e la segu.
Ricorda che le ho raccontato che Dylan voleva incontrare
Emma? le domand mentre camminavano.
Dylan? ripet Sarah.
Ovviamente non ricordava. Laura non sapeva perch
cercasse di parlare alla donna della sua vita privata.
Sembrava inutile, ma era pur sempre un modo
per avviare la conversazione.
S. Il padre della mia bambina, Emma. Il padre naturale.
Si sono incontrati per la prima volta l'altra sera.
Santo cielo! esclam Sarah. Quanti anni ha... la
bambina? Il nome della piccola si era gi smarrito nel
labirinto della sua memoria.
Cinque. Si  comportata in maniera piuttosto timorosa
con lui, ma penso che il risultato sia comunque incoraggiante,
se si considera che Emma non aveva mai
visto quell'uomo.
L'ha preso in simpatia?
Be', Emma non parla, e io non posso dire con certezza
quali siano i suoi sentimenti nei confronti di
Dylan. Ha avuto un terribile choc alcuni mesi fa e da
allora  rimasta muta. Lei stava per spiegare che cosa
intendesse con la parola muta, ma Sarah sembrava
avere capito.
Ah disse. E chi sarebbe... la bambina? Sua figlia?
S.
Quanti anni ha?
Cinque ripet Laura pazientemente.
E non parla pi. Deve essere molto frustrante per
lei a volte.
Gi. Glielo assicuro.
Sarah spost lo sguardo verso la torre dell'orologio
situata a parecchi isolati di distanza. Ho avuto una
paziente muta una volta.
Ah, s? domand Laura, davvero incuriosita. Se
non sbaglio, non mi ha ancora raccontato nulla del suo
lavoro.

Sarah, 1956.
Questo sarebbe il Saint Margaret's? chiese Sarah a
suo marito quando l'auto imbocc il lungo viale d'accesso
alla clinica.
Davanti a loro, sulla sommit di una vasta collina
erbosa, sorgeva un enorme edificio in pietra, annerito
dagli agenti atmosferici e dalla patina di sporcizia che
il tempo vi aveva depositato.
Esatto rispose Joe. Vedi l'insegna?
Lo sguardo di Sarah segu la direzione del suo dito
puntato verso il piccolo cartello bianco sulla destra.
Saint Margaret's Psychiatric Hospital. Difficile da credere.
Assomiglia pi che altro a una casa degli orrori
osserv Sarah.
Era l per un colloquio di lavoro. Lei e Joe si erano
trasferiti nei sobborghi poco dopo il matrimonio e ora
abitavano in una graziosa casetta nei pressi di un
parco. Il Saint Margaret's sarebbe stato molto pi vicino
al loro nuovo domicilio di quanto non lo fosse
l'ospedale presso il quale lei lavorava, e Sarah era
elettrizzata all'idea di riuscire a ottenere quel posto. Il
Saint Margaret's era un istituto di altissimo livello. Anche
se a giudicare dall'esterno nessuno lo avrebbe sospettato.
Il viale d'accesso descriveva una curva davanti all'entrata
principale, e Joe ferm l'auto. Sei sicura che
non ti dispiaccia prendere un taxi per tornare a casa?
le chiese.
Certo. Stai tranquillo. Sarah si sporse verso di lui
e gli diede un bacio.
Buona fortuna, allora le disse suo marito. Chiamami
in ufficio per farmi sapere come  andata.
Lei scese dall'auto e rimase davanti ai gradini a salutarlo
agitando la mano finch Joe non scomparve in
fondo al viale. Poi, sistemandosi la gonna dell'uniforme,
prese un respiro profondo e, intimidita dalla tetraggine
e dal prestigio del luogo, apr con una spinta
l'altissima porta di legno.
Si trov in un grande atrio di forma quadrata, che in
altezza occupava tre piani, con sontuose modanature
in legno scuro. La luce lo inondava attraverso pannelli
di vetro sul soffitto, tracciando nell'aria colonne dorate
che mettevano in risalto il pavimento rivestito da
grandi piastrelle esagonali bianche e nere. Voci ovattate
risuonavano intorno a lei. Tutto contribuiva a
creare un'atmosfera di classica e rarefatta eleganza,
dove era perfino impossibile avvertire il penetrante
odore tipico degli ospedali.
La reception era situata sul lato destro dell'atrio.
Ho un appuntamento con la direttrice del personale
infermieristico spieg Sarah all'impiegata seduta
dietro il banco. La signora Love, se non sbaglio.
La receptionist la preg di mettersi a sedere, e lei
attese per una decina di minuti su un incantevole divano
a motivi floreali prima che la signora Love arrivasse,
con passo spedito ed elastico. Era una giovane
donna di bell'aspetto e con un sorriso accattivante, vestita
come una qualunque infermiera. Dopo le consuete
presentazioni, la condusse lungo un interminabile
corridoio fiocamente illuminato fino al suo ufficio,
dove la fece accomodare davanti a una grande scrivania.
Che bella spilla osserv quando furono sedute
una di fronte all'altra.
Sarah accost le dita al colletto della sua uniforme.
Joe le aveva consigliato di togliere la spilla per il colloquio,
ma lei non sopportava l'idea di separarsene.
Come aveva promesso, la indossava tutti i giorni. Me
l'ha regalata mio marito come dono di nozze spieg.
La mia direttrice al Mercy Hospital me la lascia portare.
Ma se lei...
Oh, non  un problema. Tutte noi usiamo piccoli
oggetti particolari per caratterizzare le nostre uniformi.
Questo  il mio. La signora Love sfior con le
dita la catenina che portava al collo.
 stupenda disse Sarah.
Dunque... La donna diede un'occhiata ai fogli
sulla scrivania. Ho esaminato il suo curriculum vitae
cominci, e ne ho ricavato un'ottima impressione.
L'esperienza che lei ha accumulato al Mercy dovrebbe
consentirle di affrontare con perizia il lavoro che svolger
qui.
Il lavoro che svolger qui. A sentire la direttrice del
personale, sembrava che lei avesse gi il posto. E in effetti,
il colloquio che segu fu pi simile a una cordiale
chiacchierata che a una sorta di interrogatorio, come
lei aveva previsto. La signora Love parlava quasi incessantemente,
impegnata a illustrare gli innovativi
metodi del Saint Margaret's, le sue avanzate attrezzature,
e la figura del direttore sanitario, il dottor Peter
Palmiento. Un delicato rossore le soffuse le guance
quando lo nomin.
Senza dubbio ne avr sentito parlare disse.
Naturalmente Sarah lo conosceva di fama. Non c'era
medico o infermiere che non avrebbe voluto lavorare
con Peter Palmiento. Quell'uomo stava cambiando il
volto della psichiatria. S, certo. Sorrise.
Lui ha portato questa clinica ai massimi livelli dichiar
la signora Love. Ha un incredibile potere, 
una persona squisita, ed  soltanto grazie a lui se qui
disponiamo di strumenti all'avanguardia. Al Saint
Margaret's vengono condotte numerose ricerche molto
stimolanti, e il dottor Palmiento  abilissimo nel procurarsi
finanziamenti per garantirne lo svolgimento.
Tutti lo adorano. Era difficile capire se la direttrice
stesse parlando di un essere umano o di un dio.
Questo  un luogo straordinario dove lavorare.
Cos sembra mormor Sarah, un poco frastornata.
La signora Love prese un lungo respiro. Allora
continu con pi calma, parliamo della sua retribuzione
e degli orari di lavoro.
Intende dire che il posto  mio?
La donna rise. Certo. Sempre che lei lo voglia.
Oh, eccome! Sarah non vedeva l'ora di annunciarlo
a Joe.
Dopo avere discusso dell'orario e dello stipendio, la
direttrice la port a visitare l'ospedale. L'immenso
atrio scintillante di legni e marmo non era che la prima
delle sorprese. Molte delle camere riservate ai pazienti
erano dotate di comodit degne di un grande albergo,
compresa la stanza da bagno privata. Non mancavano
neppure una luminosa sala di ritrovo con tavoli da
gioco e un televisore, una saletta per gli spettacoli
teatrali e un piccolo istituto di bellezza.
La cura della persona conta molto afferm la signora
Love. Un aspetto gradevole ha una benefica influenza
sullo stato d'animo dei pazienti. Soprattutto
per coloro che soffrono di depressione.
Questa  una struttura eccezionale comment Sarah,
quasi senza fiato per la meraviglia. L'ospedale dove
aveva lavorato fino a quel giorno era pietosamente
arretrato in confronto al Saint Margaret's.
Salirono lo scalone ricurvo fino al secondo piano, il
cosiddetto livello due, e Sarah avvert una differenza
quasi palpabile nell'aria non appena aprirono la porta
che dava accesso all'atrio. C'era un silenzio opprimente,
spezzato di tanto in tanto da suoni biascicati,
ma poi, d'un tratto, si ud un urlo stridulo.
La camera d'isolamento. La signora Love indic la
porta della stanza dalla quale era giunto quel suono.
Sarah annu. Aveva udito simili grida laceranti anche
al Mercy. Non era niente di nuovo. La vera novit
era il laboratorio per l'elettroencefalogramma, dove le
onde cerebrali di un paziente potevano essere misurate
in maniera indolore. Al Mercy non disponevano
nemmeno di una macchina per l'elettroencefalogramma.
Lei era davvero impressionata.
E potr imparare a far funzionare questi macchinari?
chiese.
Senz'altro, mia cara rispose la signora Love. Noi
incoraggiamo sempre il nostro personale a espandere
le proprie capacit e ad apprendere tutto ci che
desidera.
Dall'altra parte del corridoio, la direttrice le permise
di sbirciare attraverso un piccolo finestrino ricavato in
una porta. All'interno della stanza, nei numerosi letti
allineati contro le pareti, giacevano uomini e donne
addormentati.
Noi la chiamiamo la sala del sonno spieg la
signora Love.
Avete somministrato loro delle droghe? chiese Sarah,
dando voce al proprio sospetto.
S. Stiamo usando dei farmaci sperimentali con
questi pazienti per accertare quale sostanza funzioni
meglio in rapporto ai diversi tipi di malato. Questo fa
parte degli studi del dottor Palmiento.
Sarah prov una sgradevole sensazione di fastidio.
Cavie umane. Tuttavia, che altro poteva aspettarsi di
trovare in un istituto noto per le sue ricerche?
Passarono davanti al laboratorio dove veniva effettuato
l'elettrochoc. Anche in questo caso, il locale
era pi grande e dotato di apparecchiature assai pi
sofisticate di quelle che Sarah conosceva. L'idea di
curare i pazienti con un simile sistema aveva suscitato
orrore nel suo animo da quando era ancora una studentessa
alla scuola per infermiere, ma lei aveva
cambiato opinione dopo avere visto il profondo miglioramento
che esso poteva produrre in alcuni dei
malati pi gravi. Spesso aveva come conseguenza una
parziale perdita della memoria, ma l'effetto era temporaneo,
in genere, e con l'attenuarsi della depressione,
quegli individui ritrovavano in parte la capacit
di vivere una vita normale e autosufficiente. Nella
maggior parte dei casi. Non tutti. Ed era impossibile
sapere in partenza chi avrebbe tratto vantaggio dalla
cura e chi invece sarebbe semplicemente peggiorato.
Forse quello era un campo che meritava un approfondimento.
Forse lei ne avrebbe potuto discutere col
dottor Palmiento. Sarah sorrise tra s, eccitata all'idea
di lavorare in un istituto cos dinamico.
E questa  la nostra sala operatoria spieg la signora
Love quando giunsero in fondo al corridoio.
Sala operatoria?
Per le lobotomie, soprattutto rispose la donna, e
Sarah si augur che non avesse notato la sua smorfia.
Bench le lobotomie fossero una pratica comune
presso molti ospedali del paese, non venivano eseguite
al Mercy, e Sarah le giudicava una barbarie, pur sapendo
di non essere al passo coi tempi. In fondo, il
procedimento aveva vinto il Premio Nobel.
E questo  lo studio del dottor Palmiento. La responsabile
del personale infermieristico indic una
porta sul lato opposto del corridoio. Oh, guardi! Lui 
qui. Le piacerebbe salutarlo?
Ehm... non vorrei disturbarlo. Sarah si sentiva
intimidita da quell'uomo dopo tutto ci che aveva
sentito raccontare sul suo conto.
La signora Love buss comunque alla porta e sporse
la testa all'interno della stanza. Buongiorno, dottor
Palmiento. Gradirebbe conoscere la nostra nuova
infermiera?
Attraverso il vetro del battente, Sarah lo vide sollevare
lo sguardo dalla scrivania. Era un uomo di
mezza et, probabilmente vicino alla sessantina.
Certo rispose lui. La faccia accomodare.
Sarah segu la direttrice nell'ufficio.
Questa  Sarah Tolley annunci la donna. Signora
Tolley, le presento il dottor Palmiento. O dottor
P., come tutti noi lo chiamiamo qui.
Lui si alz e con un sorriso cordiale si spost davanti
alla scrivania.
Buongiorno, dottore. Sarah stese la mano, e l'uomo
gliela strinse in maniera calorosa.
Era sfacciatamente affascinante. Non c'era da stupirsi
se la direttrice del personale se ne era infatuata.
 un piacere averla con noi, signora Tolley.
Soltanto qualche filo grigio si intravedeva fra i capelli
castano chiaro dell'uomo, e il suo volto era segnato
da rughe sottili. La finezza dei lineamenti gli
dava un'aria compitamente gentile, salvo gli occhi, che
erano verdi e fissavano con tale intensit da riuscire a
mettere a disagio l'interlocutore. Non si adattavano al
suo atteggiamento generale. Sarah aveva gi incontrato
quella stessa capacit di inchiodare gli altri con lo
sguardo, in parecchi dei suoi pazienti affetti da turbe
psichiatriche. Pazienti che per il resto apparivano perfettamente
sani, ma i cui occhi tradivano la psicosi celata
nel loro animo. Lei sfil la mano da quella dell'uomo
con la massima rapidit concessale dall'esigenza
di non risultare scortese, turbata dalla sua
personale reazione. Davanti a lei c'era un illustre medico,
a detta di tutti un essere umano attento e generoso,
cui la sorte aveva semplicemente riservato uno
sguardo penetrante. Era sciocco pensare che si trattasse
d'altro.
E in quale reparto lavorer la nostra nuova collaboratrice?
Il dottor Palmiento si stava rivolgendo
alla signora Love, ma continuava a fissare Sarah, e lei
dovette distogliere gli occhi.
Al livello due rispose la responsabile del personale.
Ah! Lui sembrava felicissimo, un uomo che chiaramente
amava il proprio lavoro. Deve essere
un'infermiera altamente qualificata, signora Tolley.
Joyce non assegnerebbe la prima che capita al livello
due.
Sarah sorrise alla donna. La ringrazio della fiducia
disse.
L'ho assegnata a quel reparto perch la ricerca la
affascina e ha qualche esperienza di sala operatoria.
Non proprio si affrett a precisare lei. Risale ai
tempi della scuola per infermiere. Non voleva trovarsi
ad assistere il chirurgo durante una lobotomia.
Entrambi ignorarono la sua debole protesta.
Io svolgo la maggior parte del mio lavoro al livello
due spieg il dottor Palmiento.  l che ci occupiamo
dei nostri pazienti pi gravemente disturbati.
Ho sentito dire cose meravigliose su di lei e sul
lavoro che sta svolgendo. Sarah si augurava che i suoi
modi non apparissero adulatori quanto quelli di Joyce
Love.
Palmiento annu con un sorriso e le pos una mano
sulla spalla. Lei porter un valido contributo alla
nostra squadra dichiar.
Non appena furono di nuovo in corridoio, la signora Love si
volt verso Sarah. Non  forse una persona
eccezionale? chiese.
Sembra molto entusiasta del suo lavoro osserv
lei, ancora stupita per la reazione contrastante suscitata
nel suo animo dal direttore della clinica. Quell'uomo
era un medico, non un paziente, ricord a se
stessa. Uno psichiatra di fama. E il buonsenso le
avrebbe dovuto suggerire che non era possibile giudicare
una persona dall'intensit dello sguardo.
La sua prima settimana al SaintMargaret's trascorse
abbastanza tranquillamente. Le furono assegnati soltanto
due pazienti, donne che soffrivano di depressione.
Lei aveva sempre un atteggiamento quasi materno
verso le persone che venivano affidate alle sue
cure, ed era fermamente convinta che un rapporto sereno
con il medico e l'infermiere contribuisse a guarire
ci che non funzionava nella mente del malato. Spesso
si rivolgeva a loro con tenerezza e arrivava perfino a
stringerli fra le braccia quando avevano bisogno di
conforto.
Il dottor P., invece, li trattava in maniera anche brutale,
gridava, inveiva contro di loro e li copriva di insulti.
Tutti lo adoravano al Saint Margaret's, ma il diverso
approccio da lui seguito disorientava Sarah, portando
incertezza nel suo animo e rendendo sempre
pi confusi i suoi sentimenti nei confronti dell'uomo.
Lui era assai mutevole, capace di passare nel giro di
pochi istanti da un atteggiamento affettuoso, paterno e
di grande umanit, a un asettico distacco che rasentava
la spietatezza. Sarah doveva ammettere che i metodi
del dottor Palmiento talvolta funzionavano, ma a
quale prezzo? Qual era il loro effetto sullo stato d'animo
di una persona, che veniva trattata come un numero
e non come un essere umano?
Il resto del personale riteneva elettrizzante che il
dottor P. sperimentasse nuovi farmaci sui malati, ma
quelle sperimentazioni erano causa di profonda inquietudine
per Sarah. Il medico iniettava ai pazienti
depressi una sostanza chiamata LSD, giorno dopo
giorno, allo scopo di abbattere i muri dietro i quali si
nascondeva la loro anima, come lui stesso asseriva.
L'LSD spaventava Sarah. I pazienti reagivano a quella
droga in maniere imprevedibili. Alcuni urlavano, o
cercavano letteralmente di arrampicarsi sulle pareti
delle loro stanze, oppure tentavano di gettarsi nel vuoto
dalle finestre. Altri dormivano ininterrottamente
per giorni, agitati da sogni angosciosi che nessuno poteva
immaginare. E il dottor P. osservava ogni cosa dal
suo punto di vista scientifico, prendendo nota delle
reazioni di quei malati e richiedendo nuove sovvenzioni
per studiare le possibilit di utilizzo offerte
da qualche altra sostanza stupefacente.
C'erano pazienti, alcuni di loro erano seguiti da Sarah,
sui quali lui effettuava la elettrochocterapia. Lei
stessa lo aveva suggerito per una donna cos depressa
da avere tentato di impiccarsi alla maniglia della porta
con le proprie mutande. Ma in quel momento ignorava
che anche in quel campo il dottor P. seguiva
una via sperimentale. Lui usava una potenza di centocinquanta
volt parecchie volte al giorno al posto
delle centodieci volt a intervalli di alcuni giorni come
era consuetudine. Invece di una scarica, ne inviava
otto o pi, anche mentre le convulsioni scuotevano il
corpo del malato. Quelle persone non sapevano pi
dove si trovassero e neppure chi fossero. A quel punto
il dottor P. associava al trattamento la sua esclusiva
terapia farmacologica per raggiungere quello che definiva
l'estremo disorientamento. Il suo metodo mirava
a fare piazza pulita dei vecchi ed errati modi di
pensare e comportarsi del paziente disadattato. Soltanto
allora lui e i collaboratori avrebbero potuto impostare
la sua vita secondo criteri pi sani. La teoria
era abbastanza valida, ma Sarah aveva l'impressione
che pochi malati stessero realmente migliorando.
Un giorno, infine, manifest i propri timori alla signora
Love.
La sua direttrice le sorrise, l'espressione condiscendente.
Il dottor P.  un precursore ribatt. Lei  una
donna intelligente, Sarah. Sa che le persone tendono a
deridere i geni. O a criticarli. Guardi Einstein. La gente
credeva che fosse un ritardato. E Copernico. Lo ritenevano
un povero pazzo.
Io ho paura che in alcuni casi i suoi metodi possano
produrre un peggioramento nel malato invece di
portargli beneficio spieg Sarah.
Lei non  qui da abbastanza tempo per notare i
reali progressi dichiar la signora Love. Non deve
dimenticare il quadro generale e i vantaggi a lungo
termine. Le cognizioni che noi ricaveremo dalle ricerche
innovative del dottor P. qui al Saint Margaret's
in futuro saranno applicate ad altri pazienti in altri
ospedali. Vedr.
Io ho soltanto...  tutto cos diverso da ci cui ero
abituata al Mercy mormor Sarah.
A quel punto il sorriso indulgente riapparve sul volto
della direttrice. Io non voglio dire nulla di negativo
contro il Mercy. Per certi versi  un'eccellente struttura.
D'altra parte la verit  che i loro metodi nella
cura della malattia mentale sono piuttosto antiquati.
Non ostacoli il cammino del progresso, Sarah.
Lei si domand se per caso Joyce Love non potesse
avere ragione. Tutti sembravano cos entusiasti del
dottor Palmiento, cos orgogliosi dell'importante lavoro
che lui stava svolgendo. Era forse lei il tipo di
persona che avrebbe riso di Copernico?

***
Laura era finalmente riuscita a calmare Emma, che
dopo un paio d'ore di incubi e lacrime si era riaddormentata.
Di nuovo nel suo letto, fra i libri sul morbo
di Alzheimer che aveva preso alla biblioteca, stava
scorrendo indici alfabetici e analitici nella speranza
che fra i tanti capitoli almeno uno sapesse spiegarle se
una persona affetta da quella malattia fosse in grado di
inventare storie cos accuratamente dettagliate e riferirle
con tanta chiarezza e partecipazione. Stava cominciando
a chiedersi se il racconto degli avvenimenti
al Saint Margaret's non fosse per caso frutto della
immaginazione di Sarah. Alcuni degli episodi narrati
rasentavano ormai l'incredibile. Probabilmente, riflett
Laura, l'anziana ospite della casa di riposo aveva
soltanto confuso i fatti nella sua memoria.
Secondo l'autore di uno di quei libri, la capacit di
ricordare in maniera assai vivida eventi lontani poteva
indurre chi si occupava del malato di Alzheimer ad attribuirgli
una lucidit mentale superiore a quella effettiva.
La descrizione corrispondeva perfettamente al
caso di Sarah. Il suo comportamento era quasi inquietante.
Nel corso delle loro passeggiate, l'anziana
donna scivolava nella dimensione del passato, perdendo
ogni infermit mentre descriveva situazioni e
persone con quella che sembrava un'impressionante
ricchezza di particolari. Un attimo dopo, si guardava
intorno senza avere la minima idea di dove fosse, e
neppure se si trovasse sulla terraferma o sull'acqua.
Dimenticava perfino il nome di Laura tra una visita e
l'altra. Sapeva tuttavia che la sua comparsa coincideva
con la possibilit di uscire a fare una passeggiata.
Il telefono posto sul comodino squill un attimo dopo
che Laura ebbe spento la luce per infilarsi sotto le
lenzuola.
Spero di non averti svegliata.
La voce era quella di suo marito, e lei smise di respirare
per un secondo prima di rendersi conto che
all'altro capo del filo c'era suo cognato.
Stuart! esclam.  cos facile scambiarti per Ray
che per un attimo ho creduto...
Oh, scusami.
Non  certo colpa tua. Laura rise.
Be'... so che  molto tardi, ma ho appena trovato un
pezzo interessante nell'ultimo numero di Publishers
Weeklye volevo fartelo sentire.
Ti ascolto.
L'articolo parlava del libro di Ray, ormai di imminente
pubblicazione. L'autore non aveva che espressioni
di elogio, e Laura ne segu la lettura con un nodo
nella gola. Suo marito veniva descritto come un grande
filantropo.
Se tutti i politici leggessero questo straordinario libro
continu Stuart, quei cambiamenti sociali di cui
c' immenso bisogno verrebbero senza dubbio attuati. Fece una
pausa. Non c' male, eh?
Laura chiuse gli occhi. Vorrei soltanto che Ray potesse
sentire quelle parole.
Questa  la sua eredit disse Stuart.  esattamente
ci che lui avrebbe voluto.
Per parecchio tempo dopo avere concluso la telefonata,
Laura rimase distesa su un fianco con gli occhi
spalancati, il sonno che le sfuggiva inesorabilmente.
Quando allung un braccio per toccare il cuscino di
Ray, la pena torn a esploderle nel cuore. Lui era stato
un buon marito.
Fatta eccezione per l'inspiegabile collera scatenata
dall'ultima richiesta di suo padre.
Fatta eccezione per l'insofferenza nei confronti di
Emma.
Laura scroll la testa, irritata per il modo in cui
Heather Davison cercava di demolire l'immagine di
Ray, e irritata anche con se stessa, poich stava cominciando
a pensare che la psicoterapeuta potesse avere
ragione.

***
Crede che mio padre potrebbe averla conosciuta su
una nave da crociera? chiese Laura mentre lei e Sarah
si accingevano a uscire per la loro passeggiata. Mi 
venuto in mente l'altro giorno che lui aveva fatto parecchie
crociere nel corso degli anni.
Con quale compagnia di navigazione? si inform
l'anziana donna.
Lei cerc inutilmente di ricordare. Non lo so.
Quali localit aveva visitato? domand allora Sarah.
Io viaggiavo soprattutto sulla rotta dei Caraibi.
Anche se l'Alaska era il mio posto preferito.
So che lui era stato nei Caraibi almeno una volta.
Come ha detto che si chiamava?
Carl Brandon.
Lui fa volare i dirigibili, giusto? Ho visto l'Akron
un giorno. Dovevo avere dieci anni pi o meno.
Dirigibili? No, lui...
Palloni aerostatici! esclam Sarah. Lui fa volare i
palloni aerostatici?
No, quello  Dylan. Il padre naturale di mia figlia.
Io stavo parlando di mio padre. Carl.
L'anziana donna scosse il capo con aria smarrita.
Non la seguo. Ho una grande confusione in testa
mormor, e il suo tono era cos patetico che Laura le
mise un braccio attorno alle spalle e gliele serr con
forza.
Non si preoccupi la tranquillizz. Non  importante.
Godiamoci semplicemente la nostra passeggiata.
E lei potr continuare a parlarmi del suo lavoro
al Saint Margaret's.

***
Sarah, 1956-1957.
Mi stanno avvelenando protest Julia, la nuova
paziente, allontanando il vassoio con il suo pranzo.
No, niente affatto ribatt Sarah. Quale cibo pensa
che sia avvelenato?
Le patate.
Lei prese dal vassoio il cucchiaino per il dessert, lo
affond nel pur di patate e se lo cacci in bocca. Vede?
disse. Sicuramente non le mangerei se fossero
avvelenate. Sono squisite, in effetti. E spinse di nuovo
il vassoio verso la donna.
Julia sollev lentamente la forchetta e cominci a
mangiare, e Sarah sorrise tra s. Stava facendo progressi
con quella paziente da tutti definita impossibile
da controllare.
Julia aveva ventotto anni ed era molto bella. I folti
capelli castano ramato le arrivavano alla vita, ed erano
il solo aspetto della sua persona di cui si prendesse
cura. Li spazzolava parecchie volte al giorno e li teneva
sempre perfettamente puliti. Erano uno spettacolo
incantevole.
A Julia avevano diagnosticato una forma di schizofrenia
paranoide, ed era stata trasferita al livello due
dopo che aveva rotto il naso a un inserviente nell'altro
reparto. Dal giorno del suo arrivo, aveva gi ferito uno
degli aiutanti e in due occasioni l'avevano sorpresa a
picchiare la testa contro la parete della stanza. Inoltre,
aveva trascorso un'intera notte a cantare a squarciagola.
Era successo dopo che il dottor Palmiento le aveva
iniettato l'LSD.
L'LSD servir a liberarla aveva dichiarato il dottor
P. durante una riunione del personale. Servir ad abbattere
il muro della sua resistenza al trattamento. Potrebbe
essere il solo modo per arrivare all'origine della
sua infermit.
Sarah non era altrettanto convinta. Il dottor Palmiento era
diventato pi disinvolto che mai con la sua
siringa di LSD, facendovi ricorso con quella che le
sembrava scarsa considerazione per la diagnosi del
soggetto. Lei aveva constatato l'efficacia della sostanza
su un paio di malati, che erano infine riusciti a parlare
delle loro pi profonde afflizioni, ma nella maggior
parte dei casi riteneva che quella sostanza portasse i
pazienti a perdere del tutto il contatto con la realt.
Ma la sua opinione e i suoi sistemi basati sul rapporto
umano e sulla partecipazione stavano cominciando
ad apparire sorpassati e ridicoli alla luce delle
avanzate tecniche del dottor P. Ed era un sacrilegio
dissentire da lui. La camera d'isolamento era stata un
terribile choc per Sarah. Non era affatto una stanza,
bens una sorta di cassa lunga e rettangolare, poco pi
grande di una bara. I pazienti portavano mascherine
che avevano lo scopo di tenerli completamente al buio
e speciali cuffie che emettevano un incessante e monotono
ronzio. Le braccia e le gambe erano coperte da
uno strato di ovatta per ridurne la capacit sensoriale.
Se si escludevano le indispensabili pause per l'uso del
bagno e per i pasti, restavano in quei contenitori anche
per un mese. Era un altro sistema per raggiungere
quello stato di estremo disorientamento che il dottor P.
considerava tanto proficuo.
La parola tortura le sembrava pi adatta.
Ogni giorno diventava per lei sempre pi necessario
riuscire a trattare quei pazienti come esseri umani e
pi difficile trovare la forza di affrontare la sofferenza
al livello due.
La consolava il pensiero che Julia mostrasse piccoli
segni di miglioramento, ed erano proprio quei modesti
progressi a consentirle di convincere Palmiento a non
somministrarle altro LSD. Lui aveva manifestato l'intenzione
di mettere Julia nella sala del sonno, ma
Sarah era riuscita a evitare anche quel trattamento.
Poi, un giorno, la situazione precipit.
Entrata nella stanza di Julia dopo la pausa per il
pranzo, Sarah la trov intenta a spazzolarsi gli splendidi
capelli. In un primo momento, la ragazza le sorrise,
ma il sorriso si spense rapidamente. Aperto con
uno strattone il primo cassetto del com, si mise a lanciare
in aria la biancheria che conteneva, come se
stesse cercando qualcosa che era rimasto sepolto sotto
quegli indumenti.
Me l'ha portata via! grid a Sarah, che indietreggi
di alcuni passi, allarmata dalla collera nella
voce di Julia.
Cosa le avrei portato via? chiese.
La mia spilla! La ragazza indic il gioiello appuntato
sul colletto della sua uniforme. Era proprio
qui nel mio cassetto, e lei l'ha presa!
Questa? Sarah la sfior con la punta delle dita.
Questa spilla  il regalo di nozze di mio marito
ribatt. Me l'ha vista addosso tutti i giorni, Julia.
La ragazza sfil il cassetto dal mobile e lo capovolse,
scuotendolo con veemenza. Era qui dentro e adesso 
l! strill, lo sguardo fisso sul colletto dell'uniforme.
No, vede? Lei si azzard ad avvicinarsi un poco.
Vede com' la spilla? Ci sono una S e una J intrecciate.
Sono le iniziali di Sarah e Joe. Io e mio marito.
Julia non sembrava nemmeno avere sentito la sua
spiegazione. Con una forza fisica impressionante, rote
il cassetto e lo lasci andare, scagliandolo verso Sarah.
Lei si scans, ma lo spigolo la colp sulla tempia
destra.
Il dolore fu immediato e lancinante. Premendosi
una mano sulla testa, Sarah apr la porta e corse in
corridoio.
Sicurezza! chiam.
I corpulenti uomini vestiti di bianco si stavano gi
precipitando verso la stanza. Qualcuno doveva avere
udito l'alterco e chiesto il loro intervento. Lei si addoss
alla parete, il sangue che le colava tra le dita e
lungo il polso, mentre ascoltava gli uomini che tentavano
di calmare la creatura furiosa che credeva di
essere stata derubata.
Una delle infermiere si avvicin precipitosamente a
Sarah e le accost una compressa di garza alla tempia
ferita. Dovranno metterti qualche punto disse. E
Julia Nichols ha bisogno di un bel mesetto nella sala
del sonno.
No protest lei debolmente. E subito dopo perse i
sensi.
L'indomani mattina, il dottor Palmiento la convoc
nel suo studio.
Come sta? Si alz in piedi e le mise sulla spalla
una delle sue grandi mani, il volto che esprimeva autentica
sollecitudine mentre la guidava verso una poltroncina.
Sarah aveva la tempia medicata. Il taglio aveva richiesto
soltanto tre punti, ma la testa le doleva ancora.
Sto bene. Sorrise. Non avrei dovuto contraddire
Julia in maniera cos caparbia. Avrei dovuto trovare
un altro modo per...
Shh la interruppe lui dolcemente. Si appoggi
contro il bordo della scrivania e annunci: Ho preso
una decisione riguardo a Julia Nichols della quale voglio
informarla.
La sala del sonno, dedusse Sarah. Dubitava di avere
la forza per affrontare una discussione in quel momento.
Julia aveva cominciato a mostrare notevoli
progressi con me gli ricord debolmente. Credo che
fosse...
Il dottor Palmiento la fece tacere per la seconda volta,
sollevando una mano. Le ho permesso di applicare
il suo metodo con quella ragazza dichiar.
L'approccio verbale. Lo si  tentato per molti anni con
questo tipo di pazienti, ma semplicemente non basta
quando sono affetti da turbe psichiche cos gravi.
Tuttavia, volevo darle carta bianca con Julia Nichols,
pensando che forse avrebbe funzionato. Ma la verit 
che esiste soltanto un sistema per liberare la signorina
Nichols dal suo comportamento violento. Ebbe una
breve esitazione, i suoi occhi verdi che la inchiodavano.
La lobotomia  fissata per mercoled.
Una lobotomia? Sarah sgran gli occhi.
Esatto. La ragazza si sapr controllare assai meglio...
Soltanto perch sar ridotta al livello di un vegetale,
sprofondata in un perenne torpore! replic lei
quasi gridando. Per il resto della sua vita! Si rendeva
conto che si stava comportando in maniera estremamente
coraggiosa o straordinariamente stupida rivolgendosi
al direttore della clinica in quel modo. La
prego, dottor P., mi lasci svolgere qualche ricerca su
altri metodi che si sono rivelati efficaci con pazienti
come Julia. Forse la parola ricerca avrebbe avuto un
effetto pi convincente. La prego. Mi permetta di fare
ancora un tentativo prima di intervenire in maniera
cos definitiva.
Non esistono altri metodi efficaci con persone come
Julia Nichols ripet Palmiento. Si chin verso Sarah,
guardandola come se fosse una povera ottusa. In
fondo all'animo, lo sa anche lei, non  vero? aggiunse
in tono suadente.
Ma la lobotomia non  una cura obiett Sarah. 
soltanto un sistema per facilitare il compito a chi si
occupa della paziente. Per trasformarla in una docile e
infantile...
Il dottor Palmiento si stacc dalla scrivania. Lei ha
bisogno di documentarsi meglio sull'argomento, mia
cara disse, andandosi a sedere sulla sua poltrona.
Non possiamo tenerla qui se non comprende il prezioso
ruolo che quel procedimento riveste nella cura
dei malati mentali.
Sarah guard le proprie mani serrate in grembo. La
testa le martellava.
Lavoro in questo campo da trent'anni a paragone
dei suoi... dieci, dico bene?
Tredici. Lei drizz la schiena orgogliosamente.
E come sa continu il dottor Palmiento, io sono
considerato uno dei migliori psichiatri del paese.
S, lo so.
Quindi, sarebbe d'uopo da parte sua ammettere
che io sono meglio qualificato di lei a decidere cosa 
necessario fare nel caso di Julia Nichols. La ragazza
verr sottoposta a lobotomia alle tre del pomeriggio di
mercoled. E voglio che lei assista, poich si tratta di
una sua paziente.
Vuole che io...? Il pensiero la atterriva.
Lei ha avuto un minimo di formazione in campo
chirurgico, non  esatto?
Da studente, s, ma...
E io non ho mancato di notare che, sebbene abbia
ancora nozioni poco realistiche riguardo alle misure
pi efficaci nel trattamento della malattia mentale, lei 
una delle nostre pi abili infermiere. Voglio che in futuro
sia in grado di assistermi negli interventi chirurgici.
Cominceremo il suo addestramento con la signorina
Nichols.
Sarah non sapeva cosa rispondere. Quello era il suo
lavoro. Doveva obbedire.

 Capitolo 8.

La mamma di Cory telefon mentre Laura ed Emma
stavano facendo colazione.
Siamo costretti a rimandare la festa della bambina
annunci Alison Becker. Ha passato la notte in bianco
a causa di un virus intestinale.
Oh, povera cara. Che sfortuna disse Laura, anche
se in realt stava pensando a Sarah. L'aveva avvertita
che sarebbe andata a trovarla quel giorno mentre Emma
era alla festa di compleanno della sua amichetta.
Ora, tuttavia, non sapeva a chi lasciare la figlia. Molto
probabilmente l'anziana donna si era dimenticata di
quella promessa, ma se per caso se ne fosse ricordata?
L'idea che Sarah la aspettasse inutilmente con le scarpe
da passeggio gi ai piedi la rattristava. Posso fare
niente per aiutarvi?
No, ti ringrazio.  tutto sotto controllo.
Dopo avere riattaccato, Laura torn a sedersi al tavolo
della cucina di fronte a Emma.
Dunque, tesoro, era la mamma di Cory. La tua
amica oggi non sta bene, perci non potr avere la sua
festa di compleanno.
La bambina guard fuori dalla finestra, verso la casa
dei Becker.
So che sei delusa. Come faceva a saperlo? Come
poteva sapere ci che sua figlia pensava o provava?
Lei era alle prese con una sorta di colossale quiz, costretta
a dividere il suo tempo tra una creatura che
rifiutava di comunicare e una vecchia che non ne era
pi capace.
Uno dei libri presi alla biblioteca proponeva di favorire
i contatti tra malati di Alzheimer e bambini. Sotto
molti aspetti, le loro capacit erano allo stesso livello.
Dato che non potrai andare alla festa di Cory annunci
Laura allora, prendendo una decisione fulminea,
potrai accompagnarmi a fare visita a un'amica.
Quando Sarah apr la porta dell'appartamento, i
suoi occhi si fissarono immediatamente sulla bambina.
Ha portato anche Janie disse, con un largo sorriso.
Janie? chiese Laura. No, lei  Emma, mia figlia.
Emma, questa  la signora Tolley.
La bambina si strinse alla sua gamba, ma senza la
consueta ritrosia, e non esit a entrare nell'appartamento
insieme a lei, continuando a osservare la sconosciuta
con curiosit.
La presenza di Emma aveva a tal punto distratto Sarah
che l'anziana donna urt uno dei tavolini mentre
precedeva le sue ospiti nel soggiorno, facendo cadere
sul pavimento il portaritratti con la foto del suo defunto
marito. Laura si affrett a raccoglierla e a rimetterla
a posto.
Janie ci accompagner nella nostra passeggiata?
chiese Sarah.
Se lei non ha nulla in contrario rispose Laura.
Ma il suo nome  Emma. Ricorda che le ho parlato di
mia figlia, Emma?
L'anziana donna si sedette sul bordo del divano,
piegandosi all'altezza della bambina. Che bella bambola!
esclam. Come si chiama?
Emma tese la Barbie verso Sarah, che se la sistem
in grembo.
Come si chiama, Janie? ripet.
Ricorda che le ho spiegato che Emma non parla?
intervenne Laura.
Hai smesso di parlare, Janie? Sarah sembrava
quasi accanirsi in quel rifiuto di rivolgersi a Emma col
suo vero nome. E come mai, cara?
La bambina arricci il naso e si strinse nelle spalle,
appoggiandosi al bracciolo del divano con evidente
irrequietezza.
Bene disse Laura a Sarah. Vedo che ha gi ai piedi
le sue scarpe da passeggio. Guard Emma. Devi
usare il bagno prima di uscire, tesoro?
Sua figlia scosse la testa.
Be', io s aggiunse lei. Torno fra un minuto.
Mentre si avviava verso la stanza da bagno, lanci
un'occhiata al grande calendario-orologio di plastica
sulla parete del cucinino. La data era quella del venerd
successivo, e lei si ferm un istante per rimetterla
al giorno esatto. Evidentemente l'anziana ospite
della casa di riposo premeva il bottone pi spesso del
necessario.
Si stava lavando le mani quando, attraverso la porta
sottile come carta, sent Sarah che chiedeva: Vai gi a
scuola, Janie?.
Da dove diamine era spuntato quel nome?
Io non sono Janie! La voce della bambina risuon
nitidamente. Io sono Emma.
Laura si sent mancare il respiro. Era passato cos
tanto tempo da quando aveva udito quella voce che ne
aveva quasi dimenticato il suono. Profonda per essere
quella di una piccola di cinque anni, e forte. E in quel
momento, inasprita da una certa stizza.
Lei avrebbe voluto precipitarsi fuori dalla stanza da
bagno e serrare sua figlia tra le braccia, ma non os
rompere l'incantesimo. Accostando l'orecchio al battente,
ascolt Emma che rispondeva alle domande dell'anziana
donna, bench fossero rivolte a una bambina
che portava un diverso nome.
La mia bambola si chiama Barbie dichiar.
Ho cinque anni.
Presto andr all'asilo.
Laura sollev lo sguardo verso lo specchio posto
sopra il lavandino. Aveva gli occhi lucidi di pianto e il
naso rosso. Asciug le lacrime con la carta igienica e
usc dal bagno, decidendo che sarebbe stato pi opportuno
non considerare il fatto che Emma avesse parlato come un
evento straordinario, bens come qualcosa
di prevedibile.
Sei pronta per la nostra passeggiata, Emma? chiese,
attendendo con impazienza la risposta.
Ma sua figlia si limit a riprendere la Barbie e ad avviarsi
trotterellando verso la porta.
Durante la passeggiata, l'attenzione di Sarah era
troppo concentrata su Emma perch lei potesse abbandonarsi
come era ormai consuetudine alle sue reminiscenze
del passato, ma per quante domande rivolgesse
alla piccola, Emma si rifiutava di parlare. Era
triste e doloroso per Laura rendersi conto che la sua
presenza era la causa del rinnovato mutismo della
figlia. Toccava a lei rispondere alla maggior parte delle
domande di Sarah, e infine abbandon i tentativi di
indurla a chiamare la bambina con il suo vero nome.
Lei deve avere conosciuto una bimba che si chiama
Janie osserv a un certo punto.
Lo sguardo dell'anziana donna parve perdersi in
lontananza. S, conoscevo una Janie mormor, ma
non mi  consentito parlare di lei. Acceler il passo
per spostarsi davanti alle sue compagne di passeggiata,
e Laura cap che la conversazione era chiusa.
Laura chiam Dylan quella sera stessa dal telefono
della stanza panoramica, mentre se ne stava distesa sui
grandi cuscini che coprivano il pavimento. Nuvole
dense oscuravano il cielo, ma la luna riusciva a fare
capolino di quando in quando.
Emma ha parlato oggi gli annunci.
Sul serio? fece Dylan. Mi racconti tutto.
Be', a causa di un contrattempo stamattina ho dovuto
portarla con me da Sarah, e mentre ero nella
stanza da bagno, ho sentito l'anziana donna che le
chiedeva... In quel momento, Laura ud una voce
femminile che lo chiamava. C' qualcuno con lei si
scus, mortificata e delusa. L'ho disturbata.
No, figuriamoci. Rimanga in linea.
Lei sent delle voci smorzate e cap che Dylan aveva
coperto con la mano il ricevitore per parlare alla donna
che era... l'occasionale compagna di una serata? La sua
amante?
Eccomi di nuovo da lei disse Dylan dopo qualche
istante. Dunque, mi stava raccontando che ha portato
Emma da Sarah e che la vecchia signora le stava chiedendo
qualcosa?
S, ero nella stanza da bagno e Sarah per qualche
motivo continuava a chiamare mia figlia Janie, e a un
tratto Emma con tono impermalito ha replicato: Io non
sono Janie.
Lui rise. Ben fatto, Emma! E poi cosa  successo?
Oh, aspetti un altro secondo.
Laura sent di nuovo la voce della donna in sottofondo,
le sue parole indistinte, e questa volta Dylan
non si preoccup di coprire il ricevitore mentre le rispondeva.
Sono nel ripostiglio disse. Sull'ultimo ripiano. Lo
sgabello  proprio dietro la porta. Poi torn a rivolgersi
a lei. D'accordo. Rieccomi qua.
La sto davvero disturbando ripet Laura, sinceramente
dispiaciuta.
Niente affatto. Allora, la piccola ha continuato a
parlare?
Macch. Ha smesso quando io sono uscita dal bagno.
L'uomo rimase zitto per un momento. Mi dispiace
dichiar infine. Non deve essere stato molto piacevole.
La compassione espressa dal suo tono la stup, facendole
quasi venire le lacrime agli occhi ancora una
volta. Per lo meno ha parlato mormor. Per lo
meno io so che ne  ancora capace.
 possibile che Sarah l'abbia chiamata con un nome
sbagliato nel tentativo di indurla a parlare? Forse
quella donna era perfettamente consapevole di ci che
stava facendo, e voleva soltanto provocare la bambina.
Lei non aveva pensato a quell'eventualit. Anche se
appariva inverosimile.
Non saprei. Sarah non  molto presente.
Forse lo  pi di quanto lei non creda. Dylan esit.
Purtroppo adesso devo salutarla perch sto per uscire
mormor, ma quando potr incontrare Emma di
nuovo?
Le andrebbe di venire da noi luned sera? sugger
Laura. Io ed Emma abbiamo un appuntamento con
Heather la mattina, e nel pomeriggio ho intenzione di
imbiancare il soggiorno. Probabilmente non mi trover
al meglio della forma, ma potremmo ordinare una
pizza oppure...
Arriver nel pomeriggio a darle una mano propose
lui.
Oh, no! Non voglio assolutamente che faccia una
cosa del genere.
Non si preoccupi minimizz Dylan. Sar l verso
la una e mezzo, va bene? Ha un rullo supplementare o
devo portarmelo?
Sono attrezzata di tutto punto.
Ci vediamo luned allora.
Conclusa la telefonata, Laura scese in cucina a versarsi
un bicchiere di t freddo e usc sul portico, sedendosi
su una delle sedie a dondolo. La quiete immobile
della sera era spezzata soltanto dal ritmico gracidare
delle rane che stazionavano lungo la sponda del
lago. Lei di solito trovava rasserenanti quei momenti
di solitudine sul portico, tuttavia quella sera l'atmosfera
non bastava a calmare la sua inquietudine.
Dylan era una persona davvero gentile, e lei era
convinta del suo autentico interesse per Emma. Era
tutto ci che gli chiedeva di essere: un uomo gentile e
premuroso che si interessasse di sua figlia. Allora,
come mai il fatto che fosse in compagnia di una donna
l'aveva tanto turbata? Era assurdo. Dylan non le doveva
nulla. Non ricordava neppure la notte che avevano
trascorso insieme, ed era stato assai chiaro riguardo
alla sua intenzione di rimanere libero da vincoli
e legami sentimentali. Perch lei non riusciva a dimenticare
il suono della voce di quella donna? Che
cosa avrebbero fatto loro due quella sera? Immagin
Dylan che rideva con la sconosciuta. Li immagin a
letto insieme. Immagin lui che la toccava, facendo
l'amore con quella donna, ben consapevole di ogni suo
gesto, non come era accaduto con lei tanti anni prima.
E allora? Dylan non era una sua propriet.
Laura rivolse la mente ad altre cose, riuscendo a
pensare alla gioia provata nel sentire parlare di nuovo
Emma, e all'ossessiva insistenza con cui Sarah la chiamava
Janie, e a quale colore avrebbe dovuto scegliere
per tinteggiare il soggiorno. Tuttavia sapeva che quando
si fosse coricata quella sera, i suoi sogni sarebbero
stati dominati da Dylan Geer.
Stai ancora pensando a quella telefonata osserv
Bethany mentre in auto si recavano al cinema.
Dylan non poteva negarlo. Emma aveva parlato! Gli
sarebbe piaciuto chiacchierare con Laura pi a lungo,
ma cos sarebbero arrivati tardi per il film.
Scusami rispose. Raccontami del tuo lavoro. Mi
hai detto che il tuo agente aveva un'importante proposta
per te? Non era forse quello che lei gli aveva
annunciato quando era arrivata a casa sua? Qualcosa a
proposito di un'importante decisione da prendere poich
quell'offerta non era conciliabile con la sua attivit
allo studio fotografico? Non riusciva a ricordare con
precisione.
Bethany rimase in silenzio per alcuni istanti. Non
voglio parlare di lavoro, Dylan replic. Voglio
parlare di quello che sta succedendo a noi due. O forse
sarebbe pi esatto dire quello che non sta succedendo.
Non ti seguo. Lui tenne gli occhi fissi sulla strada,
sorpreso dal tono accusatorio di Bethany.
Ascolta, conosco le regole continu lei. So che
nessun impegno reciproco ci lega e che abbiamo stabilito
di poterci muovere liberamente. Ma vorrei lo
stesso essere trattata con un po' di rispetto.
A che ti riferisci? Lui l'aveva sempre trattata con
rispetto.
Non ti sei fatto sentire per settimane rispose lei.
Secondo te che cosa dovrei dedurre?
Ci siamo scambiati messaggi sulla segreteria telefonica.
L'argomento era inconsistente. Lui avrebbe potuto
benissimo chiamarla quando sapeva di trovarla a
casa.
Erano ormai arrivati al parcheggio del cinema. Dylan
si infil in un posto vuoto e fece per aprire la portiera.
No lo ferm Bethany. Restiamo seduti qui finch
non avremo discusso la questione. Per favore.
Lasciando andare la maniglia della portiera, lui si
gir a guardarla. D'accordo.
I suoi capelli erano cos neri che riusciva appena a
distinguerli nel buio dell'abitacolo, ma gli occhi erano
chiaramente visibili, e carichi di interrogativi.
Sii onesto con me, Dylan. Entrambi siamo sempre
stati leali l'uno con l'altro fin dal principio. Nessuno
dei due considera questo rapporto esclusivo, ma c'
anche qualcosa di speciale fra noi, non  vero?
S. Lui allung il braccio per prenderle una mano.
 vero.
Allora devo sapere se un'altra ha preso il mio posto.
Non dar in escandescenze e non mi far venire
l'esaurimento nervoso. Ma ho bisogno di sapere.
Dylan esit per alcuni istanti, fissando l'entrata del
cinema attraverso il parabrezza. S dichiar infine,
aumentando la pressione delle sue dita attorno alla
mano di lei. Un'altra ha preso il tuo posto. E ha cinque
anni.
Bethany inclin la testa, l'espressione perplessa.
Non capisco mormor. Oh! Ti riferisci alla bambina
della fotografia?
Esatto.
Sapevo che era tua figlia.
Come facevi a saperlo?
Bastava guardarla rispose Bethany. Ha i tuoi
stessi occhi, i tuoi capelli, il tuo sorriso.
E quel sorriso comparve sul volto di Dylan in quel
momento. S, gi.
Allora, immagino che non fosse lei al telefono. Era
sua madre, giusto?
Giusto.
E... che cosa rappresenta quella donna per te?
C'era apprensione nella domanda. Un estraneo avrebbe
forse potuto non coglierla, ma lui conosceva
Bethany troppo bene.
Per quanto mi riguarda  soltanto sua madre. Si
sforz di avere un tono rassicurante. Nulla di pi.
Emma... la bambina... ha perduto recentemente il padre
e per il trauma si  chiusa in un volontario mutismo,
cos sua madre mi ha telefonato per informarmi
che la piccola oggi ha pronunciato qualche parola. Tutto
qui.
Tu ti sei... impegnato con Emma? Intendo dire, la
frequenti?
S. Dylan fece un sospiro.  difficile esprimere
quello che provo, Beth cominci. Sto passando un
momento particolare. Non so come spiegarlo, perfino
a me stesso. Non ho mai voluto figli, e ora d'un tratto
me ne ritrovo una, e sento di avere un obbligo nei suoi
confronti. Ma  molto pi di quello. Scosse la testa.
Io ho evitato qualsiasi contatto con te, o con chiunque
altro in realt, perch voglio soltanto dedicarmi alla
bambina in questo momento. Non riesco a smettere di
pensare a lei, a cosa potrei regalarle la prossima volta
che la vedr, o dove potrei portarla a divertirsi, o come
posso farla sentire di nuovo sicura e protetta affinch
ritrovi quella serenit necessaria per riprendere a parlare.
Forse  pazzesco, non so. Ma  ci che mi sta succedendo.
Si pass una mano fra i capelli. Ho cinque
anni da recuperare. Riesci a capire questo?
C'era un piccolo sorriso sulle labbra rosse perfettamente
sagomate di Bethany. S rispose. E non lo
trovo affatto pazzesco. E ti amo anche perch non sei
capace di voltare le spalle a quella bambina. Tuttavia...
Tuttavia?
Vorrei che tu non fossi mai venuto a sapere della
sua esistenza. Francamente, avrei preferito che nella
tua vita fosse entrata un'altra donna. Saprei come combattere
in quel caso. Ma non so come competere con
una creatura di soli cinque anni.
A Laura sembrava ancora di sentire Emma che parlava
con Sarah. Perfino mentre stendeva i teli di protezione
sopra i mobili del soggiorno, l'indispettita vocina
di sua figlia echeggiava nella sua testa. Io non sono
Janie. Il ricordo le strappava puntualmente un sorriso.
Quella mattina, durante la seduta di psicoterapia,
Heather le aveva suggerito di portare anche Sarah con
la bambina al successivo appuntamento. La sola ipotesi
la spaventava. Se la semplice proposta di seguire
un diverso itinerario per la loro passeggiata metteva in
agitazione l'anziana donna, era facile prevedere in
quale misura un simile incontro avrebbe potuto confondere
una persona che sembrava ritrovarsi soltanto
entro i confini di una rassicurante familiarit. Tuttavia,
era possibile che la cosa funzionasse. E che anche Emma
ne traesse vantaggio.
Sua figlia era seduta al centro del pavimento del
soggiorno fra i piccoli barattoli di tempere per bambini
da applicare con le dita, gi totalmente assorta nella
propria opera pittorica. Lei non l'aveva ancora informata
che Dylan sarebbe venuto a darle una mano,
ma si rendeva conto di doverlo fare al pi presto, dato
che quell'uomo stava ormai per arrivare.
Emma? la chiam mentre toglieva il coperchio da
una delle latte di vernice color crema.
La bambina sollev lo sguardo dal foglio. Aveva le
dita blu.
Fra poco verr a trovarci Dylan. Ci aiuter a imbiancare.
Emma torn subito a rivolgere l'attenzione al proprio
lavoro, segno evidente che la presenza del padre
naturale suscitava ancora qualche apprensione nel suo
animo. Riprese a spalmare la tempera blu sulla parte
superiore del foglio, come se non avesse sentito quelle
parole, e Laura senza aggiungere altro cominci a dipingere
la parete pi vicina alla cucina.
Uno scricchiolio di ghiaia sul vialetto annunci
l'arrivo di Dylan. Pulendosi le mani con lo straccio che
teneva infilato nella tasca dei suoi pantaloncini, Laura
gli and incontro alla porta. Emma invece non si mosse.
Ha gi iniziato osserv lui, guardando la parete
per met tinteggiata. Bel colore. E vedo che anche
Emma si sta dedicando alla pittura.
La bambina non si diede nemmeno il disturbo di
sollevare la testa sentendo pronunciare il suo nome.
Contavo invece sul fatto che Emma potesse darci
una mano continu Dylan, sfilando un corto pennello
dalla tasca posteriore dei calzoni e accovacciandosi accanto
a lei. Pensi di poterci aiutare a pitturare le pareti?
Temo che sia davvero troppo piccola. Laura non
voleva interferire, ma sapeva che Emma non era in
grado di fare ci che lui chiedeva. Con sua grande sorpresa,
tuttavia, la bambina prese il pennello e si alz in
piedi.
Che ne diresti di occuparti di quell'angolo laggi?
Lui la guid accanto alla parete di fondo, sfiorandole
leggermente una spalla con le dita. Puoi dare la prima
mano. Io e la tua mamma daremo la seconda dopo
che avrai finito. Si volt verso di lei e aggiunse: Dato
che lavoreremo tutti insieme, non crede che sarebbe
pi pratico darci del tu?.
Laura non ebbe alcuna esitazione a rispondere.
Certo disse con un sorriso. Anche la bambina ne
avrebbe ricavato un'impressione di maggiore serenit
fra loro.
Serrando un labbro fra i denti, osserv per alcuni
istanti Emma che lentamente stendeva la pittura sul
muro. Bench la figlia seguisse scrupolosamente le
istruzioni di Dylan, loro avrebbero dovuto tinteggiare
di nuovo la parete, ma ci aveva scarsa importanza.
Una grande tenerezza le colm il cuore mentre li
guardava, uno vicino all'altro in perfetta armonia.
Insieme lavorarono per l'intero pomeriggio, anche
se Emma smise prima degli altri per correre a giocare
con Cory nella sua cameretta.
Di preciso quante Barbie hanno quelle due? chiese
Dylan, dopo avere visto arrivare l'altra bambina con la
sua scatola piena di bambole.
Laura fece una risata. Meglio che tu non lo sappia
gli rispose. Provava un certo imbarazzo all'idea di trattenerlo
l a lavorare dopo che Emma si era allontanata.
Quell'uomo si trovava a casa sua per stare vicino alla
bambina, e non per aiutarla a pitturare il soggiorno.
Ti prego, sei libero di andartene quando vuoi. Questo
non rientra nei doveri paterni.
Manca poco per finire replic Dylan, indietreggiando
di un passo per esaminare la loro opera. E
poi, se tu ed Emma non avete altri programmi per la
serata, pensavo che avremmo potuto portare la piccola
a pattinare sul ghiaccio.
A pattinare sul ghiaccio. In agosto?
Alla pista di Upperville. Non ci siete mai state?
Non sapevo nemmeno che esistesse.
 un po' fuori mano. I veri pattinatori di tutta la
zona vanno l ad allenarsi spieg lui. Ma la cosa
migliore  la pizza. Potremmo cenare l. Sempre che tu
pensi che a Emma la cosa possa piacere.
Laura esit, poich non sapeva prevedere la reazione
della figlia. Non  mai andata a pattinare. Aveva
gi messo un pollo a scongelare nel frigorifero, e
dopo un pomeriggio di lavoro si sentiva a pezzi. Ci
nonostante, gradiva molto la spontaneit della proposta,
e il fatto che Dylan sarebbe rimasto con lei per
tutta la sera. Invece di passarla in compagnia dell'altra
donna. Il sollievo che prov a quella deduzione era del
tutto irragionevole.
D'accordo rispose.

***
Si sta divertendo come una pazza.
Laura osservava sua figlia che scivolava con fluidit
sul ghiaccio davanti a lei e Dylan. Aveva dato per
scontato che Emma avrebbe mostrato una grande incertezza
mettendo per la prima volta i pattini ai piedi,
ma la bambina si era lanciata sulla pista come se non
avesse fatto altro che pattinare in vita sua. Di quando
in quando tornava verso di lei e le prendeva la mano,
ogni volta che sentiva il bisogno di essere rassicurata,
ma sembrava del tutto contenta di potersi muovere liberamente,
e quel segno di indipendenza la colmava
di una gioia profonda.
Non ha avuto molte occasioni di fare questo genere
di cose disse. Ray le leggeva delle storie, forse la
portava a visitare qualche museo. O le vie di Washington.
Ma non era una persona... amante dell'attivit
fisica.
Le ha insegnato ad andare in bicicletta? chiese
Dylan. O a nuotare? Ha mai giocato a palla con lei?
Niente del genere. Laura ripens al corpo molliccio
di Ray e alla sua mente acuta, e prov una fitta
di rimorso per averlo sminuito davanti a quell'uomo.
Non era colpa sua aggiunse allora. Lui aveva cinquantasei
anni quando Emma venne al mondo, e come
tipo era pi un intellettuale che un atleta. Le ho insegnato
io ad andare in bicicletta. E a nuotare. Anche
se dall'estate scorsa lei sembra averlo disimparato. Ha
paura dell'acqua adesso.
Forse potrei aiutarla a superare quel blocco propose
Dylan. Potremmo andare tutti e tre a fare il bagno
uno di questi giorni. C' una spiaggia al lago?
S. Piccolina.
Io divento irrequieto se rimango fermo continu
Dylan. Devo fare qualcosa di fisico altrimenti impazzisco.
Esegu una piroetta sul ghiaccio come per
avvalorare le proprie parole, e lei non riusc a trattenere
una risata.
Pattinarono in silenzio per un momento, mentre
Laura seguiva con lo sguardo la figlia che tentava di
imitare un bambino pi grande che stava procedendo
all'indietro. Emma se la cav discretamente, increspando
le labbra per lo sforzo e la concentrazione.
Spero che non ti sembri che io stia approfittando
della tua gentilezza disse infine a Dylan, pensando
alla sua offerta di insegnare alla bambina a nuotare.
Perch ti sto dando una mano con Emma?
Laura annu.
Impossibile ribatt Dylan. Io faccio soltanto le
cose che voglio fare.
Tu mi dai l'impressione di essere uno scapolo irriducibile
che conduce la vita che vuole e che non intende
cambiarla, qualunque cosa accada.
Quello sono io conferm lui.
Salvo che tu ti sei fatto carico di mia figlia, per
qualche ragione.
Lui rallent fin quasi a fermarsi e si gir a guardarla
con espressione seria. Perch Emma  anche mia figlia
dichiar.
Eppure... nessuno ti costringeva a farlo. E la bambina
potr condizionare drasticamente quello stile di
vita cui tieni tanto.
Dylan riprese a muoversi sul ghiaccio, facendole
cenno di seguirlo. Pattinarono fianco a fianco per un
momento prima che lui riprendesse a parlare.
Mio padre se ne and quando avevo sette anni
confid.
Oh mormor lei. Se ne and? Intendi...
Abbandon la famiglia. Mia madre, il sottoscritto e
mia sorella di nove anni. Era stato in realt un buon
padre, il che rese ancora pi doloroso il suo comportamento.
Era molto legato a noi ragazzi e ci seguiva
con grande sollecitudine. Io avevo un'adorazione per
lui. E poi una mattina ci lasci. Come se niente fosse.
Dylan schiocc le dita. Mia madre era sconvolta.
D'un tratto fece un largo sorriso, interrompendo il
proprio racconto. Guardala disse, puntando un dito
verso Emma, che adesso stava cercando di eseguire
una piroetta sul ghiaccio. Cadde miseramente, ma un
ragazzino la aiut a rialzarsi, e lei riprese a pattinare.
Penso che abbia un talento naturale. Faremo di lei
una vera atleta. Si gir verso Laura, imbrigliando il
proprio entusiasmo. Con il tuo permesso, naturalmente.
Laura rise. Se tu riesci a ottenere quello di Emma,
di sicuro avrai anche il mio. Rimase in silenzio per un
istante e poi con dolcezza chiese: Perch tuo padre vi
abbandon?.
Be', dovette passare un po' di tempo prima che tutti
i pezzi del rompicapo trovassero il loro posto rispose
Dylan. Si scopr che lui aveva una donna e due
figli in un altro stato. Viaggiava molto per lavoro, e
aveva una doppia vita. L'altra donna sapeva di noi, e
alla fine, stanca di quella situazione, gli impose di
scegliere. E lui lo fece. Noi perdemmo.
Laura trasal leggermente, immaginando quella pena.
Non si tenne in contatto con voi? domand.
Non lo vedevate per le feste o durante le vacanze o...
Ci piant brutalmente dall'oggi al domani disse
Dylan. Noi non lo rivedemmo mai pi. Venimmo a
sapere la verit da suo cugino. Ora, mio padre  morto.
Un infarto quando aveva cinquantanni, e io spero
di non avere ereditato la sua predisposizione alla cardiopatia
o alla disonest e alla doppiezza e all'inganno.
Il tono era amaro. In ogni caso, capisci adesso
perch non posso lasciare che mia figlia rimanga
senza padre se posso evitarlo?
S, certo mormor Laura. Deve essere stata molto
dura quell'esperienza in un periodo tanto delicato.
Oh, sai. Dylan liquid con una scrollata di spalle
la sua comprensiva solidariet. Mi ha reso pi forte, e
quanto ne consegue. Ma avrei preferito sviluppare le
mie difese in un modo diverso. Crescere senza un
padre ha lasciato un... vuoto dentro di me.
Laura pens alla sua infanzia e alla sua adolescenza.
Aveva perduto sua madre pi o meno all'et in cui
Dylan era stato abbandonato dal padre, ma di quella
separazione nessuno aveva colpa. Suo padre le aveva
trasmesso la passione per la scienza, e lei non aveva
mai conosciuto quel senso di vuoto o di abbandono. Si
era sentita stimolata, incalzata, ispirata e, talvolta, 
ingabbiata, ma vuota mai.
Emma si rende conto di quanto  successo a Ray?
domand improvvisamente Dylan. Intendo dire, sa
che cosa  la morte?
Secondo Heather i bambini non afferrano veramente
il concetto di morte... il suo carattere definitivo
e immutabile... prima dei sette anni all'incirca. Perci
io non... In quel momento Laura avvert tutto il peso
della propria frustrazione. Francamente, non so cosa
capisca mia figlia e cosa non capisca, Dylan, o cosa la
spaventi, o cosa pensi, perch lei non vuole parlare
con me.
Dylan le accost una mano dietro il gomito mentre
pattinavano. Lo far le disse con una sicurezza che
lei non condivideva. Ha parlato con Sarah.  solo una
questione di tempo, ormai.
Continuarono a muoversi sulla pista in silenzio per
alcuni minuti, e Laura si accorse di sentire con piacere
il calore della mano di lui sul braccio.
Porter Sarah alla prossima seduta di Emma con
Heather annunci infine. Anche se mi preoccupa
l'idea che non sia giusto nei confronti dell'anziana
donna. Ho paura che l'esperienza possa confonderle le
idee. Che possa turbarla in qualche modo.
Tu ti preoccupi molto per gli altri, lo sai? osserv
Dylan sommessamente. Hai paura di infangare il ricordo
di tuo marito. Hai paura di dare l'impressione di
voler approfittare della mia disponibilit. Hai paura di
poter nuocere a Sarah. Io e Sarah possiamo assumerci
la responsabilit di quanto facciamo.
Laura fu colpita da quelle parole, poich non si era
mai considerata una persona che si curava eccessivamente
degli altri. Ma quell'uomo non capiva la situazione.
Nel tuo caso, sono d'accordo replic. Ma
Sarah  come una bambina per tanti aspetti. Non ha la
capacit di opporsi. Non capir neppure cosa le sto
proponendo quando le chieder di accompagnarmi
dalla psicoterapeuta. La sua voce stava per incrinarsi.
Dylan chiuse la mano attorno al suo gomito. Tu sei
una persona molto dolce... mormor.
Nessuno aveva mai usato quell'aggettivo per definirla.
Laura pens agli articoli che erano stati scritti su
di lei, dove veniva presentata come una astronoma di
grande talento, una scienziata la cui dedizione non
conosce limiti, una appassionata esploratrice dei cieli.
Nessuno aveva mai detto che era dolce. Dylan non la
conosceva molto bene.
Stavo pensando a tuo padre e a Sarah continu
lui. Forse loro si conobbero davvero durante una crociera,
ma non nel ruolo di amanti. Forse erano infermiera
e paziente.
Laura si ferm di colpo. Proprio cos! Forse Sarah
lo aveva curato. Forse gli aveva salvato la vita. Non
deve essere necessariamente successo durante una crociera,
ma forse quello  il legame fra loro.
Quindi lui sentiva di esserle debitore.
Non lo sapr mai con certezza, per disse Laura
in tono rassegnato mentre riprendeva a pattinare. Sarah
non ricorda nulla. Lanci uno sguardo verso Emma,
che sembrava muoversi con minore energia. Si
stava avvicinando il momento di tornare a casa. Fece
un'altra pausa poi mormor: Mi dispiace di averti
disturbato con la mia telefonata l'altra sera.
Non mi hai affatto disturbato.
Mi era sembrato di capire che non ci fosse nessuna
donna nella tua vita.
Non ho detto questo. Ho detto che non avevo legami.
Nessun rapporto serio. Nessuna donna speciale.
Oh. Allora, ne hai parecchie?
Parecchie potrebbe essere un'esagerazione. Dylan
scoppi in una risata. Diciamo... qualcuna.
E accettano senza scomporsi il fatto che tu tenga il
piede in pi di una scarpa? chiese Laura. Oppure
non lo sanno?
Oh, lo sanno eccome replic lui in tono sicuro e
deciso. Ti ho appena spiegato che mi rifiuto di seguire
le orme di mio padre in materia di inganni e
doppiezza. Se c' una cosa che non sopporto  proprio
quella. Non mi macchier mai di una simile colpa,
qualunque sia il prezzo da pagare.
La lealt era la base di ogni azione di quell'uomo.
Lei poteva dargli la sua fiducia.
E, per tornare alla tua domanda continu Dylan,
devo ammettere che alcune di quelle donne non hanno
gradito la prospettiva, perci mi hanno semplicemente
detto di no quando le ho invitate a uscire la
seconda volta.
Non riesco a immaginare come una donna possa
tollerare quel genere di situazione.
Resteresti sorpresa dichiar lui. Ci sono moltissime
donne che proprio come me non vogliono un legame
serio e impegnativo.
Quell'uomo la sconcertava. Laura aveva il sospetto
che l'esempio negativo del matrimonio dei suoi genitori
lo avesse dissuaso definitivamente dall'affrontare
quel passo. E poi c'era la lunga e infelice storia cui aveva
alluso un paio di settimane prima.
 stanca. Dylan indic Emma.
Lo so.
Credi che sia il caso di rientrare?
S,  ora rispose Laura, augurandosi di non averlo
irritato con quelle domande sulla sua vita sentimentale.
Lo segu con lo sguardo mentre lui si spostava verso
Emma. Quando la raggiunse, si accovacci sui pattini
e le parl per un istante, poi si rialz e ritorn accanto
a lei.
 pronta ad andare le rifer. O almeno credo.
Non ha annuito, ma non ha neppure scrollato la testa.
Sorrise.
Emma si volt per salutarli agitando la mano mentre
pattinava verso il margine della pista.
Ci sai fare coi bambini osserv Laura, chiedendosi
se quel complimento gli apparisse nuovo ed estraneo
quanto lo era per lei l'aggettivo dolce.
E in effetti, Dylan scoppi a ridere. Nessuno me lo
aveva mai detto prima d'ora.
Be'... forse tu non ti sei mai lasciato veramente
coinvolgere prima d'ora. Sembrava un'osservazione
piuttosto sfrontata, ma lui fece un piccolo sorriso e un
cenno col capo.
Forse  cos rispose, prima di seguire Emma verso
il bordo della pista.

 Capitolo 9.

Entri, cara disse Sarah, tenendo aperta la porta.
Sembrava un poco agitata e sorpresa. Devo soltanto
mettermi le scarpe da passeggio e poi sar pronta.
Spar in camera da letto. Evidentemente, malgrado il
moderno calendario, non sapeva che era mercoled.
Laura la attese in piedi accanto al divano. Da quel
punto, riusciva a vedere che la data sull'orologio-calendario
appeso alla parete del cucinino era di nuovo
in anticipo rispetto a quella effettiva. Lei and a sistemarlo,
poi ritorn nel soggiorno.
Sarah entr nella stanza senza scarpe. Non riesco a
trovarle si lament.
Vuole che l'aiuti a cercarle? chiese Laura.
Segu l'anziana donna nella piccola e linda camera
da letto. La trapunta rosa a motivi floreali riprendeva
il disegno delle tende. Qualcuno aveva attaccato delle
etichette sui cassetti del com per facilitare a Sarah il
compito di riporre, e individuare, i diversi indumenti.
La stanza era ordinatissima.
Nell'armadio a muro, le scarpe da passeggio della
donna erano ben visibili tra numerose altre paia di
calzature allineate sul pavimento.
Eccole qui disse Laura, sollevandole. Le porse a
Sarah, che le studi come se non le avesse mai viste
prima.
Sono quelle per le passeggiate? chiese con aria incerta.
Lei fece un cenno affermativo col capo.
Va bene. Scrollando le spalle, Sarah si sedette
sulla sponda del letto e cominci a infilarsele.
La sua confusione allarm Laura. Che cosa succedeva
quando quella donna era sola? Quante volte al
giorno non riconosceva il luogo dove si trovava, o indossava
la gonna al rovescio? E la situazione poteva
soltanto peggiorare, come aveva letto nei numerosi
testi consultati, poich la malattia era degenerativa.
Un leggero venticello le avvolse quando uscirono
dall'edificio.
 primavera? domand Sarah.
No, anche se lo sembra davvero rispose Laura per
minimizzare l'errore. Non voleva che l'anziana donna
pensasse di essere totalmente rimbambita. Ma in
realt  il ventisei di agosto, quasi la fine dell'estate.
Non  piacevole avere un po' di aria pi fresca?
Oh, s.
Sarah si avvi con la consueta andatura spedita, e
Laura ancora una volta dovette allungare il passo per
non farsi distanziare.
Volevo chiederle una cosa le disse dopo che ebbero
percorso mezzo isolato. L'ultima volta che sono
stata qui, c'era con me mia figlia, Emma. Se ne ricorda?
La donna aggrott le sopracciglia. No ammise con
aria quasi afflitta. Ragionava ancora in maniera abbastanza
coerente da sentirsi mortificata per la perdita
della memoria.
Non ha importanza rispose Laura. Ma Emma era
con me, e lei continuava a chiamarla Janie. Lo ha fatto
di proposito per indurla a parlare?
Sarah sollev una mano e la accost alla bocca, l'espressione
pensosa. Janie  stata qui? chiese. Credevo
di averlo sognato.
No, Janie non c'era. Per lo meno mentre io ero qui.
Laura studi il profilo della donna. Esiste veramente
una Janie? le domand. Credevo che fosse...
Certo che esiste ribatt Sarah. Ma io non devo
parlare di lei. Lanci un'occhiata al di sopra della
spalla come se temesse di essere spiata.
Chi ha detto che non pu farlo? Era possibile che
le persone affette dal morbo di Alzheimer, ridotte
dalla malattia a uno stato quasi infantile, creassero figure
immaginarie? E Janie rientrava in quella categoria?
Forse qualcuno aveva convinto Sarah che l'avrebbero
considerata pazza se ne avesse parlato.
Il dottor P. rispose l'anziana donna. E il signor
D.
Il signor D.? Laura abbass lo sguardo. La rattristava
profondamente dovere constatare che Sarah
quel giorno sembrava avere perso totalmente il contatto
con la realt. Le mise un braccio attorno alle
spalle. Io sono sua amica le disse. Pu parlarmi di
Janie, se lo desidera.
Sarah la fiss come se stesse valutando la sua sincerit.
E poi cominci a raccontare.

Sarah, 1958.
Finalmente, dopo quasi tre anni di matrimonio, Sarah
rimase incinta. Joe era elettrizzato almeno quanto
lei, aveva gi tappezzato la piccola stanza destinata al
nascituro e comprava per il futuro erede pi cose di
quante loro potessero in realt permettersene, sempre
pronto a correre fuori nel cuore della notte per soddisfare
le improvvise voglie di olive o tavolette di
cioccolato manifestate da sua moglie.
Lei lavor al Saint Margaret's fino al sesto mese di
gravidanza, quando il suo stato divenne cos evidente
e ingombrante da rendere poco opportuno continuare.
Con suo marito discuteva spesso dell'opportunit di
riprendere il lavoro dopo la nascita del bambino. Era
ben consapevole che Joe si vergognava di non guadagnare
a sufficienza per mantenere l'intera famiglia.
Sarebbe stato possibile vivere del suo solo stipendio,
ma avrebbero dovuto misurare ogni dollaro. La angosciava
il pensiero di affidare il piccolo a una babysitter,
e tuttavia allo stesso tempo desiderava riprendere
il suo posto di infermiera. Ci sapeva fare coi
pazienti, e come la sua collega e amica Colleen Price
aveva detto, i metodi di cura del dottor P. dovevano
trovare una compensazione nella sua grande umanit.
Talvolta le capitava addirittura di rimanere sveglia la
notte, a tormentarsi per le sofferenze che quei malati
dovevano forse patire senza che lei potesse aiutarli.
Colleen era un buon modello da imitare. Divorziata
e con un figlio di due anni, che era la sua ragione di
vita e la sua gioia, lavorava ancora a tempo pieno.
Naturalmente, la sua amica doveva farlo, non avendo
un marito che provvedesse a lei e al bambino. Ma
poteva contare su una suocera premurosa alla quale
lasciare il piccolo Sammy durante il giorno. La madre
di Joe aveva troncato ogni rapporto con loro, ma la
vicina di casa, una donna di mezza et, non vedeva
l'ora di occuparsi del piccolo quando sarebbe arrivato.
Dopo tanti ragionamenti, Sarah propose infine a Joe
una soluzione temporanea: avrebbe chiesto sei mesi di
aspettativa, durante i quali loro due avrebbero gestito
il bilancio familiare con grande oculatezza per valutare
le effettive possibilit di riuscire a cavarsela. Poi
avrebbero preso una decisione.
Una sera d'aprile, mentre stavano guardando il loro
programma preferito alla televisione, le contrazioni
iniziarono. Lei era soltanto all'ottavo mese. Era troppo
presto, e la paura la assal.
Joe la port di corsa all'ospedale, dove le spiegarono
che si trattava soltanto di falso travaglio. La trattennero
per la notte, pi che altro per tranquillizzare
suo marito, poi la rimandarono a casa.
L'indomani sera, Sarah si coric con un mal di
schiena che le impediva di dormire. Joe gliela massaggi,
ma il dolore era cos forte che le impediva di
trarre sollievo dai suoi sforzi.
Poco prima dell'alba, le contrazioni ricominciarono.
Dovremmo andare all'ospedale le disse lui.
Mi rispediranno semplicemente a casa un'altra
volta replic Sarah. Ma poi si accorse che il letto era
bagnato, e ricord di avere studiato alla scuola per
infermiere che in alcuni casi i dolori del travaglio si
concentravano nella parte posteriore del corpo. Una
nuova contrazione segu a distanza di pochi secondi
dalla precedente. Credo che tu abbia ragione. Ansimando,
cerc di alzarsi. Ci converr andare.
Joe balz fuori dal letto immediatamente, prese alcuni
indumenti di Sarah dall'armadio e le si precipit
accanto.
Lei era gi in piedi, ma aveva capito che in nessun
modo sarebbe riuscita a raggiungere l'ospedale. Joe.
Si sforz di mantenere un tono di voce quanto pi
possibile calmo. Il bambino sta arrivando troppo alla
svelta per lasciarti il tempo di accompagnarmi in auto
fino alla clinica gli disse. Mi stender di nuovo
mentre tu chiami la guardia medica...
Cosa? Suo marito, di solito cos padrone di s,
sembrava in preda a un'incontrollabile agitazione. Tu
vuoi mettere al mondo il bambino qui? Cerc di
aiutarla a sdraiarsi, ma lei lo cacci via agitando una
mano.
Sto bene gli assicur. Vai a telefonare.
Ma quella era una bugia. Quando fu di nuovo a
letto, si rese conto che suo figlio sarebbe stato pi veloce
della guardia medica. Dolore e paura le colmarono
gli occhi di lacrime irrefrenabili.
Joe torn di corsa nella stanza. Saranno qui a momenti
rifer, avvicinandosi al suo fianco.
Il bambino sta gi arrivando, Joe gli annunci lei.
Che cosa intendi dire?
Soltanto quello che ho detto. D'improvviso irritata
con lui, Sarah reag bruscamente, per poi pentirsene
un attimo dopo. Non avrebbe dovuto sfogare la tensione
su Joe; suo marito era tutto ci su cui poteva
contare in quel momento. E credo che dovrai aiutarmi
aggiunse pi dolcemente.
Un lampo di panico gli attravers lo sguardo, ma fu
subito soppiantato da quella quieta forza che Sarah
aveva spesso trovato in lui.
D'accordo rispose. Sono pronto. Puoi dirmi cosa
devo fare?
Sarah stava gemendo ora, a malapena in grado di
parlare, e Joe le serr una mano come unico conforto.
Lei aveva assistito soltanto ad alcuni parti durante il
suo tirocinio, e nessuno di essi, ovviamente, era avvenuto
in simili circostanze.
Prendi degli asciugamani... puliti... dall'armadio...
della biancheria gli spieg, la frase spezzata dai lamenti
che le sensazioni dolorose nel basso ventre le
strappavano. Gettando di lato le coperte, tir su la
camicia da notte fino ai fianchi mentre Joe lasciava la
stanza.
Sono troppo frequenti disse quando suo marito
ritorn, le braccia cariche di teli di spugna gialli.
Che cosa dovrei fare? le chiese lui.
Mettili... sotto i miei fianchi rispose Sarah, ormai
sprofondata in un vortice di sofferenza cui si mescolava
lo stimolo di spingere. Era troppo presto per
spingere? Non ne aveva idea, e a quel punto non le
importava pi. Era soltanto vagamente consapevole
della presenza di suo marito seduto sulla sponda del
letto, totalmente concentrato sulla nuova vita che stava
per apparire tra le sue gambe. Usa un altro asciugamano
per prendere il bambino. Ormai il suo respiro
era sempre pi affannato. Sar scivoloso, e...
Posso vederlo! grid Joe. Che devo fare adesso?
Dovrei cercare di tirarlo fuori?
No riusc a biascicare lei.  la testa, o...? I denti
le battevano cos forte che la vibrazione le si riverberava
nelle tempie.
S, vedo la sua testa. Ha moltissimi capelli.
Non lasciare che mi laceri le carni mormor Sarah.
Mettigli una mano contro la testa. Senza spingere.
Basta che tu la accosti, in modo che lui non...
Lanci un urlo, e cap che era troppo tardi per evitare
eventuali lacerazioni, ma nel giro di pochi istanti il
particolare cess di avere importanza.
Il bambino era nell'asciugamano che Joe teneva fra
le mani.
Il piccolo sta bene? chiese lei con un filo di voce,
sollevando la testa per cercare di vederlo.
La piccola la corresse suo marito.
Stava sorridendo.
Sta bene? Sarah si sollev sui gomiti, ma riusc a
vedere soltanto una chiazza sfocata di colore rosso fra
il giallo dell'asciugamano.
Io... io credo proprio che non respiri. La voce di
Joe era calma, ma c'era sgomento nei suoi occhi.
Usa l'asciugamano, l'angolo dell'asciugamano, per
pulirle la bocca sugger Sarah, in preda al panico.
Ricordava che una delle sue colleghe di lavoro aveva
perso un bambino subito dopo il parto l'anno precedente.
Signore, Ti prego, fa' che mia figlia sia sana.
Joe esegu la manovra, e dopo un attimo la piccola
emise uno strillo acuto, poi proruppe in un vigoroso
pianto a pieni polmoni. Rassicurata, Sarah si abbandon
sul cuscino e chiuse gli occhi, proprio mentre
dall'esterno della loro piccola casa giungeva l'urlo di
una sirena.
Sarah e la bambina rimasero quasi una settimana in
ospedale, sebbene entrambe fossero in perfette condizioni
fisiche. Joe andava a trovarle in continuazione,
lasciando il suo ufficio durante il giorno, fermandosi
finch non lo cacciavano la sera. Lei era convinta che le
infermiere gli riservassero un trattamento di favore a
causa della sua partecipazione diretta all'evento. Dopotutto,
Joe aveva aiutato quella creatura a nascere,
mentre agli altri padri in genere non veniva neppure
concesso di avvicinarsi all'inviolabile sala parto.
Alla bambina misero il nome Jane, come la adorata
zia di sua madre, e Sarah con sollievo constat che la
piccola sembrava somigliare a Joe e non a lei. Il legame
tra Joe e Janie andava ben oltre quello che normalmente
univa un padre a una figlia, e Sarah attribuiva quello
speciale e profondo attaccamento al fatto che lui
fosse stato il primo a tenerla fra le mani, ad ammirarla,
a piangere per la gioia che gli aveva donato. Joe se ne
prendeva cura con abilit ed entusiasmo. Janie sarebbe
diventata la sua piccola principessa.
Era evidente, tuttavia, che per poter continuare ad
abitare nella loro casa vicino al parco, Sarah sarebbe
stata costretta a riprendere il lavoro. Si sentiva molto
combattuta. Il pensiero di affidare Janie a una vicina,
la signora Gale, e di non vederla per tante ore ogni
giorno, era intollerabile. Malgrado ci, in fondo all'animo
sapeva di non essere tagliata per fare la casalinga.
Non lo avrebbe confessato a nessuno eccetto a
suo marito, poich quel sentimento le sembrava cos
sbagliato. Cos egoistico e indegno di una madre. Ma
sentiva il bisogno degli stimoli offerti dal suo lavoro, e
i pazienti del Saint Margaret's avevano bisogno di lei.
Il dottor Palmiento si mostr compiaciuto di riaverla
fra i suoi collaboratori e la volle accanto a s in
sala operatoria per due lobotomie quella prima settimana.
Sarah rimase turbata dalla propria assenza di
reazione mentre assisteva all'annientamento dello spirito
di un altro essere umano. Temeva di essersi in
qualche modo assuefatta a quell'orrore.
Uno dei suoi pazienti era una donna di mezza et
soprannominata dal personale Cenerentola, poich
credeva di avere cenere fra i capelli e sugli abiti, e cercava
in continuazione di toglierla con uno smanioso
gesto della mano. Era sciatta e sovrappeso, ma aveva
un'espressione dolce e modi gentili, e Sarah le si era
affezionata. Fu a causa di Cenerentola che lei infine
conobbe il signor D., bench ne avesse sentito parlare
molto da quando era tornata al Saint Margaret's. Assunto
durante la sua assenza, il giovane medico era
divenuto rapidamente il braccio destro di Palmiento.
Il signor D. la convoc nel suo ufficio per discutere
del caso di Cenerentola. Lo studio era attiguo a quello
del dottor Palmiento, e quasi altrettanto spazioso. Sarah
cap immediatamente perch la sua amica Colleen
lo avesse definito un ragazzino. Dimostrava al massimo
diciannove anni, anche se era opinione generale
che dovesse averne molti di pi, poich seguiva un
programma di studi per un dottorato di ricerca in
psicologia, per quanto incredibile potesse sembrare. Le
sue guance erano ancora punteggiate di brufoli.
La prego, si accomodi. Il signor D. rimase in piedi
finch Sarah non si fu seduta di fronte alla sua scrivania.
Aveva un sorriso seducente, e lei si rese conto che il
suo atteggiamento nei confronti di quell'individuo era
meno prevenuto, poich stava cominciando a dubitare
dell'opinione che si era fatta di lui, basata principalmente
su ci che i colleghi le avevano riferito.
Sono lieto di conoscerla finalmente, signora Tolley le
disse. Ho sentito cose lusinghiere sulle sue capacit
di infermiera.
La ringrazio.
Volevo illustrarle il nostro piano di cura per la sua
paziente, la signora Lucas. Credo che l'abbiano ribattezzata
Cenerentola.
Il signor D. parlava come una persona molto pi
vecchia, il tono un poco affettato. Sarah lo aveva creduto
un individuo arrogante e presuntuoso; quale giovane
uomo nella sua posizione non lo sarebbe stato?
Eppure, gli aggettivi arrogante e presuntuoso non gli
calzavano.
Cenerentola, s conferm lei.
Noi intendiamo inserire la signora Lucas in un
programma che le  probabilmente sconosciuto, dato
che  rimasta lontana dalla clinica per qualche tempo.
Si chiama condizionamento psichico.
I nastri registrati disse Sarah, che aveva saputo da
Colleen di quelle nuove terapie.
Esatto. Si render conto che  davvero molto interessante.
Un intenso rossore imporpor le guance
dell'uomo. Noi somministreremo alla paziente qualunque
combinazione di farmaci il dottor P. riterr opportuna
e la sistemeremo nella sala del sonno. Poi le
metteremo un casco dotato di auricolari collegati a un
registratore, e la donna ascolter il nastro per almeno
quindici ore al giorno. Le saranno concesse pause per
andare in bagno, e si potr togliere il casco durante i
pasti e il riposo notturno. Ma per il resto del tempo la
signora Lucas ascolter quel nastro. Lei, naturalmente,
fornir la consueta assistenza riservata ai degenti
ospitati nella sala del sonno... girer la paziente per evitare
la formazione di piaghe da decubito, la laver, e
cos via.
Vagamente inquieta, Sarah cambi posizione sulla
poltroncina. Cosa ci sar inciso sul nastro? chiese.
Materiale tratto dalle sue sedute con il dottor P.
Sceglieremo tutte quelle rivelazioni di particolare valenza
emozionale per la donna. Collegneremo anche
un filo elettrico al suo polpaccio, e ogni volta che la
paziente sentir il messaggio negativo, ricever una
piccola scarica elettrica.
Oh, signor D. protest Sarah. Quello  troppo.
Niente affatto. Il medico si sporse verso di lei,
sorridendo. I suoi capelli neri riflettevano la luce della
lampada sul soffitto, gli occhi scuri scintillavano. Malgrado
l'acne, era indubbiamente un giovane uomo di
bell'aspetto.  un modo per cancellare quei pensieri
negativi dalla mente del malato e sostituirli con altri
positivi spieg.  un sistema per modificare il suo
comportamento evitando migliaia di ore di terapia.
E senza il minimo contatto umano, pens Sarah, ma
tenne per s la sua opinione. Il signor D. era un ragazzino,
ma deteneva gi un certo potere nella gerarchia
dell'ospedale, e lei aveva il presentimento che non fosse
il caso di contrastarlo.
Ha visto funzionare questa terapia su qualche paziente?
si azzard a chiedergli, conservando un tono
di voce il pi possibile calmo e gradevole.
Le nostre ricerche sono ancora nella fase iniziale
rispose lui, sviando gli occhi per fingere di riordinare
delle carte sulla scrivania. Ma stiamo cominciando a
riscontrare alcuni progressi. Mentre sistemava in una
pila ordinata un fascio di fogli, si alz in piedi, e Sarah
cap che il loro colloquio si era concluso.
Il signor D. non sapeva mentire molto bene, si disse
mentre usciva dall'ufficio. Era convinto di tutto ci che
aveva affermato con la sola eccezione del suo ultimo
commento circa i presunti progressi di alcuni malati,
quando aveva distolto lo sguardo e la sua ansia lo
aveva tradito. Molto bene. Per lo meno lei avrebbe potuto
capire quando quell'uomo cercava di gettarle fumo negli occhi.
Dopo tre settimane di trattamento, Cenerentola aveva
smesso di togliere con quello smanioso gesto della
mano la immaginaria cenere dai propri abiti. In
effetti, ormai si limitava a starsene distesa nella sala
del sonno, con gli occhi chiusi o fissi sul soffitto, mentre
ascoltava intontita il nastro registrato che ripeteva
l'incessante messaggio dentro il casco. La sua espressione
era assente. Consumava i pasti in silenzio. Erano
quelli i progressi cui il signor D. aveva accennato? Sarah
ne dubitava.
Secondo lei quei metodi servivano soltanto a uccidere
la personalit di ciascuno dei loro pazienti.
Il suo scontento e la sua preoccupazione per i metodi
usati al Saint Margaret's ancora una volta la tormentavano.
E con essi il desiderio di intervenire in
qualche modo. Ma, come la sua amica Colleen aveva
sottolineato, sarebbe stato molto difficile per loro, due
semplici infermiere, apparire pi attendibili dell'illustre
direttore di una delle migliori cliniche psichiatriche
del paese. Senza contare che, se avessero suscitato
un vespaio, avrebbero certamente perduto il posto
e con molta probabilit non sarebbero riuscite mai a
trovarne un altro, dato che Palmiento difficilmente avrebbe
fornito loro buone referenze dopo averle licenziate.
Colleen aveva ragione sotto ogni aspetto, e tuttavia
Sarah non riusciva a scrollarsi di dosso l'angoscia per
quanto accadeva al Saint Margaret's.
Perfino quando era a casa con Joe e Janie, quel
pensiero non abbandonava mai la sua mente. Ogni
tanto, si svegliava nel cuore della notte dopo avere
sognato di essere nella camera d'isolamento, e doveva
allungare il braccio per assicurarsi che Joe fosse al suo
fianco. Allora si alzava per portare Janie nel loro letto.
Soltanto quando tutti e tre erano stretti uno vicino
all'altro, al caldo e al sicuro, lei si sentiva serena.
Lascia il lavoro le sugger Joe una sera. Ce la caveremo
in qualche modo. Questa faccenda ti sta consumando.
Erano seduti nel soggiorno. Janie aveva appena finito
di mangiare e dormiva sulla spalla di Sarah.
Non posso semplicemente licenziarmi ribatt lei.
Penso che ci sia qualcosa di molto sbagliato in quella
clinica. Non posso abbandonare quei malati.
Se davvero ne sei convinta, allora devi fare qualcosa
le disse suo marito.
Sarah si strinse nelle spalle. E se io avessi semplicemente
ingigantito questa storia dentro la mia testa?
Joe prese il suo inseparabile taccuino e la penna.
Stiliamo un elenco di ci che ti turba in quella clinica
propose. Poi valuteremo la situazione in maniera
obiettiva.
Sarah snocciol tutte quelle cose che suscitavano
dubbi, pena e contrariet nel suo animo, e fu un sollievo
sfogarsi.
Suo marito studi la lista mentre lei andava a sistemare
la bambina nella culla di vimini posta accanto
alla poltrona. Sei sicura che questi metodi non stiano
diventando pratica comune dappertutto? In fin dei
conti, Palmiento...
Ho letto numerose riviste mediche e scientifiche recenti
lo interruppe lei. Non ho trovato nessun accenno
a trattamenti simili a quelli applicati al Saint
Margaret's. Se mai, le lobotomie stanno cadendo in
disuso. Sono in corso alcune sperimentazioni con i
nuovi farmaci, ma nulla di paragonabile a quanto sta
succedendo da noi.
Joe si lasci andare contro lo schienale della poltrona,
la lista appoggiata sulla coscia. Credo davvero
che sia il caso di intervenire dichiar. Che ne diresti
di fare una telefonata all'Ordine degli psichiatri? Non
saresti nemmeno costretta a fornire le tue generalit.
Lei non aveva considerato quella soluzione, e la
consapevolezza di poter agire in maniera anonima la
rinfranc. Ora che aveva dato voce alle sue ansie, discutendone
con il marito, sapeva di non avere altra
scelta che riferire ci di cui era a conoscenza a qualcuno
che avesse il potere di prendere provvedimenti.
L'indomani mattina, avvert l'ospedale che sarebbe
arrivata in ritardo. Poi telefon all'Ordine degli psichiatri,
chiedendo di parlare con la persona cui erano
affidate le indagini sulle procedure contrarie all'etica.
Dopo una breve attesa, un uomo venne all'apparecchio. Sarah
teneva sul tavolo accanto al telefono la lista
scritta da Joe, e lentamente enumer le terapie applicate
al Saint Margaret's che riteneva sbagliate e dannose.
L'uomo all'altro capo del filo, tuttavia, non si
mostr molto partecipe. Il suo tono di voce piatto e
monotono le ricordava quello dei pazienti nella sala
del sonno.
La ringrazio molto per le informazioni le disse infine,
ma non ho afferrato il suo nome...
Preferirei non rivelarlo rispose Sarah.
Ci serve per la nostra documentazione precis
l'uomo. E per dare alla sua denuncia un minimo di
credibilit.
Io lavoro in quella clinica. Dovrebbe bastare quanto
a credibilit.
Come faccio a sapere che lei non  soltanto una
paziente del Saint Margaret's?
Non lo sono. Lavoro l... Sarah stava gi per comunicargli
da quanto tempo svolgeva la sua professione
presso quella clinica quando si rese conto che
un simile dettaglio avrebbe forse potuto renderla pi
facilmente identificabile. Dovr credermi sulla parola
concluse.
Bene disse l'uomo, arrendendosi. Passer queste
informazioni alle autorit competenti.
Sarah riabbass il ricevitore, sentendosi leggera e fiduciosa
come non le capitava pi da parecchio tempo.
Aveva fatto tutto ci che poteva.
Laura tenne aperto l'ingresso principale della casa
di riposo per lasciare entrare Sarah, e l'anziana donna
la precedette nell'atrio, il passo assai pi lento di
quando erano uscite. Avevano percorso una considerevole
distanza quel giorno, e perfino lei era stanca,
bench la sensazione di spossatezza fosse pi mentale
che fisica, provocata dagli strani avvenimenti che
aveva sentito raccontare. Era rimasta sconcertata nello
scoprire che Sarah aveva una figlia. Suo padre le aveva
detto che quella donna era sola al mondo. Joe poteva
probabilmente essere morto ormai, ma Janie?
Dove si trova Janie adesso? chiese quando raggiunsero
la porta con la sagoma ritagliata del proiettore
cinematografico. Aveva paura della risposta, paura
di evocare un triste e doloroso ricordo per Sarah.
Se n' andata rispose l'anziana donna.
Intende dire... Laura non trov la forza di chiedere
se Janie fosse morta.
Lei  nascosta dichiar Sarah. Senza aggiungere
altro la salut, entr nel suo appartamento e chiuse la
porta dietro di s.

 Capitolo 10.

Sta piovendo annunci Laura la settimana successiva,
quando Sarah apr la porta del suo appartamento.
L'anziana donna si gir per lanciare un'occhiata
fuori dalla finestra, la delusione scritta sul viso. Non
tanto disse.
Va a intervalli. Poco fa veniva gi a catinelle ribatt
lei, entrando nel piccolo soggiorno. Mostr la
videocassetta di un vecchio film che aveva noleggiato.
Potremmo guardare questo. Anche se a essere sincera
io preferirei chiacchierare. Il pensiero che Sarah avesse
una figlia non le dava pace. Voleva sapere che
fine avesse fatto Janie.
S, anch'io preferirei parlare ammise la donna. Le
racconter cosa accadde a Joe. Non gliel'ho gi raccontato,
vero?
A Joe? Laura si pass le dita tra i capelli umidi.
Ero curiosa di sapere che cosa fosse successo a Janie,
in realt.
Ma mio marito viene prima di Janie. Sarah si
guard intorno come se stesse cercando qualcosa.
Credo che sia cos. In effetti,  doloroso ricordare tutti
e due.
Ma lei non  obbligata a parlare di loro se non
vuole...
Oggi sarebbe stato il compleanno di Joe la inform
l'anziana donna con un mesto sorriso. Il tre
maggio.
Laura spost lo sguardo verso il cucinino. Il grande
calendario di plastica segnava la data del 4 settembre;
quella effettiva era 2 settembre. Ma lei non se la sent
di negare a Sarah quella consolante illusione. Allora
oggi  il giorno ideale per pensare a lui osserv.
Giusto. La donna si spost verso il divano. Dunque,
le racconter cosa successe a Joe. All'amore della
mia vita.

Sarah, 1959.
Sarah attese con impazienza che si verificassero dei
cambiamenti al Saint Margaret's come conseguenza
della sua telefonata all'Ordine degli psichiatri, ma evidentemente
le sue angosce erano state ignorate. Tutto
continu come prima, con i pazienti che sprofondavano
nello stordito torpore conseguenza del massiccio
ricorso ai metodi del dottor Palmiento. Tutte le sue
azioni sembravano avere un aspetto in comune: erano
tentativi di fare piazza pulita del bagaglio mentale di
ciascun malato. Che usasse gli stupefacenti oppure la
chocterapia o l'isolamento o i nastri registrati, il direttore
della clinica cercava di liberare le persone del
loro passato. Contemporaneamente, distruggeva anche
le loro coscienze.
Nell'animo di Sarah cresceva a dismisura il disappunto
a causa di ci che percepiva come l'aggravamento
dei suoi pazienti. Talvolta, dubitava perfino del
proprio equilibrio mentale. Durante le riunioni col
personale sanitario e paramedico, il dottor P. illustrava
puntualmente esempi di presunti progressi, e Sarah si
chiedeva che cosa diamine non funzionasse in lei,
visto che la sua definizione di miglioramento e quella
data dal dottor P. sembravano diametralmente opposte.
Una notte, ebbe un altro spaventoso incubo. Non si
trovava nella camera d'isolamento questa volta, bens
in un letto della sala del sonno, drogata e paralizzata.
Aveva in testa uno dei famigerati caschi, e il signor D.
stava spingendo verso di lei l'apparecchio portatile per
l'elettrochoc. Si svegli urlando.
Joe la attir teneramente fra le braccia, e lei si sent
sciocca e ridicola. Una donna adulta con una figlia di
un anno, che quasi tutte le notti si svegliava come una
bambina atterrita.
Ho un piano le annunci suo marito di punto in
bianco, quando lei si fu calmata.
Che cosa significa, un piano? Sarah spinse indietro
il busto per guardarlo in viso, ma era troppo buio
per distinguere la sua espressione.
Mi far ricoverare al Saint Margaret's spieg lui.
Scoprir in prima persona che cosa succede l dentro.
Poi racconter tutto sul Post.
Sarah si lev a sedere di scatto con un'esclamazione
strozzata. Tu non farai niente del genere! grid.
Io la trovo un'ottima idea disse Joe. Mi presenter
sotto falso nome. Nessuno sapr che sono tuo
marito. Mi prenderanno per uno dei tanti pazienti. E
avr la possibilit di vedere esattamente come curano
le persone.
Joe, non funzioner mai obiett lei severamente.
Quelli ti imbottiranno di farmaci, per l'amor di Dio.
Dopo un solo giorno tu non ricorderai pi nemmeno il
tuo nome.
Loro mi daranno delle medicine, e io le sputer
non appena quei dannati saranno usciti dalla stanza,
d'accordo?
E come te la caverai se ti sottoporranno alla chocterapia?
Tu sarai l ad assicurarti che non mi accada niente
di terribile.
Joe, il tuo piano  pazzesco! Sarah tent di ridere,
augurandosi che suo marito stesse soltanto scherzando,
ma lo conosceva troppo bene. Per lui ogni sfida
era uno stimolo irresistibile. Tu non ti rendi conto
protest. Non mi sarebbe possibile restarti vicina per
tutto il tempo. Potrebbero non assegnarti neppure al
mio reparto. E io l dentro non ho tutto il potere che tu
sembri attribuirmi.
Che ne  stato del tuo spirito di avventura, Sarah?
Il suo tono era serio.
Lei si stava forse comportando in maniera poco coraggiosa
in quella circostanza? Stava forse diventando
una vecchia e prudente signora che aveva paura della
propria ombra?
Ascolta. Joe si lev a sedere e le trattenne entrambe
le mani sul proprio ginocchio. Agir con cautela
disse. So badare a me stesso, e qualcuno deve
pur scoprire e rendere noto cosa succede veramente
dentro quella clinica, non credi?
Pu darsi, ma non spetta a te.
E invece sar io a farlo.
Lascer l'impiego, se  quello che vuoi.
Troppo tardi. Ho preso la mia decisione.
Sarah sapeva che non sarebbe stato possibile indurlo
a cambiare idea. Quale argomento avrebbe potuto
distogliere da quel proposito un giornalista determinato
e per giunta amante del rischio? Joe, non posso
credere che tu saresti...
Allora, dimmi quali sintomi dovrei manifestare per
essere credibile la incalz lui, come se non l'avesse
nemmeno sentita. Quali mi daranno le maggiori probabilit
di arrivare a indossare uno di quegli ingegnosi
caschi?
L'idea era spaventosa, e tuttavia avrebbe potuto
funzionare. Per i vantaggi che sarebbero derivati dalla
scoperta della verit forse poteva valere la pena di
rischiare. Ma lei avrebbe dovuto vegliare strettamente
su Joe.
Accusando i gravi sintomi depressivi che con l'aiuto
di Sarah aveva imparato a simulare, Joe si fece ricoverare
al Saint Margaret's sotto il falso nome di
Frederick Hamilton. Lei non os confessare neppure a
Colleen il proposito di suo marito, per non mettere la
sua amica in una difficile situazione. Perci nessuno
all'ospedale sapeva che Joe non era un vero paziente.
Proprio come lui aveva chiesto.
Sarah era ridotta a un fascio di nervi il giorno del
suo arrivo alla clinica. Sapeva che suo marito era in
fondo al corridoio, nell'ufficio del dottor Palmiento per
la visita preliminare, ma l'incertezza dell'esito la colmava
di apprensione. Sarebbe stato assegnato al suo
reparto solamente se lo avessero ritenuto in condizioni
piuttosto gravi, e lei dubitava che Joe potesse risultare
tanto convincente. Ma la messinscena doveva avere
avuto successo, poich alle tre del pomeriggio lo vide
comparire al livello due. Lui le pass accanto sul corridoio,
la sua snella figura fiancheggiata da due massicci
inservienti. Le strizz l'occhio mentre si allontanava,
e uno dei due uomini le mormor: Stia attenta
con lui, signora Tolley. Si crede un grande seduttore.
Sarah scoppi quasi a ridere per il sollievo.
Ma il pensiero di ci che sarebbe accaduto se qualcuno
avesse scoperto la verit la colmava di paura.
Per due giorni, fece scivolare le medicine destinate a
Frederick Hamilton nella tasca della sua uniforme. In
alcune occasioni, quando un'altra infermiera o il dottor
P. erano presenti, Joe fingeva semplicemente di inghiottire
le pillole, consegnandole poi a Sarah quando
restavano soli. Lei gli raccomand di fingersi assonnato,
poco presente a se stesso e inconsapevole di
quanto gli succedeva intorno, e Joe esegu alla lettera
le sue istruzioni, bench fosse in realt del tutto vigile.
Era un bravo attore, tuttavia. Tanto bravo da riuscire a
ingannare il dottor Palmiento e il signor D. quando loro
passarono a visitarlo una mattina. Joe simul un
sonno profondo, e quel pomeriggio con grande eccitazione
rifer a Sarah di avere udito una conversazione
tra i due uomini che certamente non era destinata alle
sue orecchie.
Che cosa hanno detto? gli chiese lei.
Non ricordo parola per parola. Non mi fido a tenere
degli appunti qui, perci devo fare affidamento
soltanto sulla memoria. Ma il nocciolo del discorso 
che sono impegnati in esperimenti per la ristrutturazione
della personalit.
Questo lo so ribatt Sarah. Cercano di liberare i
malati dai loro atteggiamenti...
No,  pi di quello la interruppe il marito. Loro
stanno cercando di sviluppare tecniche per il controllo
della mente. Sai, come quelle usate dai russi.
Il controllo della mente! Tu sei pazzo.
So che sembra folle, ma  proprio di quello che stavano
discutendo. Costringere una persona ad agire come
loro desiderano, contro la sua stessa volont. Parlavano
di un paziente sottoposto a lavaggio del cervello.
Quella  la parola che hanno usato. Lavaggio del
cervello. Avresti dovuto sentirli... erano davvero euforici.
Il sistema funziona, ecco cosa hanno detto. E poi
uno di loro, il dottor P., ne sono del tutto sicuro anche
se avevo gli occhi chiusi, ha commentato che quello
era un primo passo verso il controllo della mente.
Stordita, Sarah si sedette sulla sponda del letto e si
azzard a prendergli una mano. Io pensavo che loro
stessero soltanto sperimentando nuove e non troppo
efficaci tecniche per aiutare i malati mormor. Ma
ho sempre avuto l'impressione che i pazienti qui fossero
usati come cavie.
Ed  proprio cos dichiar Joe. Tutto questo va
ben oltre i limiti della ricerca, per quanto avanzata. I
loro metodi sono totalmente contrari all'etica.
Bene disse Sarah. Adesso che hai trovato le risposte
che cercavamo, vieni via da questa clinica mentre
sei ancora in grado di farlo.
Ho appena scalfito la superficie replic lui. Non
ho ancora materiale sufficiente per agire.
Lei abbass lo sguardo sulle loro dita intrecciate.
Sono stanca di dormire sola nel nostro letto.
Anch'io ammise Joe. E mi manca Janie in maniera
indicibile. Deve essere tremendo per i veri pazienti
stare rinchiusi a lungo qui dentro senza vedere
le loro famiglie.
Va bene. Sarah si alz in piedi, temendo di mettersi
a piangere se fosse rimasta seduta con lui un attimo
di pi. Procurati le informazioni e le prove che ti
servono, e poi scappa da questo posto, prima che facciano
diventare anche te un vero paziente.
L'indomani, il dottor P. tenne una seduta di psicoterapia
con Joe, e ne usc evidentemente insoddisfatto
dei risultati.
Speravo che i farmaci per via orale sarebbero bastati a
sbloccarlo rifer a Sarah. Ma la regressione del
malato  maggiore di quanto io avessi previsto. Useremo
iniezioni di LSD per alcuni giorni. Gli faccia la
prima questa sera.
Lei si guard bene dal protestare col medico. Perch
prendersi quel disturbo? Per nessuna ragione al mondo
avrebbe fatto a suo marito un'iniezione di LSD.
Joe guard subito la siringa quando Sarah entr
nella sua stanza quella sera. Dove avresti intenzione
di pungermi? le chiese.
Da nessuna parte rispose lei. Normalmente andrebbe
iniettata nel braccio, ma nel tuo caso, mio caro,
finir nel materasso.
Suo marito la osserv con espressione affascinata
mentre eseguiva la manovra. Sentiamo, come devo
reagire a questa roba?
Come ti pare e piace dichiar Sarah, infilando la
piccola capsula di protezione sull'ago. Ho visto di
tutto. Puoi arrampicarti sulle pareti o piangere come
un bambino o avere allucinazioni. Scegli tu. Riconobbe
l'irritazione nella propria voce e si augur che
lui capisse che a parlare era la sua paura. Ti prego,
rinuncia al tuo piano, Joe. Sta diventando troppo
pericoloso. Ogni volta che vedo il dottor P. in questa
stanza con te, mi prende il panico. Capita che sia lui in
persona a fare le iniezioni di LSD. E stata una vera
fortuna che abbia chiesto a me di provvedere oggi. E
alcune delle infermiere sono a casa in malattia per
colpa di un virus intestinale, cos io mi ritrovo con un
triplo carico di pazienti. Potrei non riuscire a...
Forse dovrei lasciarmela fare per davvero quella
iniezione, almeno una volta. Joe non la stava neppure
ascoltando. Altrimenti come posso sapere cosa provano
realmente quei poveretti?
Non dirlo nemmeno, Joseph Tolley.
Quanto dura l'effetto? Insomma, per quanto tempo
dovr continuare la commedia? insistette.
Varia da individuo a individuo rispose Sarah.
Quattro o cinque ore, in genere. A volte pi a lungo.
Certi pazienti non sembrano mai veramente recuperare dopo
l'esperienza. Aggiunse quell'ultima precisazione
come avvertimento mentre lasciava la stanza.
Sul corridoio, il suono distante di un conato di vomito
le annunci che un altro paziente era stato colpito
dal virus che si stava diffondendo nel reparto. Lei pregava
soltanto che non contagiasse anche suo marito.
La situazione era gi abbastanza difficile e pericolosa
senza aggiungere anche quell'imprevisto.
La mattina seguente, Sarah trov Joe rannicchiato in
un angolo del letto con negli occhi un'espressione di
autentica paranoia. La sua messinscena era davvero
convincente.
Sai fare molto bene la parte del paziente allucinato
gli disse.
Suo marito chiuse gli occhi. Stava tremando, e a
quel punto lei cap che qualcosa non quadrava. Dando
una rapida scorsa alle annotazioni sulla tabella posta
ai piedi del letto, trov scritto proprio ci che temeva:
il dottor Palmiento era passato a vedere Joe la sera
prima. Soddisfatto degli effetti dell'LSD, gliene aveva
iniettata una seconda dose.
Oh, Joe, glielo hai lasciato fare! Si sedette sul letto,
tendendo una mano per sfiorare la guancia del marito.
Non devi mai pi permetterglielo disse. Mi hai sentito?
Lui annu, abbassando di nuovo le palpebre. Teneva
le mani premute saldamente sopra il torace, e il suo
corpo era scosso da brividi. Sarah tir la coperta aggrovigliata
in fondo al letto e gliela sistem attorno
alle spalle.
Joe aveva tentato di ribellarsi o aveva accettato l'iniezione
in nome della sua indagine? Non aveva pi
importanza ora. Ci che contava era che suo marito
stava male, e per lei era venuto il momento di portarlo
via da quella clinica. Avrebbe atteso che lo stupefacente
esaurisse il suo massimo effetto, poich sarebbe
stato impossibile agire mentre Joe era in quelle
condizioni, e poi lo avrebbe fatto uscire di nascosto.
Aveva le chiavi di tutte le porte. Frederick Hamilton
sarebbe svanito nel nulla, e dato che il suo nome e la
sua identit erano inventati, nessuno sarebbe mai riuscito
a rintracciarlo.
Dopo che ebbe preparato mentalmente la fuga del
marito, Sarah ritrov un poco di calma. Il dottor P. le
disse di fare al paziente una terza iniezione quella sera,
un ordine che lei naturalmente non avrebbe eseguito.
Vigil con grande attenzione su Joe per l'intera
giornata, e quando lui parve ritrovare un poco di lucidit,
gli illustr il suo piano.
Ho telefonato alla signora Gale gli annunci, posando
sul comodino la siringa gi pronta. Terr Janie
con s fino alle sette. Perci, quando il personale se ne
andr alla fine del turno, potr farti uscire passando
dalle scale di servizio.
Io non me ne vado dichiar il marito. Adesso so
quali effetti fa quella droga... come si chiama?
LSD. Il fatto che lui avesse gi dimenticato il nome
della sostanza la allarm.
Adesso conosco i suoi effetti sugli esseri umani. E
non sono uno scherzo. Io ero... Joe rabbrivid. Era
tutto color porpora. Tutto. Porpora e soffice. Ho avuto
davvero paura di rimanere bloccato l, in quel mondo
soffice e colorato di porpora. Ma adesso sono tornato e
sto bene, ed  ora di provare la camera del sonno.
No, Joe. Sarah si sforz di parlare a voce bassa,
ma non riusciva a dominare la paura e la collera. Non
puoi restare qui. Guarda cosa  successo dopo che me
ne sono andata ieri sera.  troppo pericoloso.
Sono sopravvissuto, no?
Joe, per favore. Nessun articolo pu essere cos importante.
Credo che questo lo sia ribatt lui. Tu avevi ragione,
Sarah. Qui sta succedendo qualcosa di poco
chiaro e qualcuno deve scoprire di che si tratta.
Una delle altre infermiere la chiam dal corridoio.
Alzandosi in piedi, lei guard suo marito.
Torner verso le sei gli disse. E tu verrai via con
me, Joe. Questa storia si  spinta troppo avanti.
Lui prese la siringa dal comodino, sfil con uno
strattone il piccolo cappuccio e conficc l'ago nella
coscia, direttamente attraverso il tessuto del pigiama
fornito dall'ospedale. Io non me ne vado ripet in
tono perentorio, e in quel momento Sarah cap che non
aveva a che fare con il suo equilibrato e ragionevole
marito, bens con un uomo sotto l'effetto dell'LSD.
Alle sei, Joe era fin troppo ciarliero e turbolento
perch lei potesse farlo passare dalla scala di servizio
senza attirare l'attenzione di qualche inserviente. Sarebbe
stata costretta ad attendere un altro giorno.
Mentre usciva dalla stanza, per poco non urt il signor
D., che la guard con quella che poteva essere definita
soltanto diffidenza. L'aveva sentita mentre cercava di
parlare con Joe? Lei si sforz di sorridere.
Pensa che Hamilton sia pronto per i nastri registrati?
le chiese il giovane assistente di Palmiento.
S! rispose Sarah, con eccessivo entusiasmo. Era
sempre stata contraria a sottoporre i pazienti a quella
specie di supplizio, ma forse l'esperienza avrebbe infine
soddisfatto la curiosit investigativa di suo marito
e lui avrebbe accettato di lasciare la clinica.
Non sono cos sicuro ribatt il signor D., e lei dedusse
dal suo tono di voce che l'uomo aveva voluto
metterla alla prova con quella domanda.
La mattina dopo, Sarah si alz puntualmente alla
solita ora, ma scopr di essere l'ennesima vittima del
virus intestinale che stava colpendo personale e degenti
del livello due. Si prepar per andare al lavoro
ed ebbe appena il tempo di portare Janie dalla vicina
di casa prima che la nausea si scatenasse. Tornata nel
suo appartamento, iniziarono i conati di vomito.
Doveva andare da Joe, si ripeteva in preda all'angoscia.
L'effetto dell'LSD probabilmente si era ormai
esaurito a quell'ora, e lei doveva impedire che gli fossero
somministrati altri stupefacenti.
Ma soltanto alle dieci riusc infine a trascinarsi fuori
dalla stanza da bagno per chiamare l'ospedale dal
telefono del soggiorno. Trov Colleen al livello due.
Ascolta, Colleen le disse. Ascolta attentamente.
Mi dispiace metterti in questa situazione, ma...
Che succede? La voce della sua amica trad immediato
allarme e sollecitudine.
Mio marito  l confess Sarah. Si  fatto ricoverare
perch vuole scrivere un pezzo su quanto sta
succedendo al Saint Margaret's.
Mi stai prendendo in giro? Colleen parlava in tono
sommesso, e Sarah cap che non era sola.
 il paziente della camera undici.  l sotto un falso
nome, Frederick Hamilton. Io ho evitato di somministrargli
i farmaci prescritti, ma il dottor P. gli ha fatto
un'iniezione di LSD. Ma adesso mi sono buscata quel
maledetto virus intestinale e non posso muovermi. La
bile le sal di nuovo nella gola e lei deglut pi volte.
Forse riuscir a venire nel pomeriggio, ma intanto ho
bisogno che tu passi da lui a dargli un'occhiata per
assicurarti che stia bene.
Dall'altro capo del filo non giunse nessun commento.
Colleen? Mi hai sentita?
Uhm... La sua amica probabilmente stava cercando
di parlare il meno possibile, per non rivelare
nessun dettaglio a chiunque le fosse vicino in quel momento.
Ah, stamattina ho assistito il dottor P. mentre
era con quel paziente rifer infine. Nella sala dell'elettrochoc.
Le occorsero alcuni istanti per dare senso a quella
frase. Che cosa stai dicendo? Colleen, non  possibile
che abbiano sottoposto Joe a elettrochoc.
Il signor Hamilton, s.
Oh mio Dio. Sarah si appoggi contro la parete,
resistendo alla nausea. Perch non potevano semplicemente
metterlo nella sala del sonno? Ricordando
l'espressione sospettosa sul volto del signor D. quando
lo aveva incontrato in corridoio la sera prima, temette
di conoscere gi la risposta. L'elettrochoc era il metodo
pi rapido e pi sicuro per cancellare dalla memoria
di Joe qualunque cosa lui avesse scoperto come paziente
del livello due. Devo riagganciare biascic,
chiudendo la comunicazione senza attendere una
risposta da Colleen.
Vomit ancora tre volte, costretta a perdere tempo
prezioso proprio quando aveva bisogno di tornare al
telefono. Infine chiam l'ospedale e chiese che le passassero
l'ufficio del dottor Palmiento, sfruttando la
breve attesa per preparare mentalmente il suo discorso.
Il cervello sembrava lavorare a vuoto, ma era
tanto disperata da ricorrere alla verit. O, per lo meno,
a una parte di verit.
Mi dica, signora Tolley? L'uomo sembrava attendere
con impaziente curiosit le sue parole.
Dottor Palmiento, si  verificato un terribile errore
cominci Sarah. Il paziente del livello due, Frederick
Hamilton, in realt  mio marito, Joseph Tolley.  un
giornalista e voleva scrivere un articolo su... sui malati
mentali, vivendone in prima persona l'esperienza. Ho
tentato di dissuaderlo, ma non ci sono riuscita. Mi
dispiace di averla ingannata e delusa. Ma mio marito 
un individuo del tutto sano di mente, e io voglio portarlo
via da l. Subito.
La sola risposta del dottor P. fu il silenzio, e lei ebbe
la sensazione che l'uomo stesse cercando di prolungare
la sua angoscia.
So che questo significa il mio licenziamento continu
Sarah. Lo capisco perfettamente. Ma in questo
momento, la sola cosa che mi interessi  riportare a
casa mio marito. La voce le si incrin sull'ultima parola,
costringendola a prendere un lungo respiro.
Crede davvero che un individuo del tutto sano di
mente si farebbe ricoverare in una clinica psichiatrica?
le domand infine il dottor P.
Un reporter ne sarebbe capace. Una persona che
veramente volesse scoprire...
E cosa, di preciso, suo marito avrebbe scoperto?
Be', ora conosce un po' meglio la vita del paziente
di una clinica psichiatrica. Intendo dire, ha provato
l'LSD. E ora immagino anche l'elettrochoc. Lei serr il
filo del telefono tra le dita, ricacciando indietro le lacrime.
Mi sembra che tutto questo sia sufficiente.
Perci vorrei venire a prenderlo adesso.
Palmiento le impose un'altra pausa di silenzio. So
che quanto sto per annunciarle  doloroso, signora
Tolley dichiar infine, con quel suo tono paterno che
ora le urtava i nervi, ma io credo che suo marito,
spinto dall'amore per lei, abbia cercato di evitarle un
dispiacere tacendole la propria infelicit. Mia cara, suo
marito soffre di una reale e piuttosto grave forma di
depressione. Il ricovero nella nostra clinica  stato
effettivamente uno stratagemma, ma lei ne era la vittima,
non noi. Suo marito non sapeva in che modo
spiegarle che sentiva la necessit di essere curato.
Non  vero! grid Sarah. Conosco Joe.  una
delle persone pi felici, pi soddisfatte che io abbia
mai...
Si teneva tutto dentro la interruppe il dottor P.
con estrema gentilezza. Ne ha visti anche lei di pazienti
cos, non  vero? Sono necessari farmaci e altre
terapie per aiutarli ad aprirsi.
Sto venendo a prenderlo.
Suo marito non vuole lasciare l'ospedale precis
Palmiento. Le ricordo che si  fatto ricoverare spontaneamente,
sottoscrivendo il modulo che ci autorizza
a fornire qualunque tipo di cura noi riteniamo pi
appropriata al suo caso. Lei conosce quei moduli, non
 vero, Sarah?
Li conosceva. Una firma in calce concedeva assoluta
libert di intervento al personale medico. Ma Joe...
ma questo era... mio marito in realt non  un paziente!
Forse anche lei trarrebbe beneficio da qualche seduta
con uno psicanalista. Deve accettare...
Lei  pazzo! esclam Sarah.
Segu ancora una pausa all'altro capo del filo. Poi il
dottor P. riprese a parlare in tono reciso.
E lei, naturalmente,  licenziata.
Riattacc senza aggiungere altro, e Sarah rimase col
ricevitore stretto nella mano, tremante per la nausea e
la paura. Quando tent di alzarsi in piedi, un improvviso
capogiro la costrinse ad appoggiarsi al bracciolo
del divano. Un solo pensiero dominava la sua mente.
Doveva andare da Joe. Loro ormai erano al corrente
della sua vera identit e avrebbero voluto sapere quali
segreti avesse eventualmente scoperto. Lei conosceva
bene quelle persone. Non si sarebbero fermate di fronte
a nulla per indurlo a parlare.
Le condizioni del suo stomaco non le permisero di
uscire di casa fino al tardo pomeriggio. Soltanto allora
pot recarsi al Saint Margaret's, cos sconvolta da
avere la sensazione di essere ridotta a un semplice involucro,
con forze a malapena sufficienti per tenere
dritta la schiena. Sal al livello due e raggiunse il pi
rapidamente possibile la camera di Joe. C'era un altro
paziente nel letto di suo marito, e lei volt le spalle alla
porta in preda al panico.
Dov' il signor Hamilton? chiese alla prima infermiera
che incontr.
Se ne  andato questa mattina rispose la donna.
Dove?
Non lo so.
La sala del sonno? domand Sarah. La camera
d'isolamento?
No replic la donna. Ha lasciato l'ospedale.
Lo avevano dimesso! La sua telefonata a Palmiento
aveva prodotto un risultato, dopotutto. Ma se Joe era
uscito quella mattina, come mai non era tornato a casa?
Forse era andato al giornale, pens. Sarebbe stato
tipico di suo marito precipitarsi a scrivere il pezzo.
Ma... Colleen le aveva riferito che Joe era stato sottoposto
a elettrochoc. Non si sarebbe mai potuto spostare
in citt da solo dopo un simile trattamento. Sarah
si sentiva stordita, e il suo cuore riprese a battere all'impazzata.
Avevano avuto il coraggio di buttarlo
fuori in quelle condizioni? Percorse il corridoio fino
all'ufficio del dottor Palmiento, facendo scorrere una
mano sulla parete per sostenersi.
Avanti disse il direttore della clinica quando Sarah
buss. Si alz dalla sua poltrona e fece per posarle
una mano sulla spalla, ma lei la spinse via. Si accomodi,
signora Tolley. Noi due dobbiamo parlare.
Dov' mio marito? Sarah non si mosse.
Il dottor P. rimase in piedi, ma si appoggi all'indietro
contro la scrivania, le braccia incrociate sul
petto. Ho riesaminato la situazione di suo marito dopo
la nostra chiacchierata al telefono di questa mattina
le spieg. La sua depressione era cos profonda
e refrattaria a qualunque trattamento da rendere praticabile
soltanto un'alternativa.
Lei si irrigid. Dov'? chiese, pregando che il suo
sospetto si rivelasse sbagliato.
La lobotomia ha avuto esito positivo dichiar il
dottor P.
Sarah rise, il suono metallico e innaturale. Si tratta
di una specie di scherzo?
Lui incresp le labbra e la guard con aria falsamente
comprensiva e amichevole. So che tutto questo
deve essere molto difficile da accettare le disse. Insomma,
soltanto fino a pochi giorni fa lei era convinta
di avere un marito sano e forte. Quell'uomo ha saputo
celare con grande abilit la propria afflizione. Ma mi
creda, sta molto meglio adesso. Si  liberato per sempre
di quella terribile sofferenza psichica.
Non le credo affatto! grid Sarah. Dov' mio marito?
Palmiento le porse la cartella clinica di Frederick
Hamilton, e lei la apr lentamente. Gravissima e incurabile
depressione. Manie suicide. E poi l'ultima annotazione.
Lobotomia eseguita alle ore tredici del 7 maggio
1959. Il paziente ha ben tollerato l'intervento.
Chiudendo con altrettanta lentezza la cartella, Sarah
si lasci cadere sulla poltroncina. Dov'? chiese per
la terza volta, la voce pi sommessa ora, meno incalzante.
Lo abbiamo trasferito in altro luogo per la indispensabile
assistenza. Certamente si render conto che
ora non potr prendersi cura di lui a casa.
Dove? In un manicomio? Un istituto per malattie
mentali?
In questo momento,  meglio che lei non lo sappia
rispose il dottor P.  fin troppo turbata. Inoltre...
Sarah balz in piedi e in una frazione di secondo
colm la distanza che li separava, le braccia sollevate e
le mani chiuse a pugno, pronta a colpire. Palmiento si
scans e poi, parlandole in quel tono garbato e condiscendente
che lei detestava, le immobilizz i polsi.
Liberatasi con uno strattone, Sarah gli sput in faccia,
quindi gir sui tacchi e usc dall'ufficio con tutta la
rapidit concessale dalle sue gambe infiacchite.
Quando infine fu nell'abitacolo della sua auto, rimase
immobile per alcuni istanti dietro il volante, sforzandosi
di riprendere fiato. Avrebbe trovato Joe. Doveva
farlo. Ma l'uomo che amava ormai non esisteva
pi, perduto per sempre a causa del suo folle piano.
Anche se lo avesse rintracciato, Joe probabilmente non
l'avrebbe riconosciuta.
Dov'era? chiese Laura. Si era spostata accanto a
Sarah sul divano, per prenderle la mano quando aveva
cominciato a piangere poco prima di concludere il suo
racconto.
Non lo so. L'anziana donna si asciug gli occhi
con il fazzoletto di carta che lei le aveva dato. Lo cercai
per tanto tempo, ma non riuscii a trovarlo. E non lo
rividi mai pi.
Dio mio. Sembrava impossibile, e ancora una volta
Laura si chiese se quella storia non fosse per caso un
elaborato parto della fantasia di Sarah. Ma era troppo
dettagliata, troppo coerente. I fatti raccontati si concatenavano
in maniera troppo perfetta per poterli considerare fantasmi
della mente. Che cosa fece allora? le
domand. Si rivolse alla polizia o...
D'un tratto, Sarah si alz dal divano, interrompendo
la sua domanda con un cenno del capo. Basta. Agit
le mani come se stesse cercando di liberarle da una sostanza
attaccaticcia. Non ha detto che aveva portato
un film? Guardiamolo adesso.
Laura diede un'occhiata all'orologio. Mi dispiace,
Sarah, ma devo tornare a casa. Posso lasciarle la videocassetta
propose, pur sapendo che avrebbe dovuto
pagare la penale per la ritardata riconsegna. Ma quella
donna sembrava avere un disperato bisogno di qualcosa
che la distraesse dal pensiero del passato.
Sarah parve esitare per un istante. Va bene rispose
infine. Me la sistemer nel... nell'aggeggio?
Il videoregistratore? Certo. Laura accese l'apparecchio
e inser la videocassetta, poi abbracci Sarah.
Ci vediamo la prossima settimana la salut.
Mentre in auto si dirigeva verso casa, continu a
pensare agli strazianti ricordi dell'anziana donna e
all'inquietante alone negativo che circondava la clinica
Saint Margaret's. Soltanto a met del tragitto le tornarono
alla mente le misteriose lettere di avvertimento
che aveva ricevuto con la posta. Forse l'anonimo autore
di quei messaggi non voleva che Sarah vivesse
nella pi completa solitudine. Forse stava semplicemente
cercando di difenderla da un passato troppo
doloroso da ricordare.

 Capitolo 11.

Sarebbe andato a letto con Bethany quella sera. Era
passato parecchio tempo dall'ultima volta, e lui ci aveva
pensato tutto il giorno.
Se non che... Bethany non sembrava dell'umore giusto.
Aveva parlato poco durante la cena al ristorante, e
ancor meno da quando erano ritornati a casa sua. Seduta
accanto a lui sul divano, sorseggiava il caff che
le aveva preparato, fissando con aria assente il suo acquario,
senza pronunciare una parola.
Dylan le mise un braccio attorno alle spalle. Mi
sembra di essere in compagnia di Emma stasera osserv,
costretto a indovinare quali sono i tuoi pensieri.
Le sfior una tempia con le punte delle dita.
Che cosa passa in quella tua testolina?
Niente mormor Bethany.
Una risposta insidiosa. Quale che fosse la ragione
del suo comportamento, lui avrebbe dovuto chiarirla
prima che loro si trasferissero in camera da letto. Sapeva
per esperienza che fare l'amore con Bethany in
momenti simili non era mai una buona idea. La causa
della sua contrariet sarebbe venuta a galla subito dopo,
e lui avrebbe passato l'intera notte a tentare di farsi
perdonare.
Dylan riesamin con attenzione le ultime ore trascorse
in compagnia di Bethany per determinare quando
lei aveva cominciato a mettere il broncio, e la risposta
gli si affacci subito alla mente: non appena era
arrivata a casa sua, con la borsa da viaggio a tracolla, e
lo aveva trovato al telefono con Laura.
La donna gli stava raccontando che Emma e la sua
amica, Cory, avevano creato sull'intero scaffale della
libreria un improvvisato ospedale per le loro Barbie,
completo di letti a misura di bambola.
Bethany era comparsa proprio in quel momento, annunciando
a gran voce il suo arrivo, e lui non aveva
potuto reprimere un fremito di irritazione per il suo
inopportuno tempismo. Laura probabilmente pensava
che ci fosse una sfilza di donne che andavano e venivano
dalla sua casa.
Sto disturbando di nuovo gli aveva detto. Lui non
aveva nemmeno tentato di negarlo questa volta. Le
aveva risposto che avrebbero potuto riprendere il
discorso l'indomani, ringraziandola di averlo chiamato.
Chi era? gli aveva chiesto Bethany al termine della
telefonata.
Laura. Dylan le aveva descritto i giochi di sua figlia,
mentre lei lo fissava come se fosse ammattito.
Non riesco a credere che tu stia parlando di bambole
aveva commentato infine, prima di baciarlo e
versargli un bicchiere di vino, ma la rigidit dei suoi
gesti era bastata a informarlo che lei non era affatto
contenta.
Era ancora quello il motivo della sua freddezza, a
distanza di ore?
Lui le serr affettuosamente le spalle. So che qualcosa
ti tormenta mormor. Dimmi cosa c' che non
va.
Bethany si pieg in avanti per posare la tazza sul tavolino,
poi si gir a guardarlo, sfuggendo al contatto
col suo braccio nel movimento. Sai quante volte hai
pronunciato il nome Emma stasera? gli domand.
Lui si strinse nelle spalle. Qualcuna, immagino.
Trentaquattro precis Bethany. E io ho cominciato
a contare soltanto al ristorante.
Tu le hai contatei Che motivo avevi...
E Laura? Lei non gli lasci il tempo di rispondere.
Ventitr.
Ventitr? Ma dai, Beth...
Tu dici che non ti interessa la madre di Emma, ma
senza dubbio la nomini molto spesso ribatt Bethany.
E indovina quante volte invece hai pronunciato il mio
nome?
Dylan sapeva di essere condannato a perdere quella
partita, indipendentemente dalla sua risposta. Non
ne ho idea ammise a quel punto, rassegnato.
Due volte, Dylan. Due volte. C'era collera negli
occhi di Bethany. E adesso ti aspetti che io mi fermi
qui a dormire, non  vero?
Credevo che quella fosse la tua intenzione replic
lui. Hai portato la tua...
Lei si alz di scatto dal divano. Scordatelo! Io me
ne torno a casa. E si avvi con passo quasi militaresco
verso la cucina, dove aveva lasciato la sacca da viaggio.
Se ti dava tanto fastidio sentire parlare di Emma,
perch non lo hai detto semplicemente? le chiese Dylan
mentre la seguiva in cucina, arrabbiato quanto lei.
Eri troppo occupata a contare? Troppo occupata a
cercare di cogliermi in fallo in un modo o nell'altro?
Assestando con uno strattone la cinghia della borsa
sulla spalla, lei si diresse verso la porta. La vecchia e
cara Bethany sibil. Sempre a disposizione ogni volta
che ne hai bisogno. Puoi scaricare tutti i tuoi problemi
sulla cara Beth, e lei ti ascolta con partecipazione,
pronta a offrire conforto. E verr anche a letto con
te, per giunta! Che amicona! Be', sono stufa di essere la
tua amicona, Dylan. Lasci che la zanzariera si chiudesse
sbattendo alle sue spalle mentre usciva dalla
casa.
Stordito, Dylan la segu con lo sguardo. Che diavolo
era successo? Un attimo prima loro stavano sorseggiando
tranquillamente un caff sul divano, e poi a un
tratto lei aveva dato in escandescenze. Era chiaro che
quel risentimento lo aveva covato per tutta la sera,
mentre lui blaterava in continuazione, riferendo le
piccole imprese di Emma.
Dylan le telefon mezz'ora dopo, quando fu certo di
trovarla a casa, ma Bethany si rifiut di parlargli.
Non chiamarmi, d'accordo? gli ordin.Non cercarmi
finch non avrai capito quello che vuoi. Segu
una pausa, sufficiente a fargli sospettare che stesse
piangendo. Io ti amo, Dylan. So che tu non provi lo
stesso sentimento, e non posso continuare ad aspettarti.
E... tanto vale che ti dica che andr a letto con...
qualcun altro. Per quel che ne so, tu non riuscirai mai a
superare questa ossessione.
Dopo avere riabbassato il ricevitore, Dylan torn a
lasciarsi andare contro i cuscini del divano. L'unica
luce nella stanza era quella diffusa dall'acquario, e
mentre lui osservava uno dei pesci tropicali che si
spostava con movimenti fluidi da un'estremit della
vasca all'altra, ricord di avere detto a Emma che
aveva l'abitudine di guardare i pesci quando si sentiva
confuso o triste. Ebbene, confusione e tristezza erano i
sentimenti dominanti in quel momento.
Avrebbe voluto vedere sua figlia che giocava con
l'ospedale creato sullo scaffale della libreria. Avrebbe
voluto vederla giocare con la bambola. Avrebbe voluto
sentire la sua voce. Sapere cosa pensava. Come avrebbe
potuto mai conoscere quei pensieri? Sarebbero rimasti
imprigionati per sempre dentro la testa della
bambina. No, non per sempre. Soltanto finch la piccola
non fosse stata pronta a parlare di nuovo.
Bethany aveva ragione: il pensiero di Emma non lo
abbandonava mai.
Ma cos'era quella novit a proposito di Laura?, si
chiese. Lui aveva davvero pronunciato il suo nome per
ben ventitr volte?
Laura ritorn alla casa di riposo l'indomani stesso.
Aveva dormito poco e male quella notte, preoccupata
all'idea di avere lasciato Sarah sola coi ricordi della
tragica fine di suo marito. Ma il pensiero dell'anziana
donna aveva avuto per lo meno un risvolto positivo,
impedendole di rimuginare sul fatto che Dylan fosse
stato ancora una volta in compagnia di una donna
quando gli aveva telefonato.
Possiamo andare a fare una passeggiata? domand Sarah non
appena la vide sulla porta. Ho gi
messo le scarpe.
Certo. Laura entr nel piccolo appartamento, lo
sguardo che subito si fermava sulla fotografia del giovane
Joe Tolley posta sul tavolino. Le appariva diverso
quella mattina, con un sorriso sghembo e un lampo
malandrino nello sguardo. Era facile immaginarlo alle
prese con quella pericolosa avventura al Saint Margaret's.
Le  piaciuto il film? chiese.
Il film? Sarah la guard in modo assente.
La cassetta che ho lasciato nel suo videoregistratore
ieri.
Oh. L'anziana donna lanci un'occhiata verso
l'apparecchio. Non credo di averlo guardato. Ho pensato
a Joe per il resto della giornata.
Laura estrasse la videocassetta e la pos accanto alla
sua borsa nel cucinino. Poi apr la porta dell'appartamento
e segu Sarah in corridoio.
Mi ha raccontato alcuni episodi sconvolgenti a proposito
di suo marito le disse, chiedendosi tuttavia se
non fosse crudele insistere sull'argomento.
La donna si limit ad annuire.
E da allora non lo ha mai pi rivisto. Ho capito bene?
Sarah emise un sospiro. Joseph Tolley era un uomo
gentile, buono, intelligente e amante dell'avventura
dichiar. Ma a conti fatti, si rivel uno sciocco.

Sarah, 1959.
Pochi minuti dopo essere stata informata dal dottor
Palmiento della sorte di Joe, Sarah and a prendere
Janie a casa della signora Gale. Pensieri ed emozioni
turbinavano nella sua mente, e lo stomaco era ancora
sottosopra a causa dell'indisposizione di quella mattina.
Lei non sapeva come comportarsi.
Tutto appariva irreale. Sembrava impossibile che
avessero trasferito Joe subito dopo l'intervento chirurgico.
Forse si trattava soltanto di una bugia usata
con lei, mentre in realt suo marito si trovava ancora al
Saint Margaret's. O forse Joe era morto durante l'operazione.
Poteva succedere. Sarah non aveva mai
visto morire un paziente nel corso di una lobotomia,
ma alla clinica circolavano molte storie in proposito.
Forse il dottor P. e i suoi fedelissimi collaboratori avevano
fatto in modo che suo marito non uscisse vivo
dalla sala operatoria. Per quel motivo non volevano
rivelarle dove l'avessero condotto.
Joe non c'era pi, o per lo meno l'uomo che lei aveva
conosciuto. Il pensiero che quell'acuta intelligenza
fosse stata soffocata per sempre da un simile barbaro
intervento sfuggiva alla sua comprensione. Tuttavia
aveva visto eseguire dal dottor Palmiento identiche
operazioni chirurgiche su altri malati che non sembravano
averne bisogno. E quell'uomo probabilmente
aveva intuito il vero scopo di Joe. Quale sistema offriva
maggiori garanzie della distruzione del suo cervello
per impedire che le prove raccolte dal giornalista
diventassero di dominio pubblico?
Ma il cervello di Sarah funzionava ancora, e lei era
al corrente dei segreti che Joe aveva scoperto. Palmiento
stava conducendo degli esperimenti sui suoi
malati. Ricerche sul controllo della mente. Lavaggio
del cervello. Quelle erano le parole che Joe aveva usato.
Avrebbe riferito ci che sapeva alle autorit. La
polizia o l'FBI.
Sarah pianse a letto per l'intera notte, come se volesse
sbarazzarsi delle lacrime. Una volta iniziata la
sua lotta, non ci sarebbe stato posto per il pianto.
L'indomani mattina alle otto era gi seduta nel soggiorno,
a studiare la sua prima mossa, quando il telefono
squill. Era la segretaria del dottor Palmiento,
che le chiedeva di recarsi immediatamente alla clinica
per un incontro con lui.
Sarah si vest in fretta, lasci Janie alla sua vicina di
casa e in auto raggiunse il Saint Margaret's.
Palmiento e il signor D. la stavano aspettando nell'ufficio
del direttore. Si alzarono entrambi in piedi
quando la videro entrare, ma lei non aveva tempo per
simili convenevoli.
Pretendo di sapere dov' mio marito cominci. O
lo avete ucciso durante l'intervento chirurgico?
Si sieda, per favore la preg il dottor P.
Ditemi soltanto...
Si sieda, mia cara ripet lui, con maggiore fermezza
questa volta.
Sarah obbed. Perch consentiva a quell'individuo
di avere un simile potere su di lei? D'accordo rispose.
Ma voglio sapere che fine ha fatto Joe, e poi...
toglier il disturbo.
Il signor D. allung una mano verso di lei. Stia calma,
signora Tolley. Guard il dottor Palmiento e ricevette
un piccolo cenno affermativo in risposta. Abbiamo
qualcosa di molto importante di cui parlare con
lei.
Il tono cupo dell'uomo la plac all'istante. La nausea
del giorno prima torn a farsi sentire, e lei strinse i
denti. Non avrebbe mostrato nessuna debolezza o fragilit
in quel luogo.
Il signor D. spinse la sua poltroncina su rotelle davanti
a quella di Sarah in modo da poterla guardare
dritto in viso. Io e il dottor Palmiento abbiamo discusso
la questione in maniera approfondita, e abbiamo
deciso che  necessario accordarle la nostra fiducia.
Sappiamo bene che lei si  rivolta all'Ordine degli psichiatri.
Ne siamo al corrente da tempo.
Come lo avete...
Non ha importanza la interruppe il giovane assistente.
Quello che conta  che lei non riveli a nessuno...
nessuno... ci di cui  venuta a conoscenza riguardo alle
tecniche impiegate qui al Saint Margaret's.
una questione di sicurezza nazionale, signora Tolley.
Io non capisco.
Il signor D. si sporse in avanti, e Sarah cap che la
preoccupazione espressa dal suo sguardo era autentica.
I russi e i cinesi sono molto pi avanti degli Stati
Uniti nello sviluppo di tecniche per il controllo della
mente le spieg. Si sono verificati alcuni episodi inquietanti
dei quali lei potrebbe non essere al corrente.
Per esempio, durante la guerra in Corea, oltre il settanta
per cento dei prigionieri americani trattenuti in
territorio cinese sottoscrissero petizioni per sollecitare
la cessazione dello sforzo bellico americano, e alcuni di
loro firmarono false confessioni perfino quando furono
finalmente al sicuro in patria. Avevano subito il
lavaggio del cervello, Sarah. Non crede che ci sia
causa di allarme? Il fatto che altri paesi, che i nostri
nemici, possano condizionare il comportamento dei
nostri soldati mentre noi annaspiamo nell'ignoranza
pi completa in quel campo?  compito del dottor Palmiento e
di un pugno di altri... pionieri.... perfezionare
i metodi per il controllo della mente a vantaggio del
nostro paese. I nostri nemici al momento hanno la
supremazia. Noi dobbiamo riconquistarla.
Sarah era confusa e quasi sopraffatta dalle sue parole
e dal suo fervore. Ma... a cosa si riferisce di preciso
quando parla di tecniche per il controllo della
mente? chiese. Il condizionamento psichico? La
chocterapia? La camera d'isolamento?
Tutto ci  oggetto dei nostri studi rispose il signor
D. Come pure l'uso di certi farmaci o stupefacenti.
L'LSD.
S, tra gli altri. Con un sospiro, il giovane uomo si
appoggi allo schienale della sedia. Le sto rivelando
molte cose, Sarah. Forse troppe per il suo bene. Ma io e
il dottor Palmiento ritenevamo che lei meritasse di essere
informata.
Chi ha autorizzato questi... esperimenti?
Il governo degli Stati Uniti rispose il signor D.
Difatti, se lei dovesse rivolgersi all'FBI o alla CIA per
denunciare le attivit di cui  stata testimone in questa
clinica, fornirebbe soltanto delle informazioni che gi
posseggono... essendo riferite a un progetto che quegli
stessi organismi stanno finanziando.
Sono loro che vi finanziano?
S, ma questo fatto deve rimanere segreto, Sarah
precis il signor D. Soltanto io e il dottor P., e adesso
lei, conosciamo la fonte del nostro finanziamento.
 inammissibile e ingiusto, tuttavia protest Sarah.
Voi sperimentate nuove tecniche su pazienti
ignari.
Soltanto quelli che sono ritenuti irrecuperabili a
causa del loro stato psichiatrico vengono scelti per i
pi alti gradi della sperimentazione spieg il signor
D.
Io continuo a pensare che sia sbagliato osserv Sarah.
Credo che qualcuno dovrebbe rivelare al paese
quanto sta accadendo in questa clinica.
E compromettere un progetto studiato con grande
precisione? intervenne infine il dottor Palmiento. Un
progetto che ha l'approvazione del governo federale e
che si propone di sviluppare sistemi per contrastare la
minaccia comunista?
Joe  stato una semplice vittima o forse un incidente
di percorso in tutto questo intrigo, non  cos?
domand Sarah. Mio marito sapeva troppo. Voi dovevate
chiudergli la bocca.
Non  assolutamente vero ribatt il dottor P. Suo
marito era malato.
Sarah cap che non sarebbe mai riuscita a fargli ammettere
il contrario, e inoltre quell'uomo era il genio
indiscusso e stimato della comunit psichiatrica, mentre
lei era soltanto la fragile, illusa e instabile sposa del
presunto paziente. Chi avrebbe mai creduto alle sue
accuse?
Questo  il principale motivo per cui noi volevamo
che lei conoscesse e capisse il nostro operato continu
il signor D. Abbiamo bisogno di lei, Sarah. Desideriamo
averla con noi come membro del nostro gruppo
di lavoro. Ci rendiamo conto che avr bisogno di un
certo tempo per accettare quanto  accaduto a suo
marito, ma lei  un'infermiera assai capace, davvero la
migliore al livello due, e sarebbe un elemento prezioso
per noi. Certamente riesce a capire l'importanza degli
studi che stiamo conducendo.
Sarah si alz in piedi. Io non voglio avere nulla a
che fare con le vostre cosiddette ricerche, e tanto meno
con voi due o con il Saint Margaret's dichiar. Avete
distrutto mio marito, avete recato danno ai miei pazienti,
e ora pretendete che io mi unisca a voi in questa
impresa? Mai!
Lei non ragiona con il necessario distacco disse il
signor D. E ci  sicuramente comprensibile. La prego,
rifletta su quanto le abbiamo confidato. Consideri
che si tratta di una questione di sicurezza nazio...
Io non vi credo! esclam Sarah. Questo  un paese
libero. Noi non distruggiamo la nostra stessa gente
in nome della sicurezza nazionale. Non credo nemmeno
per un istante che il governo approvi le vostre
attivit. E potete scommettere che non appena uscir
da questo ufficio, andr direttamente a riferire quanto
mi avete raccontato a... a qualcuno che abbia il potere
di intervenire. Fece per avviarsi verso la porta.
Ancora un minuto, signora Tolley. Il dottor Palmiento la
ferm con l'inequivocabile messaggio di
quelle poche parole. Si alz lentamente in piedi, gli occhi
che la trafiggevano.
Sarah abbass le palpebre per evitare quel suo
sguardo penetrante. Non si era sbagliata in occasione
del loro primo incontro. Quell'uomo era pazzo. Cosa
c'?
Lei ha una bambina, non  vero? Il tono del dottor
P. era soltanto curioso, ma sarebbe stato impossibile
non cogliere l'implicito avvertimento. Vuole che la
piccola subisca lo stesso destino di suo marito? O forse
peggiore?
Sarah si sent mancare il respiro. La sua  una minaccia
a vuoto ribatt, ma la voce le tremava.
Io non faccio minacce a vuoto replic Palmiento.
Se incontro un problema, lo risolvo. Suo marito Joseph
Tolley era un problema, e io l'ho sistemato. E anche
piuttosto rapidamente, non trova?
Il signor D. a quel punto si alz in piedi a sua volta.
Non penso che sia necessario ricorrere alle minacce
disse, nell'evidente tentativo di calmare entrambi,
e per la prima volta Sarah si rese conto che il
giovane studente di psicologia forse non condivideva
del tutto le idee del suo maestro.
Credo di s, invece dichiar il dottor P. La signora
Tolley non sembra comprendere la gravit della
situazione e quanto potrebbero essere devastanti le
conseguenze se lei rivelasse qualche particolare del
nostro lavoro. Perci mi ascolti bene, signora Tolley...
tenga la bocca chiusa e n lei n sua figlia subirete
conseguenze. Si lasci scappare qualcosa, e ci sono persone
assai pi potenti del sottoscritto, e pi fanatiche
riguardo a questa causa, che non esiteranno a fare in
modo che lei non parli mai pi. Mi ha capito?
Sarah non disse nulla. Le ginocchia stavano per cederle.
Il dottor Palmiento avanz verso di lei. Mi ha capito?
ripet. Giuri davanti a noi che non parler mai
a nessuno di quanto ha appreso circa l'attivit svolta
nella nostra clinica.
Lei gir la testa per sottrarsi ancora una volta a
quello sguardo che sembrava volerla inchiodare alla
parete. Lo giuro mormor, indietreggiando verso la
porta. Poi fugg da quell'ufficio, fugg dal Saint Margaret's,
augurandosi di non dover mai pi rimettere
piede in quella casa degli orrori.
Il racconto di Sarah aveva puntualmente addolorato
Laura, ma l'inatteso annuncio che l'indomani pomeriggio
Dylan sarebbe venuto a trovare la bambina per
portarla a nuotare la aiut a distogliere il pensiero
dalle angoscianti vicende della sua anziana amica, sebbene
anche quella prospettiva fosse causa di qualche
apprensione. L'anno prima, a Emma era piaciuto molto
fare il bagno nel lago, ma l'unica volta che Laura era
scesa alla piccola spiaggia quell'estate, sua figlia si era
addirittura rifiutata di avvicinarsi all'acqua. E anche
ora aveva accettato di andare soltanto a condizione
che la sua amica Cory potesse accompagnarla.
Ma Emma non era la sola ad avere qualche esitazione.
Anche Laura visse un momento di incertezza
quando venne il momento di tirare fuori dal cassetto
del com gli unici due costumi da bagno che possedeva.
Uno aveva almeno dieci anni, e l'elastico alla
sgambatura si era completamente smollato. L'altro era
nuovo, be', al massimo lo aveva acquistato tre anni
prima, ma era il classico monopezzo nero del genere
pensionata in vacanza. Lei sceglieva i suoi abiti in base
alla praticit, non per apparire, ma in quella circostanza
si rammaricava di non essersi ricordata di quei
due antiquati reperti e avere provveduto a comprare
qualcosa di pi moderno e alla moda.
Scaravent il pi vecchio nella pattumiera e indoss
quello nero, studiando il proprio riflesso allo specchio.
Aveva perso qualche chilo dopo la morte di Ray. Le
sue gambe erano magre e i seni sembravano essersi
rimpiccioliti. Aveva un accenno di abbronzatura, ma si
fermava a met coscia e a una decina di centimetri
sotto le spalle. Un anno prima non avrebbe nemmeno
notato il particolare, e la irritava il fatto che ora, soltanto
perch Dylan sarebbe stato presente, il suo aspetto
fisico le provocasse tanto imbarazzo. Voltando
le spalle allo specchio, Laura infil un paio di pantaloncini
sopra il costume per il tragitto fino alla spiaggia.
Dylan si present con un paio di informi calzoncini
da bagno, una camicia a disegni floreali in perfetto stile
hawaiano e la sua personale abbronzatura limitata
al viso e agli avambracci. Le si avvicin, sollevando
una manica per scoprire l'attaccatura della spalla. Mi
sembra di capire che tutti e due dovremmo andare alla
spiaggia pi spesso osserv.
La bambina entr di corsa nel soggiorno in quel momento,
e si ferm di colpo quando vide Dylan, ricadendo
ancora una volta nella consueta timidezza.
Pensa, Emma le disse lui. Ogni volta che ti guardi
intorno in questa stanza, sai di avere contribuito a
renderla cos bella.
La bambina spost lo sguardo sulle pareti.
Mi ha aiutata anche a scegliere le tende precis
Laura.
Una vera decoratrice d'interni.
Lei rise. Vai a prendere le tue ciabattine di gomma,
tesoro disse poi rivolgendosi alla figlia.
Passarono a chiamare Cory mentre scendevano alla
spiaggia, e le bambine si lanciarono saltellando davanti
ai due adulti lungo il vialetto lastricato che seguiva
il perimetro del lago. Era una giornata molto
calda, e Laura stava gi sudando dopo avere percorso
appena qualche centinaio di metri.
Un bagno  proprio quello che ci vuole comment
Dylan, come se le avesse letto nel pensiero.
La spiaggia era una piccola mezzaluna di terreno
sabbioso. Soltanto alle famiglie che abitavano intorno
al lago era permesso di nuotare l, perci il luogo non
era mai affollato. Un ragazzino sedeva sulla piattaforma
del bagnino, i capelli schiariti dal sole fin quasi
a diventare bianchi e la pelle color caramello. Due coppie
di adolescenti si abbrustolivano sui loro asciugamani.
In acqua c'erano soltanto una giovane donna e
il suo bambino di pochi anni, che giocavano nella zona
delimitata da una fune a uso dei pi piccoli.
Laura e Dylan stesero una coperta sulla sabbia mentre
Cory si infilava il salvagente verde a forma di
drago.
Dai, Emma! grid la bambina, correndo verso la
riva.
Emma non si mosse.
Vuoi il tuo materassino di gomma? le chiese
Laura.
Sua figlia scosse la testa. Il pollice scomparve dentro
la bocca.
Vieni, Emma la chiam di nuovo Cory.
L'acqua le arrivava gi ai polpacci, e Laura, con il
materassino fra le braccia, la segu per tenerla d'occhio.
Quando l'ebbe raggiunta, si volt verso la riva e
vide accoccolarsi Dylan vicino alla figlia. La bambina
non cerc di ritrarsi, ma non lo guard neppure in
faccia mentre le parlava, e Laura avrebbe voluto poter
sentire ci che le stava dicendo.
Dammi una spinta, per favore le chiese Cory, e lei
distolse lo sguardo per eseguire la manovra.
Dopo alcuni istanti, anche Dylan entr in acqua, l'espressione
rassegnata.
Grazie di avere tentato gli disse Laura quando le
fu accanto.
Non sono riuscito a smuoverla.
Il piccolo che sguazzava con sua madre grid a Cory
di andare a giocare insieme a lui.
Posso? chiese la bambina a Laura.
S rispose lei, salutando con un cenno della mano
l'altra donna. Ma non ti muovere da l, in modo che io
possa vederti. Segu con lo sguardo Cory che si spostava
nuotando goffamente, poi si sistem sul materassino.
Distesa sulla pancia, torn a osservare Emma,
la piccola statua blu e beige le cui punte dei piedi a
stento toccavano l'acqua.
Mi fa tanta pena mormor Dylan, le mani sui
fianchi mentre di nuovo si voltava verso la spiaggia.
Emma vuole buttarsi. Glielo si legge in faccia.
Lo so.
E vedere Cory che gioca con te e ora con quel bambino
deve farla soffrire doppiamente. Lui si gir a
guardare Laura. Tu affronti tutto questo giorno e notte
osserv. Come riesci a sopportarlo? Come sopporti
questo terribile senso di impotenza?
Non particolarmente bene... borbott lei. Sono
soltanto un po' pi abituata di te a questa situazione
poco piacevole.
Dylan si lasci scivolare nell'acqua, appoggiando la
schiena alle funi. Sentiamo mormor poi. Come sta
Laura?
Laura  una rammollita. Lei abbass lo sguardo e
fece scorrere lentamente le dita nell'acqua. Mi era stato
chiesto di partecipare ad alcuni programmi televisivi
per la promozione del libro di Ray, ma io ero
molto incerta. Non volevo riaprire vecchie ferite e...
tuttavia sentivo che sarebbe stato giusto farlo per mio
marito. Scosse la testa. Alla fine, malgrado i dubbi e
il timore di non poter reggere a un ennesimo impegno,
ho accettato.
Come sei arrivata a questa decisione?
Il fratello di Ray ha fatto leva sul mio senso di
colpa ieri sera.
Tu sei vergognosamente debole la accus Dylan,
con finto disprezzo.
Lo so. Ma che genere di moglie sarei se mi comportassi
in maniera diversa?
Lui ignor la domanda. Allora, che effetto ha avuto
quella scelta sul tuo livello di stress? le chiese.
L'ha portato alle stelle. Laura non specific che la
ricerca di un costume da bagno da indossare in sua
presenza aveva soltanto contribuito ad accrescere l'apprensione.
L'acqua gli scintillava sulla spruzzata di peli scuri
del torace. Le braccia erano allargate sul cordone, e la
posa ne metteva in risalto la muscolatura, assai pi
sviluppata di quanto lei avesse immaginato. Probabilmente
grazie al lavoro con la mongolfiera. Come
giudicava quell'uomo il suo corpo? Che cosa pensava
delle sue gambe pallide? Della cellulite nella parte
posteriore delle cosce?
Che cos'era quella storia che mi stavi raccontando
al telefono l'altra sera? le domand lui, cambiando argomento.
Sul marito di Sarah che sarebbe stato sottoposto
a lobotomia? Aveva dell'incredibile.
Quello  soltanto l'inizio rispose Laura. Dopo la
lobotomia, i medici rivelarono a Sarah parte dei loro
segreti. Rifer le spiegazioni fornite dal dottor Palmiento a
proposito degli esperimenti sul controllo della
mente condotti col sostegno del governo.
 successo davvero conferm Dylan. Ma non
qui. O per lo meno, cos mi sembra. Sollev lo sguardo
verso il cielo come se stesse cercando di concentrarsi.
In Canada, credo. Negli anni Cinquanta. Ed era
coinvolta anche la CIA.
Ah, s. Adesso che me lo dici, ricordo anch'io qualcosa
in proposito. Laura scosse la testa. Ed effettuavano
davvero esperimenti su malati mentali?
Penso di s. Insieme con altre vittime fiduciose che
non sospettavano nulla.
Mi sono chiesta se la persona che mi ha mandato
quei messaggi anonimi in realt non stesse forse cercando
di proteggere Sarah da quei ricordi.
Potrebbero essere stati scritti dalla figlia della donna?
sugger Dylan. La sfuggente Janie?
Laura consider l'ipotesi. Sarebbe stato sicuramente
logico da parte di Janie volere evitare alla propria madre
qualunque dolore. Ma se si preoccupa tanto per
Sarah, allora non dovrebbe forse anche prendersi cura
di lei e starle un po' pi vicina? Non dovrebbe almeno
andare a trovarla di tanto in tanto?
Forse non pu farlo. Se veramente si nasconde,
quale che sia la ragione, forse ha paura di uscire allo
scoperto per incontrare la madre.
Mi piacerebbe veramente scoprire che fine fece
Joe disse Laura mentre osservava Cory e il bambino
che si divertivano a spruzzarsi a vicenda. Sarah non
riusc mai a sapere dove lo avessero portato, o se fosse
stato ucciso, o che cosa gli fosse effettivamente accaduto.
Credo che le darebbe un poco di conforto conoscere
la verit. Quell'uomo potrebbe addirittura
essere ancora vivo.
Una persona pu vivere cos a lungo dopo una
lobotomia?
Il sole stava cominciando a scivolare pi in basso
nel cielo, ma ancora conferiva agli occhi di Dylan quell'aspetto
iridescente che la affascinava.
Non ne ho idea gli rispose Laura. Lui era pi
giovane di Sarah. Di sette anni, mi pare, perci  possibile
che sia ancora in vita, anche se immagino che
potrebbe essere ridotto in condizioni pietose. Ma vorrei
comunque tentare di rintracciarlo.
Nell'interesse di Sarah o nel tuo?
Non lo so pi con certezza. Lei sorrise. E gi che
ci sono, credo che cercher anche di rintracciare Janie.
Gi, perch no? la stuzzic Dylan. Non sai come
passare il tempo.
Laura smorz all'istante il proprio entusiasmo. Il
mio temperamento ossessivo sta venendo a galla.
No, la tua sollecitudine sta venendo a galla. La tua
passione. Ray  stato crudele a cercare di far tacere
tutto ci.
Lei stava gi per giustificare il marito, ma riusc a
mordersi la lingua prima che le parole le uscissero
dalla bocca.
Dylan d'un tratto emise un profondo sospiro. Non
posso sopportarlo mormor, lo sguardo rivolto verso
la spiaggia. Non sopporto di vedere Emma che se ne
sta l immobile come un'orfanella smarrita e sola. Torniamocene
a casa.
D'accordo. Lei scese dal materassino e si incammin
verso la riva.
Il sole era ormai sprofondato dietro gli alberi, e anche
Cory era uscita dall'acqua. Seduta sulla coperta,
rabbrividiva avvolta nel suo telo di spugna.
Vuoi restare da noi a cena? chiese Laura rivolgendosi
a Dylan.
Lui scroll la testa. Ho un impegno, ma ti ringrazio
dell'invito.
Sar per un'altra volta disse lei, dedicando pi
tempo e pi concentrazione di quanti ne meritasse al
semplice atto di asciugarsi le spalle.
Be', perlomeno quell'uomo non le aveva mentito.
Laura Brandon poteva anche avere ammirato il suo
torace mentre erano in acqua, ma per Dylan lei era
soltanto la madre di Emma, una donna che indossava
un costume da bagno da vecchia zitella, niente di pi.
Lui probabilmente frequentava creature incantevoli e
senza preoccupazioni. Senza figli. Perfetto. Allora ci
significava che lei e Dylan erano amici. E se loro erano
amici, gli avrebbe potuto chiedere notizie pi dettagliate
del suo appuntamento di quella sera. Chi era la
donna? Dove sarebbero andati? Che cosa provava nei
confronti della sua accompagnatrice?
Ma Laura non formul nessuna di quelle domande.
Preferiva non sapere.

 Capitolo 12.

Laura era seduta di fronte a Sarah nella sala d'attesa, e
osservava l'anziana donna che fissava la targhetta
posta sulla scrivania della receptionist. Da qualche
minuto stava ripetendo le parole signora Quinn col
semplice movimento delle labbra. Infine, guard lei.
Siamo ancora al Meadow Wood Village? le chiese.
No rispose Laura. Siamo nello studio della psicoterapeuta
di Emma, e lei e la bambina passerete un
po' di tempo insieme. Poich mia figlia ha parlato solamente
con lei, la dottoressa ha pensato che potesse
risultare utile farla venire qui.
L'anziana donna spost lo sguardo su Emma, che in
un angolo della stanza era occupata a cercare di tenere
in equilibrio un cavallino di plastica sopra una pila di
mattoncini delle costruzioni. Giocher con Janie?
domand.
S. Ma non qui le rispose Laura. C' una camera
speciale per i giochi. Aiuter Janie... cio, Emma, giocando
con lei. Gliene sar molto grata.
Sarah annu, ma Laura non era ancora sicura che
avesse afferrato cosa ci si aspettasse da lei. La donna
aveva sul viso quella rassegnata espressione di smarrimento
che le faceva venire una gran voglia di serrarsela al petto.
Heather usc dal suo ufficio e si present a Sarah.
Poi condusse l'anziana donna ed Emma nella stanza
dei giochi, facendole sedere davanti a un ampio tavolo
sul quale erano state sistemate una scatola colma di
pupazzi e una casa di bambola, e Laura con un certo
sollievo vide che Sarah non ebbe nessuna difficolt a
prendere posto su una delle sedie a misura di bambino.
Infine lei e la psicoterapeuta si trasferirono nel
locale attiguo, sistemandosi dietro il falso specchio.
Emma cominci a parlare immediatamente. Scegli i
pupazzi che vuoi ordin a Sarah, spingendo la scatola
verso di lei.
Laura lanci un'occhiata a Heather, che fece un largo
sorriso nel sentire la voce della bambina per la prima
volta.
L'anziana donna allung una mano per prendere
uno dei bambolotti maschi.
No, quello no! esclam Emma. Poi, pi dolcemente,
aggiunse: Posso averlo io quello, per favore?.
Sollev il bambolotto dalla scatola senza attendere la
risposta della sua improbabile compagna di giochi.
Questa  graziosa. Sarah tir fuori una bambolina
dalla scatola. Volevi anche questa, Janie?
Emma alz gli occhi al cielo con aria spazientita, e
quella reazione strapp una piccola risata a Laura. Io
mi chiamo Emma Brandon Darrow dichiar in tono
severo. Adesso, metti quella bambola in una delle
stanze. Per favore.
Almeno la piccola non ha dimenticato le buone
maniere... sussurr Heather rivolgendosi a Laura.
Per circa mezz'ora, le due donne osservarono Emma
e Sarah che giocavano insieme. La bambina si comportava
in maniera quasi autoritaria, e spesso diceva a
Sarah cosa doveva fare.
 troppo forte comment la psicoterapeuta mentre
seguiva la scena. Questo  un aspetto della sua
personalit che Emma non mi ha mai rivelato.
Prima era cos mormor Laura. Sicura di s e un
po' prepotente. Non la muta figurina che simile a
un'ombra abitava nella casa sul lago. Non la bambina
che aveva paura del buio, che bagnava il letto, e che
restava in disparte sulla spiaggia mentre la sua amichetta
si divertiva nell'acqua.
Tutto questo  davvero incoraggiante dichiar
Heather. Emma ha tanti punti a suo favore. So che 
difficile crederlo in questo momento, Laura, ma penso
che per sua figlia tutto si risolver.
Se Emma sapesse che io posso vederla, smetterebbe
subito di parlare ribatt lei. E questo mi fa male.
 soltanto un comportamento temporaneo replic
la giovane psicoterapeuta in maniera rassicurante.
Pu portare Sarah di nuovo qui? Sembra che si stia
divertendo.
Forse rispose Laura, continuando a guardare l'anziana
donna. Sarah sembrava oscillare tra i ruoli di
bambina e di adulta, alternando momenti di infantile
entusiasmo per il gioco con altri in cui guidava Emma
in maniera pi materna, senza tuttavia mai smettere,
nonostante le sonore proteste di sua figlia, di chiamarla
Janie.
Laura stava leggendo una storia a Emma nel soggiorno
quando il telefono squill.
La prenotazione per il volo di stasera  stata annullata
all'ultimo momento dal cliente annunci
Dylan, senza nemmeno salutare. Vi piacerebbe fare
un giro in mongolfiera con me? Dovrei prima parlare a
Emma, per, per essere sicuro che lei non abbia problemi.
Inoltre, voi due dovreste essere qui fra un'ora al
massimo.
Mi era sembrato di capire che tu non accettassi i
bambini al di sotto degli otto anni.
Infatti. Ecco perch voglio parlare alla piccola. Credi
che avr paura? Me la puoi passare?
Laura guard la figlia, seduta accanto a lei sul divano.
 Dylan, Emma le disse. Vuole sapere se stasera
ci piacerebbe salire con la sua mongolfiera a vedere il
tramonto.
La bambina spalanc la bocca. Poi balz in piedi e si
mise a saltellare per l'eccitazione.
Sorridendo sorpresa, lei torn a rivolgersi a Dylan.
No rispose. Emma non ha paura.
Lasciami parlare con la piccola, allora le domand
di nuovo.
Laura tese il ricevitore verso la figlia, che si limit a
fissarlo. Deve dirti delle cose importanti. Ci sono delle
regole che tu devi conoscere.
Emma infine prese la cornetta e se la accost all'orecchio.
Procedi pure, Dylan lo inform lei, quasi gridando.
Sent il borbottio della sua voce che giungeva dall'altro
capo del filo, mentre Emma ascoltava con aria
concentrata. In un'occasione la vide addirittura sorridere,
e annuire un paio di volte, come se suo padre
potesse vederla. Infine la piccola le restitu il ricevitore.
Eccomi di nuovo disse Laura.
Ho spiegato a Emma che non ho mai portato sulla
mia mongolfiera una bambina di cinque anni e che
potr portarla soltanto se sar capace di comportarsi
come una persona grande e di obbedire esattamente ai
miei ordini rifer Dylan.
Laura guard sua figlia. Vuoi davvero andare? le
chiese.
Emma fece un cenno affermativo col capo.
E hai capito bene cosa ti ha detto?
La risposta di Emma fu identica.
Lei riprese a parlare con Dylan. Ci mettiamo subito
in viaggio annunci.
Era la prima volta che Laura assisteva ai preparativi
per il volo di una mongolfiera, e lo spettacolo era affascinante.
L'impetuosa fiamma azzurra e rossa dei
bruciatori posti alla sommit della cesta si innalzava
nell'apertura alla base del pallone, che ondeggiava e si
gonfiava, sollevandosi lentamente nell'aria, simile a un
enorme animale che si destasse. Emma era galvanizzata,
e perfino il suo passo era pieno di slancio
mentre loro attraversavano il campo.
Sbalorditivo, si disse Laura. Sua figlia aveva paura
dell'acqua e del buio, ma sembrava che la prospettiva
di librarsi a parecchie centinaia di metri dal suolo non
le procurasse il minimo timore.
Quando furono vicine alla mongolfiera, Dylan interruppe
quanto stava facendo per dare loro le necessarie
istruzioni prima del volo, e la bambina mostr di
avere capito con un solenne cenno del capo. Stava interpretando
davvero alla lettera la richiesta di comportarsi
in maniera adulta.
Dylan prese posto nella cesta per primo. Emma
esit soltanto alcuni istanti quando Laura la aiut a
salire la scaletta, rendendosi conto probabilmente che
sarebbe dovuta restare sola con quell'uomo finch sua
madre non l'avesse raggiunta.
Forza, tesoro la incoraggi Laura. Sono proprio
dietro di te.
Il piccolo corpo della bambina si irrigid visibilmente
nell'attimo in cui le mani di Dylan la strinsero
per depositarla sul fondo della cesta, ma un largo
sorriso riapparve sul suo visino prima ancora che Laura
le tornasse accanto.
Bene, Emma disse Dylan. Quando saremo in alto,
tu potrai metterti su quella bombola di propano in
modo da goderti il panorama. Al momento, la piccola
riusciva a malapena a vedere al di l del bordo
rivestito in cuoio della cesta. Ma per ora, voglio che
tu rimanga in quell'angolo e che ti tenga forte a quelle
maniglie di corda. Lanci un'occhiata a Laura. Anche
tu.
Emma e Laura obbedirono, e i due collaboratori di
Dylan sciolsero la fune che ancorava il pallone aerostatico
al camion. La bambina trasal quando lui aliment
la fiamma e la colonna dorata divenne sempre
pi alta all'interno del pallone, ma non si spost dal
suo angolo. Senza mai mollare le maniglie, cerc tuttavia
di sollevarsi sulle punte dei piedi e di allungare il
collo per riuscire a sbirciare. Una grande tenerezza
colm il cuore di Laura mentre la osservava.
Infine la mongolfiera si stacc dal terreno e prese a
salire lentamente, fino a trovarsi al di sopra delle cime
degli alberi.
Perfetto, Emma annunci Dylan a quel punto.
Ora, stai attenta. Metti i piedi su questo serbatoio.
La aiut a eseguire la manovra, e lei non trad la minima
esitazione quando le prese il braccio. Continua a
stringere saldamente quelle maniglie. Cos va bene.
Gli occhi della bambina erano colmi di meraviglia
mentre la rigogliosa distesa verde scorreva sotto di
loro. Quando gli alberi si diradarono fino a scomparire,
Emma emise un gridolino strozzato e punt un
dito verso il pascolo. Laura guard in quella direzione,
ma non vide niente di particolare. Fu Dylan il primo a
scorgere ci che aveva attirato la curiosit della piccola.
Hai ragione, Emma! esclam. Quello  un Appaloosa, un tipo
di cavallo. E ce ne sono altri. Di solito
sono cinque. Riesci a individuarli?
La bambina trov il resto dei cavalli e anche alcune
mucche.
Il cielo si stava tingendo di sfumature color pesca,
rosa e porpora, e Dylan spieg a Emma per quale ragione
quei colori apparivano al tramonto. Le mostr le
sagome di oggetti o volti formate dalle nuvole, le indic
le montagne in lontananza, e tutti e due salutarono
agitando allegramente la mano alcuni bambini
che nuotavano in una piscina. Dylan scorse addirittura
quella che defin una volpe. Laura riteneva che assomigliasse
pi che altro a un piccolo cane malconcio da
quella altezza, ma sua figlia era cos incantata che non
se la sent di contraddirlo.
Le sembrava incredibile che Emma non avesse ancora
dato il minimo segno di noia.
Adesso dobbiamo cominciare a scendere annunci
Dylan. Il nostro punto di atterraggio  proprio
dietro quegli alberi.
La bambina mise il broncio, delusa e contrariata all'idea
che la bella avventura dovesse concludersi, e
Laura not il sorriso compiaciuto sul volto di Dylan.
Puoi rimanere l sopra ancora un pochino disse
lui rivolgendosi a Emma. Poi, per, dovrai tornare
nell'angolo e reggerti di nuovo alle corde per l'atterraggio.
D'accordo?
La bambina annu, senza muoversi dalla sua postazione sul
serbatoio di propano mentre la cesta
sfiorava le cime degli alberi.
Spostatevi negli angoli, adesso. Tutt'e due ordin
Dylan dopo un minuto.
Ancora una volta, madre e figlia obbedirono. Laura
cerc di incrociare lo sguardo della piccola, per comunicarle
quanto fosse orgogliosa di lei perch era stata
cos brava e tranquilla durante il volo.
Ma Emma aveva occhi soltanto per Dylan. Per suo
padre. E l'espressione sul visino rasentava l'adorazione.
Dylan lasci ai suoi due giovani collaboratori il
compito di sistemare la mongolfiera, e si avvicin alla
palizzata dove Laura ed Emma lo stavano aspettando.
La bambina lo aveva sbalordito. Era difficile credere
che quella fosse la stessa creatura che non aveva avuto
il coraggio di mettere nemmeno un piede nell'acqua
alla spiaggia.
I ragazzi si occuperanno del pallone spieg a Laura.
Hanno portato anche il mio furgoncino, perci che
ne diresti di andarcene tutti e tre a casa mia? Mi hanno
regalato un paio di aragoste. Se ne stanno beatamente
nella mia vasca da bagno, ignare del destino che le attende.
Mi sembra un'idea fantastica rispose lei.
Hai mai mangiato un'aragosta? chiese Dylan a
Emma.
La bambina prese la mano di Laura e si avvi saltellando
al suo fianco senza rispondere.
Non credo disse allora sua madre.
E potrebbe non volerlo fare neppure questa volta,
dopo che le avr viste nella mia vasca osserv lui sottovoce.
Posso sempre offrirle del burro d'arachidi e
gelatina di frutta.
Staremo a vedere. Laura sorrise.
Emma entr in casa con disinvoltura e si avvicin
subito all'acquario. Sembrava una bambina diversa. Le
era piaciuto molto il giro in mongolfiera, e Dylan si
rallegrava di avere messo da parte i dubbi e i timori
che quell'iniziativa aveva suscitato nel suo animo pur
essendone l'artefice. Al momento di scendere, Emma
aveva lasciato che la sollevasse oltre il bordo della
cesta per passarla a Laura, tendendo addirittura le
braccia verso di lui. Dylan si era comportato come se
quel gesto non avesse nessun significato speciale, ma
nell'intimo si sentiva pi leggero e pi completo di
quanto non lo fosse stato da anni.
Emma pianse un poco quando lui immerse le aragoste
vive nella pentola colma di acqua bollente, tuttavia
mangi la polpa di una delle chele, e anche una
pannocchia di granturco e alcune fette del pomodoro
che lui aveva raccolto nel suo piccolo orto.
Su consiglio del commesso del negozio, Dylan le
aveva comprato la cassetta de La bella e la bestia, e al
termine della cena la inser nel videoregistratore per
tenerla occupata mentre lui e Laura mettevano in ordine
la cucina.
Laura era davanti al lavello, e gli voltava le spalle,
quando la raggiunse.
Eccomi qui, pronto a rendermi utile le disse.
Lei si gir a guardarlo. Le sue guance erano soffuse
di un delicato color roseo, il sorriso soave. Sembrava
pi giovane e pi serena, come Dylan non l'aveva mai
vista prima d'allora, e un fulmineo e sconcertante fremito
di desiderio lo colse di sorpresa.
Sei stato fantastico con Emma stasera osserv
Laura.
Lui allung una mano per prendere lo strofinaccio
da cucina, impaziente di distogliere lo sguardo dal suo
volto. Non riesco a credere che mi abbia permesso di
sollevarla dalla cesta.
Nemmeno io. La donna gli pass un'insalatiera
dopo averla risciacquata. Ma credo proprio che sia
successo qualcosa di speciale su quella mongolfiera.
Sarebbe a dire?
Ho il sospetto che tu in un certo senso sia diventato
il suo eroe rispose Laura con un largo sorriso.
Dylan cap che stava arrossendo. Ho sempre sognato
di essere l'eroe di qualcuno.
Lei pieg il busto in avanti per guardare fuori dalla
finestra. Quando avremo finito qui, possiamo usare il
piccolo telescopio che ho visto di l? gli chiese.
Anche Dylan lanci un'occhiata verso il cielo. La
luna crescente sembrava sospesa al di sopra degli alberi.
Andiamoci subito rispose, posando l'asciugapiatti
sul tavolo. A questi posso pensarci io pi tardi.
Si spostarono nel soggiorno. Emma era raggomitolata
sul divano, gli occhi incollati allo schermo televisivo,
il pollice infilato in bocca, e Dylan si azzard ad
arruffarle i capelli.
Come se la stanno cavando i nostri eroi? le chiese,
senza in realt aspettarsi una risposta e non ricevendone
ovviamente nessuna.
Prese il ridicolo telescopio da dilettante che teneva
in un angolo della stanza e lo port fuori.  a tua
disposizione, per quanto pu servire disse a Laura.
I capelli le si allargarono sulle spalle mentre lei puntava
il telescopio verso la luna. Ecco fatto annunci
dopo alcuni istanti, spostandosi di lato. Dai uno
sguardo.
Dylan accost l'occhio alla lente. Al centro esatto
dello spazio visibile, circondata dalle stelle, c'era la
nitida falce della luna, ma anche la parte in ombra era
delineata in maniera altrettanto chiara. Lui riusciva
perfino a distinguerne i crateri. Caspita.
Noi la chiamiamo la luna vecchia fra le braccia della
luna nuova spieg lei.
Dylan si gir a guardarla e le sorrise. Un po' come
Sarah e Laura, eh?
L'espressione della donna si fece subito seria.
Oh-oh. Lui si raddrizz. Che cosa ho detto di
sbagliato?
Laura si morse il labbro. Sai rispose infine, pu
darsi che io non riesca a scoprire in quali circostanze
Sarah abbia conosciuto mio padre, ma spero che lui sia
stato un caro amico per lei. Spero che le abbia dato un
poco di felicit, anche se quella donna non riesce a ricordarsene.
Perch Sarah di sicuro ha gi avuto fin
troppe sventure e dolori nella vita.
Sei andata di nuovo a trovarla da quando ci siamo
visti l'ultima volta? le chiese Dylan.
Lei annu. Ieri, e mi ha raccontato delle cose davvero
terribili. Sarah aveva a tal punto paura del dottor
Palmiento e del signor D. che decise di trasferirsi in
un'altra citt, a una cinquantina di chilometri. La sola
persona del Saint Margaret's con cui avesse osato
tenersi in contatto era la sua amica e collega Colleen,
che era stata licenziata subito dopo la sua partenza e
che aveva ricevuto identiche minacce dirette verso il
proprio figlioletto. Fece una breve pausa per riprendere
fiato. Ma i due riuscirono comunque a rintracciare
Sarah. Quell'inquietante personaggio, il signor
D...
Il tipo del condizionamento psichico?
Proprio lui. Si present alla sua porta, e sapeva tutto
di Sarah. Pare che si fosse procurato quelle informazioni
con l'aiuto del governo. Sapeva perfino a che
ora usciva di casa ogni mattina per andare al lavoro e
a che ora si coricava la sera. Laura scosse la testa
come se ancora stentasse a credere che eventi del genere
potessero accadere. Perci, Sarah fu costretta a
interrompere le ricerche di suo marito a quel punto,
sospettando che i due l'avessero scovata perch aveva
chiesto informazioni a diverse cliniche psichiatriche
nel tentativo di trovare Joe.  stato davvero strano e
terribile, ascoltare il suo racconto. E adesso io sono pi
decisa che mai a scoprire cosa accadde a quell'uomo e
a Janie.
Ma in che modo? le chiese Dylan. Quella storia era
diventata una vera ossessione per Laura, tuttavia
non poteva biasimarla.
Non ne sono sicura. Forse riuscir a esaminare gli
archivi di vecchi istituti psichiatrici. O forse la biblioteca
dispone di qualche sistema che mi possa aiutare.
La prossima settimana, dovr andare al John
Hopkins per compilare un po' di scartoffie necessarie
per prolungare il mio periodo di aspettativa, e potrei
approfittare dell'occasione per fare un salto alla biblioteca
universitaria. Dovr portare Emma con me,
per, e trovarle qualcosa da fare mentre io svolgo la
mia indagine.
Mi  venuta un'idea disse Dylan. Vi accompagner,
e tu potrai lasciare me e la bambina all'acquario
di Baltimora. Mentre pronunciava le parole, non pot
evitare di domandarsi se la piccola fosse disposta a rimanere
sola con lui.
Laura sembrava incerta. Potremmo fare un tentativo
rispose. Ma se Emma dovesse rifiutarsi di venire
con te, io non intendo costringerla.
No, nemmeno io. Ma ora che sono il suo eroe...
Dylan si strinse nelle spalle con falsa modestia.
Laura rise e gli pos una mano sull'avambraccio.
Sei davvero un uomo in gamba, Dylan gli disse.
Lui poteva vedere la piccola falce di luna riflessa nei
suoi occhi, e prov l'improvviso impulso di baciarla.
Ma in casa c'era Emma. E inoltre, si trattava di una
pessima idea.
Torn a voltarsi verso il telescopio. Allora chiese,
quando vuoi andare al John Hopkins?
Steso nel suo letto quella sera, Dylan si accorse di
essere profondamente irritato con se stesso. Da dove
arrivava quell'improvvisa attrazione per Laura? Forse
era rimasto troppo a lungo senza una donna.
O forse si era a tal punto concentrato su Emma che i
suoi sentimenti per la madre della bambina si erano
insinuati a poco a poco in lui, senza che nemmeno se
ne accorgesse.
Be', era un fatto positivo che gli piacesse la madre di
sua figlia. Non c'era nulla di sbagliato in quello. Ma
quando chiuse gli occhi, ricord il loro volo in mongolfiera,
e l'alone rosseggiante che la luce del sole al
tramonto aveva creato intorno ai suoi capelli. Ricord
la mano di lei che gli sfiorava il braccio e la falce di
luna riflessa nei suoi occhi.
Mettersi con Laura sarebbe servito soltanto a complicare
le cose. Se il loro rapporto avesse incontrato
momenti burrascosi o fosse naufragato, sarebbe stata
Emma a subirne le conseguenze. E se lui avesse iniziato
una relazione con Laura, frequentare un'altra
donna lo avrebbe fatto sentire in colpa. E ci non
avrebbe forse confuso terribilmente sua figlia? Era una
pessima idea. Davvero pessima.
Dylan prese il telefono.
Bethany rispose quasi immediatamente.
Vuoi che usciamo sabato sera? le chiese. Prometto
di non pronunciare i due nomi che cominciano
per E e L. E di usare quello che comincia per B.
Lei rise, e Dylan per un attimo sent di riavere la
situazione sotto controllo.
Non questo fine settimana rispose Bethany. Sar
fuori citt.
Sola, si chiese lui, o insieme al tipo con cui andava a
letto? Che ne diresti del prossimo sabato? le domand.
Ci fu una pausa all'altro capo del filo. Stai mettendo
ordine nella tua vita e nelle tue idee, Dylan? gli
domand infine lei.
Uh-huh. La sua risposta non gli parve troppo convincente,
ma Bethany gli credette.
Mi fa piacere osserv. Allora, d'accordo. Ci vediamo
sabato prossimo.
Dylan riabbass il ricevitore, temendo di averle in
qualche modo mentito. Era vero che, in quel preciso
istante, sentiva di avere messo ordine nella propria
vita. Non era stato cos cinque minuti prima. E chi poteva
sapere cosa sarebbe successo di l a una mezz'ora?
La bibliotecaria accompagn Laura nella saletta riservata
alla raccolta di microfilm e le mostr la sezione
contenente le vecchie copie del Washington Post.
Esiste un indice? chiese lei, aprendo uno degli enormi
cassetti scorrevoli, pieno per l'intera lunghezza
di piccole bobine di microfilm.
Soltanto dal millenovecentosettantadue in avanti,
purtroppo rispose la donna.
Peccato. L'operazione avrebbe richiesto pi tempo
del previsto.
Laura prese una manciata di bobine che riguardavano
le edizioni del giornale risalenti alla fine degli anni
Cinquanta e si sedette davanti a uno dei grandi lettori
di microfilm.
Nel corso degli ultimi giorni, aveva dedicato tutto il
suo tempo libero ai tentativi di rintracciare Joe e Jane
Tolley. Aveva telefonato alle grosse biblioteche statali
del Maryland, della Virginia e della capitale, con la
speranza di scoprire quali istituti per l'assistenza ai
lungodegenti fossero stati in attivit all'epoca del ricovero
in ospedale di Joe. Si era procurata parecchi nominativi,
ma le erano bastate poche telefonate per capire
che quelle vecchie cartelle cliniche non esistevano
pi. Lei avrebbe dovuto trovare una strada diversa per
la sua indagine.
Aveva scovato un libro che illustrava numerosi sistemi
per rintracciare le persone, e fra le tante soluzioni
proposte veniva indicata una sorta di anagrafe
computerizzata degli abitanti dell'intero paese. Laura
l'aveva subito consultata e aveva effettivamente trovato
un Joseph Tolley e una Jane Tolley, ma le rispettive
date di nascita non corrispondevano a quelle del marito
e della figlia di Sarah, anche ammettendo un certo
margine di errore. Apparentemente sia Joe che Janie
erano ancora vivi.
Su Internet aveva anche incontrato un individuo che
affermava di essere in grado di localizzare chiunque.
L'uomo l'aveva subito rimproverata, via e-mail, perch
non disponeva dei numeri di previdenza sociale delle
due persone che le interessavano, ma lei non aveva
modo di procurarseli. Poteva fornire soltanto una data
di nascita approssimativa, basandosi sui racconti di
Sarah. L'uomo non era parso ottimista, ma le aveva
promesso che si sarebbe fatto risentire in breve tempo.
Dopo alcune ore, si era messo di nuovo in contatto.
Joseph James Tolley era nato il 3 maggio del 1930 a
Washington D. C., le aveva riferito nel suo messaggio
di posta elettronica. Jane Elizabeth Tolley era nata l'8
aprile 1958 nel Maryland.
Laura aveva provato un brivido di eccitazione in
principio, ma il suo entusiasmo si era rapidamente
ridimensionato. In che modo quei dati l'avrebbero
aiutata a rintracciarli ora?
Disponeva di altre informazioni sul conto di quelle
due persone?, aveva chiesto l'uomo di Internet. La
professione, per esempio?
Ed era stato allora che Laura si era ricordata di un
dettaglio importante. Joe aveva lavorato come reporter
per il Washington Post. Forse il giornale avrebbe fornito
qualche indizio che la aiutasse a capire cosa gli
fosse accaduto. Ma quella noiosa ricerca fra i vecchi
numeri del quotidiano, pagina dopo pagina, aveva un
effetto quasi soporifero, e la sua mente cominci a vagare.
Che strana sensazione aveva provato guardando
Dylan ed Emma che si avviavano insieme verso l'entrata
dell'acquario. Diversamente da come si era sempre
comportata con Ray, la bambina non aveva preso
la mano di Dylan, ma non si era neppure voltata indietro
a guardare lei in cerca di rassicurazione mentre
si allontanava. Dylan aveva il passo pi spedito e pi
agile rispetto a Ray, e chiacchierava con Emma nel
frattempo. La sua attenzione era interamente dedicata
alla piccola, e non al successivo capitolo del suo libro.
Forse Emma era stata costretta a tenere la mano di
Ray per ricordargli la sua presenza.
Alcuni giorni prima, Laura si era seduta dietro il
falso specchio a osservare Heather Davison che tentava
invano di iniziare una conversazione con Emma,
troppo impegnata a disegnare per curarsi della psicoterapeuta.
Premeva le matite colorate su un foglio di
carta, la lingua trattenuta fra le labbra per la concentrazione.
So che hai parlato a lungo con Sarah aveva detto
Heather.
Emma aveva lasciato cadere nella scatola il pastello
che stava usando e ne aveva preso un altro.
Vuoi parlare anche con me?
Scuotendo la testa, la bambina aveva continuato a
disegnare.
Suppongo che Sarah sia una persona con cui  molto
facile parlare aveva concluso la giovane psicoterapeuta.
Emma aveva abbassato la testa vicino al foglio,
intenta a colorare. Improvvisamente aveva raddrizzato
la schiena, sollevando in alto il foglio, e Laura
aveva sorriso nel vedere il disegno di un pallone aerostatico.
L'incanto della gita in mongolfiera al tramonto
aveva lasciato il segno nella fantasia della bambina.
A quel punto Emma era balzata in piedi e si era
messa a frugare nella scatola piena di bambole posta
nell'angolo della stanza, poi aveva tirato fuori uno dei
bambolotti maschi e tenendolo contro il disegno del
pallone con il braccio proteso verso il soffitto aveva
cominciato a saltellare intorno al tavolo, portando foglio
e bambolotto in un immaginario volo.

***
Joseph Tolley.
Era un articolo firmato da lui, il primo che avesse
trovato, e Laura torn a rivolgere l'attenzione al microfilm.
Lesse avidamente il pezzo, desiderosa di stabilire
un contatto con quell'uomo, anche a distanza di tanti
anni. Da quel momento, la firma di Joe Tolley cominci
ad apparire quasi ogni giorno in calce ad articoli
spesso pubblicati sotto forma di editoriale. Controllando
in continuazione l'orologio, lei li lesse tutti
rapidamente da cima a fondo. Joe aveva davvero posseduto
doti di particolare sensibilit e creativit nell'affrontare
gli argomenti che trattava. E la consapevolezza
che un simile talento e una simile personalit fossero
stati distrutti rendeva ancora pi triste il pensiero
della sua fine.
Compariva anche un breve articolo a lui dedicato,
scritto nel novembre del 1959. Giornalista sprofonda
nella depressione, proclamava il titolo. Laura gli diede
una scorsa.
Secondo le parole del dottor Palmiento, direttore
dell'ospedale psichiatrico Saint Margaret's, il nostro
collaboratore Joseph Tolley  stato curato nella sua
clinica per una grave forma di depressione, quindi trasferito
presso un altro istituto per un periodo indeterminato.
Palmiento non ha voluto rivelare il nome
dell'istituto in questione per garantire la tranquillit
del paziente. Non  stato possibile mettersi in contatto
con la moglie del giornalista per avere una sua dichiarazione.
Laura fotocopi l'articolo, poi spense il lettore di
microfilm. Per parecchi minuti rimase seduta a fissare
lo schermo vuoto, cercando di riportare se stessa al
presente. Tuttavia, quando infine usc dalla biblioteca
per tornare all'acquario, la figura di Joe Tolley continuava
a occupare i suoi pensieri e il suo cuore.

 Capitolo 13.

Bench lo stesse aspettando, Laura prov comunque
un piccolo sussulto quando apr la porta e trov Stuart
fermo davanti alla soglia sotto la luce del portico. Somigliava
troppo a Ray. Perfino nella postura rilassata.
Salve, Stuart lo salut mentre lui entrava nel soggiorno
con la sua borsa da viaggio. Lo baci sulla
guancia. Grazie di essere venuto.
Suo cognato guard l'orologio che portava al polso.
Emma si  gi coricata? Speravo di arrivare qui in
tempo per vederla.
L'ho messa a letto circa mezz'ora fa, e una volta
tanto la piccola  piombata nel sonno appena ha
posato la testa sul cuscino rispose lei. Potrai vederla
domani.
Stuart aveva l'aria molto stanca. A suo giudizio,
stava diventando troppo vecchio per girovagare lungo
l'intera costa orientale a vendere libri di testo.
La camera degli ospiti  pronta continu Laura.
Hai mangiato qualcosa? Vuoi andare subito a dormire?
Sarebbe rimasta delusa se lui l'avesse lasciata sola.
Suo cognato era l per aiutarla a prepararsi per le interviste
televisive organizzate in concomitanza con la
pubblicazione del libro di Ray, e poich la prospettiva
continuava a provocare una certa inquietudine nel suo
animo, lei si sarebbe potuta rilassare soltanto se si fosse
sentita un po' pi pronta.
Ho mangiato lungo il tragitto rispose lui, e non
sono molto stanco. Lasciami soltanto il tempo di portare la
mia sacca nella camera degli ospiti e di darmi
una rinfrescata, e poi sar pronto a mettermi al lavoro.
Devo ripartire domani pomeriggio, perci pi argomenti
affrontiamo stasera, meglio .
Mentre Stuart era nella stanza da bagno, Laura prepar
un bricco di caff e lo mise insieme a un piatto di
biscotti al cioccolato sul tavolino del soggiorno. Lui
ritorn poco dopo con un blocchetto per appunti, e lei
ne prese un altro dal cassetto dello scrittoio.
D'accordo disse Stuart, sedendosi sul divano.
Parliamo di Ray.
Cercando di prevedere le domande che le avrebbero
potuto rivolgere, insieme studiarono un modo di spiegare
il suicidio di Ray che impedisse all'interlocutore e
ai telespettatori di sminuirne la figura, classificandolo
in maniera sbrigativa come un fanatico psichicamente
labile. Era bello poter confrontare le idee con suo cognato.
Bench Laura ovviamente conoscesse bene le
attivit promosse da Ray a favore dei diseredati durante
gli ultimi dieci anni, Stuart era stato testimone
del suo altruismo gi dall'infanzia.
Stavano discorrendo da quasi un'ora, quando Laura
sent uno scricchiolio di ghiaia sul vialetto. Guardando
fuori dalla finestra, riconobbe il furgoncino di Dylan.
Non lo aspettava, specialmente alle nove e mezzo di
sera, e doveva ammettere che quell'uomo non avrebbe
potuto scegliere momento peggiore per farle visita.
Malgrado ci, ebbe un piccolo tuffo al cuore quando
vide l'automezzo.
Si scus con Stuart e and ad aprire la porta.
Spero che non ti dispiaccia se ho fatto un salto qui
a quest'ora esord Dylan mentre saliva i gradini del
portico. Ero nei paraggi... be', quasi... e... Scorse l'uomo
seduto sul divano. Oh, ti ho disturbata.
Entra che ti presento Stuart. Laura si scans per
lasciarlo passare.  il fratello di Ray. Lo zio di Emma.
Stuart si alz in piedi, e i due uomini si strinsero la
mano.
Stuart, lui  Dylan Geer continu Laura. Il padre
naturale di Emma. Ricordi che te ne ho parlato?
Ah, certo. Suo cognato sorrise.
Ascolta intervenne Dylan, porgendole una spessa
cartellina. Non voglio essere inopportuno, ma sono
andato a trovare un amico che abita ad alcuni chilometri
da qui, e lui mi ha dato questa. Lavora alla redazione
di Washington del New York Times e mi doveva
un favore. Perci gli ho chiesto di vedere cosa
riusciva a trovare sugli esperimenti per il controllo
della mente, e lui ha fotocopiato per te un mucchio di
articoli provenienti da fonti diverse. Non ho avuto il
tempo di dare un'occhiata a questo materiale. In ogni
caso, pensavo che tu avresti forse preferito farlo per
prima.
Caspita. Laura prese il pesante raccoglitore di cartone
dalle sue mani. Grazie mille. E ringrazia anche il
tuo amico. Lanci un'occhiata verso Stuart, incerta
sul modo di affrontare quella situazione. Io e mio cognato
stavamo discutendo di quale impostazione dare
al mio intervento a quei famigerati talk show, ma possiamo
concederci una pausa, vero, Stuart? Ti va una
tazza di caff e un biscotto al cioccolato, Dylan?
No, grazie rispose lui. Mi pare di capire che voi
due siete impegnati in un lavoro che non dovrebbe essere
interrotto.
Credo che lui dovrebbe restare dichiar Stuart
prontamente, rivolgendosi a Laura. Pu essere il nostro
pubblico, se non ha nulla in contrario. Forse sapr
fornire giudizi pi obiettivi dei nostri. E suggerirci
quali temi includere e quali tralasciare.
Laura guard Dylan. Corri il rischio di annoiarti
osserv.
Non penso ribatt lui. Mi piacerebbe conoscere
meglio Ray.
Mettiti a sedere, allora. Andr a prendere un'altra
tazza.
Dalla cucina, lei sent suo cognato che chiedeva: Mi
dica, che cosa sarebbe questa storia degli esperimenti
per il controllo della mente?.
Oh rispose Dylan, Laura da qualche tempo va
spesso a trovare un'anziana donna che lavorava in una
clinica psichiatrica dove forse venivano condotte ricerche
di quel genere.
Lei torn nel soggiorno con la tazza.
Vedi ancora quella certa Sarah? le domand
Stuart, la disapprovazione evidente nel suo tono.
Devo farlo gli rispose Laura. Credo che ormai
quella donna conti veramente sulle mie visite. Guard
Dylan. Stuart non gradisce che io intrattenga rapporti
con Sarah perch mio marito mi aveva chiesto
espressamente di non andare. Ray temeva che quell'impegno
mi avrebbe sottratto tempo che avrei potuto
dedicare a lui e a Emma.
A quali richieste secondo lei una donna dovrebbe
dare la precedenza, Dylan, quelle del marito o del proprio
padre? gli domand Stuart.
Ehm... Lui rise imbarazzato. Penso che mi converrebbe
tenermi fuori da questa faccenda.
Non era cos semplice disse Laura a suo cognato
mentre tornava a sedersi. Vorrei che tu lo capissi.
Credo che Ray avesse ragione, tuttavia insistette
Stuart. Tu hai l'abitudine di lasciarti condizionare dai
tuoi progetti, e a quanto pare questa Sarah  diventata
una vera fissazione per te, proprio come Ray aveva temuto.
Ecco perch lui si  ucciso.
Oh, Stuart, erano molte le ragioni che hanno portato
Ray al suicidio. Rabbia e senso di colpa si fronteggiavano
nell'animo di Laura.
Non puoi negare che la richiesta di tuo padre sia
stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ribatt
suo cognato.
Io non so che cosa abbia fatto traboccare il vaso.
Dylan si sporse in avanti e le mise una mano sul
braccio, il gesto a un tempo confortante ed elettrizzante.
Non le faccia questo torto disse poi rivolgendosi
a Stuart. Anche se la visita di Laura all'anziana
donna ha scatenato quella reazione, lei non  responsabile
del suicidio di Ray. Non le affibbi la colpa.
Calde lacrime le colmarono gli occhi, pi per la
pronta difesa di Dylan che per l'accusa di suo cognato.
Non intendevo dire che sia stata colpa di Laura
dichiar Stuart, facendo marcia indietro.
L'impressione era quella replic Dylan.
Basta cos, voi due. Laura cerc di sorridere. Appartiene
tutto al passato. E fra un paio di settimane io
dovr sedermi davanti a una telecamera a raccontare
tutto di Ray. Quindi possiamo rimetterci al lavoro, per
favore?
Dylan ritrasse la mano e si appoggi allo schienale
della sua poltrona. Era cos straordinariamente bello,
perfino con quell'espressione seria da uomo pronto
allo scontro. Laura si rammaricava per Stuart. Era venuto
in quella casa per stare con la moglie e la figlia di
suo fratello, e si era ritrovato alle prese con quell'affascinante
e assai pi giovane intruso che non esitava
a criticarlo. Tuttavia, senza dubbio se lo era meritato.
Stuart finse di intervistare Laura, e bench lei provasse
un certo disagio nel tessere le lodi di Ray in
presenza di Dylan, a sciogliere ben presto il suo
riserbo furono l'orgoglio che i nobili ideali del suo
defunto marito le ispiravano e il dolore per la sua
morte prematura, che gli aveva negato la gioia di vedere
pubblicato il libro cui aveva dedicato tanti anni
della sua esistenza. Parl dei programmi a favore dell'occupazione
che lui aveva istituito per offrire lavoro
ai senzatetto, della sua attivit a diretto contatto con i
vagabondi malati di mente, ai quali aveva insegnato
dove procurarsi il cibo e un minimo di igiene personale.
Illustr le campagne di raccolta e distribuzione di
viveri e indumenti e l'addestramento di volontari da
impiegare nei centri di accoglienza o nei ricoveri. E
descrisse le iniziative che Ray aveva promosso per i
senzatetto ogni Natale, tacendo il particolare che, due
anni prima, in quella ricorrenza aveva raccolto camion
pieni di regali per i bambini poveri, dimenticando di
comprare un piccolo giocattolo per Emma.
Laura si abbandon contro lo schienale della sua
poltrona quando Stuart annunci che non aveva altre
domande.
Farai una grande impressione sui telespettatori
comment suo cognato. E metterai al tappeto quei
falchi che ti intervisteranno.
Dylan pos la sua tazza vuota sul tavolino. Sembra
proprio che Ray fosse un uomo speciale osserv.
Lo era davvero convenne Laura.
Ti senti pi sicura adesso? le chiese Stuart.
Senz'altro. Era la verit.
Bene. Dylan si alz dalla poltrona. Devo andare
adesso.
Prendi un biscotto da mangiare durante il viaggio.
Laura indic i pochi che restavano sul piatto.
Lui ne mise uno in un tovagliolo di carta e poi si rivolse
a Stuart.  stato davvero un vero piacere conoscerla.
Piacere reciproco. Anche Stuart si alz in piedi.
Laura accompagn Dylan sul portico, e quando lui
si volt a guardarla, la maschera di composta cortesia
aveva abbandonato i suoi lineamenti.
Non dargli retta, va bene? le disse. Quell'uomo
evidentemente adorava il proprio fratello e ha bisogno
di poter trovare una spiegazione razionale per la sua
morte. Ma non  di vantaggio a nessuno cercare capri
espiatori.
Grazie mormor Laura. Sono stata contenta che
tu fossi qui.
Dylan sorrise e fece scorrere una mano lungo il suo
braccio. Perch non dai la buonanotte al caro Stuart e
ti metti a letto con quel piccolo tesoro che ti ho portato?
Seguir sicuramente il tuo consiglio. Grazie ancora.
Lei rimase sul portico a guardarlo mentre si allontanava
nel buio, ed era ancora ferma l quando il rumore
del furgoncino gi da parecchio tempo era stato
sostituito dal frinire delle cicale. Per la prima volta
nella sua vita, si rendeva conto che si stava innamorando.
Laura fece come Dylan le aveva suggerito e si port
il raccoglitore a letto. Era pieno di articoli di giornali e
riviste degli anni Settanta, quando la sconcertante
realt delle ricerche per il controllo della mente era
infine venuta a galla. Nel 1977 il Congresso aveva nominato
una commissione per scoprire la vastit degli
abusi operati su soggetti inconsapevoli nell'ambito di
simili esperimenti. Quell'indagine conoscitiva aveva
portato alla promulgazione di una legge il cui scopo
era quello di proteggere i pazienti tramite un pi severo
controllo sui farmaci e l'obbligo del consenso informato.
Ma negli anni Cinquanta erano ben poche le garanzie
a difesa del malato. Sebbene le ricerche sul controllo
della mente che coinvolgevano pazienti di reparti
psichiatrici fossero considerate illegali negli Stati
Uniti, nessun divieto in tal senso era esistito in Canada,
e il governo americano aveva finanziato studi su
malati presso l'Allan Memorial Institute di Montreal. Il
dottor Palmiento voleva a ogni costo partecipare a
quella ricerca, ma poich esercitava negli Stati Uniti,
non aveva potuto ottenere l'autorizzazione ufficiale da
parte del governo. Ci nonostante, alcuni funzionari
erano a tal punto ossessionati dall'idea di scoprire i segreti
del controllo della mente che Palmiento era
riuscito a procurarsi il loro segreto appoggio per le
proprie ricerche. Si era considerato un pioniere in quel
campo, ma gli articoli lo descrivevano come un medico
privo di scrupoli che aveva finito col concludere i
suoi giorni in un reparto psichiatrico proprio come gli
sventurati sui quali aveva collaudato le sue crudeli
tecniche. Quell'epilogo fece ridere Laura. Sarah aveva
fatto una diagnosi accurata in occasione del suo primo
incontro con quell'uomo. Palmiento era morto nel
1968, secondo l'articolo. Non compariva invece nessun
riferimento al signor D.
Laura era ormai stanca quando arriv all'ultimo
pezzo contenuto nella cartellina. Era stato scritto nel
1977 e pubblicato da un giornale di Lake Tahoe. Lo
lesse rapidamente da cima a fondo una prima volta,
poi una seconda, con maggiore attenzione. Lo stile le
era stranamente familiare. Guard il nome dell'autore.
John Solomon. Il giornalista evidentemente aveva una
rubrica fissa, completa di fotografia. Laura avvicin il
ritaglio alla lampada posta sul comodino. Non poteva
essere, si disse. La vista le stava facendo prendere
lucciole per lanterne. John Solomon somigliava in maniera
straordinaria a Joe Tolley, del quale aveva visto il
ritratto nell'appartamento di Sarah. Ma ci era impossibile,
senza contare che lei ricordava quella fotografia
in maniera soltanto approssimativa. Inoltre, l'articolo
di John Solomon sulla sperimentazione per il
controllo della mente era del tutto imparziale, senza il
minimo indizio di un qualunque coinvolgimento personale.
Lei rimise il ritaglio insieme agli altri e chiuse la cartellina,
ma quando infine scivol nel sonno, l'immagine
del giornalista popol i suoi sogni.

***
Laura riusciva a stento a parlare mentre riportava
Sarah alla casa di riposo dopo la seduta con Emma
dalla psicoterapeuta, perci c'era silenzio nell'abitacolo.
Accompagn l'anziana donna fino al suo appartamento,
promettendole di portarla a fare una passeggiata
l'indomani stesso. Poi prosegu verso il lago in
compagnia della bambina che aveva paura di parlare,
paura del potere racchiuso nelle proprie parole.
Insieme prepararono la cena, e mangiarono guardando
La bella e la bestia, diventato rapidamente il
video preferito della figlia. Ma Laura non riusciva a
concentrare l'attenzione sulle avventure dei due protagonisti.
Trattenere le lacrime richiedeva uno sforzo immenso
mentre lei fissava Emma, cercando di accettare
tutto l'opprimente orrore del senso di colpa e della
vergogna che la piccola si portava dentro da tanti
mesi.
Riusc ad aiutare la bambina a fare il bagno e a metterla
a letto prima di concedere a se stessa di piangere.
Soltanto dopo essere in qualche modo riuscita a riprendere
il controllo delle proprie emozioni telefon a
Dylan.
 successo qualcosa di importante oggi durante la
seduta dalla psicoterapeuta annunci.
Cosa c' che non va? le chiese subito lui. Sembri
sconvolta.
Laura si era illusa che il suo tono potesse apparire
normale, ma quell'uomo aveva captato l'angoscia che
si celava dietro le sue parole. Va tutto bene dichiar,
mentre nuove lacrime smentivano la sua risposta. Dovette
trascorrere qualche istante prima che ritrovasse
la voce. Sono soltanto scossa.
Vuoi che venga da te?
S. Devi fare un sacco di strada...
Non ti preoccupare. Sar l fra mezz'ora. Hai bisogno
di qualcosa?
No. Soltanto... sono contenta che tu venga mormor
Laura. Riabbass il ricevitore e attese Dylan nel
soggiorno buio, il sollievo che si mescolava alla sua
pena. Lei non era sola.
Dylan impieg meno di trenta minuti per arrivare
alla casa sul lago, e Laura apr la porta prima ancora
che lui fosse sul portico.
Che sta succedendo? le chiese mentre entrava nel
soggiorno.
Credo che finalmente abbiamo capito perch Emma
ha smesso di parlare rispose lei.
Sul serio? Che intendi dire?
Si sedettero sul divano, e Laura cerc di spiegargli
con calma cosa era accaduto quel pomeriggio durante
la seduta di Emma dalla psicoterapeuta.
La bambina era con Sarah nella stanza dei giochi.
A un certo punto ha preso una piccola pistola giocattolo
da una scatola e ha ordinato all'anziana donna
di sparare in testa al bambolotto. Poich Sarah si 
rifiutata di farlo, ha detto che avrebbe provveduto lei
personalmente. Anche se l'arma aveva quasi le stesse
dimensioni del bambolotto, Emma sembrava volere
fingere a ogni costo che il bambolotto la stesse tenendo
nella mano. Gli ha piegato a forza il braccio in modo
che la pistola fosse puntata contro la sua testa. Infine
ha dichiarato: Se parli troppo, lui si uccider.
Dylan trasal come se una pallottola lo avesse effettivamente
colpito. E la bambina  convinta che Ray si
sia suicidato per quel motivo? chiese. Perch lei parlava
troppo?
Laura annu. Credo di s. Ray le ripeteva sempre di
stare zitta. Probabilmente glielo avr detto anche quel
giorno, ed Emma non riesce, o almeno non riusciva, a
tenere la bocca chiusa per pi di qualche minuto. 
facile immaginare che il suo comportamento lo avr
esasperato, portandolo forse a reagire in maniera pi
brusca del solito. E poi... che cosa succede pochi istanti
dopo? Ray si spara un colpo alla testa.
Le avete spiegato che la sua loquacit non ha avuto
nulla a che fare con la morte di Ray? domand Dylan.
Heather ritiene che sia pi opportuno continuare a
lasciarle elaborare nel gioco l'esperienza vissuta, mentre
lei  presente a guidarla. Dice che dobbiamo consentirle
di affrontare tutto questo secondo i suoi tempi.
Laura ricominci a piangere. Riesci a immaginare
che cosa abbia significato per Emma? Quanta
paura deve provare all'idea che le sue parole potrebbero
provocare la morte di qualcun altro?
Dylan le si fece pi vicino sul divano, posandole un
braccio attorno alle spalle, e lei permise a se stessa di
abbandonarsi a quel confortante contatto. Me ne
rendo conto mormor, il respiro caldo sul suo collo.
Emma  forte, Laura. Ha grandi capacit di recupero.
Ha preso la tua intelligenza e la mia tenacia. Le stava
massaggiando la schiena ora, un semplice gesto cui lei
si accorse di non volere rinunciare.
Lo so che  una bambina forte. Ma mi addolora
l'idea che abbia dovuto vivere una simile esperienza.
Di non averla protetta in qualche modo quando...
Shh, quelle sono soltanto fesserie la interruppe
Dylan, continuando a stringerla contro il suo petto
bench avesse smesso di piangere.
Fu lei che infine si ritrasse. Mi  di grande aiuto il
fatto che tu le voglia bene dichiar. Mi sentirei cos
sola altrimenti.
Io voglio bene a entrambe. D'un tratto, Dylan si
spost sull'altro lato del divano, come se quelle parole
lo avessero scottato. Allora borbott, in un repentino
quanto goffo tentativo di cambiare argomento, hai avuto
il tempo di esaminare quella raccolta di articoli?
Disorientata dalla domanda, Laura ebbe qualche
difficolt a connettere. S rispose infine. Oh! Quasi
me ne scordavo. Resta dove sei.
Sal nella sua camera da letto a prendere il ritaglio
del pezzo scritto da John Solomon, ma con la mente
rimase nel soggiorno. Era chiaro che Dylan non aveva
avuto nessuna intenzione di ammettere che le voleva
bene. Perch si trattava di una bugia, o perch non voleva
rivelarle quei sentimenti? In ogni caso, tra volere
bene a una persona e amarla c'era una bella differenza.
Tornata al piano di sotto, porse a Dylan l'articolo.
Ieri sera, guardando la fotografia di questo giornalista
ho subito pensato che assomigliasse a Joe Tolley.
Ma ancora prima di vedere la faccia dell'uomo, mi era
sembrato di riconoscerne lo stile. L'altro giorno, alla
biblioteca universitaria, avr letto almeno una ventina
dei suoi articoli... di Tolley. E cos, oggi mi sono fatta
prestare da Sarah la foto di suo marito per confrontarle.
Non era del tutto sicura che l'anziana donna
avesse compreso la sua richiesta, ma aveva preferito
non fornire troppi chiarimenti. Sfil il piccolo
portaritratti dalla sua borsa, accese la lampada sul
tavolino e si sedette accanto a Dylan, accostando la
foto nella cornice a quella dell'articolo.
 lo stesso uomo afferm lui.
Ne sei convinto?
Al cento per cento. Guarda le sopracciglia. E la
piega delle labbra.
Dylan aveva ragione. Sebbene John Solomon avesse
meno capelli, e quei pochi fossero in gran parte grigi,
le sopracciglia erano identiche a quelle di Joe Tolley.
E anche i lobi delle orecchie sono uguali aggiunse
Laura.
Uh-huh.
Ma come  possibile che sia lo stesso individuo?
Be', mi pare di capire che il nostro Joe non si sia
mai fatto lobotomizzare. Oppure  stato un intervento
all'acqua di rose.
Ma perch avrebbe dovuto cambiare nome? E perch
troncare ogni rapporto con Sarah? Questo non ha
senso.
Ne so quanto te disse Dylan con una scrollata di
spalle.
Chiss se questo John Solomon  ancora vivo
mormor Laura, osservando il ritaglio di giornale.
Hai detto che il marito di Sarah dovrebbe essere
sulla settantina, perci se si tratta della stessa persona,
direi che ci sono discrete probabilit che sia vivo.
Vediamo cosa riusciamo a pescare su Internet
propose lei, alzandosi in piedi.
Trascorsero la successiva mezz'ora davanti al computer
nella stanza panoramica, alla ricerca dell'indirizzo
di John Solomon. Trovarono soltanto due uomini
con quel nome nel Nevada, uno a Reno, l'altro a
Serene Lake.
Molto bene comment Laura, annotando in fretta
i rispettivi indirizzi e i numeri di telefono. Scriver
una lettera a questi due signori. Vuoi darmi una mano
a prepararla?
Perch perdere tempo a scrivere? Dylan si spost
dallo sgabello al pavimento coperto di cuscini e si distese
sulla schiena con le braccia piegate sotto la testa.
Chiamiamoli al telefono invece sugger. Qui sono
le dieci, perci sono soltanto le otto da loro.
Laura abbass lo sguardo sul suo orologio. Di l a
qualche minuto, forse avrebbe potuto parlare con il
marito scomparso di Sarah, che probabilmente non voleva
essere rintracciato. Mi sembra... un'ingerenza
obiett.
Che cosa hai da perdere? le chiese Dylan. Vuoi
che lo faccia io?
Lei scosse la testa. D'accordo. Diede un'occhiata
agli indirizzi. Reno o Serene Lake?
Serene Lake rispose Dylan. Mi ispira di pi.
Dopo avere spento il computer, Laura prese il telefono
e compose il numero. Un uomo rispose quasi immediatamente.
Parlo con John Solomon?
S. Lui aveva una voce profonda e cordiale. Chi 
all'apparecchio?
Non mi conosce, signor Solomon. Mi chiamo Laura
Brandon, e...
Quella Laura Brandon?
Le occorse un po' di tempo per afferrare. Oh...
mormor poi, sorridendo. Effettivamente, s. In persona.
Be', per quale motivo una famosa astronoma dovrebbe
telefonare a me? L'uomo sembrava un tipo
simpatico. Davvero simpatico.
 un po' complicato da spiegare, signor Solomon, e
non sono nemmeno sicura di parlare con la persona
che cerco. Lei  un giornalista? gli domand Laura.
Pu dirmi se ha mai lavorato per il Washington
Post?
L'uomo rimase a lungo in silenzio. Ho l'impressione
che questo non sia un argomento da affrontare al
telefono osserv infine.
Laura rilasci il respiro che aveva trattenuto.  lui.
Col solo movimento delle labbra sillab le parole a
Dylan. Io abito dall'altra parte del paese, signor Solomon,
quindi non vedo come possiamo... Potrei semplicemente
rivolgerle alcune domande?
No rispose lui con fermezza. Mi piacerebbe
senz'altro sentire quello che ha da dire, ma in nessun
modo possiamo discuterne per telefono.
E se le scrivessi?
Sarebbe peggio per lettera.
Forse, dopotutto, potrei venire a Serene Lake propose
Laura, lasciandosi guidare dall'impulso. Io... mi
dia il tempo di riflettere e poi ne riparleremo. Per lei
andrebbe bene? Not che Dylan si era sollevato su un
gomito per vederla meglio. Probabilmente pensava
che fosse ammattita.
Oh... tutto questo  molto misterioso comment
John Solomon. Perch mai una astronoma si dovrebbe
interessare del mio lavoro al Post? Lei  davvero
Laura Brandon? Mi dica qualcosa che soltanto
Laura Brandon pu sapere.
Porto il quaranta e mezzo di scarpe dichiar lei,
con un largo sorriso. Le piaceva quell'uomo, chiunque
fosse.
Solomon fece una risata. Chi costru il telescopio
che lei us per scoprire la sua prima cometa? le
chiese.
Io stessa rispose Laura. E con quello trovai le
prime tre comete, per la precisione.
D'accordo, allora. Lei  veramente chi afferma di
essere. Pu dirmi che cosa... No, lasci perdere. Non al
telefono. L'uomo sospir. Spero davvero di incontrarla
qui. Mi chiami quando avr preso una decisione.
Laura promise che gli avrebbe dato una risposta al
pi presto, poi riabbass il ricevitore e guard Dylan.
Voglio andare annunci. Piegando la testa all'indietro,
fiss il cielo scuro attraverso il soffitto in plexiglas
mentre analizzava le possibili complicazioni di quel
viaggio. Dovr portare Emma con me.
E anche il sottoscritto. Lui torn a sdraiarsi sui
cuscini.
Come? Tu hai un'attivit da seguire.
Conosco qualcuno che pu mandare avanti la baracca
per un paio di giorni ribatt Dylan. Tu avrai
bisogno di me. Potrei badare a Emma mentre sei occupata
con John Solomon.
Se lei avesse deciso di andare, avrebbe voluto che
Dylan la accompagnasse, e non soltanto perch le sarebbe
servita una baby-sitter.
Mi piacerebbe farlo al pi presto disse. E costerebbe
parecchio procurarsi i biglietti cos a ridosso del
volo.
Anche per questo hai bisogno di me insistette
Dylan. Io sono un ex pilota di linea, ricordi? Ho ancora
qualche conoscenza nell'ambiente. Quando vorresti
andare?
Immediatamente.
Lui si lev a sedere tra i cuscini. Telefoniamo subito
alle compagnie aeree.
No ribatt Laura.  da pazzi. E che genere di
amico sei tu, ad assecondarmi in una simile impresa
assurda?
Un amico che proprio come te vuole sapere se
questo individuo  Joe Tolley rispose lui.
Mentre tornava a casa, Dylan abbass il finestrino
dell'auto per lasciare entrare nell'abitacolo l'aria fresca
di quella sera di settembre.
Non aveva pi ritrovato quella sensazione da prima
che Katy morisse. Quella sorta di euforizzante tensione
interiore. Quella strana miscela di contentezza e
desiderio intenso. Ma con Katy, si era sentito sicuro di
s e di ci che provava per lei. Il suo affetto per Laura
non era cos ben definito, essendo anche influenzato
dall'amore per sua figlia.
Era stato sincero nel dichiarare che le voleva bene,
ma non si era aspettato che quelle parole gli sfuggissero
dalla bocca proprio in quel momento. Laura era
rimasta sorpresa quanto lui?
Se Laura avesse accettato, forse avrebbero potuto
avere qualcosa di pi della semplice amicizia. Lui era
disposto a rischiare, anche se ci avrebbe significato
smettere di frequentare altre donne in assoluta libert.
L'incredula disapprovazione dimostrata da Laura all'idea
che lui riuscisse a trovare donne disposte ad accettare
quella promiscua situazione bastava a fargli
capire che lei non avrebbe mai tollerato un comportamento
del genere. In quel momento, tuttavia, il
pensiero di uscire con un'altra donna non lo attirava
per nulla. Nessuna eccetto Laura avrebbe mai capito e
condiviso i suoi sentimenti per Emma.
Ma se il tentativo non avesse funzionato? E se Laura
avesse cercato pi di quanto lui era disposto a offrire?
Entrambi avrebbero dovuto agire con grande consapevolezza
e cautela, dando assoluta precedenza alle esigenze
di Emma. Se avessero compromesso il rapporto,
lui non voleva che a subirne il trauma fosse la bambina.
D'altra parte, forse Laura non era nemmeno interessata.
Era pur sempre una possibilit. Ma la cosa non
aveva importanza in quel momento. Gli restava ancora
una telefonata da fare quella sera.
Erano le undici passate quando arriv a casa, ma
Bethany si coricava sempre molto tardi. E infatti, aveva
la voce della persona perfettamente sveglia e pimpante
quando rispose al telefono.
Ciao, Beth.
Ehi, Dylan. Mi hai chiamata per confermare l'appuntamento
di domani sera? gli chiese lei.
A dire il vero... devo annullarlo. Lui era seduto
sul letto, lo sguardo rivolto verso l'acquario. Mi dispiace.
 tutto a posto?
S,  tutto a posto rispose Dylan, ma volevo solo
farti sapere che avevi ragione. Emma e Laura mi sono
entrate nel cuore pi di quanto mi rendessi conto. Ci
ho messo un po' di tempo per riconoscerlo, suppongo.
Anche Laura? domand Bethany.
S. Non so se io e lei effettivamente... ci metteremo
insieme, ma nella mia testa c' quella donna. Non sono
una degna compagnia per nessun'altra in questo momento,
come ti sarai accorta.
Bethany emise un lungo sospiro. Be', accidenti
disse.
Mi dispiace di averti illusa.
Oh, tu non mi hai mai illusa, Dylan replic lei.
Sapevo che non ti rendevi bene conto dei tuoi sentimenti.
Anche se annaspavi nel buio. Era alquanto ovvio.
Io non ho intenzione di vedere nessun'altra per un
po' di tempo dichiar Dylan a quel punto.
Ti riferisci a me.
A tutte.
Per un po' di tempo?
Be', come minimo.
Di nuovo quel sospiro. Non posso dire che non me
lo aspettassi.
Grazie di essere cos comprensiva.
Bethany rise. Vorrei soltanto che tu fossi stato un
bastardo bugiardo e traditore osserv. Ora sarebbe
molto pi facile depennarti.
Dopo avere chiuso la telefonata, Dylan si sdrai sul
letto e dimentic Bethany con impietosa rapidit. Stava
gi pensando alla prospettiva del viaggio nel Nevada,
in compagnia delle sue due donne preferite.

 Capitolo 14.

Laura si sporse di lato per controllare la cintura di
sicurezza di Emma. Sua figlia era abituata a viaggiare,
e come aveva sempre fatto da quando era piccola, si
era addormentata non appena l'aereo si era alzato in
volo. La reazione di Dylan, invece, era del tutto diversa.
In un primo momento, Laura pens di avere
soltanto immaginato la sua inquietudine; in fondo, lui
aveva un passato di pilota alle spalle. Forse quella
tensione era dovuta unicamente all'idea di affrontare
quel viaggio con lei ed Emma.
Ma quando lo vide ordinare addirittura un secondo
bicchiere di whisky, la sua curiosit ebbe il sopravvento.
Va tutto bene? gli chiese.
Lui le riserv un debole sorriso. S, non appena atterreremo
a Reno.
Non dirmi che hai... paura di volare?
Non amo la parola paura ribatt Dylan. Mi fa
sembrare un rammollito.
Che parola preferiresti?
A me... semplicemente non piace volare rispose
lui.
Oh. Bene.  per questo motivo che lasciasti la compagnia
aerea?
L'assistente di volo gli port il bicchiere di whisky, e
lui ne bevve un sorso, lo sguardo fisso sullo schienale
del sedile davanti al suo.
Qualche anno fa cominci a raccontare, io dovevo
pilotare un aereo da New York a San Francisco,
ma avevo un'infezione all'orecchio e decisi di non
partire. Generalmente il dottore ti tiene a terra per
quel tipo di disturbo, ma il medico della compagnia
disse che spettava a me decidere. Poich non vedevo
lo scopo di rischiare il mio timpano, preferii restare a
casa. Mand gi un altro sorso di whisky. Quell'aereo
si schiant al suolo.
Oh, mio Dio.
Non ci furono superstiti. Le indagini si conclusero
in tempi brevissimi. Errore del pilota. Aveva fatto le
ore piccole la notte prima, bevendo troppo e prendendo
perfino degli stupefacenti. Dylan la guard
dritto in viso. Se ci fossi stato io al suo posto, quell'aereo
non sarebbe precipitato.
Ma tu non stavi bene.
Certo. Per avrei potuto rispettare il mio turno di
servizio. La scelta toccava a me.
Fu colpa del pilota ribad Laura, non tua.
Lo so. Nei miei momenti di maggiore razionalit,
per lo meno. Dylan pos il bicchiere sul piccolo ripiano
ribaltabile e lentamente si stropicci le palme
delle mani. Alcuni dei membri dell'equipaggio su
quell'aereo erano miei amici aggiunse. Compresa
una delle hostess. Si chiamava Katy. Vivevamo insieme
da parecchi anni. Ci saremmo dovuti sposare
alcuni mesi dopo.
Tale era la scioccante drammaticit di quegli eventi
che dovettero trascorrere alcuni istanti prima che il
suo cervello ne afferrasse il senso. A quel punto Laura
gli pos una mano sul braccio. Mi dispiace terribilmente,
Dylan mormor. Ci spiegava il suo modo
di essere. Non c'era da meravigliarsi se lui passava disordinatamente
da una donna all'altra, legato a una
vita priva di vincoli.
Quell'incidente cambi tutto spieg Dylan. Lasciai la
compagnia aerea. Cominciai a bere. Fu in quel
periodo che incontrai te. Mi baso sulle tue parole,
perch io continuo a non ricordare niente.
Non importa. Laura gli serr il braccio.
In un certo senso... persi il baricentro. Quella sciagura mi
fece rendere conto che la mia vita... che la vita
di chiunque... non  altro che un fugace bip sullo
schermo dell'eternit.
Lei annu. Non puoi fare l'astronomo senza essere
consapevole di quel fatto osserv. Studiare le stelle
ti porta molto presto a comprendere quanto siamo insignificanti.
Dylan guard il suo bicchiere di whisky, ma non lo
tocc. Be' disse, quando infine afferrai quel concetto,
decisi che avrei vissuto alla giornata. Senza pensare
al futuro. Non c'era nessuna garanzia che ne avrei
avuto uno, perci a che scopo tormentarsi? Ed  cos
che io sono andato avanti da allora. Non  in realt un
brutto modo di vivere, giorno per giorno. Ma poi ho
conosciuto Emma. Fece una smorfia.  difficile avere
un figlio e non pensare al futuro.
Lo so convenne Laura.
Dylan restitu il bicchiere mezzo pieno all'assistente
di volo che stava passando accanto al suo posto. Non
voglio ubriacarmi dichiar, appoggiando la testa contro
lo schienale del sedile. Guard Laura. Anche se
una volta, mentre ero in stato di ubriachezza, mi accadde
una cosa stupenda.
Davvero?
Lui indic Emma con un cenno del capo, e Laura
cap.
Noi siamo un piccolo trio accomunato dal senso di
colpa gli disse. Tu per il disastro aereo. Io e la bambina
per la morte di Ray.
Non  che ci faccia proprio un sacco di bene, giusto?
Dylan chiuse gli occhi, un piccolo sorriso sulle
labbra. Svegliami quando siamo arrivati a destinazione.
Il tragitto fino a Serene Lake richiese circa quarantacinque
minuti. Dalla strada, il lago appariva piccolo
e calmo, le acque di un azzurro luminoso. Le costruzioni
che sorgevano lungo il perimetro assomigliavano
a piccoli chalet di montagna, e ciascuna di esse era dotata
di un lungo vialetto coperto che dall'ingresso arrivava alla
strada, probabilmente per evitare di spalare
la neve d'inverno.
Non ebbero nessuna difficolt a trovare l'abitazione
di John Solomon. La casa era situata vicino alla riva
del lago, e aveva un tetto spiovente che arrivava quasi
a toccare il terreno. Nel cortile laterale, Laura scorse
un'enorme catasta di legna e un'ascia conficcata in un
grosso ceppo d'albero. Sul retro dell'edificio, una canoa
rossa era appoggiata capovolta su due cavalletti.
D'un tratto, le parve improbabile che in quel luogo potesse
abitare l'uomo che cercavano. Quegli indizi sembravano
sottintendere lo stile di vita di una persona
giovane e attiva.
Lei prefer non dare voce ai propri dubbi mentre
percorrevano il sentiero coperto fino all'ingresso principale.
Emma camminava quasi attaccata a lei, stringendole
con forza la mano, come se non riuscisse a
capire bene quella nuova situazione, ma scoppi a ridere
quando Laura tir la cinghia di cuoio che penzolava
da un campanaccio posto sul battente, producendo
un fragore metallico.
Dopo qualche istante, la porta si spalanc, e Laura
non pot fare a meno di sorridere.
Aveva trovato l'uomo giusto. Ricord la descrizione
di Joe Tolley fatta da Sarah. Quando lo aveva visto per
la prima volta sul treno, l'anziana donna aveva notato
che somigliava a James Stewart. E la somiglianza era
ancora evidente.
Signor Solomon? Gli porse la mano. Io sono Laura
Brandon.
Si accomodi, Laura.
Entrarono in un ingresso dal pavimento di ardesia
che si apriva sul soggiorno, dove la grande parete
triangolare di fondo, realizzata interamente in vetro,
offriva una magnifica vista del lago.
Lui  il mio amico Dylan Geer spieg Laura. E
questa  mia figlia, Emma.
La bambina si strinse contro la sua gamba.
Una voce femminile dietro di loro disse: Datemi i
vostri cappotti.
Laura si volt. La donna non doveva avere pi di
sessant'anni, portati con grande disinvoltura. Aveva
corti capelli sale e pepe e un sorriso caloroso, e sembrava
sprizzare entusiasmo e vitalit. Ispirava immediata
simpatia, eppure Laura avrebbe preferito che
non facesse parte di quella storia. Non aveva immaginato
che ci fosse un'altra donna nella vita di John
Solomon.
Questa  mia moglie, Elaine la present l'uomo.
Si spostarono nel soggiorno, e Laura sent la mano
di Dylan che le serrava per un attimo la nuca in un
gesto di incoraggiamento.
Che splendido panorama avete osserv mentre si
sedeva sul lungo divano di stile moderno come il resto
dell'arredamento.
La lineare e luminosa semplicit della stanza sembrava
rispecchiarsi nel paesaggio all'esterno, col giardino
alberato e il lago, e lei dovette sbattere le palpebre
per trattenere le lacrime nel paragonare quella vita
e quello spazio alla misera esistenza e al minuscolo appartamento
di un'anziana donna le cui capacit mentali
si stavano a poco a poco affievolendo.
La conversazione risult inizialmente superficiale,
incentrata sul clima e sulle attrattive del luogo.
Quanta neve avete? chiese Dylan. Si sporgeva in
avanti, i gomiti sulle ginocchia, come se la risposta a
quella domanda gli interessasse davvero.
Una media di diciotto metri circa nell'arco di un
anno disse John, in tono quasi orgoglioso. E ci credereste
che nostro figlio e nostra figlia si sono trasferiti
in Alaska pochi anni fa? Diciotto metri non erano abbastanza
per loro, immagino.
Lei ha figli? Laura non riusc a nascondere la propria
eccitazione. Poteva la donna cui aveva accennato
essere Janie?
Gi rispose Elaine. Soltanto quei due, e un nipotino
che ha pi o meno l'et della sua bambina. Oh,
adesso che ci penso, Emma, dall'ultima volta che 
venuto a trovarci mi  rimasto uno di quei bellissimi
album da colorare. Sai, quelli dove basta passare il
pennello bagnato sulle pagine per fare apparire il
colore...
Emma annu, evidentemente incuriosita.
Ti piacerebbe colorare le figure? Elaine attese una
risposta.
Non parla molto di questi tempi spieg Laura.
Ma credo che si divertirebbe molto.
La donna spar in un'altra parte della casa, e ritorn
poco dopo con un bicchier d'acqua, un pennello e l'album
in questione. Fece sistemare Emma davanti al
tavolino, poi si mise a sedere sul bracciolo della poltrona
di suo marito.
Dunque disse John Solomon a Laura. Come sapeva
che io un tempo lavoravo al Washington Post?
Laura prese un respiro profondo. Tutto questo 
molto imbarazzante ora che sono qui. Riserv un sorriso
di scuse al padrone di casa. Lei conosce Sarah
Tolley? gli chiese.
Il colorito rubizzo abbandon il volto dell'uomo, e
anche quello di sua moglie, che gli pos una mano
sulla spalla.
Vada avanti, Laura la esort John.
 un po' complicato. Per ragioni che io devo ancora
appurare, poco prima di morire mio padre mi ha fatto
promettere che mi sarei presa cura di Sarah. Io non
avevo la minima idea di chi fosse. Era la prima volta
che nominava quella donna.
Come si chiamava suo padre? le domand John.
Carl Brandon. Laura lo guard speranzosa. Le
dice niente il suo nome?
Lui scosse la testa.
Allora, io sono andata a farle visita. Vive in una casa
di riposo, dove dispone del suo piccolo appartamento.
 allo stadio iniziale del morbo di Alzheimer,
perci non  in grado di...
Alzheimer ripet John Solomon.
S. E non le permettono di allontanarsi da sola.
Sarah non ha parenti, o almeno cos risulta. Mi ha raccontato
molte cose, per. Noi facciamo delle lunghe
passeggiate insieme. Le piace moltissimo uscire. Ricorda con
grande chiarezza gli eventi passati.  stata
lei a parlarmi di Joe Tolley.
Laura guard il volto di John. Aveva gli occhi lucidi
di pianto, o forse era solamente il velo delle sue lacrime
che creava quella impressione. Con un cenno
della testa lui la invit a continuare.
Mi ha detto che lo conobbe su un treno, si innamor
di lui e lo spos. Mi ha descritto il suo lavoro in
un istituto psichiatrico e...
Il Saint Margaret's la interruppe John.
Esatto. Dove si effettuavano esperimenti per il controllo
della mente. E Joe... lei...
L'uomo conferm con un cenno del capo.
Si fece ricoverare in quella clinica per indagare, ma
scomparve da un giorno all'altro dopo essere stato
sottoposto a una lobotomia e...
 questo che le dissero? Lui si sporse in avanti, e
Laura pot vedere che veramente aveva le lacrime agli
occhi.
S. E si rifiutarono di rivelarle dove l'avessero portata.
Sarah la cerc negli istituti della zona, ma non
riusc a trovarla. Loro la minacciarono. E minacciarono
vostra figlia.
Janie. John si era a tal punto proteso verso di lei
che rischiava quasi di scivolare dalla poltrona. Mi ha
detto che Sarah non ha parenti. Dov' Janie?
Evidentemente Janie non era la figlia cui l'uomo
aveva accennato. Non lo so rispose Laura. Sarah
una volta mi ha confidato che Janie si nascondeva. Ma
non sempre ragiona in maniera lucida. Io so che i
medici del Saint Margaret's minacciarono velatamente
di farle del male. Di fare del male a sua figlia.
Le narici di John si dilatarono. Quegli individui erano
capaci di tutto. Guard sua moglie e le prese
una mano, poi si appoggi di nuovo allo schienale
della poltrona, gli occhi che tornavano a fissarsi su
Laura. Mi addolora profondamente sentire tutto ci
disse piano, poi si affrett ad aggiungere: Ma sono
contento che lei sia venuta. Avevo bisogno di risposte.
E anche lei ne ha bisogno, non  vero?.
S, la prego.
Per prima cosa voglio assicurarle che Elaine sa
tutto di Sarah e del mio passato cominci John. Non
 necessario che lei misuri le parole o usi mezzi termini
in sua presenza.
Laura annu.
John continu. Ovviamente, o almeno mi auguro
che le risulti ovvio, io non ho mai subito una lobotomia.
E non sapevo che a Sarah fosse stata raccontata
quella menzogna. Credevo che le avessero detto che
ero morto.
Che cosa le fecero, allora?
Be', i miei ricordi sono piuttosto vaghi in proposito.
Fisicamente ero molto debole. Mi avevano imbottito
di farmaci e stupefacenti. Ero stato sottoposto a
chocterapia. Ma presumo, dopo avere ricostruito gli
avvenimenti mettendo insieme i vari brandelli, che
una o forse pi persone mandate dal governo mi portarono
via in tutta fretta dal Saint Margaret's. Per lo
meno loro si definirono funzionari del governo federale.
Non l'ho mai saputo con certezza. Mi trasferirono
qui nel Nevada in aereo. A Reno. Mi fornirono una
nuova identit. Nuovo numero di previdenza sociale,
nuova patente del Nevada, tutto col mio nuovo nome,
John Solomon. Mi raccomandarono di non tentare mai
di mettermi in contatto con Sarah o con Janie, altrimenti
le loro vite sarebbero state in pericolo. Francamente,
io ero cos sbalestrato che non ero neppure
sicuro di sapere chi fossero Sarah e Janie. Certi giorni
non sapevo nemmeno se ero veramente Joe Tolley oppure
John Solomon. Mi sistemarono in uno squallido
albergo di Reno, e io abitai in quella topaia per oltre
due anni, cercando semplicemente di sopravvivere.
L'effetto dei farmaci che continuavano a somministrarmi
durava a lungo. Per essere sincero, ancora
adesso quel dannato periodo  come un piccolo buco
nero nella mia memoria. Ma lentamente... molto lentamente...
il velo cominci a squarciarsi. Ricordai la mia
vita passata nel Maryland. Ricordai anche le minacce
dirette contro Sarah e Janie se io avessi cercato di
rintracciarle, ma decisi di tentare comunque. Loro
erano la mia famiglia. Tutto ci che avevo. John
chiuse gli occhi un attimo, il pomo di Adamo che si
muoveva su e gi nel collo. Elaine gli accarezz una
spalla mentre riprendeva a parlare. Mi rivolsi perfino
a un investigatore privato spieg, ma non serv a
nulla. Sarah sembrava essersi volatilizzata. I suoi
vecchi vicini rifiutavano di rispondere alle domande
del detective, e io ritengo, col senno di poi, che quella
gente... Palmiento e la sua cricca di fanatici... li avesse
terrorizzati. Le minacce erano all'ordine del giorno a
quei tempi, e ben presto anche l'investigatore privato
smise di richiamarmi quando gli telefonavo e non lo
trovavo.
Crede che avessero minacciato anche lui? chiese
Dylan.
L'uomo si strinse nelle spalle. Qualunque cosa era
possibile. Allora pensai che le persone che si erano
sbarazzate di me avessero forse agito nello stesso
modo con Sarah. Che l'avessero fatta sparire all'insaputa
di tutti, dandole una nuova identit. Ho sempre
sperato che lei fosse riuscita a costruire una nuova vita
per se stessa e per Janie. Soltanto quella speranza mi
diede la forza di andare avanti e superare quel periodo
buio. Ora mi rendo conto che Sarah stava cercando di
scappare il pi lontano possibile dagli esimi medici del
Saint Margaret's.
Proprio cos conferm Laura. Quegli uomini
avevano dimostrato in pi di un'occasione che erano
in grado di scovarla con molta facilit, perci lei si trasfer
parecchie volte, sempre nel tentativo di far perdere
le proprie tracce.
Conobbi Elaine nel millenovecentosessantanove
continu John. Dieci anni dopo essere diventato il
signor Solomon. Andammo a vivere insieme nel millenovecentosettanta.
Non siamo legalmente sposati, anche
se ci siamo sempre presentati come marito e moglie
per semplificare le cose ai bambini. Non sapevo se
Sarah fosse morta o viva, e fino a quando fosse rimasta
quella incertezza, non mi sembrava giusto risposarmi,
indipendentemente dalla mia identit.
Rassicurata dalla sua integrit morale, Laura annu.
La nostra  un'unione felice osserv la donna con
un sorriso. Ma io so che John non ha mai dimenticato
Sarah e Janie.
Soltanto l'anno scorso ho raccontato ai miei figli
questa storia rifer l'uomo. Ho anche spiegato loro
che hanno una sorellastra da qualche parte. Mio figlio
ha cercato Janie, ma senza successo. Ho dedotto che
avessero cambiato identit anche a lei, e che sarebbe
stato impossibile trovarla. Ma se ora mi dice che entrambe
hanno conservato il loro nome, non so pi cosa
pensare.
Ho ricevuto un paio di lettere anonime che mi suggerivano
di lasciare in pace Sarah spieg Laura. Io e
Dylan ci siamo domandati se per caso non potesse
averle scritte Janie. Non capisco per quale motivo
avrebbe dovuto farlo, ma quella ci  sembrata l'ipotesi
pi plausibile.
Pu darsi. Da dove erano state spedite? chiese
John Solomon in tono quasi eccitato.
Una da Philadelphia e l'altra da Trenton. Naturalmente,
non c'era l'indirizzo del mittente sulla busta.
Ed erano battute a macchina.
Di scarso aiuto quanto a indizi, eh? osserv John,
tornando a sprofondarsi sul cuscino della poltrona.
D'un tratto appariva esausto, e Laura si chiese se
per caso non avesse abusato della sua ospitalit.
Be', mi pare di avervi rovesciato addosso quanto
basta per oggi dichiar, alzandosi in piedi. John guard
Elaine, comunicandole qualcosa con un'occhiata.
Poi si rivolse di nuovo a Laura. Pu ritornare domani?
chiese. Io e mia moglie vorremmo avere un po'
di tempo per discutere, ma mi piacerebbe parlare ancora
con lei di questo. Resterete in citt anche domani?
S rispose Laura. Allora... a domani.
 stata una delle giornate pi lunghe della mia
vita. Laura si lasci cadere sul divanetto a due posti
nella confortevole camera d'albergo di Dylan.
L'arredamento, ispirato al Far West, aveva tocchi di
impensata originalit. C'era un paralume realizzato
con un cappello da cowboy e un ferro per la marchiatura
del bestiame era appeso alla parete. Il tavolino,
in quel momento coperto dai piatti di carta e
dai contenitori vuoti delle specialit messicane che
Dylan era andato a prendere mentre Laura faceva il
bagno alla bambina, era una semplice asse di legno
fissata sopra due piccole ruote da carro dei pionieri.
Emma era riuscita a mangiare qualche boccone prima
che le si chiudessero gli occhi, e lei l'aveva messa a
letto nella loro stanza. Poi era ritornata da Dylan a
finire la cena e a fare il bilancio della giornata.
E cos, io ho trovato Joe Tolley disse. Ma a che
serve? Lui fondamentalmente  sposato con un'altra.
Dylan era in piedi davanti alla finestra. Bevve un
ultimo sorso di birra poi gett la lattina vuota sul
mucchio di rifiuti che ingombrava il tavolino. Per lo
meno hai risolto un mistero che assillava quell'uomo
da molti anni osserv. E che era diventato un assillo
anche per te.
Io ho un temperamento ossessivo, lo sai questo?
Laura si pass una mano fra i capelli. Mi lascio coinvolgere
da qualcosa e non riesco pi a mollare finch
non ho scavato fino in fondo.
Io la considero una qualit ammirevole. Inaspettatamente,
Dylan spense la lampada e and a sedersi
accanto a lei. C' una cosa che voglio dirti annunci.
La camera era illuminata fiocamente dalle luci che
giungevano dall'esterno, ma Laura riusciva ancora a
distinguere l'azzurro dei suoi occhi.
Ti ascolto.
Ho deciso che voglio smettere di vivere alla giornata
rispose Dylan. Preferirei concentrare il mio
tempo e le mie energie su te e la bambina. Sempre che
tu sia d'accordo, naturalmente.
Lei non era certa di avere capito il senso delle sue
parole. Stai dicendo...
Sto dicendo che mi piacerebbe piantarla di fare il
playboy incallito per dedicarmi a una sola donna,
invece.
Una donna?
S. Tu. Se sei interessata, cio.
Laura non pot trattenere un sorriso. Tu pensi di
poter sopravvivere senza tutte le tue amichette? lo
stuzzic ironicamente.
Ne sono sicuro. Solo che... Dylan le prese una mano.
Devo essere sincero. La cosa mi preoccupa. Se noi
dovessimo fare questa scelta, sarebbe necessario agire
in maniera molto... responsabile. Se poi scoprissimo
che mettersi insieme  stato un errore, non vorrei proprio
che Emma soffrisse al momento della separazione.
Ma tu non mi hai ancora detto se sei interessata.
Oh, Dylan, certo che sono interessata, ma neppure
io so se questa sia una buona idea rispose Laura, pur
desiderando che lo fosse. Non sono mai stata abile
nei rapporti di coppia ammise. Tu mi hai conosciuta
durante una pausa della mia carriera. Non sai che
livello pu raggiungere la mia dedizione al lavoro.
Quando riprender l'attivit, scoprirai un aspetto diverso
della mia persona. Un aspetto che faceva soffrire
molto Ray. E anche Emma. Io ho intenzione di cambiare,
non voglio pi lasciarmi prendere la mano dalle
mie ricerche, ma tu devi saperlo, sono fatta cos.
Me ne rendo conto ribatt Dylan. Stavi giusto dicendo
come Sarah sia diventata un'ossessione per te.
L'ho visto con i miei occhi, ricordi? E immagino che tu
ti comporti allo stesso modo nel tuo lavoro. Posso accettarlo,
Laura. Si concesse una pausa, poi aggiunse:
Quello che non sono sicuro di poter accettare sono i
paragoni con Ray.
Paragoni con Ray? Cosa diavolo dovrebbe significare
questo?
Tuo marito mi sembra una figura piena di contraddizioni.
Un uomo meraviglioso e altruistico da un lato,
e un pessimo marito e padre dall'altro, e...
Lui non era un pes...
Ecco a cosa mi riferisco. Dylan interruppe la sua
difesa. Tu lo hai messo su un piedistallo, che se lo
meriti o no. Come potr mai dimostrarmi all'altezza?
Laura sollev le gambe sul cuscino e si gir verso di
lui, trattenendogli la mano sul proprio ginocchio. Ray
era una persona speciale,  vero cominci. Ha fatto
molte cose belle. Ha migliorato concretamente le condizioni
di vita dei poveri, ed  probabile che il suo
libro favorir altri cambiamenti. Ma tu un giorno hai
detto che non aveva il diritto di biasimarmi per il mio
modo di essere, e avevi ragione. Se io sono ossessionata
dalla carriera, Ray lo era dieci volte tanto dal
desiderio di aiutare i diseredati. Ci sono state occasioni
in cui avevo la sensazione che le opere di carit contassero
per lui pi della famiglia. Ray  stato generoso
con me. Nessuno lo costringeva a sposarmi. Voleva
prendersi cura di me. Ma... non sapeva veramente
come farlo. Non era tagliato per quello. Ecco cosa ti
distingue da lui, Dylan. Quando guardo te con la
bambina mi stupisco puntualmente di quanta attenzione
ed energia tu le dedichi. Perci, ti prego, non
tormentarti nel timore di non essere all'altezza di Ray.
Voi due siete come il giorno e la notte. Un confronto 
impossibile.
Dylan la fiss in silenzio, poi si pieg in avanti per
baciarla, e Laura sent salire un gemito dalla gola.
Ricordi qualcosa della sera in cui facemmo l'amore?
le sussurr lui.
Tutto.
Mi stai prendendo in giro.
No, niente affatto. Ricordo ogni particolare.
Dylan la attir a s. Raccontami.
Lei poggi la testa sulla sua spalla. C'era una luce
accesa nella camera da letto disse. Era una piccola
lampada posta sul cassettone nell'angolo, e diffondeva
in tutta la stanza un chiarore azzurro pallido. Oltre i
vetri della grande finestra si vedeva scendere la neve
di traverso, spinta dal vento.
Ne hai di memoria osserv lui.
S, neanche il tempo aveva appannato il ricordo di
quella sera. Il copriletto era verde continu Laura.
Verde muschio. E noi ci sdraiammo l sopra.
La mano di Dylan le stava accarezzando la gola, e
lei abbandon la testa all'indietro contro lo schienale
del divano, chiudendo gli occhi. Sent le sue labbra che
le sfioravano la guancia, poi la sua lingua che le lambiva
l'orecchio.
Era un... letto a baldacchino mormor assai pi
lentamente.
Andiamoci adesso sugger lui. Spostiamoci sul
letto.
Laura raddrizz la testa, un poco stordita. Ma il
copriletto  blu obiett.
Meglio. Dylan si alz in piedi e tese le braccia
verso di lei. Non desidero ricreare quella notte in
ogni dettaglio. Questa  speciale e la voglio ricordare.
Laura si ferm per chiudere senza far rumore la
porta di comunicazione con la stanza che lei divideva
con Emma, poi lo raggiunse sul letto. Dylan si spost
sopra di lei e sebbene entrambi fossero completamente
vestiti, Laura non ebbe nessuna difficolt a sentire la
seducente potenza della sua eccitazione.
Lui la baci con ardore, poi si sollev sui gomiti per
guardarla. Sono felice che tu sia la madre di Emma
dichiar.
Quelle parole erano un dono, e Laura prov il desiderio
di ricambiarlo. Quando io e Ray facevamo
l'amore... Si morse un labbro, consapevole che quella
confessione sarebbe stata molto pi intima di qualunque
altra cosa potesse accadere in quel letto. Mi
immaginavo che ci fossi tu con me sussurr.
Dylan la fiss per un istante con espressione seria,
poi scivol su un fianco, sollevando una mano per carezzarle
la guancia. Ti amo, Laura le confess a quel
punto.
Ti amo anch'io.
Senza staccare lo sguardo dal suo volto, lui cominci
a sbottonarle la camicetta, e proprio quando stava
per completare l'operazione, dalla camera accanto
giunse un grido.
Laura gli ferm la mano e tese l'orecchio. Il grido si
ripet.
Ancora quell'incubo borbott, staccandosi da lui.
Balz fuori dal letto e si ravvi i capelli, effettuando
la transizione da amante a madre mentre percorreva i
pochi metri che la separavano dalla porta.
Sono qui, Emma la rassicur, entrando nell'altra
stanza, prima ancora di accendere la luce.
La bambina era pallidissima e aveva le guance bagnate
di lacrime. Tese le braccia verso di lei.
Laura si sedette sul bordo del materasso, serrando
sua figlia in grembo.  tutto a posto, tesoro. Siamo in
un albergo, ricordi? E io stavo semplicemente chiacchierando
con Dylan nell'altra camera.
Emma infil il pollice in bocca e si lasci andare
contro il suo petto, aspirando leggermente col naso, il
corpo che ancora tremava per gli ultimi residui di
paura. Mentre la cullava, Laura alz gli occhi e vide
Dylan fermo nel vano della porta.
Sei sicuro di volere rinunciare alla vita spericolata
per questo? gli chiese sottovoce.
Le bast vedere il suo sorriso per capire che lui era
pronto a compiere quel passo.
L'indomani mattina, Laura, Dylan ed Emma ritornarono
in auto alla casa dei Solomon. La situazione era
cambiata. Loro erano pi simili a una vera famiglia di
quanto non lo fossero stati il giorno prima. Emma
poteva forse non rendersene conto, ma Laura sapeva
che lei e Dylan avvertivano la differenza. Sebbene lei
avesse trascorso il resto della notte con la bambina
mentre lui aveva dormito solo nella sua stanza, c'era
fra loro un legame del tutto nuovo.
Fu Elaine che li accolse quella mattina, e subito li
precedette nel soggiorno, dove aveva gi preparato sul
tavolino un bricco di caff, succo d'arancia e focaccine
dolci appena sfornate. John apr una delle portafinestre
scorrevoli della stanza per lasciare entrare l'aria
tiepida.
Dunque cominci, sedendosi accanto a Elaine sul
divanetto. Ho bisogno che voi mi aiutiate a prendere
una decisione. Serr la mano della donna. So che
avr alcuni dettagli legali da sistemare, ma la cosa pi
importante  un'altra. Devo andare in Virginia a incontrare
Sarah oppure no?
Tutti gli sguardi si fissarono su Laura.
Poich lei aveva riflettuto sullo stesso interrogativo
gran parte della notte, non ebbe alcuna esitazione a
fornire una risposta. Ci sono due possibilit disse,
posando la tazza di caff sul tavolino. Sarah potrebbe
non riconoscerla.  molto probabile. Quella donna la
ama ancora... tiene la sua fotografia bene in vista... ma
ama l'uomo che vi  raffigurato. Non sono sicura che
riuscirebbe a collegare lei a suo marito. Perci, in quel
caso, un incontro avrebbe poco senso.
E la seconda possibilit? domand John.
Se Sarah dovesse riconoscerla, lei dovrebbe spiegarle
che ha... un'altra donna. Laura si accorse che il
labbro inferiore stava cominciando a tremarle. Non
voglio che Sarah debba affrontare quel genere di sofferenza.
Dylan le mise un braccio attorno alle spalle, ed Emma
la guard con aria allarmata sentendo quella esitazione
nella sua voce.
Elaine annu. Sarebbe terribile convenne.
Laura studi il volto di John in attesa di una reazione,
ma lui rimase in silenzio. Aveva lo sguardo
inchiodato sulla sua gola.
Dove ha preso quel ciondolo? le chiese infine.
Laura sfior con la punta delle dita la collana che
proprio il giorno prima della partenza era andata a ritirare
dal gioielliere. Da mesi l'uomo la stava sollecitando
a farlo con messaggi sulla segreteria telefonica,
ma lei aveva continuato a rimandare. Il suo adorato,
vecchio ciondolo era ormai associato a dolorosi ricordi:
gli ultimi istanti di vita di suo padre, quando le
aveva involontariamente spezzato la catenina, e il
giorno del suicidio di Ray, quando lei l'aveva portata a
riparare. Apparteneva a mia nonna rispose.
Corrugando la fronte, John d'un tratto si alz in
piedi. Fuori  abbastanza caldo. Andiamo a fare un
giro in canoa, Laura. Poi guard sua moglie. Elaine,
vuoi tenere compagnia agli altri nostri due ospiti per
un po'?
Il brusco cambiamento di programma parve sorprendere
la donna, che tuttavia si rivolse prontamente
a Dylan. Forse a lei e alla bambina piacerebbe fare
una passeggiata con me? chiese.
Mi sembra una buona idea dichiar lui.
John era gi uscito dalla porta di servizio. Stringendosi
nelle spalle, Laura lanci un'ultima occhiata
perplessa a Dylan poi si affrett a seguire il padrone di
casa nel cortile.
Con la forza di un uomo molto pi giovane, lui
sollev la canoa dai cavalletti e la port fino alla riva
del lago.
Si metta pure a prua le disse mentre teneva ferma
l'imbarcazione.
Laura obbed. John le porse un remo e poi prese
posto a poppa.
Per parecchi minuti pagaiarono in silenzio e senza
fretta, mentre Laura cominciava a chiedersi se l'uomo
non avesse per caso meno buonsenso di quanto lei
gliene avesse attribuito in principio. Qual era lo scopo
di quella imprevista escursione?
Fermiamoci un poco annunci lui infine. Si giri
verso di me, la prego.
Laura gli obbed ancora una volta, sollevando le
gambe oltre il sedile per cambiare posizione, ma si
sentiva inquieta ora. La riva era piuttosto lontana.
John stava di nuovo fissando la sua catenina. Poi la
guard in viso.
Quando io e Sarah ci sposammo raccont, feci
realizzare una spilla come regalo di nozze per lei.
Credo che il ciondolo che porta al collo sia stato ricavato
da quella spilla.
Laura accost le dita al gioiello. Impossibile. Le ho
spiegato che apparteneva a mia nonna.
Ne ha mai visto uno uguale?
No.  appunto uno dei motivi per cui tengo molto
a questo ricordo.  cos particolare.
Se lo guarda attentamente, si accorger che in realt vi 
incisa una combinazione delle nostre iniziali.
Laura conosceva perfettamente l'intricato disegno
del gioiello. Le aveva sempre ricordato l'immagine di
una donna con un antiquato cappello a larga tesa.
Pos tuttavia il suo remo di traverso sui bordi della
canoa, si tolse la collana e la appoggi su un ginocchio.
La donna col cappello era l, come sempre. Credo
proprio che si sbagli.
John con cautela si spost verso di lei. Vede?
disse, seguendo il motivo con la punta di un dito.
Questa  la S. Ed ecco la J
Mio Dio... mormor lei sconvolta. Come pu
essere?
Lo rovesci. Riesce a vedere dove un tempo era fissato
il fermaglio?
In effetti, c'erano due minuscole sporgenze sui lati
del ciondolo, che potevano indicare la presenza in passato
del fermaglio di una spilla.
John torn al suo posto. Mi racconti come lo ha
avuto.
Apparteneva alla mia nonna paterna spieg
Laura. Io non l'ho mai conosciuta, ma mi hanno
messo il suo nome. Mio padre mi regal la collana
quando avevo circa otto anni, poco dopo la morte di
mia madre. Mi raccomand di portarla sempre. Il
ciondolo era in realt troppo grande per me allora, ma
a me piaceva moltissimo. Non me lo sono tolta quasi
mai da quando lui me lo don.
In qualche modo osserv John, suo padre lo ebbe
da Sarah.
Laura riflett, in preda alla sensazione di avere girato
a vuoto e di ritrovarsi ancora una volta al punto
di partenza, a cercare di stabilire quale fosse il rapporto
tra suo padre e Sarah.
Mi guardi, Laura mormor John.
Lei sollev il viso.
Nell'attimo stesso in cui ho aperto la porta ieri e
l'ho vista sulla soglia, ho pensato che lei assomigliasse
a mia figlia. Perfino Elaine lo ha notato.
Che cosa intende dire?
Credo che lei sia Janie.
Laura scoppi in una risata. John, mi scusi, ma
questo  del tutto assurdo. Io conosco i miei genitori.
Quanti anni ha? le chiese lui, poi si rese conto
della propria gaffe. Perdoni la scortesia.
 vero che ho pressappoco la stessa et di Janie
rispose Laura, ma io sono nata nel mese di luglio.
Janie  nata in aprile. Le mani le tremavano mentre
riallacciava la catenina attorno al collo. Ricord con un
improvviso soprassalto del cuore che non c'era nessuna
fotografia di lei neonata negli album di famiglia.
Sono andate distrutte quando si allag la nostra cantina,
le aveva spiegato suo padre.
Vorrei che lei tornasse in Virginia e accertasse la
verit concluse John. Mostri a Sarah quel ciondolo.
Poi mi telefoni per riferirmi cosa ha scoperto.

 Capitolo 15.

Il loro volo atterr a Washington con notevole ritardo
a causa di una serie di imprevisti, e Laura si sentiva
sempre pi nervosa. Erano gi le cinque. Sarebbe passata
almeno un'ora prima che loro giungessero alla
casa sul lago, dove Dylan le aveva promesso di restare
con Emma mentre lei era fuori, e avrebbe impiegato
un'altra mezz'ora per arrivare al Meadow Wood
Village.
Durante il viaggio in aereo, tormentata dalle sue
elucubrazioni, aveva parlato poco, ma Dylan doveva
avere capito il suo stato d'animo. Le aveva tenuto la
mano e l'aveva lasciata sonnecchiare contro la sua
spalla senza insistere affinch gli raccontasse cosa le
passava per la testa.
Lei non sarebbe comunque riuscita a descrivere i
suoi pensieri in maniera coerente.
Il cielo si stava ormai oscurando quando Laura infine
giunse alla casa di riposo, e Sarah parve sorpresa
di trovarsela davanti.
Salve le disse Laura. So che  tardi. Ma avevo
proprio bisogno di vederla.
Non  troppo buio per una passeggiata? domand
l'anziana donna, lanciando un'occhiata verso la finestra
alle proprie spalle.
S, infatti. Dovremo semplicemente sederci a chiacchierare
un po', va bene? Laura poteva sentire l'audio
del televisore a tutto volume. L'ho forse disturbata
mentre seguiva qualche programma di suo interesse?
No rispose Sarah. Non fa niente. Venga dentro.
Lei osserv l'anziana donna mentre tornava sul divano
e armeggiava con i tasti del telecomando finch
non trov quello per spegnere l'apparecchio.
Sarah. Laura and a sedersi accanto a lei. Ho bisogno
che mi parli di Janie. Di cosa le successe.
No. La donna scosse la testa.
S, invece ribatt Laura con fermezza. So che 
doloroso affrontare quell'argomento. Ma  molto importante
che lei me ne parli. Per un attimo, credette di
riconoscere qualcosa di se stessa in quel volto rugoso.
La prego, Sarah.
Una piccola smorfia incurv le labbra dell'anziana
donna.  una storia triste mormor.
Lo so rispose lei, pi dolcemente. Ma io devo sapere
cosa le accadde.
Sarah rimase immobile a fissare lo schermo vuoto
del televisore, poi d'un tratto fece un sospiro e raddrizz
la schiena. D'accordo disse. Glielo racconter.

Sarah, 1960.
Era quasi la fine di marzo, ma la morsa del gelo
faceva ancora sentire la propria presenza. L'aria era
pungente e il vento sferzava le gambe di Sarah mentre
tornava a casa dall'ospedale dove lavorava da alcuni
mesi. Non vedeva l'ora di arrivare nel suo appartamento
e riscaldare lo stufato che aveva preparato la
sera prima per cena. Janie aveva quasi due anni ormai,
e si divertiva a pescare dal piatto con le dita le verdure
e cacciarsele in bocca.
Girando l'angolo dell'isolato, Sarah vide uscire una
donna dal portone del suo condominio e avvicinarsi a
un'auto parcheggiata sulla via. Sembrava la signora
Berenworth, la baby-sitter che lei aveva assunto per
Janie, ma non era possibile. Eppure, quello che aveva
in testa non era forse il suo foulard? E quella non era la
sua macchina?
Lei cominci a correre. Signora Berenworth! grid.
Aspetti!
La donna aveva gi aperto la portiera sul lato del
conducente e stava per sedersi al volante, ma sentendosi
chiamare sollev lo sguardo. Buonasera, signora
Tolley. Sorrise, spingendo sotto il foulard una ciocca
di capelli grigi.
Sarah si appoggi alla vettura, trafelata. Come mai
se ne sta andando? chiese. Dov' Janie?
Oh, c' una sorpresa per lei di sopra rispose la
donna.
Che cosa significa?
Vedr.
No, per favore me lo dica. Sarah avrebbe voluto
torcerle il collo. Mi sta mettendo in agitazione.
Va bene, d'accordo rispose la signora Berenworth,
arrendendosi. Non  il caso di preoccuparsi. C' suo
fratello con la bambina.
Mio fratello?
S. Voleva farle una sorpresa. Mi ha detto di andare
pure a casa che a Janie avrebbe badato lui. Ora anche
la donna sembrava un poco allarmata. Non  un problema,
spero.
Io non ho un fratello! grid Sarah mentre correva
verso l'ingresso dell'edificio.
Sal al secondo piano facendo i gradini due alla volta
e, con il cuore in gola, spalanc la porta del suo appartamento.
Il signor D. sedeva sul divano, con Janie sulle ginocchia,
e la bambina non appariva minimamente turbata
dalla presenza di quell'estraneo.
Ecco la tua mamma mormor l'uomo.
Sarah gli si precipit accanto e gli strapp Janie dalle
braccia.
Come osa sibil. Esca da casa mia. Le lacrime le
bruciavano gli occhi. Il signor D. l'aveva trovata di
nuovo.
Mi dispiace molto di averla spaventata dichiar
lui, ma ci tenevo a dimostrarle una volta di pi con
quanta facilit lei e sua figlia potete essere individuate.
E perci, quanto  ancora fondamentale che lei tenga
la bocca chiusa.
Io ho tenuto la bocca chiusa! esclam Sarah. Che
altro volete da me?
Sentendo il suo tono iroso, Janie si mise a piangere,
e lei cerc di calmarla.
Shh, tesoro la tranquillizz.  tutto a posto.
La prego, si sieda e mi ascolti disse il signor D. 
molto importante.
Voglio che lei se ne vada. Sarah si sforzava di parlare
con calma, per non spaventare Janie ancora di pi.
Sono qui per aiutarla continu l'uomo. So che
non mi crede, ma  la verit. Il dottor Palmiento sta diventando
sempre pi paranoico. Non si fida pi di
nessuno, e continua a definire lei e Colleen Price due
ingrate traditrici.
Si aspetta forse che io mi fidi di lei? chiese Sarah.
Che io creda a ci che esce dalla sua bocca? Lei  il
braccio destro di Palmiento.
Lo ero. Il signor D. annu. E credo che quell'uomo
continui a considerarmi tale. Ma la mia preoccupazione
per i suoi sistemi sta crescendo, e di questi
tempi mi trovo in una posizione davvero delicata, oserei
quasi dire che mi muovo sul filo del rasoio. Trovare
il giusto equilibrio diventa sempre pi difficile.
Sono ancora convinto dell'importanza delle ricerche
che lui sta conducendo al Saint Margaret's, ma temo
che la sua paranoia stia diventando incontrollabile, e
perci adesso mi sento in dovere di mettere in guardia
gli altri. Di mettere in guardia lei, per esempio. Il dottor
Palmiento ha addirittura acquistato una pistola. Mi
creda, quell'uomo si sta buttando allo sbaraglio, senza
cognizione di causa.
Sarah semplicemente non sapeva se fidarsi oppure
no. Ma se il signor D. avesse detto la verit? Se quel
folle psichiatra armato avesse effettivamente rappresentato
un pericolo per lei? Si sentiva inerme. Non
aveva lasciato a nessuno il nuovo indirizzo dopo il suo
ultimo trasferimento. Aveva tre serrature su ciascuna
delle due porte dell'appartamento. Il suo numero telefonico
non era incluso nell'elenco. Non parlava mai del
suo passato con nessuno dei colleghi.
Svolgendo la sciarpa dal collo, si sedette sulla sedia.
Mi sono gi trasferita due volte replic. Non so che
altro potrei fare.
Penso che dovrebbe trasferirsi di nuovo rispose il
signor D. Ancora pi lontano questa volta. Cambi nome.
Si nasconda. Sembrava parlare seriamente.
Questo  troppo ribatt Sarah. Per quel che ne
so,  lei il pazzo. E poi, per quale motivo dovrei sradicare
di nuovo me stessa e mia figlia? Perch me lo
suggerisce lei?
Creda pure quello che vuole, non ha davvero molta
importanza a questo punto. Il giovane uomo abbass
lo sguardo sulle proprie mani, e trascorsero alcuni istanti
prima che riprendesse il discorso. Non
avrei voluto informarla, ma non so in che altro modo
farle capire che non sto scherzando. Nei suoi occhi
c'era un'espressione cupa. Il figlio di Colleen Price 
morto.
Il cuore di Sarah parve smettere di battere per un interminabile
istante, mozzandole quasi il respiro. Sammy?
Ricordava ancora le fotografie che la sua amica
le aveva mostrato. Sammy  morto?
Un incidente.
Che genere di incidente?
Stava giocando nella piccola capanna costruita fra i
rami di un albero nel cortile dietro la sua casa e l'intera
struttura ha ceduto rifer il signor D. Si  spezzato il
collo.
D'un tratto, lei comprese il senso di quelle parole.
Sta insinuando che Palmiento ha avuto qualcosa a
che fare con l'incidente di Sammy? domand con un
filo di voce, sconvolta.
No, non ho detto questo rispose il signor D. Ma
non sembra anche a lei un'interessante coincidenza il
fatto che il dottor Palmiento abbia minacciato di colpire
quella donna tramite suo figlio, e che ora quel
bambino sia morto?
Lei doveva parlare con Colleen. Si alz di scatto in
piedi, e il signor D. fece altrettanto, avanzando verso
di lei. Con un piccolo grido soffocato, Sarah si scans.
L'uomo sollev le mani. Mi dispiace. Non intendevo
spaventarla. Io...
Sarah si precipit alla porta e la apr. Vada via gli
ingiunse. Mi lasci in pace. Esca dalla mia vita.
D'accordo. Lui continu a parlare con calma. Ma,
la prego, rifletta su quanto le ho raccontato. Per il bene
di sua figlia.
Chiudendo con forza la porta alle spalle del signor
D., Sarah fece scattare rapidamente le tre serrature.
Poi, spostandosi da una stanza all'altra, abbass tutti
gli avvolgibili. Non sarebbe bastato, tuttavia. Loro sapevano
dove si trovava. Lo avrebbero sempre saputo.
Senza nemmeno togliersi il cappotto, lei and in
cucina e compose il numero della sua amica. Forse il
signor D. aveva inventato quella storia. Lei si augurava
che fosse cos. Ma Colleen conferm ogni cosa,
perfino i sospetti su Palmiento.
 tutto inutile mormor infine con voce spenta.
Trasferirsi non serve. Loro conoscono il modo di
rintracciarci.  come una gigantesca congiura e noi
siamo del tutto impotenti. Loro colpiranno anche Janie.
Se fossi in te, me la legherei al corpo. Lascerei il
mio impiego e non la perderei mai di vista.  l'unico
sistema. Avrei dovuto farlo con Sammy. Tenerlo accanto
a me ogni secondo del giorno e della notte. E
poi, senza dire un'altra parola, Colleen riattacc.
Loro colpiranno anche Janie. La frase echeggiava
nelle sue orecchie.
La bambina era in pericolo per il solo fatto di essere
figlia di Sarah Tolley.
Lei non poteva permettere che Janie subisse lo stesso
destino di Sammy. Ma Colleen aveva ragione: dovunque
si fossero rifugiate, il dottor Palmiento e la sua
banda sarebbero riusciti a scovarle.
Per l'indomani mattina, spossata a causa della mancanza
di sonno e con ancora addosso la sua uniforme,
Sarah aveva preso una decisione. Si sarebbe dovuta
separare da sua figlia. Non esisteva un'altra soluzione
per garantirne l'incolumit. Finch fosse rimasta con
lei, la bambina sarebbe stata in pericolo. Lei avrebbe
dovuto fare in modo che di Janie si perdessero le
tracce. Ci significava che non avrebbe potuto affidarla
a parenti o amici, e tanto meno rivolgersi ad
agenzie specializzate, poich dai documenti della sua
adozione sarebbe stato pi facile risalire alla sua nuova
identit.
Sarah telefon all'ospedale e si diede malata, restia
ad allontanarsi da sua figlia. Un piano stava cominciando
a prendere forma nella sua mente.
L'ipotesi dell' adozione le aveva fatto ricordare Ann,
la sensibile assistente sociale che aveva conosciuto alcuni
anni prima quando erano rimaste coinvolte nel
disastro ferroviario. Forse quella donna avrebbe potuto
aiutarla a trovare alla sua bambina una famiglia
fidata e amorevole, evitando i consueti canali ufficiali.
Frug tra le vecchie carte finch non trov l'indirizzo
che Ann le aveva dato al momento di salutarla.
Era possibile che l'assistente sociale abitasse ancora l?
Dopotutto, lei aveva cambiato domicilio parecchie
volte da allora. Ann, per, non era una donna braccata,
e nessuno la costringeva a scappare da un luogo
all'altro.
Pass un'ora a sistemare gli indumenti e i giocattoli
di Janie in una grossa valigia, sforzandosi di concentrare
la propria attenzione su quanto stava facendo
piuttosto che sulla gravit del gesto che si accingeva a
compiere. Ma una volta salita in auto per affrontare il
viaggio di tre ore e mezzo fino ai sobborghi di Philadelphia,
non appena Janie si fu addormentata tranquillamente,
diede infine libero sfogo ai dolorosi singhiozzi
che aveva soffocato per tutto il giorno.
Arriv a destinazione nelle prime ore della sera. La
casa sorgeva su una via stretta e fiancheggiata da alberi.
Le finestre erano illuminate, una lampada a gas rischiarava
il portico e sull'ultimo scalino c'era una azalea
in vaso.
Pregando che Ann abitasse ancora l, Sarah sollev
Janie dal sedile posteriore e si avvi verso la porta
principale. Anche se avesse trovato Ann, quella donna
avrebbe creduto alla sua inverosimile storia?
Suon il campanello, e fu l'assistente sociale in persona
che venne ad aprire. Sarah, ormai sul punto di
mettersi a piangere per il sollievo, non riusc nemmeno
a pronunciare una parola.
Lei ...? Ann fece un largo sorriso. Lei  Sarah,
non  cos? L'infermiera?
Sarah annu, cercando di sorridere a sua volta, ma
scoppi in lacrime.
Oh, cosa c' che non va? chiese la donna. Venga
dentro, cara.
Lei entr nel piccolo soggiorno riscaldato da un fuoco,
stringendo Janie al seno.
Ann tolse alla bambina il cappotto e prese quello di
Sarah, poi la invit a sedersi accanto al caminetto e le
port una tazza di t. Lei non riusciva ancora a parlare.
Batteva i denti, bench in casa facesse quasi troppo
caldo.
La donna infine le si accovacci davanti, posandole
una mano sul ginocchio. Sarah, mi spieghi cosa c'
che non va.
Non dovr riferire a nessuno quanto sto per dirle
le raccomand lei.
A nessuno promise Ann, e Sarah cap di poter
contare completamente su quella donna. Tanto da affidarle
la vita di sua figlia.
Attraverso le lacrime, spieg ad Ann l'intera situazione.
Le parl delle terribili ricerche che venivano
eseguite al Saint Margaret's, del tentativo di Joe di scoprire
quanto stava accadendo in quella clinica e del
prezzo che aveva pagato per la sua temeraria sconsideratezza.
Le parl delle minacce del dottor Palmiento
e della sua capacit di raggiungerla ovunque lei scappasse.
Ann sbianc in volto quando infine le descrisse l'incidente di Sammy.
Povera cara mormor la donna. Deve sentirsi
davvero in trappola.
Io sono in trappola ribatt Sarah. Ecco perch mi
trovo qui. La prego, Ann. Per favore. Conosce un
modo che permetta di dare una coppia di genitori
adottivi a Janie senza che ne resti testimonianza
scritta? Senza che la bambina sia rintracciabile in
qualche modo? Janie non  al sicuro con me. Io vorrei
che mia figlia avesse... Deglut con fatica per spingere
indietro il nodo che aveva in gola e prese un fazzoletto
dalla borsa per asciugarsi gli occhi. Vorrei che la mia
bambina avesse dei buoni genitori. Una madre e un
padre. Janie ha soltanto me adesso. Due genitori disposti
a crescerla come se fosse la loro figlia. Dovrebbero
cambiarle il nome... e la data di nascita, in
modo che nessuno possa mai ricollegarla alla sua vera
madre. Cos si salverebbe.
Anche Ann stava piangendo ora, sommessamente,
come se non volesse svegliare Janie, che nel frattempo
si era addormentata in braccio a lei. Sollev lo sguardo
verso il soffitto, l'espressione assorta, e rimase in silenzio
per alcuni istanti.
Infine torn a rivolgersi a Sarah. Non faccio pi
l'assistente sociale spieg, e a quelle parole lei si sent
mancare il cuore. Ma mi ascolti, cara. Si interruppe
di nuovo, come se stesse raccogliendo le idee ancora
una volta. Presto mi sposer. Fra due mesi.
Oh, mi fa piacere disse Sarah per gentilezza.
Ho appreso recentemente che non potr avere dei
figli, e noi siamo considerati troppo vecchi per adottare
un bambino.  stato un duro colpo per me e per il
mio fidanzato. Se lei ritiene... se lei fosse disposta... ma
in fondo non ci conosce, non sa niente di noi.
S! Sarah si spinse pi avanti sulla poltrona. E
invece io la conosco. Vidi come si comport su quel
treno con quel piccolo bambino, ricorda? Capii in quel
momento che lei era nata per fare la madre.
Ann rise nonostante le lacrime. Lo so.  cos. Ma
Sarah, lei deve essere ben sicura della decisione che sta
prendendo. Io ho trentanove anni. Il mio fidanzato
quarantadue. Noi non saremo dei giovani genitori per
Janie.
Voi due sarete per Janie genitori assai migliori di
quanto io potr mai esserlo. Era scritto, pens Sarah.
Il destino aveva messo lei e Ann su quel vagone ferroviario.
Il destino l'aveva portata l quella sera. Mi
parli del suo fidanzato.
Le posso assicurare che adora i bambini rifer
Ann. E il minore di otto fratelli. Un uomo pieno di talento
e con un'intelligenza vivace. Arross. Be', secondo
me, almeno, e devo ammettere che il mio giudizio
 un po' parziale. Lavora per una societ che
progetta motori a reazione.  una persona buona e
generosa, Sarah.
Lei annu. D'accordo, allora rispose, alzandosi
lentamente in piedi. Aveva la sensazione che il suo
corpo fosse invecchiato di colpo. La roba della bambina
 in auto.
Oh, Sarah. Ann adagi delicatamente Janie sul divano
e allung la mano per trattenerla. Aspetti. Non
sia precipi...
Mi lasci andare disse lei, avviandosi in fretta verso
la porta. Torno fra un minuto.
Usc di casa senza nemmeno mettersi il cappotto,
ma non sent il freddo mentre raggiungeva l'auto, e
rientr pochi istanti dopo con la grossa valigia.
Ann gliela tolse di mano e la pos accanto alle scale.
Ascolti, cara. Le sfior di nuovo il braccio. Credo
che lei dovrebbe restare un poco da sola con Janie.
Credo che abbia bisogno di sedersi qui con sua figlia a
riflettere bene su ci che sta facendo. Forse esiste un
altro sistema.
Sarah lanci un'occhiata a Janie, che dormiva sul
divano, e distolse rapidamente lo sguardo. No replic.
No, ho gi riflettuto a sufficienza. Non voglio
concedere a me stessa la possibilit di cambiare idea.
Come potr tenermi in contatto con lei? chiese
Ann. Vorr informarla di come la piccola...
No si affrett a interromperla Sarah.  troppo
pericoloso. Noi dovremo evitare qualunque genere di
contatto. Avvicin le mani al colletto della sua blusa e
tolse la spilla che Joe le aveva regalato. Le dia questa,
per favore. Quando sar un po' pi grande, intendo
dire. Si assicuri che Janie sappia che apparteneva a una
persona che l'ha amata moltissimo.
Ann prese la spilla dalla sua mano, chiudendola nel
proprio pugno. Glielo prometto, lo far.
Grazie.
Sarah si mise il cappotto, poi si gir e come tramortita
lasci quella casa, consapevole che lo sguardo
ansioso e turbato di Ann la stava seguendo mentre si
dirigeva verso l'auto. Non si volt indietro quando
and via, la sofferenza e il tormento nel suo cuore temperati
dalla certezza che, con Ann, sua figlia sarebbe
stata al sicuro.
Oh, Sarah. Laura si pieg in avanti, posando una
mano su quella dell'anziana donna. Su quella di sua
madre. Deve essere stato terribilmente doloroso per
lei.
S. Sarah annu. Ma era la scelta giusta. Sapevo
che quelle persone si sarebbero prese cura della mia
Janie e che nessuno avrebbe potuto trovarla e farle del
male.
Laura le serr la mano. Devo dirle una cosa. Sollev
il ciondolo che portava al collo. Lo riconosce
questo?
Sarah guard il gioiello socchiudendo gli occhi. 
una donna con un cappello in testa?
Lei sorrise. Questa era la sua spilla. Quella che Joe
le regal il giorno delle nozze.
No, niente affatto. La mia era una spilla.
S, lo so. Ma fu trasformata in un pendente. Laura
sganci la catenina e la mostr a Sarah.
Santo cielo! esclam l'anziana donna. Sembra
proprio la mia spilla.
 la sua spilla, cara ripet lei con dolcezza.
Joe me ne regal una proprio identica.
Mi ascolti, Sarah. Io sono Janie. Sono sua figlia. La
voce le si incrin, ma Laura continu imperterrita. Io
ero la piccola bambina che lei port da Ann. Ann e suo
marito Carl mi hanno cresciuta come se fossi la loro
figlia. Carl era il fidanzato nella storia che lei ha appena
finito di raccontarmi. Ecco qual era il collegamento
fra lei e mio padre. In qualche modo, doveva essere
riuscito a rintracciarla. E voleva essere sicuro che non
le mancasse mai nulla. Le era molto grato di avermi
affidata a loro.
Sarah la guard con aria assente.
Lei aveva chiesto ad Ann di consegnarmi la spilla
quando sarei stata pi grande, giusto? Ann o Carl la
fecero trasformare in un ciondolo. Questo. Laura
sollev di nuovo il gioiello. E Carl me lo diede quando
avevo circa otto anni. Ha capito?
L'anziana donna scosse la testa, un'espressione di
infantile smarrimento sul volto.
Sa come mi chiamo? le chiese lei.
Di nuovo, Sarah scroll il capo.
Il mio nome  Laura Brandon. I miei genitori erano
Ann e Carl Brandon. Io sono la piccola bambina che lei
affid a quelle due persone. Io sono sua figlia.
No. Sarah sembrava un po' irritata. Janie  mia
figlia.
E io sono Janie. Laura si morse il labbro per la
frustrazione, sbattendo le palpebre nel tentativo di
fermare le lacrime. Ann e Carl scelsero di chiamarmi
Laura. Lei aveva chiesto loro di cambiarmi il nome,
ricorda?
Voglio andare a letto adesso dichiar l'anziana
donna, alzandosi in piedi.
Sarah non capiva. Era in grado di descriverle con
grande precisione gli eventi di un'epoca lontana, fino
al dettaglio del vaso di azalea sul portico della casa di
Ann, ma non avrebbe mai compreso che la bambina di
due anni dalla quale si era separata tanto tempo prima
e la donna che le sedeva accanto in quel momento erano
la stessa persona.
Laura si alz dal divano e diede a Sarah un bacio
sulla guancia. Ti voglio bene, mamma sussurr.
Dormi tranquilla.

***

Mi avevano sempre detto di essersi sposati nel
millenovecentocinquantasette mormor Laura. Era seduta
accanto a Dylan sul portico posteriore della casa
al lago. Ma immagino che il loro scopo fosse quello di
evitare che io pensassi di essere illegittima.
Ne parli con grande calma. Lui le mise un braccio
attorno alle spalle. Tutto questo deve essere sconvolgente
per te.
Sconvolgente non  la parola esatta rispose Laura.
Direi piuttosto... Cerc di analizzare le sue emozioni.
Mi rattrista l'idea che la donna che mi ha messo
al mondo non si renda conto che sono sua figlia. E
provo un immenso dolore al pensiero di tutto ci che
lei ha sofferto nella vita. Ma io sono stata molto fortunata,
e devo ringraziare soltanto Sarah. Non so se al
suo posto sarei stata capace di compiere il medesimo
sacrificio per proteggere la mia bambina. Quella scelta
deve avere avuto un effetto devastante, ma chi pu
sapere cosa sarebbe successo se lei avesse tentato di
tenermi con s?
L'aria si era rinfrescata, e Laura rabbrivid. Dylan
aument la pressione del braccio attorno alle sue
spalle.
Sarah mi affid a due stupendi genitori. Lei pens
ad Ann. Non aveva mai saputo che sua madre avesse
fatto l'assistente sociale. Rimpiango di non avere
avuto la possibilit di conoscere meglio mia madre...
Ann. E se non fosse stato per mio padre, probabilmente
non sarei diventata astronoma. Ricorse a ogni mezzo
per convincermi a scegliere quella professione, devo
ammetterlo. Accenn una risata. Ma non posso
dire di rammaricarmene.
E adesso hai un altro padre.
Gi mormor Laura, sorridendo tra s. Dovrei
chiamarlo per riferirgli tutto quello che ho saputo da
Sarah.
Esatto convenne Dylan. E dopo dovresti venire a
letto con me.
Lei lo guard stupita, poi rise di nuovo. S, sarebbe
il caso. Sollev il mento per baciarlo. Ti raggiungo
nella mia camera da letto propose mentre si alzava in
piedi.
Nella stanza panoramica.
D'accordo rispose Laura. Nella stanza panoramica.
Poi entr in casa per telefonare a John Solomon.
Trov Dylan disteso sotto la trapunta che lui aveva
requisito in camera da letto. I suoi vestiti formavano
un piccolo cumulo in un angolo della stanza, e la luce
delle stelle illuminava il suo torace nudo sopra il tessuto
scuro dei cuscini.
Hai niente addosso l sotto? gli chiese Laura.
No.
Dopo una brevissima esitazione, lei cominci a spogliarsi,
gettando la camicia e i jeans sopra quelli di
Dylan, divertita all'idea che pi tardi sarebbero stati
costretti a frugare in quel mucchio per separare gli
indumenti dell'uno da quelli dell'altro. Quando infine
fu nuda, chiuse gli occhi per superare un momento di
inattesa timidezza.
Infilandosi sotto la trapunta, si sprofond tra i cuscini.
La mano di Dylan scivol lungo la curva dei suoi
fianchi mentre con delicatezza la attirava a s, e Laura
emise un sospiro di piacere misto a sollievo quando la
pelle di lui venne a contatto con la sua, una sensazione
che non aveva mai pensato di ritrovare al di fuori delle
sue fantasie.
Quella sarebbe stata un'esperienza del tutto nuova
per Dylan, pens, ma non altrettanto per lei. Dylan
non ricordava nulla di quella lontana notte; lei ricordava
ogni dettaglio.
Tuttavia i suoi ricordi non erano paragonabili alla
realt che stava vivendo. Per quanto intenso ed erotico,
all'incontro di sei anni prima era mancato un elemento
fondamentale, l'attenzione di Dylan, la sua consapevolezza
di quanto stava facendo. Questa volta
Dylan era l con lei, corpo e anima. Ogni suo gesto era
voluto. Le mani scorrevano sopra la sua pelle, indugiando
per lambirle languidamente i seni e quel punto
tra le cosce dove pi vive pulsavano le sensazioni, con
una tenerezza che non le aveva dimostrato quella
notte di tanto tempo prima.
Pi tardi, quando Dylan gett da una parte la
trapunta e si ritrovarono nudi e sfiniti in quell'improvvisato
letto, coi corpi bagnati di sudore immersi
nel chiarore stellare, Laura cap che nemmeno l'abitudine
alle carezze di lui avrebbe mai smorzato quel
connubio di eccitazione e senso di sicurezza. Si sentiva
sicura dell'amore di quell'uomo, per Emma, e per lei.
Almeno quanto lo era dell'esistenza delle stelle nel
cielo.

 Capitolo 16.

Laura spense il motore, ma non diede segno di voler
scendere dall'auto. Una coppia di anziani varc l'ingresso
principale della casa di riposo, e lei li segu
distrattamente con lo sguardo.
Va tutto bene? le chiese Dylan.
S rispose lei, senza tuttavia decidersi ad aprire la
portiera. Per quasi una settimana aveva continuato a
rimandare l'incontro con Sarah, temendo di scoppiare
a piangere davanti alla donna e disorientarla pi ancora
di quanto non avesse gi fatto in occasione della
sua ultima visita. Ma quel giorno era perfetto per una
passeggiata e lei aveva chiesto a Dylan di unirsi a loro.
La sua presenza le era stata di straordinario conforto
in quella circostanza, e lei non era ancora pronta a rinunciare
al suo sostegno.  solo che non so cosa dirle
adesso.
Perch non le chiedi cosa le accadde dopo che ti
ebbe affidata a quelle persone? sugger Dylan. Falla
parlare, come succede di solito.

Sarah, 1960.
Dopo essersi separata da Janie, Sarah cadde in una
profonda depressione. Aveva lasciato il suo impiego e
si era trasferita immediatamente in un'altra localit
della Virginia settentrionale per allontanarsi da amici e
vicini di casa che inevitabilmente le avrebbero domandato
come mai sua figlia fosse d'un tratto scomparsa.
Di conseguenza, si ritrovava sola in una cittadina
sconosciuta, circondata da estranei.
Trascinarsi al lavoro ogni mattina le assorbiva ogni
energia, e ci si rifletteva anche sul suo rendimento di
infermiera presso una piccola clinica psichiatrica. Nella
sua mente c'era posto soltanto per un pensiero: sua
figlia. Non poteva rivelare a nessuno quel segreto, e le
menzogne e l'isolamento sarebbero risultati intollerabili
se lei non fosse stata ormai cos apatica e indifferente
a tutto. Non c'era pi nulla che contasse. La
porta del nuovo appartamentino aveva una serratura
ridicolmente fragile, e lei non si curava neppure di
girare la chiave alla sera. Janie e Joe non c'erano pi. E
a quel punto non le importava ci che le sarebbe potuto
succedere.
Tre settimane dopo l'incontro con Ann, Sarah ricevette
una telefonata dal dottor Palmiento. Evidentemente,
quell'uomo non aveva avuto nessuna difficolt
a procurarsi il suo nuovo numero telefonico bench
non comparisse sull'elenco. La cosa non la sorprese
affatto.
Vorrei che lei venisse nello studio che utilizzo per
la mia clientela privata le spieg.  presso la mia
abitazione. Le dar l'indirizzo.
Perch? chiese Sarah. Perch mai dovrei fare
quello che mi dice? Io ho chiuso con lei e...
Non riattacchi si affrett a interromperla il dottor
P. Ho delle informazioni che pensavo potessero interessarle.
Riguardano suo marito.
Pu riferirmele per telefono.
Credo che sarebbe pi opportuno parlarne con lei
faccia a faccia.
L'uomo aveva un tono straordinariamente pacato e
ragionevole, e disponeva di informazioni su Joe. Tuttavia,
la sola notizia cos importante da doverla comunicare
di persona non poteva che essere quella della
sua morte. Malgrado ci, lei and all'appuntamento.
Una donna con un minimo di buonsenso non si
sarebbe recata nello studio di un pazzoide che di sicuro
possedeva una pistola. Una donna con un minimo
di buonsenso si sarebbe per lo meno fatta accompagnare da
qualcuno, o avrebbe addirittura chiesto
l'intervento della polizia. Una donna con un minimo
di buonsenso si sarebbe preoccupata della propria
incolumit. Ma Sarah ormai non rientrava pi in
quella categoria.
La casa di Palmiento era situata a una certa distanza
dal resto delle costruzioni, in una zona alberata di
McLean.
Serrandosi la leggera giacca attorno al corpo, Sarah
percorse il vialetto d'accesso e buss alla porta dell'ufficio.
Dopo un istante, il dottor Palmiento venne ad
aprire.
Aveva un aspetto diverso. La follia scritta nel suo
sguardo aveva contagiato il resto del volto. L'espressione
cortese e paterna era sparita, e lei rabbrivid nel
prendere atto di quel mutamento.
Venga nel mio studio le disse.
Sarah lasci l'elegante sala d'attesa e lo segu nella
stanza accanto, dove con sbigottito stupore trov il
signor D. seduto su una poltrona in cuoio dall'alto
schienale accanto a una massiccia scrivania. Il giovane
uomo si alz a quel punto, in apparenza altrettanto
sorpreso di vederla in quel luogo.
Che cosa ci fa qui questa donna? Il suo tono era
accusatorio, e Sarah si chiese in quale situazione fosse
capitata.
Ho chiesto alla signora Tolley di raggiungerci per
stabilire l'esatta portata del tuo tradimento rispose il
dottor P. al suo assistente prima di sedersi dietro la
scrivania. Si accomodi, signora Tolley.
Non  necessario ribatt Sarah. Non so cosa stia
succedendo qui, ma lei ha affermato che aveva notzie
di Joe. Se  cos, gradirei essere messa al corrente. Altrimenti,
me ne vado.
Torni a casa, Sarah. Il signor D. si spost verso di
lei. Quest'uomo non ha niente da comunicarle. Si
rivolse a Palmiento, il viso quasi paonazzo. Non c'
ragione di coinvolgerla dichiar. La faccenda riguarda
soltanto noi due.
Gli occhi di Sarah si ridussero a due fessure mentre
fissava il dottor P. Ha qualcosa da dirmi a proposito
di mio marito? chiese.
Nulla. L'uomo sorrise sfacciatamente.
Dio, quanto la detesto. Lei gli volt le spalle e si
avvi verso la porta, pronta ad andarsene.
E cosa mi dice di Janie?
La voce di Palmiento era calma, e Sarah si ferm,
raggelata. Prendendo un respiro profondo per farsi coraggio,
ritorn con determinazione accanto alla sua
poltrona e si pieg su di lui.
S, che mi dice di Janie? chiese, pregando il Signore
che non l'avessero rintracciata.
Mi risulta che lei l'abbia fatta sparire. Ma devo ancora
appurare se sia stato il qui presente signor D. a
suggerirle quella mossa.  cos?
Poich non afferrava del tutto il senso di quella conversazione,
Sarah non sapeva in che modo rispondere.
Io avevo... avevo sentito dell'incidente... di quanto
era accaduto al bambino di Colleen Price spieg in
maniera incerta, e allora...
Lasciala fuori da questa storia, Peter sibil il signor
D. Le sue mani stringevano lo schienale della
poltrona dalla quale si era alzato pochi istanti prima.
Le nocche erano livide. S, sono stato io a suggerirle
che era il caso di prendere provvedimenti per garantire
l'incolumit di sua figlia. E sono felice che Sarah
abbia seguito il mio consiglio. Tu... e io con te... abbiamo
fatto passare a questa donna pi guai di quanti
una persona ne possa meritare.
Brutto bastardo. Palmiento si alz lentamente in
piedi dal suo posto dietro la scrivania, e Sarah, ancora
abbastanza vicina da poterlo toccare, indietreggi di
un passo. Io avevo fiducia in te disse al signor D. Ti
ho voluto al mio fianco nel...
E quello resta per me un onore indiscusso si affrett
a precisare il giovane. La ricerca  sacra. Ma tu
ti sei spinto a tali eccessi per proteggerla, Peter. Avanz
piano verso il suo maestro e pacatamente continu
il suo discorso. Peter, tu hai bisogno di aiuto. Io
conosco...
Non avvicinarti di un altro passo.
Palmiento stava infilando una mano in uno dei cassetti
della scrivania, e a Sarah sfugg un'esclamazione
strozzata quando lo vide chiudere le dita attorno al
calcio di una pistola. Avrebbe dovuto correre via immediatamente.
Scappare. Ma i suoi piedi erano incollati
al pavimento.
Tu mi hai tradito dichiar il dottor P. Sollev l'arma
e la punt contro il suo collaboratore, l'indice che si
piegava sul grilletto.
Istintivamente, Sarah gli assest una manata al
braccio. L'esplosione fu cos forte che le fecero male le
orecchie, e il proiettile colp il signor D. a una spalla. Il
giovane stava gemendo per il dolore quando lei gli
pass accanto per lanciarsi verso la porta. Attravers
di corsa la sala d'attesa, usc dall'edificio e si precipit
verso la sua auto. Mentre avviava il motore, c'era una
sola preghiera sulle sue labbra: Oh Signore, non permettere
che il mio gesto metta Janie ancora una volta
in pericolo.
Per l'intera serata, Sarah rimase seduta davanti al
telefono nell'angusto soggiorno del suo appartamento,
con l'animo oppresso dall'angoscia. Era tentata di
avvertire la polizia, spiegare quanto era successo. Ma
in quel caso avrebbe dovuto giustificare la sparizione
di sua figlia. Certamente sarebbe stata costretta a
confessare dove l'aveva portata. E se Palmiento in
qualche modo avesse avuto in pugno anche i poliziotti,
come succedeva per l'Ordine degli psichiatri e
l'FBI e qualunque altro personaggio occupasse una posizione
di potere? Lei continu a fissare il telefono fino
alle due del mattino, quando infine il tremore che le
scuoteva il corpo si plac quanto bastava per consentirle
di coricarsi.
Quella notte, e molte altre notti in seguito, i suoi sogni
furono dominati dal dottor Palmiento o dal signor
D., tuttavia Sarah non ebbe pi notizie di nessuno dei
due. E nemmeno di Ann. Ma non pass giorno senza
che lei pensasse a sua figlia, sempre pi convinta di
avere agito nella maniera giusta proteggendo Janie dai
folli medici del Saint Margaret's.
Dobbiamo andare annunci Laura bruscamente.
Era seduta nel soggiorno di Sarah, poich la passeggiata
era finita prima della conclusione del suo
racconto, e desiderava soltanto uscire da quel luogo.
Colta da un improvviso capogiro, i contorni della stanza
divennero un'immagine sfocata quando si alz in
piedi. Dylan, possiamo andare per favore?
Il suo tono urgente parve stupirlo. Si rivolse all'anziana
donna. C' niente che possiamo fare per lei
prima di lasciarla?
Dylan era un uomo gentile e premuroso, ma in quel
momento Laura avrebbe preferito che lo fosse un po'
di meno. Prov un immenso sollievo quando vide Sarah
scuotere la testa e alzarsi dal piccolo divano per
accompagnarli alla porta.
Non appena furono all'esterno dell'edificio, Dylan le
mise un braccio attorno alla vita. Capisco disse. Deve
essere davvero sconvolgente sentirla parlare di Janie
senza che si renda conto che sua figlia  seduta davanti
a lei.
Non  quello... mormor Laura, ancora frastornata.
Non riesco neppure a spiegare di che cosa si
tratta.
Dylan la guard con aria ansiosa. Vuoi che guidi
io? le chiese.
Lei annu. Non si fidava a mettersi al volante.
Stavano gi percorrendo la strada statale quando
infine Laura si sent in grado di dare voce ai propri
timori. So che tutto questo pu sembrare pazzesco
spieg, ma io ho il terribile sospetto che Ray fosse il
signor D.
Cosa? Dylan scoppi in una risata. Questo 
molto pi che pazzesco, ragazza. Come ti salta in mente
una cosa del genere?
Ray aveva su una spalla una cicatrice causata da
un colpo d'arma da fuoco gli rispose lei. Le sembrava
ancora di vederla, come se l'avesse davanti, col suo
rilievo di pelle leggermente dentellato. Mi ha sempre
detto che era stato ferito in Corea.
Non sar l'unico che  stato ferito a una spalla osserv
Dylan.
Non  tutto continu Laura. Ray usava sempre
l'espressione, rivolta a me generalmente, buttarsi allo
sbaraglio senza cognizione di causa. Me la ripeteva
ogni volta che io stavo per imbarcarmi in un nuovo
progetto.
E con questo? Una piega molto profonda solcava
lo spazio tra le sopracciglia di Dylan.
Un giorno Sarah ha usato quell'identica espressione
nel riferire un colloquio col signor D.
 un modo di dire molto comune, Laura. Lui parlava
in tono eccessivamente paziente, come se stesse
illustrando un concetto a un bambino.
La maggior parte delle persone dice lanciarsi allo
sbaraglio. Non buttarsi. E non aggiunge in coda quel
senza cognizione di causa. Quella frase mi ha ricordato
Ray quando gliel'ho sentita pronunciare, ma non
ci ho fatto molto caso sul momento.
Pensi davvero che Sarah ripeta parola per parola le
conversazioni avvenute quasi quarant'anni fa?
Non lo so. Quei tentativi di minimizzare la sua
paura la frustravano. So soltanto che tutta questa storia
mi rende inquieta.
Che cosa dovrebbe significare quella D.? chiese
Dylan.
Il cognome di Ray era Darrow.
Lui le prese una mano. So che questa esperienza 
stata penosa per te, Laura, ma io penso proprio che tu
stia cercando complicazioni e vedendo misteri dove
non ce ne sono. Ray era troppo giovane per poter essere
il signor D., non credi?
Aveva ventun anni pi di me replic Laura. E
non scordarti che il signor D. era molto giovane quando
lavorava al Saint Margaret's. Cos giovane da avere
ancora l'acne, come mi ha raccontato Sarah una volta.
E Ray aveva avuto l'acne da adolescente.
Capita a un sacco di ragazzini obiett Dylan. Anche
a me, se  per quello.
Lei guard la sua guancia liscia. Bugiardo gli
disse.
Dylan scroll le spalle. Uno o due foruncoli, in
ogni caso. Le fece un sorriso. Mi dispiace vedere che
ti crucci per questa faccenda aggiunse.
Sarah ha specificato che lui era uno studente di psicologia,
per. Laura stava riflettendo a voce alta.
Questo non collima, devo riconoscerlo. Ray era laureato
in sociologia.
Un altro particolare che non quadra  il libro che
lui ha scritto le fece notare Dylan. Il signor D. ti
sembra il genere di uomo che potesse avere tanto a
cuore il destino dei poveri e dei malati di mente?
Be', non posso darti torto su quel punto ammise
lei. Non riesco a immaginarmi Ray che esegue esperimenti
pi simili a torture sui pazienti di una clinica
psichiatrica. E tuttavia... Si interruppe. Non riusciva a
scacciare quel profondo turbamento.
Penso che il tuo sia un tipico atteggiamento catastrofico
dichiar Dylan. Non credi che sarebbe il
colmo delle coincidenze se il signor D. avesse finito
con lo sposare la figlia di Sarah Tolley, la donna che
molti anni prima lui stesso aveva istigato a separarsi
da quella bambina?
Laura rise. Lui aveva ragione. I suoi sospetti erano
assurdi.
Tuttavia, l'inquietante sensazione nel fondo del suo
animo non l'abbandon per tutta la serata, nemmeno
mentre giocava a carte con Dylan ed Emma dopo
avere cenato.
Terminata la partita, Laura fece il bagno alla figlia e
subito dopo Dylan si offr di leggerle una fiaba a letto.
Contenta di avere un po' di tempo tutto per s, lei
and nella camera degli ospiti a frugare nelle scatole
conservate nell'armadio a muro finch non trov i
vecchi certificati scolastici di Ray. Seduta sul pavimento,
li esamin molto attentamente. Ancora una
volta, la sgradevole sensazione che l'aveva quasi sopraffatta
nell'appartamento di Sarah torn ad avvilupparla.
Trov Dylan in corridoio, mentre lui chiudeva la
porta della stanza di Emma.
Era uno studente di psicologia mormor, tendendogli
il fascio di carte.
Di chi stai parlando? Dylan abbass lo sguardo
sui fogli che lei teneva nella mano. Ray?
Sul finire degli anni Cinquanta si stava specializzando in
psicologia alla Catholic University. Ma poi
abbandon il corso. Non l'ho mai saputo. Riprese gli
studi quattro anni dopo, scegliendo sociologia come
materia di specializzazione.
Laura. Dylan tent di stringerla fra le sue braccia.
Continuo a credere che...
Lei si ritrasse. Vado a telefonare a Stuart annunci. Io
devo sapere.
Lo chiam dall'apparecchio della sua camera mentre
Dylan sedeva dietro di lei sul letto, massaggiandole
la schiena. Stuart era in viaggio, ma riusc a mettersi in
contatto con lui in un albergo di Philadelphia.
 successo qualcosa? chiese subito il cognato. Era
la prima volta che gli telefonava mentre era in trasferta,
e il suo tono era allarmato. Emma sta bene?
Ho bisogno che tu mi dica una cosa, Stuart spieg
lei, ignorando le sue domande. Ray aveva mai lavorato
all'istituto psichiatrico Saint Margaret's!
La risposta di suo cognato fu un eloquente silenzio.
Oh, Stuart. Laura si premette una mano sulla
fronte, e il braccio di Dylan le serr con pi forza le
spalle. Voglio che tu mi dica che mi sbaglio.
Lo sent sospirare. Verr in Virginia domani. Allora
parleremo di tutto, d'accordo?
Lui era il signor D.
S.
Ma come...
Domani, Laura. Sar da te prima di pranzo.
Ray aveva sempre attraversato periodi di depressione
disse Stuart a Laura seduto sul portico, intento
a muovere lentamente il cucchiaino nel suo bicchiere
di limonata. Ma immagino che questo tu lo sappia.
Era arrivato alla casa sul lago da mezz'ora, ma sembrava
essere invecchiato di anni da quando lo aveva
visto l'ultima volta. Pallido e avvilito, aveva spiegato
che desiderava parlare da solo con lei, e Dylan si era
offerto di portare Emma al campo giochi.
Naturalmente. Sebbene fosse in collera con suo
cognato perch le aveva taciuto la verit, Laura era
preoccupata per lui. I suoi occhi erano segnati da solchi
scuri, come se non dormisse da una settimana.
Perfino quando eravamo bambini, gli capitava di
dichiarare che voleva morire continu Stuart. Ma
poi gli passava, fino al successivo momento di crisi.
Con gli anni, i processi mentali e i meccanismi che
governano il cervello cominciarono ad affascinarlo e
lui decise che voleva diventare psicologo.
Non l'ho mai saputo.
Gi. Ray non ne parlava mai, e tu fra un attimo ne
capirai il motivo. Sfilando il cucchiaino dalla limonata,
Stuart studi il proprio riflesso sulla superficie
concava. Lui consegu una prestigiosa laurea in psicologia
alla Catholic University, e poi inizi il corso
per il dottorato di ricerca. Torn ad abbassare il cucchiaino
nel bicchiere. Ma Ray era anche molto patriottico.
Ray? Laura stentava a crederlo.
Devi tenere presente il clima di quegli anni. La
paura dominava gli animi. Noi credevamo di vivere
sotto una costante minaccia, in attesa che la bomba
cadesse. Il governo era convinto che il controllo della
mente fosse realizzabile e che i nostri nemici disponessero
gi di una simile tecnica. Ray cap di avere
trovato il modo di rendersi utile. Era venuto a sapere
degli esperimenti di Peter Palmiento, e aveva sentito
parlare di una ricerca condotta a Montreal e chiamata
condizionamento psichico...
I caschi coi nastri registrati lo interruppe Laura.
Esatto. Ray present a Palmiento il suo progetto di
applicare il condizionamento psichico nello studio del
controllo della mente, e il famoso psichiatra, subito affascinato
dall'idea, si dichiar curioso di verificare
quali sarebbero stati i risultati. E cos, assunse Ray per
sviluppare quel programma nella sua clinica.
Non riesco a credere che Ray fosse capace di sottoporre
degli esseri umani a quel genere di tortura. Sembra
cos crudele.
Quello  l'effetto che fa adesso, ma quarant'anni fa
sembrava una valida soluzione per modificare pensieri
e comportamenti delle persone, un sistema di controllo
che loro desideravano scoprire a ogni costo.
Ma lui conduceva esperimenti su esseri umani
protest Laura.
Ray giunse a pentirsene, fidati di me. Ma  difficile
descrivere quanto lui fosse galvanizzato all'idea di collaborare
con Palmiento allora. Aveva trovato un modo
per aiutare il suo paese. Ma non poteva rivelarlo a nessuno,
e mi fece giurare che avrei mantenuto il segreto.
Stuart la guard e non dovette sfuggirgli il disgusto
espresso dal suo viso. Non odiarlo per questo,
Laura la supplic. Ti prego, cerca di capire. Lui era
convinto che quanto stava facendo fosse giusto e necessario.
Perfino il governo degli Stati Uniti sosteneva
quel progetto. A pagarlo era la stessa CIA. Quel denaro
seguiva un percorso tortuoso che rendeva impossibile
risalire alla fonte, ma lui sapeva che alcuni personaggi
nelle alte sfere erano assai compiaciuti del suo
lavoro e avrebbero fatto qualunque cosa per impedire
che l'esistenza di quelle ricerche diventasse di dominio
pubblico.
Laura si strofin le braccia sopra il maglione. Si sentiva
sporca. Il pensiero che Ray l'avesse toccata la faceva
rabbrividire.
Dopo qualche tempo, per, mio fratello cominci a
rendersi conto che lo stesso Peter Palmiento era afflitto
da problemi psichiatrici continu Stuart. Con l'aggravarsi
della paranoia, in Palmiento crebbe anche la
paura che Sarah Tolley e altri dipendenti del Saint
Margaret's potessero spifferare il suo segreto, e allora
lui si ritenne autorizzato a prendere qualunque misura
considerasse necessaria per evitare una simile eventualit.
Sapeva di poter controllare Sarah per mezzo
delle minacce nei confronti di sua figlia. Ray era combattuto.
Mi parl della cosa. Era ancora convinto che la
sperimentazione fosse imprescindibile, ma l'instabilit
mentale di Palmiento lo preoccupava.
Lui raccomand a Sarah di proteggere Janie disse
Laura. Di proteggere me.
 probabile. Io non lo so per certo. Ma so che il disaccordo
tra Ray e Palmiento continu a crescere, fino
ad arrivare allo scontro fisico, quando Palmiento gli
spar. Dopo di che, Ray riusc a farlo rinchiudere in un
altro istituto psichiatrico come paziente. Mio fratello
credeva ancora nella ricerca, tuttavia, e sperava di poter
continuare i suoi esperimenti, ma il governo non
era pi disposto a sostenerla, n finanziariamente n
in altro modo, e lui dovette abbandonarla.
Sarah era con loro quando litigarono rifer Laura.
Diede un colpo al braccio di Palmiento quando lui
spar. Diversamente, quell'uomo avrebbe forse ucciso
Ray.
Suo cognato sembrava sorpreso. Non lo sapevo
questo mormor. Bevve un lungo sorso di limonata,
vuotando il bicchiere.
Lei per non si prese il disturbo di offrirgliene
dell'altra. Voleva soltanto che Stuart continuasse il suo
racconto.
Ray a quel punto rimase senza lavoro spieg lui.
E senza pi mezzi per pagarsi gli studi. Perci fu costretto
ad abbandonarli temporaneamente. Per alcuni
anni fece il commesso in un negozio di abbigliamento
maschile, finch non ebbe accantonato una somma che
potesse consentirgli di tornare all'universit. Ma in
quel periodo, il suo atteggiamento nei confronti del
governo mut drasticamente. Ci fu la guerra nel
Vietnam. A poco a poco Ray perse fiducia, cominci a
dubitare della moralit del nostro intervento laggi e
ad avere la sensazione di essere stato raggirato... dal
governo, da Palmiento e da se stesso. E allora sprofond
nella depressione. Ricordo di averlo visto piangere
davanti a me per tutti i pazienti che aveva aiutato
a torturare. Us proprio quella parola. Allora cerc di
cancellare il passato dalla sua mente e fingere che
nulla fosse mai successo, ma lo studio della psicologia
ormai era indissolubilmente associato a quelle immagini
di sofferenza. Ray si vergognava tanto di ci che
aveva fatto al Saint Margaret's. Quando riprese gli
studi, si laure in sociologia. E fu allora che cominci a
occuparsi dei malati di mente che erano stati cacciati
dai manicomi e lasciati ad arrangiarsi sulla strada.
Laura voleva provare compassione per Ray, capire e
perdonare i suoi atti. Il clima politico e sociale era stato
profondamente diverso negli anni Cinquanta. La paura
della minaccia comunista, reale o immaginaria che
fosse, aveva contagiato tutti in maniera dilagante e oppressiva.
Tuttavia, gli esseri umani erano esseri umani.
Ora come quaranta anni prima. La sofferenza era la
stessa. I pazienti che portavano quei caschi coi nastri
registrati, nella speranza che la terapia li aiutasse a
sentirsi meglio, erano altrettanto fiduciosi, fragili e
vulnerabili di quanto lo sarebbe stata lei nelle medesime
circostanze.
Una sola cosa Ray non riusc a dimenticare di quei
giorni al Saint Margaret's... Sarah Tolley continu
Stuart. Riteneva che nel suo caso si fossero accaniti
con particolare crudelt. Loro... non ricordo cosa avessero
fatto a suo marito, ma...
Lo imbottirono di stupefacenti e lo sottoposero a
elettrochoc, poi lo trasferirono nel Nevada, dove gli
diedero una nuova identit. Laura riconobbe il risentimento
nella propria voce. Non era pronta a perdonare.
Loro... Ray incluso... raccontarono a Sarah di
averlo lobotomizzato.
Suo cognato trasal. Dopo di che, immagino che
avessero minacciato di fare del male alla sua bambina.
Tu. Finch Sarah non si impaur a tal punto che decise
di separarsi da te e affidarti a un'altra coppia. Sei al
corrente di tutto questo, non  vero?
Laura annu. Ma quello che non capisco  come
Ray abbia finito con lo sposare proprio me. Non si pu
trattare di una semplice coincidenza.
No, naturalmente. Stuart pos il suo bicchiere
vuoto sul tavolino. Lo angosciava l'idea di non sapere
che destino avesse avuto quella bambina. Se fosse al
sicuro oppure no. Quindi tent di rintracciarti, per anni
e anni, ma le ricerche non ebbero risultato. Infine si
arrese. Ma poi, molto tempo dopo, tu scopristi una cometa.
La tua quinta, credo. Quella importante.
Laura lo fiss, chiaramente perplessa. In che modo
quel fatto lo aiut? La mia foto era dappertutto, certo,
ma lui non avrebbe mai potuto riconoscermi. Neppure
dal nome.
Gi, ma Ray riconobbe quello. Stuart allung un
braccio e sfior il ciondolo che lei portava al collo.
Compariva puntualmente in tutte le fotografie e le interviste
televisive. Ray cap che doveva essere stato
ricavato dalla spilla che Sarah indossava sempre. Era
un pezzo unico, diceva. Grazie a una piccola indagine,
scopr la tua et, e a quel punto ebbe quasi la certezza
che tu fossi Janie. Poi studi un sistema per incontrarti
e...
Si avvicin al mio tavolo alla mensa del John
Hopkins e mi chiese se poteva sedersi con me lo interruppe
Laura.
Be', gli bast parlare con te qualche minuto per capire
che tu eri la persona che cercava... la figlia della
donna che lui aveva indirettamente minacciato tanti
anni prima.
Ricordo tutte le domande che mi rivolse mormor
Laura. E io che credevo che fosse semplice curiosit.
Ray ti voleva bene. Forse il sentimento nasceva dal
rimorso per il modo in cui aveva condizionato la tua
vita, per il male che pensava di averti fatto. Ma io so
che fra voi due si svilupp una fortissima amicizia, e
sono convinto che quel legame fosse del tutto sincero.
Quando tu rimanesti incinta, lui non ebbe nessuna esitazione
a chiederti di sposarlo.
A causa del senso di colpa, sembrerebbe obiett
Laura. Aveva l'impressione di essere sul punto di vomitare.
Preferirei credere che a dettare quelle scelte sia stato
l'amore ribatt Stuart.
Laura non fece commenti. Spost lo sguardo verso il
lago, i fiammeggianti colori autunnali delle foglie che
si fondevano in un'immagine sfocata.
Ray fu colto dal panico quando tuo padre ti chiese
di prenderti cura di Sarah Tolley spieg lui. Temeva
che tu riuscissi a scoprire la verit sul suo passato. Si
rifiutava di affrontare quel capitolo della sua vita, puoi
capirlo questo, vero? Ecco perch ha deciso di togliersi
la vita. Non c'entravano la tua morbosa dedizione al
lavoro, o il fatto che gli editori continuassero a
respingere il suo manoscritto. Sono stati la vergogna e
il disgusto di s a ucciderlo. Ray non ha mai perdonato
a se stesso le sofferenze inflitte ai pazienti del Saint
Margaret's.
Si sarebbe dovuto confidare con me disse Laura,
bench si rendesse conto che la sua reazione alla scoperta
del segreto di Ray sarebbe stata assai poco indulgente.
Anch'io non ho mai voluto che tu lo sapessi ammise
suo cognato. Ma soprattutto, non voglio che lo
sappia la gente. Ci comprometterebbe la considerazione
e il rispetto che Ray sta finalmente per conquistarsi
con il suo libro.
Sei stato tu lo accus Laura, fissandolo. Tu hai
mandato quelle lettere che mi consigliavano di stare
alla larga da Sarah.
S, te le ho mandate io confess Stuart. Un modo
di affrontare il problema da perfetto vigliacco, suppongo.
Era da mia madre che tu volevi tenermi lontana
ribatt Laura con rabbia. Mia madre. Sia Stuart che
suo marito avevano giocato con lei, cercando di pilotare
le sue decisioni per adeguarle ai loro scopi ignobili.
Me ne rendo conto mormor Stuart. Ma tu non
sapevi nemmeno chi fosse quella donna. Avresti potuto
vivere la tua intera vita continuando a ignorarlo, e
questo sarebbe stato davvero tanto grave? Nonostante
tutto, rimpiango ancora che tu non abbia tenuto conto
di quelle lettere.
A quel punto Laura pens a Sarah, a sua madre, tutta
sola nel suo appartamento, con quei tristi ricordi
sempre pi lontani e la fotografia del suo Joe. Io al
contrario sono tanto felice di non averlo fatto dichiar.

 Capitolo 17.

 pronta per il suo sonnellino disse Dylan.
Laura guard la figlia che strascicando i piedi si avviava
in cucina, con le ginocchia e una guancia sporche
di terra. E un bagno aggiunse. Corri di sopra,
Emma. Io salgo tra un secondo. Riusc a sorridere a
Dylan. Grazie di averla portata fuori. Stuart  andato
a riposare. Puoi fermarti un momento? Cos ti racconto
cosa ha detto. Rancore e collera sembravano essersi
condensati in un grumo che le martellava nella testa, e
lei non vedeva l'ora di sfogarsi. Si sentiva usata. Aveva
sempre saputo e accettato che il suo matrimonio non
aveva avuto per fondamenta un profondo amore romantico.
Ma ora si rendeva conto che nemmeno l'amicizia
lo aveva ispirato. Sposare lei era stato per Ray
un mezzo assai pratico per placare il proprio senso di
colpa.
Non  possibile, Laura. Dylan guard l'orologio.
Devo prepararmi per il volo di stasera. Torner qui
dopo cena, per, se per te va bene.
D'accordo rispose lei, pensando che pi tardi la
presenza di Stuart avrebbe praticamente impedito loro
di parlare da soli. La delusione doveva essere evidente
sul suo volto.
Sei turbata. Dylan le si avvicin, controllando di
nuovo l'orologio. Posso restare per...
No lo interruppe Laura, consapevole che lui aveva
gi perso troppo tempo. Parleremo stasera.
Dylan le diede un rapido bacio. A che ora  fissato
l'appuntamento di Emma con la psicoterapeuta?
Laura si irrigid. Me ne ero completamente scordata!
esclam.  alle due e mezzo, e io ho promesso
a Heather che avrei portato Sarah con noi. Forse dovrei
annullarlo, con tutto quello che sta succedendo.
Penso che dovresti andare, se appena te la senti
sugger lui. I bambini hanno le orecchie lunghe. Forse
gioverebbe a Emma riuscire a scaricarsi verbalmente
con Sarah.
Il suo ragionamento era giusto, anche se il pensiero
di organizzarsi per le due sarebbe bastato a farla desistere
ancora prima di cominciare. Tenter rispose
Laura. Comincer col metterla nella vasca.
Verr con voi fino in citt, se non hai nulla in contrario
propose Stuart, quando Laura gli disse dell'appuntamento
con Heather Davison. Il suo studio 
vicino a quel centro commerciale di Leesburg, giusto?
Quello con la fornitissima libreria. Passer il tempo girando
fra gli scaffali mentre voi due andate al vostro
appuntamento.
L'idea di avere la compagnia di Stuart non la entusiasmava,
tuttavia non trov un espediente cortese per
dissuaderlo. La tensione fra loro era palpabile, ma
difficile da affrontare davanti a Emma.
Stuart cerc di parlare con la bambina durante il
tragitto in auto, e le sue incessanti domande, ovviamente
destinate a rimanere senza risposta, avevano
l'unico effetto di accrescere l'inquietudine di Laura.
Lei parcheggi davanti alla casa di riposo e subito
entr a chiamare Sarah.
Vado immediatamente a mettermi le scarpe da
passeggio disse l'anziana donna quando apr la porta
dell'appartamentino e la vide sul corridoio.
Non  necessario le spieg Laura. Oggi andiamo
dalla psicoterapeuta di mia figlia. Non le dispiace, vero?
Un'espressione smarrita cancell il sorriso dal volto
di Sarah.
Se lo dice lei. Alz le spalle e si guard intorno
nel soggiorno.
 l. Laura indic la borsetta della donna sul tavolo
del cucinino.
Oh, s. Sarah la prese. Sono pronta.
Grazie di avere accettato. So che lei avrebbe preferito
fare una passeggiata. Questo significa molto per
me.
Abbiamo avuto il bingo ieri sera rifer la donna
mentre insieme percorrevano il lungo corridoio.
Ah. E ha vinto qualcosa?
Non so. Oh, non era il bingo. Era quell'altro gioco.
Laura non chiese a quale gioco si stesse riferendo,
troppo pensierosa per continuare il discorso. Uscirono
dall'edificio e si avviarono verso il parcheggio nel tiepido
sole autunnale.
La mia macchina  proprio qui davanti disse Laura,
indicandola. Apr la portiera posteriore per l'anziana
donna, poich Stuart si era seduto accanto al posto
di guida, e poi, mentre le allacciava la cintura di sicurezza,
procedette alle presentazioni. Sarah, questo
 mio cognato, Stuart. Dopo essersi seduta al volante,
per dare l'avvio alla conversazione, le chiese: Allora,
qual era il gioco che avete fatto ieri sera?.
Non ci fu nessuna risposta.
Sarah?
Lei controll nello specchietto retrovisore. Lo sguardo
della donna era inchiodato sul profilo di Stuart.
Lanciandogli un'occhiata a sua volta, d'un tratto si rese
conto che Sarah poteva essere rimasta colpita dalla
grande somiglianza tra lui e Ray, il signor D. I due fratelli
erano stati spesso scambiati per gemelli da adolescenti.
Tuttavia, all'epoca della sua attivit al Saint
Margaret's, Ray aveva poco pi di vent'anni, mentre
Stuart ora era ormai vicino ai sessanta. Un sessantenne
di aspetto giovanile, per, non dal fisico appesantito e
molliccio come quello di Ray. E non aveva nemmeno
perduto i capelli.
Il centro commerciale  laggi, Stuart gli disse
Laura quando entrarono nel parcheggio dello studio
di Heather Davison. Vuoi prendere l'auto?
No, andr a piedi. Suo cognato scese dalla macchina e si
stiracchi. Mi far bene.
Sarah non si mosse dal sedile dopo che Laura ebbe
sbloccato la sua cintura di sicurezza. I suoi occhi stavano
fissando Stuart che attraversava il posteggio per
dirigersi verso il centro commerciale.
Dove sta andando? domand infine.
A vedere quei negozi. E il suo nome  Stuart ripet
Laura, nel caso la donna lo avesse effettivamente
confuso con Ray.  mio cognato.
Sarah scese lentamente dall'auto, poi prese Emma
per mano, un gesto che non aveva mai compiuto in
precedenza. La bambina l'accett senza protestare, e
tutt'e tre si avviarono verso l'ingresso dell'edificio, ma
l'anziana donna ancora una volta gir la testa per seguire
con lo sguardo la figura di Stuart che si allontanava.
Emma stava gi giocando nell'angolo della sala d'attesa
quando Heather le raggiunse.
Laura si alz in piedi. Credo che oggi tocchi a me
parlare con lei per prima annunci.
Va bene rispose la psicoterapeuta. Sarah ed Emma?
Voi due restate qui dove la signora Quinn potr
tenervi d'occhio.
L'anziana donna non si avvicin all'angolo riservato
ai giochi. Rimase seduta sul bordo della poltroncina, e
Laura la guard con preoccupazione mentre le passava
davanti. Sarah si comportava in modo strano quel
giorno.
Nell'ufficio di Heather, lei si dilung nel racconto
degli ultimi avvenimenti, mentre l'espressione della
giovane donna si faceva sempre pi sbalordita.
Deve essere infuriata con suo cognato osserv infine
Heather.
Infatti.
Be', evviva, Laura. Non  mai troppo tardi.
Posso perdonare il suo comportamento al Saint
Margaret's, anche se mi  difficile. Ray era giovane. La
situazione politica era molto diversa. Ma non posso
perdonare ci che ha fatto a me. Impedirmi di conoscere
mia madre. Di scoprire la verit su me stessa.
Laura teneva i pugni chiusi in grembo.  stato disonesto
e falso. Improvvisamente pens a Dylan, all'importanza
che quell'uomo attribuiva alla sincerit e alla
lealt, e un piccolo fremito di gioia la attravers fulmineo
a dispetto della sua collera.
Sentirono bussare leggermente alla porta dell'ufficio
e dopo un attimo la signora Quinn sporse la testa
all'interno. Sarah ed Emma sono forse qui con voi?
chiese.
Il cuore di Laura acceler all'istante il battito.
No rispose la psicoterapeuta.
Non sono neppure nella sala d'attesa rifer la receptionist.
Ho sollevato lo sguardo dal foglio, e loro
erano sparite.
Laura balz in piedi. Si precipit nella saletta, dove
trov soltanto un uomo di mezza et che aspettava
una delle altre psicologhe. La borsa di Sarah era ancora
sul sedile della sua poltroncina.
Ha visto dove sono andate? chiese allo sconosciuto. 
Una bambina piccola e una donna anziana?
L'uomo la guard con aria disorientata. Non c'era
nessuno qui quando sono arrivato rispose.
Provi a guardare nelle toilette! le grid Heather
dal corridoio. Io controller negli altri uffici.
I bagni erano vuoti, e Laura fu assalita da un'angoscia
che aveva provato soltanto una volta in vita
sua, quando la figlia si era perduta tra la folla di un
mercato all'aperto in Brasile. In quell'occasione, aveva
trovato la bambina intenta a chiacchierare a ruota
libera con un venditore che non capiva una parola
d'inglese.
Lei corse immediatamente fuori, chiamando Emma
e Sarah con tutto il fiato che aveva nei polmoni, ma
non ottenne risposta e non vide nessuna traccia di
loro. Ferma nel parcheggio, paralizzata dal senso di
impotenza, si guard intorno, chiedendosi in quale
direzione fossero andate.
Heather la raggiunse dopo qualche istante. Non
perdiamo la calma le disse. Molto probabilmente saranno
da qualche parte all'interno dell'edificio. Ci sono
quattro piani e loro potrebbero avere preso l'ascensore.
Cercheremo dappertutto prima di cedere al panico,
d'accordo?
Laura non si mosse. I suoi piedi sembravano saldati
all'asfalto del parcheggio.
Se fossero uscite continu la psicoterapeuta, non
pensa che potremmo vederle da qui? Una donna anziana
e una bambina piccola? Crede che potrebbero
allontanarsi cos velocemente?
Laura annu, rassicurata in parte dal ragionamento
della donna, ma poi, mentre ritornava verso l'ingresso,
ricord che a volte aveva avuto difficolt a tenere il
passo di Sarah durante le loro lunghe passeggiate insieme.
Lei ed Heather, la signora Quinn e l'uomo della sala
d'attesa setacciarono l'intera palazzina, mentre l'angoscia
cresceva nel suo animo a ogni porta che apriva per
trovare soltanto degli sconosciuti o una stanza vuota.
A quel punto, la psicoterapeuta avvert la polizia. E
Laura telefon al padre della bambina, la mano che
tremava mentre componeva il numero. Quella sera
Dylan aveva in programma un volo con la mongolfiera
e probabilmente era gi nel capannone per i
necessari preparativi. Ma la fortuna la aiut, e lui
rispose quasi subito. Dopo avere sentito le sue parole,
senza la minima esitazione le promise che l'avrebbe
raggiunta immediatamente.
I poliziotti arrivarono dopo alcuni minuti. Erano organizzati,
metodici e scrupolosi, ma non si rivelarono
particolarmente rassicuranti. Le espressioni sui loro
volti erano cupe.
Una bambina di cinque anni che non parla e una
vecchia con l'Alzheimer? sent dire da un agente a un
compagno. Bel problema.
Uno di loro le consigli di rimanere all'interno dello
studio, nell'eventualit che Emma e Sarah tornassero,
e lei si accontent di guardare dalla finestra mentre
l'uomo e i suoi colleghi si sparpagliavano per il quartiere,
dirigendosi principalmente verso la zona del
centro commerciale.
Quando Stuart ritorn dalla sua visita alla libreria,
Laura gli rifer l'accaduto.
Credo che tu abbia ricordato a Sarah il signor D.
gli spieg. Ray. Riconobbe il tono accusatorio nella
propria voce.
Suo cognato sembrava sorpreso. Andr anch'io a
cercarle annunci, spostandosi verso la porta.
No rispose Laura con fermezza. Se sei stato tu a
spaventare Sarah, quella donna adesso sta scappando
dal pricolo che tu rappresenti.
Con un lungo sospiro, Stuart si sedette nella sala
d'aspetto. Aveva la stessa espressione sconfitta che era
spesso comparsa sul volto di Ray. Laura era stufa di
vederla.
Per un interminabile momento, rimasero entrambi
in silenzio.
Mi rincresce, Laura mormor lui infine. Mi rincresce
di tutto. Di averti nascosto delle verit. Di avere
cercato di tenerti lontana da Sarah. Ho fatto mie le
aspirazioni di Ray. Mi ha sempre addolorato vederlo
cos infelice. Volevo che le cose finalmente andassero
bene per lui. Che trovasse un poco di gioia. Ho cercato
di proteggerlo, a spese tue. Scusami.
Probabilmente lei a quel punto avrebbe dovuto dire
che lo perdonava. Forse un giorno lo avrebbe fatto, ma
in quel momento gliene mancava la volont.
Non parteciper a quei talk show annunci di
punto in bianco.
Lui la fulmin con un'occhiata, come se fosse pronto
a obiettare, ma poi si limit ad annuire. Infine si sporse
in avanti. Permettimi almeno di ispezionare di nuovo
l'edificio, va bene? Devo rendermi utile in qualche modo.
Lei fece un cenno affermativo col capo. Poich Emma
e Sarah non erano l, Stuart non avrebbe potuto
provocare nessun danno.
Dylan si ferm nel parcheggio, lo sguardo che subito
scrutava lo spazio in cerca di sua figlia e Sarah.
Probabilmente era uno sforzo inutile, si disse. Aveva
impiegato mezz'ora per arrivare allo studio di Heather
Davison, e di sicuro dovevano averle gi rintracciate
ormai.
Nella sala d'attesa, Laura gli si gett fra le braccia
con tale impeto da rendere chiaro che la sua reazione
era dettata dalla paura piuttosto che dal sollievo.
Non sono tornate? le chiese.
No. Laura si stacc da lui. I poliziotti sono fuori
a cercarle. Mi hanno detto di non muovermi... nel caso
Emma e Sarah dovessero venire ancora qui, ma il tempo
passa. Si sta facendo buio, Dylan. E se non dovessero
trovarle prima di notte?
Pensano che Sarah si sia semplicemente allontanata
con la bambina, oppure che qualcuno possa
averle...
Io non so cosa pensa quella gente lo interruppe
Laura, come se non volesse sentire il resto della frase.
Ma secondo me, la somiglianza fra Stuart e Ray ha
ricordato a Sarah il signor D., e ora quella donna sta
cercando di portare Emma al sicuro.
Bench Dylan non fosse certo di avere capito a cosa
lei si stesse riferendo, non voleva perdere tempo in
ulteriori spiegazioni. Andr a cercarle anch'io annunci.
In nessun modo sarebbe riuscito a restarsene
rinchiuso in quell'ufficio ad aspettare. E Laura aveva
ragione. Si stava facendo buio.
Le ricerche dei poliziotti sono concentrate qui attorno
rifer lei. Ho tentato di spiegare loro che Sarah
 in grado di camminare a passo molto spedito, ma
dubito che mi abbiano presa sul serio.
Dylan annu. Controller un po' pi lontano, allora
le assicur.
Vai da quella parte. Laura punt un dito verso
nord. Gli altri stanno perlustrando la zona del centro
commerciale.
Una volta uscito dall'edificio, Dylan attravers il
parcheggio, avviandosi nella direzione opposta a
quella presa dalla maggior parte degli agenti.
E cos, riflett, Sarah stava cercando di proteggere
Emma da Stuart. L'anziana donna avrebbe quindi cercato di
nascondersi, giusto? Ma dove?
Camminava lentamente, fermandosi a guardare dietro
cassonetti della immondizia e cespugli. Ogni tanto,
e con crescente inquietudine, dava un'occhiata al suo
orologio, desiderando che la lancetta dei minuti rallentasse
la sua corsa. Mesi prima aveva letto una orribile
statistica che in quel momento gli attanagliava il cervello:
pi a lungo un bambino restava lontano da casa,
minori erano le speranze di riuscire a ritrovarlo sano e
salvo.
Dopo avere girovagato per almeno mezz'ora, Dylan
not un piccolo pallone aerostatico, fermo nel cielo
ormai quasi scuro. Era illuminato da terra per mezzo
di un riflettore e splendeva come un piccolo astro. Lui
avanz verso quel punto. Se anche Emma lo aveva
visto, il pallone multicolore senza dubbio doveva avere
attirato la sua attenzione.
Quando fu pi vicino, Dylan cap che si trattava
della pubblicit di un rivenditore di auto di seconda
mano. E infatti, lo spiazzo sottostante era una eterogenea
distesa di automobili usate di ogni colore e modello.
Cerca una fantastica vettura?
Lui trasal quando un addetto alla vendita gli comparve
accanto dal nulla. L'uomo era sulla cinquantina
e portava un berretto rosso da baseball.
Ho delle occasioni eccezionali stasera gli comunic.
Mi sto semplicemente guardando in giro per il momento.
Dylan volt le spalle al venditore e con sollievo
vide che l'uomo non tent di seguirlo.
Continu a muoversi fra le file di macchine, scrutandone
gli abitacoli bui, finch non trov ci che
stava cercando: Sarah ed Emma, strette l'un l'altra sul
sedile posteriore di una Oldsmobile, profondamente
addormentate.
Le lacrime che gli bagnarono gli occhi lo colsero alla
sprovvista, e dovette attendere un minuto per ritrovare
il controllo delle proprie emozioni e poter aprire
la portiera posteriore.
Emma socchiuse appena le palpebre. Con aria assonnata,
tese le braccia verso di lui.
Pap mormor.
Dylan non aveva mai udito quella voce, ma sperava
di sentirla per il resto della sua vita.

 Epilogo.

Dieci mesi dopo.
Devo tenermi aggrappata alle corde, pap? chiese
Emma.
Dylan smise di parlare con il suo collaboratore, che
era a terra all'esterno della cesta, e rivolse la propria
attenzione a sua figlia. Non ancora, Emma le rispose.
Soltanto quando ci alzeremo in volo, e manca
ancora qualche minuto.
Lo smoking faceva sembrare quasi corvini i suoi
capelli e metteva in risalto il luminoso azzurro degli
occhi, e Laura non riusciva a staccargli di dosso lo
sguardo per pi di qualche istante. Ma Dylan non era
il solo che sfoggiava tanta eleganza. Lei indossava un
lungo abito azzurro pallido che dava alla sua figura la
fluida ed eterea bellezza di una ninfa. Ed Emma aveva
scelto personalmente il suo delizioso abitino color lavanda.
Erano in quattro dentro la cesta: Laura, Dylan, la
bambina e un amico di lui, che era un pastore e che di
l a qualche minuto, ad alcune centinaia di metri da
terra, li avrebbe fatti diventare ufficialmente una famiglia.
Anche i due giovani collaboratori di Dylan, Brian e
Steve, indossavano lo smoking, ed era buffo vederli
eseguire le consuete manovre che precedevano il volo
in abbigliamento da cerimonia. Mentre i tre uomini
provvedevano agli ultimi controlli, Laura lasci spaziare
lo sguardo sul prato brulicante di gente, un
caleidoscopio di colori, suoni e movimento.
Una orchestrina, formata da altri amici di Dylan,
sparava la sua vivace musica da una pedana posta
accanto al capannone, e gli invitati si muovevano tra
sedie da giardino, ombrelloni e tavoli carichi di cibo.
C'erano la sorella di Dylan con la famiglia e poi i loro
cugini e i loro zii, e tutti indistintamente avevano preso
in simpatia lei e la sua ciarliera bambina. C'erano
anche alcune decine di suoi colleghi, e i figli di John
Solomon coi rispettivi coniugi. Erano venuti espressamente
in aereo dall'Alaska per partecipare al matrimonio
della loro sorella per parte di padre.
Seduti all'ombra di una quercia, Laura vide John ed
Elaine Solomon e Sarah Tolley. John ed Elaine erano
arrivati la settimana prima ed erano suoi ospiti alla
casa sul lago.
Messo in apprensione dalla prospettiva di incontrare
Sarah, John aveva cercato di prepararsi a ogni
possibile reazione da parte dell'anziana donna. Laura
avrebbe potuto scommettere che non ci sarebbe stato
nessun problema; Sarah non lo avrebbe riconosciuto, e
tanto meno avrebbe compreso che quell'uomo era suo
marito. La previsione si era rivelata esatta. Sebbene
John avesse trascorso parecchie ore in compagnia di
Sarah durante quella settimana, uscendo a passeggiare
con lei e Laura e facendo merende all'aperto nei prati
intorno alla casetta di Dylan, per l'anziana donna la
sua identit restava un mistero. Se si chiedeva come
mai quell'uomo la trattasse in maniera cos affettuosa,
non formulava la domanda. Memoria e padronanza di
s la stavano abbandonando in maniera lenta ma inesorabile,
giorno dopo giorno.
Mammina, che cosa stai guardando? le chiese Emma.
Adesso lo vedrai anche tu.
Laura la aiut a salire sul serbatoio di propano in
modo che la sua testa sporgesse oltre il bordo della
cesta. John si era alzato in piedi e stava ballando con
Elaine, volteggiando intorno a uno dei tavoli dei rinfreschi
al ritmo indiavolato della musica, col rischio di
fratturarsi una caviglia sul terreno irregolare del campo.
Nemmeno l'et lo aveva cambiato, si disse Laura, e
come tanti anni prima era ancora pronto a lasciarsi trascinare
dall'impulso del momento senza considerare le
possibili conseguenze.
Nonno sta facendo di nuovo lo strambo osserv
Emma con una risatina. Quell'aggettivo era la pi recente
aggiunta al suo vocabolario. Glielo sentivano ripetere
molto spesso in quei giorni.
Tornate ai vostri posti, signore annunci Dylan
quando lui e Brian terminarono i controlli.
Aiut Emma a scendere dal serbatoio di propano,
mentre Laura indietreggiava nel suo angolo, voltandosi
di nuovo verso gli invitati che affollavano il
prato.
La sera prima, lei e John si erano seduti insieme sul
pontile del lago, a guardare la cometa Brandon con la
sua spettacolare coda, mentre Elaine e Dylan giocavano
in casa con Emma. Avevano chiacchierato tranquillamente
per un po', e c'era stato uno speciale e
spontaneo affiatamento fra loro. John le aveva detto
che per la prima volta nella vita si sentiva davvero sereno
ora che aveva trovato sua figlia.
Alzando lo sguardo verso le stelle, aveva espresso
ammirazione per la loro notevole bellezza, e Laura
non aveva potuto fare a meno di ricordare le sere della
propria infanzia, quando seduta al buio con l'uomo
che aveva creduto suo padre cercava di rispondere alle
domande sulle costellazioni che lui le poneva. A John
non importava che lei sapesse distinguere una costellazione
dall'altra o individuare Giove in un cielo
affollato di stelle, pens. Non gli importava che lei
avesse scoperto la cometa che stavano osservando o
che avesse vinto una decina di prestigiosi premi. Tutto
ci che contava per John Solomon era che lei fosse la
sua Janie.
Prima di prendere posto dentro la cesta della mongolfiera,
Laura aveva visto John sporgersi in avanti
dalla sedia per rivolgersi alla donna che era stata sua
moglie in una vita alquanto lontana. E poi lo aveva
sentito chiedere: Sa chi voler adesso con quel pallone?.
Sarah aveva annuito. Certamente.  quella cara ragazza
che mi viene a prendere e mi porta a fare le
passeggiate.
...
.
...
FINE.